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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Comincia con una simpatica carica ironica, questo quarto capitolo firmato da Lana Wachowski, unica delle due sorelle (ai tempi fratelli) rimasta al timone della saga. Metacinema come usa oggi, in cui Neo (Reeves) si chiama Thomas Anderson e ha progettato un videogioco chiamato appunto "The Matrix". In un bar incontra Tiffy (Moss), che ricorda tanto la Trinity che tutti conoscono e sembra il preludio a una possibile tenera svolta, tra i due eroi che avevamo imparato a conoscere nel passato. Ma incombe su di loro una trama tragicamente contorta, che nel giro di pochi minuti prenderà il via in un confuso turbinare di situazioni e personaggi che seguire aggrappandosi alla logica è davvero arduo. Thomas, ad ogni modo, è...Leggi tutto stressato e va dallo psicanalista. Cosa dovrebbe pensare quando gli si presenta davanti un Morpheus giovane (Abdul-Mateen II), che non ha più il volto e l'imponenza fisica di Laurence Fushburne e gli propone la drammatrica scelta di sempre? Pillola blu o pillola rossa? Rossa, of course, e si entra in una cyber avventura in cui la maggior parte dello spazio lo occupano le parole: gente che spiega, rispiega, affannosamente cerca di dare una forma a una storia che francamente ha davvero poco di interessante e si rivela peggiore persino di quella dei due capitoli dopo il primo, già superflui. Infilando qua e là brevi sequenze dei Matrix passati si stimolano i ricordi, che in pochi (al di là dei fan) saprebbero comunque ricondurre a uno sviluppo organico d'una trama sensata. Più che altro si procede riportando alla luce i personaggi, come il perfido mister Smith. Ma dopo tante frasi sconnesse attorcigliate intorno a una narrazione evanescente anche l'occhio vorrebbe la sua parte. Archiviata l'invenzione epocale del "bullet-time", quei ralenti strepitosi che cambiarono il cinema d'azione, si attende una nuova trovata sensazionale, o quantomeno diversa dal solito. Che non arriva, purtroppo. I primi corpo a corpo sono montati a mille all'ora e sembrano solo un gran caos (pur se sono l'unica alternativa agli interminabili sproloqui), poi finalmente - sempre seguendo la caratteristica impostazione dark della saga - qualcosa di visivamente suggestivo si vede. Ma è solo nell'ultima parte che il tutto deflagra in scontri e assalti di gruppo apocalittici. Per quanto ci sia forse un'unica invenzione notevole (gli uomini che si lanciano dai palazzi schiantandosi a mazzi sulla strada come autentiche bombe umane) la rumorosità del sonoro associata a gente che vola in aria dappertutto, che corre sulle pareti, sbatte addosso a colonne di pietra frantumandole, almeno un po' di allegra baraonda action ce la concede, mostrando in coda qualcosa di buono. A ben vedere tuttavia non c'è nulla di innovativo che giustifichi l'uscita di questo quarto capitolo, e lo spostamento sul terreno videoludico svilisce ulteriormente le ambizioni originarie per dar vita a un tecnopolpettone interminabile (due ore e mezzo!) del quale si potranno giusto cogliere gli intenti superficialmente critici alla società attuale. E rivedere i soliti corpi in trance che soffrono e si scuotono a distanza mentre i loro avatar combattono altrove sa ormai terribilmente di sorpassato... Peccato, perché la Carrie-Ann Moss di oggi mostra tratti insospettabilmente dolci e lo stesso Reeves ci acquista in umanità. Per chi ha voglia di addentrarsi con tanta buona volontà nella matrice e godersi qualche roboante scena spettacolare...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 5/01/22 DAL BENEMERITO GIUFOX POI DAVINOTTATO IL GIORNO 9/01/22
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Rambo90 17/01/22 20:29 - 6952 commenti

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Parte bene questo ritorno in Matrix, con interessanti disquisizioni di metacinema (ma anche metagame) e un'ironia del tutto sconosciuta ai suoi predecessori. Peccato che dopo la prima metà la regista perda il filo, offrendo spiegazioni semplicistiche e rifugiandosi in scene action che sono solo un pallido ricordo di quelle megagalattiche degli altri capitoli. Reeves comunque è sempre in parte, molto meno invece i nuovi attori chiamati a fare pessimi recasting di ruoli iconici. Riuscito in parte, sicuramente pleonastico.

Giufox 5/01/22 19:38 - 236 commenti

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Discreta e attuale rilettura del capitalismo in chiave digitale, ma anche sorta di John Wick che sprofonda nei (metafisici) territori ovattati di Cloud Atlas mettendo alla prova la sincerità di queste difficili (leggi proficue) operazioni nostalgia - il che risulta paradossale in un metatesto che ne critica l'esistenza. Di concreto e post-moderno ci sono le sequenze d'azione e le innocue "pillole" di auto-ironia cosi da piacere a tutti - e ci mancherebbe. Gibson & co. sempre più lontani, si strizza l'occhio al pubblico seriale dei vari Mr. Robot e Sense 8. Maldestro, ma godibile.

Bullseye2 6/01/22 15:21 - 143 commenti

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Come è cambiato il mondo in vent'anni, e anche Matrix non fa eccezione: oggi i cattivi non sono grigi e spietati burocrati ma hipster ipocriti non meno pericolosi. Dalla solenne epopea fantascientifica dei film precedenti si passa alla metafora sugli orrori di un mondo contemporaneo che non è capace nemmeno di sognare la libertà ed è sempre più felice di essere schiavo del Sistema, il tutto condito con tanta ironia e metanarrazione alla 8 e 1/2. Se il primo film era un manifesto del cinema di fine millennio, questa Resurrezione è forse l'unico e più coraggioso film dei nostri tempi.

Rebis 11/01/22 15:37 - 2164 commenti

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Amor omnia vincit: a distanza di quasi vent'anni, Lana Wachowski cambia pelle e riscrive il finale funereo della trilogia. L'incipit in metacinema, tra schizofrenia e compulsione videoludica, è tra le cose più belle e affascinanti dell'intera saga. Poi il film si appiattisce nella solita baraonda di proiettili, enormità, botte da orbi, bullet ballet come se non ci fosse un domani e le istanze riottose e messianiche declinano per fare spazio a impennate kitsch e un new romance no binary dilagante che invita a non prendere nulla troppo sul serio.

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