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TITOLO INSERITO IL GIORNO 6/04/07 DAL BENEMERITO LEX
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LEX 6/04/07 16:53 - 49 commenti

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I film di Loach che ho visto fino ad ora hanno tutti lo stesso sapore. Raccontano storie che, in qualche modo, sono vicine tra loro pur essendo diversissime: le condizioni di vita non sono mai "facili", i protagonisti lottano con dignitá per tirare avanti, i rapporti tra le persone sono spesso portati ad incrinarsi a causa di "elementi esterni", situazioni drammatiche che costringono a scelte difficili. Il grande pregio del regista é questo: raccontare la vita di tutti, non lasciarti indifferente, non farti sentire solo. Grazie.

Lattepiù 6/04/07 21:08 - 208 commenti

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Ci sono difettucci un po' caratteristici di Loach: un procedere un po' troppo a tesi, un raccontare i rapporti umani con una logica di classe che finisce per sovrastare un po' tutto. Comunque, ci troviamo di fronte a un bel film. Tratta il tema (privatizzazioni, flessibilità ed effetti sul mondo del lavoro) con asciuttezza, umanità e partecipazione: non urla slogan ma parla di uomini. Nonostante il tono sia talvolta leggero e scanzonato è un film amaro, durissimo, pessimista.

Galbo 4/04/08 07:27 - 11876 commenti

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Il regista Ken Loach ha il grande merito di portare all'attenzione del pubblico cinematografico la classe operaia che non gode certo di grande visibilità. Lo fa con film come questo che senza retorica dipingono della realtà dei lavoratori un quadro duro e veritiero, assolutamente non patinato e pertanto ancora più meritororio. Buona prova del cast.

Brainiac 5/09/09 19:13 - 1083 commenti

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L'epoca del posto fisso è tramontata, lo sancisce l'impersonale video illustrativo delle nuove linee ferroviarie inglesi registrato dall'Amministratore Delegato. È nell'intangibilità del nemico capitalista, che comunica tramite video e si estrania dal confronto dialogando a buste chiuse, che risiede lo svuotamento di significato di un'intera classe sociale. Sono le missive interne ad imporre i ritmi, recapitando con assegni di disoccupazione l'umiliante disfatta, tanto che gli operai se ne vanno silenziosi, consapevoli di essere di troppo.

Cotola 8/09/09 11:22 - 8347 commenti

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Discreto film di Loach che continua il suo viaggio nel mondo del lavoro, operaio, britannico e lo fa nel suo solito stile abbastanza sobrio e senza troppa retorica. Rispetto ad altri lavori sullo stesso tema c'è una maggiore discontinuità, ma la tesi di fondo è chiara (forse fin troppo) e la bravura nel disvelare certi meccanismi è indiscussa. In definitiva un buon lavoro.

Mickes2 27/08/11 18:34 - 1668 commenti

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La privatizzazione che incombe in maniera beffarda, delucidata da un amministratore delegato che ha le sembianze di un fantasma. Storie di vita, amicizia, lavoro: i tratti distintivi di Loach ci sono tutti. Con la consueta sensibilità racconta esistenze difficili, di persone che lottano tutti i giorni per ottenere qualcosa o semplicemente andare avanti. Partecipe e disilluso delinea un contesto e i personaggi che ne fanno parte, mischiando ironia, solidarietà e dramma. I dialoghi alle volte saturano andando un po’ fuori dai binari.
MEMORABILE: Il finale.

Enzus79 17/04/13 15:43 - 2300 commenti

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La sfortuna che cade su una società ferroviaria inglese e sui suoi operai. Ken Loach sa come affrontare certe tematiche, senza mai cadere nel dramma più totale. Storia che fa riflettere. Attori sconosciuti ma che comunque se la cavano.

Pinhead80 27/07/15 12:30 - 4300 commenti

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Altro viaggio nel proletariato che vive nell'incertezza continua di un lavoro e di un futuro. Questa volta le vittime di questa situazione sono degli operai delle ferrovie nella morsa delle privatizzazioni e in balia della flessibilità del lavoro. Con la solita amarezza di fondo Loach ci racconta la vita dignitosissima di gente comune che riesce in qualche modo ad assorbire i cambiamenti cercando anche di far valere i propri diritti. Ma c'è la necessità di guadagnare e di sostenere le proprie famiglie. Si riesce al solito anche a sorridere.
MEMORABILE: Lo scherzo delle sardine; L'ufficio di collocamento.

Marione 10/03/17 11:32 - 103 commenti

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Film talmente attuale da lasciare disarmati: il precariato, la disoccupazione, le agenzie interinali che sembrano esclusiva nostrana sono invece fenomeno di ogni nazione e di ogni tempo. Gli operai ferroviari britannici alle prese con la privatizzazione del 2001 sembrano muoversi nell'Europa di oggi. Il dramma nel finale lascia forse incerti sul messaggio della pellicola, ma non abbassa il livello della riflessione sociale. Si sorride, anche, ma molto più ci si affeziona ai poveri navigators. Da vedere insieme a Cacciatore di teste: stesso tema.
MEMORABILE: Lo "scivolo"; I pezzi nuovi fatti demolire dal caposquadra; La moglie che prona il marito; Il funerale nel finale.

Magi94 18/03/20 21:49 - 820 commenti

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Altro spaccato loachiano della classe operaia inglese nei tempi della ristrutturazione liberista del lavoro. I risvolti grotteschi della privatizzazioni delle ferrovie rimangono ben impressi fin dal video d'introduzione alla nuova società, con la sua imperscrutabile "mission". Rimane per tutto il film un senso di disagio e tensione durante le scene sui binari, di ovvia precarietà vitale e lavorativa, che porterà a risvolti tragici. Buona anche la rappresentazione della vita privata degli operai, ancora divisa in ruoli di genere ben definiti.

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Daniela 22/05/22 22:01 - 11522 commenti

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La privatizzazione delle Ferrovie di Stato britanniche raccontata attraverso l'impatto sulle vite di alcuni operai inglesi per i quali il principio della libera concorrenza, sbandierato come una conquista, significa perdita dei diritti sindacali acquisiti, precarietà del posto di lavoro, minori tutele e anche minore sicurezza. Basandosi su una sceneggiature scritta da un ex dipendente delle ferrovie attingendo dalle proprie esperienze, Loach dirige un piccolo film prezioso che nella sua immediatezza sembra quasi una candid camera ma riesce a informare quanto un buon documentario.
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