Volti del cinema italiano nel cast VOLTI ITALIANI NEL CAST Volti del cinema italiano nel cast

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Commenti L'IMPRESSIONE DI MMJImpressione Davinotti

Ripercorrendo l'omonimo romanzo autobiografico di Carlo Levi, Francesco Rosi assegna a Gian Maria Volonté il ruolo del celebre pittore e giornalista torinese limitando ad Aliano (nel film diventa Agliano, come nel libro) il luogo del confino. L'intera trasferta viene quindi ricondotta al secondo paese in cui Levi visse, dimenticando Grassano e sovrapponendo alla reale Aliano (si è girato anche nella vera casa di Levi) altri luoghi che la arricchissero cinematograficamente (si riconoscono Craco e Guardia Perticara). L'azione si svolge nel 1935, quando Levi venne spedito al confino dopo esser stato per due volte accusato di sospetta attività antifascista. Giunto ad Eboli...Leggi tutto col treno, dove giudica che Cristo si sia fermato senza più avanzare, prosegue con l'autobus lungo una zona sperduta della Basilicata (allora Lucania) immaginando appunto che la carità cristiana non abbia lì messo piede: porzioni d'Italia abbandonate al loro destino, popolate da contadini poverissimi che vivono all'interno di una società tremendamente arretrata e preda di superstizione, di credenze astruse e per questo - conclude Levi stesso - comprensibilmente finita tra le braccia di quel fascismo che si preparava allora alla campagna d'Africa. L'impatto con un mondo così diverso colpisce da subito il protagonista, che si cala nella realtà locale lasciandosi coinvolgere senza troppo reagire, arrivando a conoscerne e apprezzarne le usanze, le tradizioni... Scambiato per un dottore per aver conseguito una laurea in medicina (ma non ha mai esercitato), viene subito invitato in casa da tutti coloro che non si fidano di chi lì la professione la opera da anni senza farsi amare. Sorprendentemente rispettoso il rapporto con il podestà (Bonacelli), che pure è costretto a chiedere a Levi di modificare le sue lettere per non apparire antifascista. O con l'arciprete (Simon), burbero personaggio afflitto da problemi d'alcolismo e che coltiva anch'egli una passione per la pittura. Né è da dimenticare la domestica (Papas), con le sue diciassette gravidanze e il fermo rifiuto a farsi ritrarre per paure legate a ridicoli convincimenti. A colpire però prima di ogni cosa sono le splendide location utilizzate, a cominciare da una Craco ripresa una quindicina d'anni dopo la frana che la trasformò lentamente in un paese fantasma (fenomeno citato nel film). Le case nella pietra, le verdi vallate che si aprono tra paesi arrampicati sono magnificamente fotografate da Pasqualino de Santis e si accompagnano a una colonna sonora particolarmente centrata di Piero Piccioni. Con un approccio delicato, a tratti poetico (molto fa l'utilizzo della voce fuori campo del protagonista) e associato in più occasioni a una restituzione simil-documentaristica dei luoghi, il film di Rosi quasi ferma il tempo per condurci nel suo mondo lontano da ogni parvenza di progresso, in un'avventura che vive dei rapporti con la società e il territorio in un'esperienza degna di un cinema d'autore che si prende i suoi tempi per imporre uno stile appoggiandosi alla bravura di un Volonté che assorbe senza mai imporre, che se ha una reazione decisa è semmai con la sorella (Massari) venuta da Torino. Succede poco o niente, dall'arrivo di Levi al paese, eppure non si avverte la mancanza di azione o di una vera storia. Il film è piuttosto una raccolta di emozioni, il racconto di un sotterraneo amore corrisposto che mai si fa irruento ma si consolida col passare del tempo fino a tramutarsi, con l'anzianità, in forte nostalgia.

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 29/11/07 DAL BENEMERITO UNDYING POI DAVINOTTATO IL GIORNO 6/01/20
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Undying 30/11/07 02:31 - 3807 commenti

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Ideale ritorno d'un cinema neoralista che di fatto muore prima di (ri)nascere; un aborto dato dalla osticità del tema antipopolare e di cattivo accostamento da parte del pubblico, che al cinema vuole andare per divertirsi. Francesco Rosi è lapalissianamente influenzato da registi come De Sica, Rossellini, Visconti e Germi perciò trascrive -per immagini- il vissuto confino in Basilicata sotto il regime fascista, vergato in un memoriale dalla mano del grande Carlo Levi: a Gagliano, quel che resta, sono dolore e miseria, cristallizzati nel tempo.

B. Legnani 23/07/08 01:15 - 5571 commenti

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Deliziosa, sommessa interpretazione di Volontè, in un film in cui Francesco Rosi sviluppa con vigorìa l’opera di Levi, dipingendo personaggi stra-ordinari: Cuny fa 5’ di potente ”composta scompostezza”, Bonacelli è un podestà ligio, tutt’altro che stupido ma tiranneggiato dalla moglie etc. Varie scene mirabili, come quella in Municipio, all’inizio della guerra etiopica. Curiosità: nella ducesca voce che prelude all’amnistia sono fusi i discorsi del 5 (“Il Maresciallo Badoglio telegrafa...”) e del 9 Maggio 1936 (proclamazione dell’Impero).
MEMORABILE: Notevoli i dialoghi Volontè-Massari, fino alla chiusa inevitabile, ma non per questo meno perfetta: “Ho l’impressione di essere sempre vissuto qui".

Galbo 23/03/10 05:59 - 12462 commenti

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Il romanzo di Carlo Levi, vero punto fermo della narrativa italiana meridionalistica, tradotto in immagini dal regista Francesco Rosi che mette l'accento sopratutto sulle implicazioni politiche e sociali della vicenda. Il risultato è un film efficace e visivamente molto suggestivo, in cui spiccano una bella fotografia e le sentite intepretazioni del cast, con particolare riferimento alle prove di Volontè e Bonacelli.

Saintgifts 30/07/10 00:45 - 4098 commenti

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Grande interpretazione di Gian Maria Volontè della figura del protagonista, in una poetica quanto triste (per le condizioni umane) ricostruzione di momenti di vita vera nel nostro meridione, non troppo lontana nel tempo. Immagini di luoghi e umanità suggestive fino alla commozione, in ogni stagione e luce. Il momento storico politico visto da diverse angolazioni comprese quelle della Chiesa, fino alla vittoria del buon senso in quello spicchio di mondo visto a 360°, mentre echeggiano le parole del Duce sottolineate da ovazioni inconsapevoli.

Luchi78 27/03/11 18:12 - 1521 commenti

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Splendido film di Rosi e magnifica interpretazione di Volontè. La realtà contadina che Levi subì facendola in seguito propria, ci viene trasmessa integralmente e con la stessa notevole intensità. Le immagini che si soffermano sulle lande desolate della Basilicata durante i discorsi del duce, sono l'evidenza dello stridente contrasto tra realtà contadina e il potere dello stato. Da incorniciare.

Cotola 11/08/11 17:17 - 9176 commenti

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Nell'ispirarsi all'opera di Levi, riprodotta "fedelmente" per ciò che attiene ai fatti, Rosi decide di sfrondarne gli aspetti antropologici e misteriosi (Morandini dixit), calcando invece gli elementi sociali e politici. Scelta giusta? Nì. Rosi comunque si mantiene sobrio ed avita sproloqui e tirate verbali. In definitiva il film è buono e riesce, purtroppo solo a tratti, a coinvolgere ed emozionare. Confezione di gran professionalità; cast che merita un elogio omnicomprensivo anche se, ovviamente, Volontè è sempre un pò sopra agli altri.

Lucius 29/06/14 20:10 - 3015 commenti

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Il paesino del film è il film, con le sue regole non scritte, le sue tradizioni, i suoi vicoli, il lavoro e la vita di tutti i giorni. Rosi ha sfiorato il capolavoro. I dialoghi risultano però eccessivi: qualche silenzio, qualche suite musicale in più e ne sarebbe uscito un film indimenticabile. Resta un'importante pellicola per il cinema italiano, densa di suggestioni e tradizioni pagane che ricalca il neorealismo di decenni addietro, tipico dei film di De Santis. Intenso, "provinciale", rurale.

Neapolis 20/07/14 18:18 - 184 commenti

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Un film che dà brividi tanta è la magia che riesce a creare attraverso la rappresentazione dei personaggi e dell'aspra e arida terra lucana. Rosi riesce a fotografare la vera anima del luogo, dove la sofferenza viene vissuta con umana rassegnazione in una esistenza legata esclusivamente ai ritmi dettati dalla vita nei campi. Il monologo iniziale, il dialogo con l'esattore delle tasse, le musiche di Piero Piccioni e la grande interpretazione di Volontè rendono questo film straordinario.

Minitina80 19/02/15 08:33 - 3000 commenti

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Il ritmo è lento, come l'incedere del tempo nel piccolo paese dove viene confinato il protagonista, un bravissimo Gian Maria Volontè. E' un viaggio in una parte di Italia lontana e dimenticata, fatta di contadini analfabeti e poveri, ignari del mondo esterno. Il realismo è sbalorditivo e permette di calarci dentro le ragioni che sono all'origine della questione meridionale, ma anche in una realtà di vita che ha contraddistinto per tanto tempo una parte della nostra penisola e del nostro passato.

Acid burn 8/02/16 01:59 - 45 commenti

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Del libro avevo letto solo alcuni brani al liceo e davano l'idea della noia. Invece il film, per quanto si sviluppi lento, soporifero nella prima parte, senza una missione da compiere, è un capolavoro; rende perfettamente l'idea di quello squarcio d'Italia così diverso dalla Torino da cui il protagonista è esiliato. Un film da "reggere" per assaporarne il realismo descrittivo e cogliere le sfumature nei dialoghi (la Grande Guerra, il fascismo, l'Impero) sugli argomenti caldi dell'epoca. Da vedere e rivedere per apprezzarlo al meglio!
MEMORABILE: La scena dell'eclissi di sole e con quali artifizi i paesani la osservino!

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Magi94 3/07/17 12:42 - 965 commenti

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Rosi crea un film che avanza lento, senza praticamente una svolta nella trama, ma il risultato è più che buono. La lentezza diviene infatti leggerezza poetica e, anche se a causa della lunga durata a volte si sente il ritmo piatto, ci si lascia avvolgere dal mondo lontanissimo del paesino lucano e dai suoi scenari (che per assurdo ricordano la location di Operazione paura, anche se in contesto del tutto diverso). Volontè di un'umanità squisita, forse al suo primo ruolo "sobrio", che fa confondere il personaggio di Levi con Volontè stesso.
MEMORABILE: Le immortali riflessioni sul rapporto tra contadini e stato.

Paulaster 4/05/18 10:32 - 4534 commenti

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Rappresentazione del romanzo di Levi sulla sua situazione da confinato durante il fascismo. Poco affrontato (giusto un paio di discorsi del Duce) l’aspetto storiografico dell’epoca per dare importanza solo alla vita contadina. Spiegate bene le dure condizioni di vita, la superstizione e il sentirsi abbandonati da uno Stato interessato alla guerra e non ai suoi cittadini. Volontè è misurato e riesce a entrare nel tessuto sociale di povera gente; bene anche la Papas.
MEMORABILE: L’incontro con la Massari; La lettera contro lo Stato; L’addio ai contadini nel finale.

Enzus79 6/01/20 11:39 - 2989 commenti

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Un grande, grandissimo Gian Maria Volonté è il protagonista di questo film di Francesco Rosi tratto dal bel romanzo di Carlo Levi. Una delle migliori qualità è che non si sente il peso della drammaticità della storia, anzi questa appare leggera facendoci comunque riflettere sui contorni bui di quei tempi. Oltre all'ottima prova del protagonista non va dimenticato il resto del cast.

Daniela 28/08/20 14:03 - 12796 commenti

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Inviato al confino in un paese della Lucania, il protagonista si ritrova immerso in un mondo arcaico permeato da superstizioni e usanze ancestrali...  Dalle memorie di Carlo Levi, Rosi trae un affresco sociale neorealista di grande bellezza formale (splendida la fotografia di De Santis). Valida anche la galleria dei personaggi, siano essi affidati a attori noti oppure non professionisti, ma nonostante gli indubbi meriti il film stenta a coinvolgere per motivi difficili da individuare. Forse è l'interpretazione sommessa di Volonté, pur valida, ad indurre mestizia e non partecipazione.

Zampanò 4/02/22 13:34 - 383 commenti

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Carlo Levi, accento sabaudo compreso, non poteva che impersonarlo Gian Maria Volontè. Guidato con sicurezza dalla sceneggiatura estratta dal libro (La Capria e Guerra con lo stesso Rosi) millesima lo spaesamento e lo stupore dell'esiliato incuriosito, che penetra la roccia lucana senza forzare. Una misura in tinte pastellate che ricorda davvero i suoi dipinti. Regia esperta, cast invidiabile (la faccia bucata di Simon; Irene Papas contadina-strega d'essai). Memorabile la cena serale con l'ufficiale delle tasse.
MEMORABILE: Levi e il podestà discutono dei contadini esclusi dalla Storia; La messa di Natale.

Sonoalcine 10/01/24 15:36 - 185 commenti

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Tra i molteplici adattamenti letterari di Rosi è sicuramente uno dei meglio riusciti, in cui è ancora oggi tangibile la tensione emotiva e intellettuale del regista verso il tema trattato. Il clima dell'Italia meridionale povera e abbandonata a sé stessa di quel tempo cambia la luce naturale del sole e sgrana la vista di un Gian Maria Volonté che ce la mette tutta per rendere appieno l'aria smarrita e confusa di un esule politico la cui unica speranza è rimasta la vita solitaria della campagna soleggiata del Mezzogiorno.
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  • Curiosità B. Legnani • 23/07/08 01:20
    Pianificazione e progetti - 15029 interventi
    Curiosità.
    1) nella ducesca voce che prelude all’amnistia sono fusi i discorsi del 5 (“Il Maresciallo Badoglio telegrafa...”) e del 9 Maggio 1936 (proclamazione dell’Impero).
    2) il paese del confino NON è Eboli, perché a Eboli Cristo è arrivato... Eboli, al confronto dei luoghi del confino, è città baciata dalla fortuna. Levi fu confinato ad Aliano, nome che egli deforma nel romanzo in "Gagliano", forse perché la pronuncia degli autòctoni pone prima dell'iniziale "A" un'aspirazione che ricorda la "G".
    3) Aliano è, in effetti, una delle location del film.
  • Discussione B. Legnani • 1/01/14 15:03
    Pianificazione e progetti - 15029 interventi
    E' morto Allocca, il 31 dicembre 2013.
    http://forum.nocturno.it/index.php?topic=31365.msg0#new
  • Discussione Kanon • 1/01/14 15:43
    Fotocopista - 841 interventi
    Credo che tutto ciò scritto nelle note sia argomento da discussione generale o curiosità. Inoltre sarebbe da aggiungere che è uno sceneggiato di due puntate (o è uscita anche la versione scorciata)?.
  • Discussione Zender • 12/01/14 09:07
    Capo scrivano - 48103 interventi
    E' uscita una versione breve per il cinema di 150min credo. Ho lasciato solo la perima parte delle note.
  • Homevideo Lucius • 29/06/14 16:31
    Scrivano - 9041 interventi
    Immagine al min. 1:00:56 del dvd targato Hobby & Work:

    Ultima modifica: 29/06/14 19:59 da Zender
  • Curiosità Neapolis • 16/07/14 20:56
    Call center Davinotti - 3134 interventi
    "Cristo si è fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano la costa e il mare e si addentrano nelle desolate terre di Lucania."
    L'inciso del film e del libro contiene un evidente errore perchè è Battipaglia lo snodo ferroviario dove dovette scendere Carlo Levi per salire poi sul treno della linea ferroviaria Battipaglia - Potenza - Metaponto che lo condusse in Lucania.

    La salma di Carlo Levi, morto a Roma il 3 gennaio 1975, riposa nel cimitero di Aliano, dove lo scrittore torinese volle essere sepolto per mantenere la promessa di tornare, fatta agli abitanti, lasciando il paese.
  • Discussione Raremirko • 17/11/18 22:24
    Call center Davinotti - 3862 interventi
    Bel film davvero, unico e dotato di caratterizzazioni e atmosfere tutte sue.

    Ho visto la versione da circa 2 ore e mezza; Volontè notevole, bel tocco realistico dato dai veri contadini (degno dei migliori Bertolucci/Olmi), mai un secondo di noia.


    Finale triste ed emozionante per un vero inno all'importanza dei contadini.
  • Curiosità Samuel1979 • 21/12/20 02:04
    Addetto riparazione hardware - 4289 interventi
    Il libro di Orazio letto giornalmente da Levi (Volonté) è "Tutte le opere" (Sansoni 1968):

    [img size=424]https://www.davinotti.com/images/fbfiles/images55/horaz.jpg[/img]