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TITOLO INSERITO IL GIORNO 9/12/19 DAL BENEMERITO DEEPRED89
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Deepred89 9/12/19 23:51 - 3311 commenti

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Niente di nuovo sotto il tiepido sole inglese: noiose, grigie e tristi storie di noiose, grigie e tristi vite. Quasi senza un vero soggetto, Loach si sbraccia per conferire uno spessore emotivo al livore generale, ma a regnare è il senso di vuoto e di gratuità, col binomio infelicità + sfighe a fare da unico debole motore della narrazione. Attori e confezione nel bene o nel male funzionali agli obiettivi del regista. Forse tra cinquant’anni sarà rivalutabile come spaccato sociologico, acquisendo un’utilità attualmente difficile da percepire.

Myvincent 6/01/20 11:22 - 2604 commenti

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Ken Loach questa volta affronta il tema della precarietà lavorativa contemporanea fatta di quell'e-commerce che guarda unicamente al profitto, infischiandosene dei diritti o della componente umana di chi deve portare in tempo pacchi ai più disparati destinatari. Purtroppo la soluzione artistica che propone è stilisticamente esasperante, esagerata nella sua resa narrativa e con un finale improvviso che lascia insoddisfatti. Per far riflettere si poteva anche usare il tasto dell'umorismo, mentre qui è solo tragedia.

Taxius 20/01/20 12:23 - 1651 commenti

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Ken Loach affronta il tema della schiavitù del terzo millennio dipingendo un affresco del mondo che si cela alle spalle dell'e-commerce. La lente di ingrandimento è puntata verso chi i pacchi li consegna, ovvero i corrieri autonomi, ma il discorso vale anche per tutti quei piccoli lavori sottopagati e pieni di rischi che gravitano intorno a questo mondo. Film crudo e grigio dal carattere pessimista al punto che non si vede alcuno spiraglio di miglioramento ma, al contrario, solo peggioramenti. Una storia che fa riflettere...

Cotola 25/01/20 09:27 - 7630 commenti

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Il film tratta temi importanti legati al mondo del lavoro, come da tradizione per Loach, e quelli ad esso collegati. E sicuramente fa riflettere sul tipo di società che "vogliamo" e che stiamo costruendo. Quello che lascia un po' perplessi è il progressivo accanimento nei confronti dei suoi personaggi, in particolare per ciò che riguarda la vita familiare: penso soprattutto al comportamento del figlio maschio. Ed è un peccato perché il film sarebbe stato efficacissimo e forse persino più incisivo nel descrivere quella che è a tutti gli effetti una nuova schiavitù. Dolente ma necessario.

Bubobubo 29/01/20 16:07 - 1231 commenti

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"Dov'è andata a finire la giornata lavorativa di otto ore?", esclama a un certo punto una delle pazienti di Abbie (Honeywood), spiandole la tabella di marcia giornaliera. Verrebbe da dire che è stata lasciata scomparire assieme all'empatia, alla dignità, alle necessità della vita vera, travolta da un modo di lavorare che è assieme alienato e alienante, un mostro fagocitante che porta al collasso l'individuo chiedendo indietro anche i danni. Film tetro, senza speranza alcuna, che riassorbe l'eccesso di dramma con la verosimiglianza del narrato.
MEMORABILE: Al pronto soccorso.

Lou 8/02/20 17:15 - 985 commenti

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Un Ken Loach sempre più cupo e spietato nel ritrarre la working class inglese spremuta senza ritegno da un mondo del lavoro che non lascia alcuno spazio all'umanità e ai valori del rispetto sociale. Una condanna potente delle condizioni di vita delle classi svantaggiate, che non lascia spiragli di speranza o di riscatto. Una storia molto (forse troppo) dura, interpretata con grande autenticità dai quattro attori protagonisti.

Bruce 10/02/20 11:53 - 1006 commenti

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Un pugno nello stomaco, forte e preciso, che lascia senza fiato. Ken Loach non cambia e non demorde; attraverso il suo cinema drammatico e sociale da sempre denuncia la sofferenza delle classi più sofferenti e sfruttate dal mondo del lavoro e questa volta la visione della situazione attuale è ancor più cupa e disperata del consueto. Bravi gli interpreti. Duro e privo di speranza.

Kinodrop 4/03/20 20:25 - 1601 commenti

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Non è solo una storia di denuncia delle nuove antiumane forme di lavoro in cui a latitare sono i diritti base, ma anche un film sulla coesione della famiglia che si disperde travolta dall'incertezza e dall'ansia. La disamina sociologica oscilla tra queste due realtà, per cui il protagonista, un giovane capofamiglia, deve "combattere" una battaglia interna (il figlio ribelle) e una esterna, contro i ricatti imposti dalla azienda. Il taglio prevalentemente psicologico indebolisce un po' la forza protestataria che in genere contraddistingue il regista.
MEMORABILE: La new economy di lui (freddezza e numeri) e la old economy di lei (calore e rapporti umani); La dolcezza di Liza; La telefonata dal pronto soccorso.

Daniela 27/02/20 00:25 - 9651 commenti

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Al solito, Loach punta l'obiettivo sulla classe lavoratrice e, seguendo il mutare dei tempi, racconta il calvario di un ex edile costretto a riciclarsi come "padroncino" per la consegna a domicilio dei pacchi dell'ex-commerce tra ritmi di lavoro massacranti e condizioni-capestro. La materia per suscitare riflessioni era più che sufficiente ma il regista insiste troppo sulle difficoltà familiari del protagonista, col rischio di trasformare un caso esemplare in un caso limite. Questa scelta, unita ad un epilogo frettoloso, sminuisce l'impatto di un film che resta comunque utile ed interessante.

Paulaster 4/03/20 10:23 - 2869 commenti

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L’attenzione data ai “nuovi” lavori (la consegna dei pacchi di Amazon) permette a Loach di aggiornare la sua critica verso il sistema sfruttatore, ma alla fine rimane solo il ritratto di una famiglia bottom-class nella quale il figlio immaturo fa precipitare le cose. Utile comunque a descrivere il lato di chi consegna i pacchi e, magari, a far riflettere chi li riceve. Qualche drammatizzazione serve a sottolineare le condizioni di lavoro non sempre facili.
MEMORABILE: Il sogno di una casa di proprietà; La rapina al furgone; Lo sfogo della moglie al pronto soccorso; Le chiavi prese dalla figlia.

Decimamusa 3/03/20 16:42 - 85 commenti

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Intendiamoci: Ken Loach è sempre Ken Loach e questo è comunque un buon film. Nessuno come lui sa calarsi nei problemi e negli squilibri sociali contemporanei. Ma quest'opera, molto intrigante nei presupposti, soffre talvolta di alcuni schematismi, con qualche soluzione narrativa un po’ didascalica e sbrigativa, come nel caso del ravvedimento del figlio. La sceneggiatura accusa qualche lentezza. In genere Loach, poi, è ancora più sottile nella caratterizzazione dei personaggi secondari e dei contesti ambientali. Molto brava la Honeywood.

Galbo 15/05/20 19:15 - 11452 commenti

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La galleria dei forzati del lavoro, dei componenti della ex classe media impoverita del regista Ken Loach, si arricchisce di un nuovo personaggio al quale alle problematiche lavorative si aggiungono quelle familiari. La somma è troppa anche per il regista inglese e il film, pure meritevole perché si occupa ancora una volta di emarginati, si ammanta di un pessimismo eccessivo e un pò tedioso. Interpreti in parte. Pessimista.

Mickes2 19/05/20 23:36 - 1668 commenti

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Come nella maggior parte della filmografia del grande cineasta inglese, l’intenzione è sempre stata quella di dare voce ai più deboli sondando vari passaggi, fra situazioni familiari ed epoche differenti. Questo è l’ennesimo abbraccio che Loach dà ai più fragili, i più segnati dalla crisi economica e da un mondo del lavoro che distrugge dall’interno, mosso da multinazionali senza scrupoli e capetti che si autoincensano pensando di meritare statue. La statua la merita il regista, che da oltre cinquant’anni gira film di grande verità e sensibilità.
MEMORABILE: La bambina che ridà le chiavi del furgone.

Xamini 27/06/20 22:14 - 1026 commenti

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Questa volta Ken Loach punta la sua lente di ingrandimento su quello che è un altro tema del nostro tempo: le condizioni di vita del corriere, quell’entità succedanea alla figura di Babbo Natale che ci consegna quotidianamente oggetti di desideri cangianti e resi realizzabili grazie al variopinto mondo dell’ecommerce. Ebbene, non sono elfi ma persone. Loach esaspera un pelo quella del protagonista invece di asciugarla e, senza grandi momenti di svolta, la pellicola si trasforma in una discesa negli inferi del dramma, apparentemente senza via d’uscita. Pessimista, senza grande verve né poesia.

Nando 8/07/20 14:43 - 3496 commenti

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Il maestro Loach offre un ennesimo spaccato inglese di disagio e precarietà con una pellicola che mostra un pessimismo senza uguali, in cui non emergono soluzioni positive. Tutto è negativo a cominciare dal pessimo datore di lavoro del protagonista per poi arrivare al figlio, sempre pronto a cacciarsi nei guai. Nel complesso però abbiamo modo di osservare la triste realtà odierna, nonostante un finale che meritava cose migliori.

Enzus79 16/09/20 17:26 - 1847 commenti

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Ritratto dello sfruttamento del lavoratore, in questo caso un corriere e una badante, ai livelli massimi. Come suo solito Ken Loach dipinge in modo drammatico e convincente queste realtà e induce a riflettere più che ad avere compassione. Al limite dello straziante certe scene (non potevano certo mancare). Finale che lascia poche speranze. Notevole la prova attoriale dei due protagonisti.
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