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Commenti L'IMPRESSIONE DI MMJImpressione Davinotti

Due storie differenti e per molti versi antitetiche procedono parallele in montaggio alternato prima di fondersi inaspettatamente nel crudo finale. Pasolini gioca sugli opposti: tanto la prima è quasi muta (un silenzio rotto solo dal vento, dai passi, dai lamenti e dai rumori di fondo) quanto la seconda è verbosa, logorroica. Nell’una ci sono solo esterni (le falde dell'Etna), nell'altra solo interni (di Villa Pisani a Stra). L'alternarsi tra le due compensa le estremizzazioni che le compongono creando un effetto insolito. Ciò nonostante nessuna delle due possiede i requisiti richiesti a un film che non debba essere solo una cervellotica metafora sulla società...Leggi tutto (metafora già ampiamente esplicitata nel titolo, peraltro). La vicenda del pastorello sperduto (Pierre Clementi) che corre tra le rocce mangiando farfalle, serpenti e financo carne umana è stucchevole, terribilmente tediosa e asfittica, capace solo di suggestionare grazie all'originalità dei paesaggi. Quella invece che compone l'altro episodio (sicuramente il più immediato e godibile, dei due) comincia come un confronto dialettico ideologico tra una giovane coppia tedesca per poi lasciare spazio all'entrata in scena di Alberto Lionello, Marco Ferreri e Ugo Tognazzi (nell'ordine). I dialoghi si fanno allora meno ermetici, la sceneggiatura acquista vigore e il film ne guadagna. Troppo tardi, però, e il confronto Tognazzi/Lionello non è sufficiente a tenere in vita le ambizioni metaforiche di Pasolini, prigioniero di un mezzo (quello cinematografico) che poco si addice alla sua arte.

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TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
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B. Legnani 23/04/07 23:31 - 5567 commenti

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A-filmico. Dirige un esteta (magari del turpe), non un regista. I giovani spariscono (basti citare la banalità della Wiazemsky), tranne lo splendido Citti, unico motivo per vedere l’episodio dell’Etna, oltre ai tonanti panorami. Pure la parte di Villa Pisani parte male, con dialoghi o arzigogolati o buffoneschi, che non aiutano a capire il “messaggio”. Pesante l’abuso delle simmetrie e delle inquadrature frontali dei dialoganti. Il meglio sta nel primo dialogo fra Tognazzi e Lionello (quest’ultimo truccato da Hitler: trovata da Franco&Ciccio).

Pigro 18/06/08 09:47 - 9797 commenti

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Due episodi intrecciati, fortemente a tesi: da una parte le aberrazioni sessuali del rampollo di industriali tedeschi, con fitti dialoghi in versi; dall’altra un gruppo di cannibali in un deserto antico, avvolti nel mutismo. Criptico e troppo di testa, è forse il film di Pasolini meno comunicativo e chiaro, nonostante la cura efficace di alcune scene.

Luchi78 6/12/11 14:23 - 1521 commenti

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Complicatissimo e contorto film pasoliniano. La metafora implicita nel titolo si amplifica nelle scene realizzate sull'Etna e si moltiplica a sua volta nei dialoghi tra i vari personaggi. Alla fine ne esce fuori un qualcosa di non immediato, di esageratamente ricercato e poco digeribile. La metafora del borghese che ama il suo "porcile", cruda e diretta quanto si vuole, non mi sembra poi così affascinante...

Renato 31/03/10 12:23 - 1648 commenti

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Forse il Pasolini che ho apprezzato meno. Il discorso è chiaro solo in linea teorica, e questo non depone certo a favore del film, che resta scarsamente fruibile nonostante i pregi; purtroppo la purezza di molte immagini non riscatta infatti un'astrusità di significato di fondo che può anche irritare. Belli alcuni dei tantissimi dialoghi della parte "tedesca", con un laido Tognazzi a confronto con Lionello ed una solare Anne Wiazemsky.

Lucius 17/01/10 14:02 - 3015 commenti

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Un capolavoro, uno dei film meno noti e più belli di Pasolini. Lo stile è quello di Kubrick e il film, un grottesco doc che iniza con la lettura di due tavole sulla disubbidienza, per proseguire su una territorio vulcanico dove un giovane che si nutre di farfalle e serpenti, prosegue con una storia ancestrale. Affascinante nella sua arcana visionarietà.

Jorge 16/04/10 01:21 - 164 commenti

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Porcile può essere oggetto di sperticate lodi così come di critiche feroci. Personalmente amo molto Pasolini e questo suo film, senz'altro particolare e spigoloso, mi piace perché è coerente rispetto alla visione che il regista aveva della ricca borghesia, dei suoi vizi e del colpevole silenzio col quale essa avvolge ed occulta i suoi segreti più aberranti. E talmente ricca e prolissa di dialoghi la parte "tedesca", quanto silenziosa, angosciante e cruda la storia alle falde dell'Etna.. Gioiello grottesco, al contempo poetico.
MEMORABILE: Grandi sia Lionello che il mitico.

Saintgifts 10/08/10 00:30 - 4098 commenti

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Credo sia un film per pochi. Per i pochi che amano il regista e abbiano la voglia di capire fino in fondo ciò che Pasolini ha voluto dire. A grandi linee si capisce il pensiero dominante, ma è piuttosto difficile capire perché rappresentato in questo modo. Visto oggi poi, con l'evoluzione (chiamiamola così) che ha avuto la società e la politica, non si coglie nessun messaggio utile se non quello che tanto le cose non cambiano. La giustizia e il buon senso non stanno ne da una parte ne dall'altra, se non in minima parte, a mantenere l'equilibrio.

Giùan 21/06/12 21:49 - 4657 commenti

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Difficile veder traccia in Porcile di un film "dolce e soave" come lo definiva (con tutta evidenza in maniera provocatoria) Pasolini. In effetti, per quanto la parte "contemporanea" dell'opera sia soffusa di leggerezza e ironia, le stesse paiono riferirsi piuttosto ad un contesto apocalittico che liberatorio. Nell'episodio arcaico-cannibalico poi, traspare in tutta chiarezza (si fa per dire) l'ultima natura allegorica, asperrima e violentemente pessimista dell'assunto. Il più inespugnabile e teatrale dei cimenti pasoliniani. Per chi ha pazienza filologica.

Panza 28/10/15 18:52 - 1872 commenti

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Dietro un dedalo di dialoghi criptici che necessitano di una certa concentrazione dello spettatore si nasconde con un forte messaggio nei confronti della borghesia e del grande divario tra i ricchi e poveri (fuori la villa siamo praticamente nel Medioevo). Bravo Lionello nel ruolo dell'industriale, ma Tognazzi è quello che convince davvero. Eccessivamente ripetitiva la parte "muta", che avrebbe necessitato di una decina minuti di meno per ripetere un concetto già chiaro. Non il Pasolini più conosciuto, ma merita una visione.
MEMORABILE: L'arpa suonata da Lionello durante il primo incontro con Tognazzi; Le tavole della disobbedienza.

Il Dandi 10/10/17 13:56 - 1917 commenti

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Rischioso (e infatti poco riuscito) ritorno di Pasolini alla tragedia dopo Edipo re: stavolta non la rilettura di un classico ma una riduzione di un suo inedito teatrale (peraltro già ostico in quella veste). Nonostante alcune suggestioni visionarie e profetiche (il cannibalismo) le altre restano troppo personali, difficili da guardare e da ascoltare. Fascinoso l'amalgama degli interpreti, che alle icone consuete (Citti e Davoli) ne affianca, reinventandole, di intellettuali (Ferreri, Clementi, Wiazemsky) e di nazional-popolari (Tognazzi).
MEMORABILE: L'incontro tra Lionello (vestito da Hitler) e Tognazzi (la cui entrata in scena risolleva le sorti dell'intero film).

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Paulaster 23/01/19 11:09 - 4526 commenti

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Due episodi intrecciati tra cannibali sull'Etna e postfascisti. Pasolini esterna i conflitti padre-figlio colpevolizzando i primi. Discreti i dialoghi iniziali in cui si parla di rivoluzionari conformismi per poi perdersi in sottotrame di stampo economico. In quest'ultimo caso Tognazzi dimostra padronanza dialettica. Notevoli le immagini sul vulcano e finale che solo un provocatore (colmo di passione però) come il regista poteva scrivere.
MEMORABILE: L'inseguimento sul paesaggio lunare dell'Etna; I cannibali legati a terra; Tognazzi svela il vizio dell'altrui figlio.

Ronax 13/10/19 01:19 - 1281 commenti

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Se ai tempi fece scandalo, come da copione con Pasolini, oggi appare datatissimo soprattutto nella logorroica e teatrale parte tedesca, con i fumosi duetti fra Léaud e la Wiazemsky da un lato e Lionello e Tognazzi dall'altro. Più interessante la sezione muta, ambientata in una sorta di medioevo favolistico e cannibalico con Clementi che apre bocca solo poco prima di essere giustiziato per pronunciare il fatidico: "Ho ucciso mio padre, mangiato carne umana e ora sto tremando di gioia". Scarsi consensi, ai tempi, sia di critica che di pubblico.
MEMORABILE: Lo scenario desolato e lunare dell'Etna dove fu girata la parte medioevale.

Magi94 28/11/20 17:09 - 963 commenti

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Cervellotico, diviso pasolinianamente in due parti del tutto separate: il racconto del sacro, del mito dei cannibali in un ambiente vulcanico che può ricordare il Sudamerica, e l'opera buffa che gira attorno all'alta borghesia di quegli anni. La parte sacra è stiracchiata senza un'estetica abbastanza travolgente da giustificarlo (fatta eccezione per i bei panorami danteschi). L'ironia sui giovani conformisti anche quando ribelli non scalfisce più di tanto e il doppiaggio dei giovani è pessimo; molto meglio la satira sugli industriali post-nazisti, coi grandissimi Tognazzi e Lionello.
MEMORABILE: "Chi vuole il nulla come te vuole il potere."; "La sua abiezione di maiale attraverso l'idea del futuro si fa ancora più cinica".

Noodles 26/10/21 17:57 - 2319 commenti

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Un film che non è il massimo della chiarezza, ma questa è prerogativa pasoliniana. Se non si capisce il senso, è meglio consolarsi con l'aura di grande ironia presente nell'episodio tedesco, o con i suoi imperdibili dialoghi, a metà tra l'ingenuo e il poetico. Evidente e voluto il contrasto tra il gran parlare della prima parte e il mutismo della seconda, delle due sicuramente la meno digeribile e criptica. Recitazione, considerando gli standard di Pasolini, più che sufficiente, impreziosita dalla perla dell'arrivo di Ugo Tognazzi. Non il miglior Pasolini, ma molto curioso.

Magerehein 22/07/23 10:03 - 1048 commenti

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La prima mezz'ora, fuoco incrociato fra il mutismo dell'armigero siculo (che continuerà fin quasi alla fine, rendendo assai ardua la decifrazione di costui) e gli atroci dialoghi giullareschi della coppietta di borghesi, stenderebbe anche un elefante. Solo quando il duo Léaud/Wiazemsky fa spazio a Lionello e poi a Tognazzi, finalmente questa sottotrama prende senso, mutando in un apprezzabile teatrino cinico; entrambi gli epiloghi, comunque, risultano sottopotenziati. Ottimo senso estetico (che belle location!), mentre il resto viene annacquato in troppe scene di dubbia utilità.
MEMORABILE: L'incontro Tognazzi/Lionello (il secondo vorrebbe "ingabbiare" il primo, ma poi...); "Ho ucciso mio padre, ho mangiato carne umana, tremo di gioia".

Zampanò 6/11/23 20:06 - 382 commenti

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Film per opposti. Il soldato del ‘500 è antitetico a Julian. Il personaggio di Clementi ha ucciso il padre laddove Julian dal genitore viene indirettamente ucciso, diseredato. Inoltre il "soldato" Clementi mangia carne umana mentre la carne del corpo di Julian viene mangiata (dai porci). Nonostante siano due opposti, li attende comunque la morte; solo che Julian la sceglie perché a corto di speranze, l’altro, il soldato, la subisce, viene ammazzato per decreto sociale e religioso. Adamantino apologo morale a cui fa premio un potente formalismo volutamente teatrale.
MEMORABILE: Julian: "Chissà qual è mai la verità dei sogni, oltre quella di renderci ansiosi della verità".
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  • Homevideo Lucius • 15/05/11 00:53
    Scrivano - 9041 interventi
    Dalla prestigiosa collezione vhs Lucius, la cover della videocassetta targata Vivivideo:

    Ultima modifica: 15/05/11 20:11 da Zender
  • Homevideo Buiomega71 • 15/05/11 02:41
    Consigliere - 26251 interventi
    Ah, grande Lucius! Io ho una registrazione da RaisatCinema.
  • Musiche Lucius • 27/06/12 15:15
    Scrivano - 9041 interventi
    Direttamente dalla prestigiosa collezione Lucius, il 45 giri originale:



    Ultima modifica: 27/06/12 15:46 da Zender
  • Homevideo Mco • 9/02/16 17:51
    Risorse umane - 9970 interventi
    Dall'8 febbraio 2016 disponibile in DVD (Il Cinema di Pasolini, edizione edicola) con Repubblica e L'Espresso.
  • Homevideo Mco • 10/02/16 15:08
    Risorse umane - 9970 interventi
    Ecco come si presenta l'edizione in DVD uscita per Decibel con il gruppo L'Espresso
    (Come extra una presentazione di Steve Della Casa, un intervento di Marco Bellocchio ed il corto "Il ragazzo motore"):

    Ultima modifica: 10/02/16 16:46 da Zender
  • Discussione Raremirko • 13/10/18 21:12
    Call center Davinotti - 3862 interventi
    Sottovalutato film di Pasolini, tecnicamente molto riuscito e curato, con ricco ed ottimo cast (Ferreri, Léaud, Tognazzi, Citti, Lionello), nonchè tematicamente coerente con la mentalità del regista (o, sarebbe meglio dire, con la realtà delle cose).

    L'alternarsi di spazio e tempo tra i due episodi, credo, rimandi al fatto che le cose non cambiano mai; la società divora tutti i suoi figli, siano essi obbedienti e/o disobbedienti.

    Molto buono, è l'ultimo film del regista che narra e parla del presente.

    Sgradevole, simbolico, sarcastico, è da non perdere; molto buona l'edizione dvd uscita di recente, che ha pure restaurato l'opera.
  • Curiosità Raremirko • 13/10/18 21:32
    Call center Davinotti - 3862 interventi
    * Inizialmente il film avrebbe dovuto essere, complice il breve minutaggio, affiancato a Intolleranza: Simon del deserto di Buñuel. Poi non se ne fece nulla.

    * Pasolini, per vari ruoli, aveva considerato Welles e Tati. In un primo momento venne contattato anche Klaus Kinski per l'episodio del cannibale, ma questi rifiutò, come a volte faceva, per questioni di budget.

    Fonte: extra del dvd
  • Musiche Magerehein • 22/07/23 09:29
    Call center Davinotti - 73 interventi
    I brani "Il porcile" e "Marcia scellerata" della colonna sonora sono stati evidentemente ispirati (la somiglianza è netta) dalla marcia "Horst Wessel Lied", che fu l'inno ufficiale del Partito nazionalsocialista tedesco dal 1930 al 1945.
    Ultima modifica: 22/07/23 09:38 da Magerehein