Burning - L'amore brucia

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 22/12/18 DAL BENEMERITO CINECOLOGO
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Cinecologo 22/12/18 01:31 - 42 commenti

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"Ci sono fin troppi Gatsby in Corea". A prenderne atto è il protagonista di quest'ultima opera di Lee Chang-dong che, con un taglio thriller, compie una riflessione socio-esistenziale estendibile all'intero mondo globalizzato: "Io sono qui e sono là... sono a Seul e sono in Africa". Sono acqua che giunge a inondare e fuoco a bruciare, questi "giovani misteriosi" che mandano in fumo vite costrette a finzioni di romanzo o di pantomima per provarsi che esistono. Oltremodo affascinanti e magnetici, come questo bellissimo Burning.

Bubobubo 9/01/19 01:19 - 1223 commenti

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Il segreto di una buona pantomima non è far credere che qualcosa esista, è far dimenticare che qualcosa non esiste. Esisteva e non esisteva un pozzo vicino alla casa di Jong-su e può essere come no che Hae-mi vi sia caduta da piccola: la ragazza d'altro canto è strana, inventa continuamente fandonie (o forse la gente ha cattiva memoria) e se sparisce da un momento all'altro è perché è piena di debiti, o forse perché accalappiata dall'ambiguo Ben, che non piange mai e che può averla uccisa o meno... Dramma è scegliere di schierarsi. Fascinoso.
MEMORABILE: Jong-su e gli sbadigli di Ben; Hae-mi balla al tramonto, sulle note della O.S.T. di Ascensore per il patibolo; Tra le serre.

Daniela 17/03/19 11:24 - 9508 commenti

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Per buona parte della sua lunga durata, un triangolo sentimentale irrisolto con una ragazza fragile sospesa fra uno scrittore che tira avanti a fatica ed un ricco enigmatico. Poi forse succede qualcosa ma gli indizi dell'eventuale delitto, già tanto flebili, potrebbero essere frutto di invenzione... Desolante ritratto di una generazione senza radici e prospettive (le famiglie non esistono oppure non sostengono, il lavoro è una chimera oppure non è ritenuto necessario) in cui anche le parole, veicoli di salvezza in Poetry, sono frammenti di un puzzle irrisolvibile. Epilogo tragico, bellissimo.
MEMORABILE: La ragazza che danza nuda muovendo le braccia sinuose; L'abbraccio nel finale

Siregon 13/07/19 22:28 - 353 commenti

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Straordinario thriller con molteplici chiavi di lettura. Ambientato in una Corea del Sud che è un contrasto tra metropoli ipermoderna e abbandono rurale, dove gli spettri del regime nordcoreano arrivano come echi poco distanti, il film di Chang-dong Lee brucia lentissimo. Uno studio su tre personaggi, che nonostante una fotografia nitida e precisa, rimangono in una foschia narrativa surreale e impalpabile. Fino a un finale lucido e tragico che finalmente indica la via tra le metafore disseminate lungo il percorso. Soundtrack meravigliosa.

Capannelle 8/08/19 20:28 - 3730 commenti

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Bravi gli attori e anche il regista per come lascia loro spazio per affermare i rispettivi personaggi, le cui ambiguità di fondo sono l'ingrediente sostanziale della storia. Meno riuscito lo sviluppo della seconda parte, dove i contrasti sentimentali lasciano spazio a venature thriller che per essere comprese devono per forza richiamare l'amletico dubbio del reale e non. E anche la durata non è giustificata da tutte le sequenze della pellicola, alcune delle quali sinceramente evitabili.

Digital 20/09/19 11:56 - 1121 commenti

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Una storia che, se analizzata freddamente, si potrebbe definire perfino semplicistica. Nella pratica si ha a che fare con un film autoriale, che fa del non detto e dell’ambiguità la sua ragion d’essere, mettendo a dura prova lo spettatore con una durata fiume francamente non giustificata. Meglio la prima parte e soprattutto il finale, in cui la tensione cresce esponenzialmente; nel mezzo troppe parti eludibili e un ritmo meditabondo, il che depotenzia una pellicola che poteva essere ben superiore se avesse avuto il dono della sintesi.

Cotola 26/09/19 16:53 - 7556 commenti

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Lee torna al cinema dopo una lunga pausa (ben otto anni) e lo fa con un film sicuramente di non facile fruizione a causa dei suoi ritmi narrativi molto dilatati. La narrazione procede lenta e riflessiva, ma come un buon diesel una volta che carbura riesce a coinvolgere, soprattutto nella seconda parte che si colora di mistero. A quel punto c'è chi si lamenterà del fatto che alla fine non viene data una risposta certa, ma parimenti c'è chi, come il sottoscritto, trova in questa indeterminatezza una carta vincente. Notevoli alcuni momenti, tra cui il finale. Molto bello.

Lou 29/09/19 01:33 - 972 commenti

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Il regista coreano colpisce nel segno con un film spiazzante, aperto a diverse interpretazioni, affascinante nella sua ambiguità. Benché il tema che guida la narrazione sia quello passionale, la radice degli eventi risiede nelle disparità sociali. Da una parte un giovane di buona famiglia, che vive in modo spensierato e irresponsabile in un lussuoso quartiere di Seul, dall’altra due giovani originari di un villaggio di campagna che arrancano smarriti e senza mezzi, vittime di famiglie disastrate. La frustrazione conduce al tragico epilogo.

Xamini 9/10/19 19:25 - 1021 commenti

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Pantomima su grande schermo, questo lavoro di Lee Chang-dong gioca a nascondere, a non chiarire, a gettare in pasto allo spettatore due piani, lasciandolo macerare nel dubbio di cosa sia effettivamente reale. Qualcosa che costringe a fare i conti con il proprio giudizio, spesso sbrigativo ma bisognoso di appigli. Quello che ci sono, qui, si rivelano in fretta fallaci ma, in ogni caso, il tutto risulta molto diluito, spesso stancante e la forza trasmessa dal trailer è solo un ricordo.

Giùan 17/12/19 10:20 - 3010 commenti

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Che i serial killer coreani siano altrettanto "zodiacalmente" sfuggenti di quelli occidentali lo sapevamo dai tempi di Memories of murder. Come nel capolavoro di Bong son molto pervasivi anche qui i riferimenti socio/politici (la crisi generazionale, le profonde differenze economiche, ai limiti del classismo, la crasi campagna/città, gli echi dell'"altra Corea"); manca però la facoltà registica di tenere tutto, una potenza stilistica che concretizzi le affascinanti misteriche omissioni disseminate nel film. Disorientante slow burn del catatonico Ah-hin.
MEMORABILE: Ben sorpreso un paio di volte a sbadigliare annoiato e col solito enigmatico sorriso sulle labbra.

Kinodrop 23/09/20 18:49 - 1538 commenti

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I giovani Jong-soo e Hae-mi, appena dopo essersi conosciuti, entrano nel mondo spensierato e ambiguo di un loro coetaneo, il ricco e misterioso Ben che darà l'avvio a un enigmatico rapporto a tre. Un rarefatto racconto sull'impossibilità di distinguere tra realtà, ossessione e mistificazione, che non dà indizi per scegliere e lascia il compito di riempire il non detto e il non fatto ai gusti e alla fantasia dello spettatore (con tutti i rischi del caso). Indubbio il valore estetico, ma la dilatazione eccessiva e la continua sensazione di impalpabile rasentano l'incomunicabilità.
MEMORABILE: La pantomima di Hae-mi; Jong-soo e il gatto; L'enigma del pozzo; La scena finale.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Cinecologo • 16/01/19 16:37
    Galoppino - 21 interventi
    Ad una prima visione, ammetto, non mi aveva convinto, l'avevo percepita come un'opera incompiuta: molto tesa e ben realizzata la prima parte, per poi perdersi in un loop (quello della seconda parte) che mi era sembrato inaridirsi di idee. Nei giorni successivi, però, mi rendevo conto che qualcosa, di cui evidentemente non avevo piena consapevolezza, era stato seminato: il film continuava a richiamarmi a sé. Sentivo che qualcosa (o molto) mi era sfuggito e che avrei dovuto riprenderlo per dargli la possibilità di una seconda visione, più attenta. Non ricordo un'altra circostanza in cui un film giudicato negativamente abbia dimostrato una tale perseveranza nel "non mollare la presa"... Alla fine il mio giudizio è cambiato considerevolmente, ma la cosa che più mi interessa rilevare è il peso che SEDUZIONE e SFUGGEVOLEZZA hanno in quest'opera: sono chiaramente i tratti che caratterizzano il film sul piano estetico e dei contenuti - in particolare la figura di Ben, che informa di sé le fondamenta filosofiche di Burning; al contempo, questi due aspetti sono i moventi che il regista riesce, magistralmente, a far esperire allo spettatore. Ciò che massimamente affascina, in Burning, è proprio ciò che eccede: il non mostrato, il non detto. Insomma, Chang-dong ha realizzato un signor film, per quanto mi riguarda il migliore visto nel 2018
  • Discussione Daniela • 17/03/19 11:50
    Consigliere massimo - 5216 interventi
    x Cinecologo

    concordo con la tua analisi: ciò che affascina è proprio il non mostrato e il non detto.
    Ma affascina dopo aver frustrato lo spettatore in quel che definisci giustamente un "loop" narrativo, in cui ci si perde fra piste illusorie ed incontri inconcludenti (emblematico quello del protagonista con la madre che aveva abbandonato la famiglia quando lui era bambino) per cui comprendo che il film possa non essere apprezzato in prima battuta.

    Io ero partita in un certo senso "prevenuta": avendo visto tutti i film precedenti di questo regista poco prolifico (sei film nell'arco di vent'anni, otto anni fra il precedente Poetry e questo Burning), mi aspettavo una botta di tristezza e disperazione. Eppure, è riuscito ugualmente a mettermi a disagio - disagio persistente anche dopo il bellissimo finale in cui finalmente, dopo tante illazioni forse fallaci (era l'orologio della ragazza quello visto al polso dell'altra?) e piste presumibilmente false (le serre incendiate), succede un fatto che dovrebbe mettere un punto alla narrazione.
    Invece quel punto non è un punto fermo, per quanto tragicamente irrimediabile, ma un punto interrogativo che lascia in chi lo vede la sensazione di aver perduto un passaggio, non compreso un'allusione.
  • Curiosità Daniela • 17/03/19 11:55
    Consigliere massimo - 5216 interventi
    Il soggetto è liberamente ispirato ad un racconto dello scrittore giapponese Haruki Murakami, compreso in una raccolta pubblicata nel 1993 e tradotta in italiano con il titolo "L'elefante scomparso e altri racconti".
  • Discussione Cinecologo • 18/03/19 23:03
    Galoppino - 21 interventi
    Sì, unica cosa che non abbiamo detto è che quell'inafferrabilità che il regista fa esperire per tutto il film è chiaramente espressione della impalpabilità, impersonalità, direi quasi ineffabilità del "nemico". Il film direi riflette centralmente proprio su questo: il sentimento di disagio profondo (che tu effettivamente ai colto) che, in particolare le nuove generazioni, vivono in relazione al presente nel loro processo di formazione identitaria: avvertono una minaccia ovunque diffusa ma per quanto si sforzino di anticiparne le mosse (il loop delle serre) sentono che è uno sforzo vano
  • Discussione Digital • 20/09/19 11:39
    Segretario - 3038 interventi
    Al cinema da ieri col titolo Burning - L'amore brucia.
  • Musiche Cinecologo • 13/07/20 13:50
    Galoppino - 21 interventi
    Pubblicato l'album con la colonna sonora del film composta da Lee Sung-hyun, in arte MOWG. Facilmente reperibile su Youtube cercando "Burning OST"