The father - Nulla è come sembra

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Titolo originale: The Father
Anno: 2020
Genere: drammatico (colore)
Note: Il soggetto è tratto dal dramma teatrale del 2012 Le Père scritto dallo stesso regista, che era già stato nel 2015 alla base del film "Florida", l'ultimo interpretato da Jean Rocheford.
Numero commenti presenti: 17

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 28/03/21 DAL BENEMERITO HERRKINSKI
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Herrkinski 28/03/21 14:40 - 6284 commenti

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Una rappresentazione della demenza senile di devastante potenza, interpretata da un Hopkins assolutamente da Oscar, supportato da un cast a sua volta di grande bravura; il merito del regista è di far immedesimare lo spettatore nel degrado mentale del protagonista tramite continui stravolgimenti della narrazione e dei ruoli dei protagonisti, a simboleggiare il labirinto della malattia in cui progressivamente l'anziano non riesce più a districarsi. La sensazione d'impotenza e solitudine, nonché la sofferenza dei familiari, sono rappresentati con grande empatia; realistico e commovente.

Daraen4 11/04/21 23:12 - 102 commenti

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Zeller ci prende in giro immergendoci dapprima dentro ad Anthony per poi porci al di fuori di lui; ciò che sembrava ambiguo, all'interno di un thriller psicologico alla ricerca della realtà vera, ci viene svelato essere un semplice dramma, un racconto della percezione della dispersione della percezione stessa, di una coscienza di sé e del disgregarsi di ogni atomo del tempo, in un percorso che noi spettatori viviamo impotenti. Hitchcockiano a tratti. Banale. Divino.

Rambo90 2/05/21 15:54 - 6953 commenti

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Nulla è come sembra, ma solo per la mente del protagonista, e grazie all'ottima intuizione narrativa in sceneggiatura noi spettatori siamo trascinati con lui in un gorgo di ricordi sgretolati e ripetuti, mai lineari. Siamo come spiazzati, quasi come se assistessimo a un giallo, anche se sappiamo bene cosa sta accadendo. A traghettarci nel viaggio (e a ricordarci la fragilità dell'uomo) un magnetico e intenso Hopkins, davvero da Oscar per naturalezza e intimità dei suoi sguardi persi. Il film dell'anno.

Capannelle 16/05/21 21:51 - 3994 commenti

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Ottima prova di Hopkins (ma occorre non far torto alla Colman) in un racconto che deriva da un pezzo teatrale ma che Zoller riesce a giostrare senza farlo sentire eccessivamente. L'addentrarsi nella mente del protagonista avviene per gradi, con un meccanismo che lambisce il thriller e che per fortuna schiva i pericoli incombenti della drammatizzazione e del pietismo. In sostanza un buonissimo lavoro che poggia sulle interpretazioni dei singoli e su una mano registica abile a compensare delle eventuali forzature o incongruenze narrative.

Lou 28/05/21 23:37 - 1061 commenti

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Il dramma della demenza senile rappresentato senza sconti, con  una soluzione narrativa coraggiosa che mette lo spettatore nelle condizioni di provare direttamente lo smarrimento dell’anziano malato. Certo non si tratta di una visione facile: si resta dall’inizio alla fine immersi in un disorientamento claustrofobico e ripetitivo, nulla interviene ad allentare in alcun modo la tensione. Ottime le interpretazioni di Hopkins e della Colman.

Bubobubo 5/06/21 18:40 - 1613 commenti

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Il pregio maggiore dello script di Zeller, trasposto su schermo con rigoroso senso teatrale degli interni e delle volumetrie, è forse catturato al meglio dalla tagline italiana: sino all'ultimo momento il giudizio critico dello spettatore rimane pericolante, incapace di comprendere sino in fondo se quanto stia vedendo siano i frammenti disordinati di una realtà che la demenza del protagonista ha mandato in pezzi o, piuttosto, il frutto di un'elaborata macchinazione. Titanico Hopkins, coraggioso nell'interpretare un ruolo emotivamente destabilizzante: adeguato il cast di contorno.
MEMORABILE: Conversazioni circolari a tavola per cena; Lo schiaffo; Una cartolina da Parigi.

Daniela 7/06/21 21:50 - 11087 commenti

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"The Father" si distingue da altri film pur lodevoli incentrati su casi demenza senile o morbo di Alzheimer perché, adottando il punto di vista della persona colpita, mette in scena una sorta di thriller che disorienta lo stesso spettatore, privato come accade al protagonista della possibilità di distinguere il nesso cronologico degli eventi e la fisionomia delle persone note. Quando cade anche l'ultimo baluardo, ossia le coordinate spaziali, il delitto è compiuto: Anthony è sopravvissuto alla propria morte perché privato del suo passato. Film doloroso, splendidamente interpretato.
MEMORABILE: L'insistenza con cui Anthony rivendica il possesso dell'appartamento.

Cotola 23/06/21 21:09 - 8190 commenti

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Film di derivazione teatrale, praticamente girato quasi in un unico ambiente, che sa inquietare e coinvolgere in modo profondo per la sua assoluta capacità di catapultarci nella mente del protagonista. Per questo motivo non si riesce mai a capire bene, fino all'epilogo non certo inaspettato ma comunque dolentissimo, se ciò che si vede sullo schermo sia vero o solo immaginato da Anthony. Così l'intensità e la tensione narrativa si mantengono alte per tutta la durata della pellicola. Gigantesco Hopkins, la cui prova va gustata goccia a goccia. Molto brava la Colman. Chapeau.  

Maxx g 7/07/21 11:56 - 530 commenti

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Film sul problema dell'Alzheimer, è un accorato ritratto della malattia, intimo e commovente. Giganteggia Anthony Hopkins per una pellicola che cattura da subito l'attenzione dello spettatore e lo colpisce al cuore. All'inizio si pensa a qualcosa di artefatto, persino a un giallo, per poi rendersi conto che tutto questo è qualcosa di terribilmente reale. Merita una visione, portandosi con sé un bel pacco di fazzoletti. Valido.

Zaratozom 8/07/21 23:47 - 57 commenti

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Alzheimer: il male più vigliacco di tutti perché non si accontenta di consumare il malato, ma uccide a poco a poco anche chi gli sta vicino. Due protagonisti straordinari. Una sofferenza indicibile e lenta che vissuta dalla soggettiva di Hopkins ci distoglie dalla progressione di una fine misericordiosa per farci vivere una sorta di thriller tra quattro mura. Il monologo finale vale tutto un Oscar. Da prepararsi prima della visione perché il film colpisce duro come un pugno.
MEMORABILE: Gli schiaffi ricevuti dal genero esasperato dall'atteggiamento di superiorità mostrato dal vecchio malato di Alzheimer.

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Xamini 20/07/21 17:58 - 1093 commenti

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Raccontare la demenza senile attraverso due strumenti di grande potenza: il linguaggio cinematografico, ottimamente padroneggiato da Zeller, e la recitazione di un mostro sacro come Hopkins. Il lavoro, di chiaro stampo teatrale, avvicenda e sovrappone personaggi, volti, ruoli, in un vortice terribile che procede partendo da parametri lineari fino a far perdere ogni possibile riferimento allo spettatore, che si ritrova a interrogarsi persino sui dettagli della mobilia. Ottima anche "sua maestà" Colman, ma l'eccellenza è Hopkins, maestro nello smarrire dignità sino a tornare bambino.
MEMORABILE: Il momento circolare della cena a base di pollo; L'incontro con la badante; La resa.

Galbo 10/09/21 06:54 - 11771 commenti

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Un tempo brillante, la mente di Anthony vaga in territori sconosciuti dove realtà e apparenza divergono. Il film di Florian Zeller entra direttamente nel tunnel del decadimento mentale, in un dramma da camera elegante e impietoso insieme, incisivo e desolante. La sceneggiatura sembra dipanare i fili del racconto per poi ingarbugliarli in un continuo gioco di specchi. Un cast di pochi nomi tutti all’altezza, sebbene l’interpretazione di Hopkins soverchi il resto. L’attore gallese è autore di una magistrale performance; per lui Oscar strameritato. 

Myvincent 27/09/21 07:30 - 3054 commenti

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Un film non sulla vecchiaia e l'Alzheimer, ma girato dal punto di vista di chi, preda di una malattia senza scampo, confonde continuamente i piani sequenziali temporo-spaziali. Un one-man-show in cui Anthony Hopkins sfodera tutto il suo talento assorbendo contenuti, scene, personaggi con una grande performance. Peccato che tutto sembra ridursi a questo, lasciando il resto alla claustrofobica noia ma anche alle ovvietà e semplificazioni narrative che tolgono preziosità al progetto. Su questo tema si è visto certamente di meglio.

Anthonyvm 11/10/21 16:10 - 3404 commenti

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Il drammaturgo Zeller porta sullo schermo una sua pièce di successo (e l'origine teatrale dello script è evidente) offrendo una commovente visione della demenza senile dal punto di vista di chi ne è affetto, fra scenografie che mutano senza soluzione di continuità, personaggi che cambiano volto, contraddizioni continue e ripetizioni spaesanti. Trovata efficace sulla carta, un po' meno una volta portata all'atto: svelata la struttura, l'impatto iniziale perde vigore e il ciclo si fa ridondante. A ogni modo la grandezza del cast e gli ottimi dialoghi non fanno pesare neanche un minuto.
MEMORABILE: Il tip tap; La scenata davanti alla nuova governante; Hopkins schiaffeggiato dal genero; I ricordi della figlia morente; Il delicato finale aperto.

Kinodrop 18/10/21 18:50 - 2094 commenti

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Il procedere della patologia che affligge Anthony, verso una realtà in cui tutto si perde tranne la sofferenza, descritta in soggettiva attraverso la frammentazione, la perdita delle coordinate, delle identità affettive del protagonista. Se in Florida lo stesso tema era trattato in una forma più classica della commedia, qui il regista ci immerge nella distonica percezione spazio-temporale in cui si muove l'anziano signore, con un risultato di spaesamento e di coinvolgimento emotivo che leggiamo anche negli occhi e nella perplessità comportamentale del grande sir Hopkins. Toccante.
MEMORABILE: La fissa dell'orologio; La "girandola" delle badanti; La figlia triste e amorevole; La regressione all'infanzia nel finale.

Giùan 6/01/22 18:18 - 3561 commenti

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La scommessa vinta da Zeller (rischiosa vista la consustanziale "teatralità" della pièce) sta nell'aver intuito e realizzato (chiedendo supporto a Hampton nel comporre lo script) le polimorfe potenzialità cinematografiche del soggetto, il quale senza snaturarsi acquista così agli occhi dello spettatore una polisemia legata alla sensibilità di questi non meno che all'intelligenza e alle convinzioni di chi guida la narrazione. Operazione non nuova e dai classici limiti "british" (eccessi di cerebralità, difetti a livello di "visione") ma gestita con rigore tecnico e umana compassione.
MEMORABILE: Hopkins.

Giufox 13/01/22 07:42 - 242 commenti

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Huis clos "testamentario" e struggente che aderisce magicamente alle eleganti corde di Hopkins. Superando il manierismo di derivazione teatrale con sfasamenti temporali dal sapore faulkneriano, s'indaga su quella sottile linea della disfunzione senile che trasforma gli elementi esteriori in "zone mobili", l'altro in una trappola cognitiva. Se Haneke fondeva corpi, memoria e spazi in una spirale glaciale, Zeller porta in superficie il dramma dell'oblio senza condannarne l'ineluttabilità - ma tra figlie, infermieri e generi, si piange comunque.
MEMORABILE: "I don't know what's happening anymore"; Le metamorfosi scenografiche.
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