Con un film realizzato in stop motion, Wes Anderson filma un’opera molto originale, ricca di riferimenti ad opere cinematografiche e letterarie, nonché (il teatro kabuki) alla cultura del paese in cui è ambientata la vicenda, il cui protagonista è portatore del valore della solidarietà e del rispetto verso le creature viventi.
Tecnicamente pregevole, il film è contraddistinto da un’ottima tecnica di animazione e da sfondi molto ben realizzati.
Assai a proprio agio Wes Anderson alla prese per la seconda volta con lo stop motion, grazie al quale il suo specifico stile fatto di estetica da cui scaturisce una naturale comicità assume ulteriore forza: le inquadrature sono sempre pulite e precise, la composizione esemplare, ma questa volta, in qualche modo, più bilanciate, grazie all'uso di colori ed elementi grafici d'artificio e a una serie di omaggi al cinema giapponese, che sembra sposarsi ottimamente con le sue intenzioni.
Anderson non è un autore a cui piace essere convenzionale e la cosa viene confermata anche da questo cartone animato realizzato in "stop motion". Una storia di inganni e depistaggi dei fan dei gatti a danno della razza canina. Un po' come in V per vendetta la paura è il tramite con cui si ottiene più facilmente potere e si infliggono più danni agli avversari. Ma l'amore e il sentimento vincono su tutto. Sembra semplice ma il film è condito con umorismo salace e ritmo cadenzato, un po' ipnotico.
MEMORABILE: Il linguaggio cani/umani; Le votazioni.
Lo stile Anderson è questo. Ma se da una parte si può sempre apprezzare una certa originalità, seppur non come agli esordi animati. Dall'altra si ha a che fare con un prodotto filmico, che procede a singhiozzo, alternando momenti riusciti, a semplice noia, accentuata da dialoghi non sempre particolarmente interessanti, anzi. Comunque, il risultato non è poi così male. A Wes il coraggio non manca di certo; e si ha anche la sensazione, che l'altrui giudizio non lo tanga, quasi facesse cinema più per se stesso.
MEMORABILE: L'assistente, sicario, maggiordomo; Il randagio, sempre in minoranza nelle votazioni "Io mordo"; La preparazione di tentacolo e granseola.
Adorando la tecnica dello stop motion, i cani e il Giappone, con me questo film sfonda tre porte aperte. Stile unico quello di Wes Anderson, da cui si evince una cura maniacale per i dettagli e per tutta la composizione generale: dalla scelta dei colori a quella delle musiche. Particolare la regia, che alterna momenti di dialoghi forsennati e anche scene d'azione a lunghissime sequenze in cui invece sono solo le immagini a parlare, che mi han ricordato molto certi lungometraggi animati degli anni 70. Un gioiellino.
MEMORABILE: Il lavaggio di Chief; L'inseguimento finale.
Anderson torna all’animazione e in particolare alla stop motion raggiungendo vette raramente viste prima; s’inventa piani e movimenti dinamici ed estremamente funzionali al racconto, una storia “postatomica” dalle sfumature ecologiste, ambientata in un futurista e dittatoriale Giappone in cui i cani sono stati messi al bando e rischiano l’estinzione. Lento in alcuni passaggi, che risultano un po’ macchinosi e difficili da seguire anche per via dei molti personaggi tirati in ballo, si guarda comunque con estremo piacere.
Come fu per Mr. Fox (e non solo per il ritorno allo stop motion), nuovamente il regista ci presenta una formula particolarissima: quella di una narrativa che per vari elementi sembrerebbe rivolta a un pubblico di giovanissimi ma poi non lo è affatto. E' un mondo distopico quello raccontato, governato dal caos che è il frutto della mancata sincronia dei sentimenti umani. Tenerezza e amarezza, ma con pillole di gioia, soprattutto per gli occhi: definirlo un capolavoro artistico nello stile "retro-kitsch-nippo-folk" è riduttivo. Adorabile.
Se il racconto è perlopiù divertente (pur soffrendo di qualche punto morto di troppo) e con qualche spunto per la riflessione sul contrasto dittatura/democrazia e sulla politica in generale, l'animazione e la fotografia sono davvero fenomenali e rappresentano il vero punto di forza del film. Non c'è una sola sequenza che non stupisca per potenza visiva e, anche quando la trama soffre dei difetti sopra menzionati, la forza dell'immagine provvede a mantenere alto il livello d'interesse. Animazione di altissimo livello.
Stilisticamente indiscutibile, la "forma-cartone" concede a Anderson la possibilità (parziale) di eludere certe supponenti fragilità narrative del suo cinema a tutto vantaggio d'un perfezionismo qui meno rigoroso proprio perché più contestualizzato. Indovinata e "fruttuosa" l'ispirazione antinomica del film di animazione occidentale sul Giappone, col conseguente cortocircuito di simboli, citazioni, giochi sul linguaggio. Si respira una vaga brezza alla Anomalisa ma meno disturbante per quanto talora importuna. Ringhiante Chief, urtante Petit Prince Atari.
MEMORABILE: Il sindaco Kobayashi; Il coro dei cani compagni di Chief.
Nel 2038 in Giappone, tutti i cani sono deportati su un'isola-discarica col pretesto di una influenza canina che potrebbe contagiare gli uomini. Mesi dopo, un bambino parte alla ricerca del suo amato Spots... Dopo la felice esperienza di Mr.Fox, il regista torna alla tecnica dello stop-motion con questo apologo contro le distorsioni del potere, questa volta scrivendo anche il soggetto e proprio nella scrittura sta la forza e la debolezza del film: è originale, spiazzante, ma non del tutto convincente, soprattutto per quanto riguarda i dialoghi. Animazione rivolta agli adulti.
MEMORABILE: La preparazione del piatto avvelenato; Le votazioni in cui il cane randagio è sempre messo in minoranza.
Favoloso e favolistico, questo - impegnativo - lavoro di Anderson scivola via leggero come un cartoon, pur affrontando temi tutt'altro che frivoli. E mentre l'Oscar per l'animazione se lo portò via (con indubbi meriti) la Marvel, questo stop-motion probabilmente non raggiunse tutto il pubblico che avrebbe potuto e meritato. I personaggi sono tutti ben descritti, le voci originali hanno un cast fantasmagorico, le musiche sono allineate con lo spirito della storia, insomma, è un'operazione deliziosamente folle e gioiosa.
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DiscussioneRaremirko • 15/02/21 19:53 Call center Davinotti - 3863 interventi
Anderson ha ormai fatto dell'eccentricità colonna portante del proprio stile, nel bene e nel male; discreta animazione, un pò di tenerezza per un film orientaleggiante che va via veloce.