LE LOCATIONLE LOCATION

L'IMPRESSIONE DI MMJ

E' difficile immaginare come una buona idea e alcune trovate sceniche notevoli, che comprendono ottime inquadrature di paesaggi desolati e spiagge di grande fascino, possano diventare parte integrante di un film tanto fiacco. Eppure è così, perché DOORS si arena ben presto in derive new-age di una noia abissale, che definire pesantissime è fargli un complimento. La divisione in tre capitoli diversi non ha molto senso, come in fondo non ce l'ha il resto del film, costruito senza una vera logica che sottenda a quanto viene raccontato. Il primo segmento prende il nome di "Lockdown" e vede un gruppetto risicatissimo di studenti chiusi in classe per un compito. Le radioline gracchiano lanciando messaggi...Leggi tutto strani, dall'esterno provengono grida e suoni che nessuno può intuire cosa siano. Si sta verificando il fenomeno alla base della storia: in ogni parte del mondo compaiono dal nulla porte su altre dimensioni. Una è quella entro cui si cacciano i nostri studenti, sempre con estrema lentezza e scambiandosi frasi buttate lì senza un briciolo di ricercatezza mentre sullo schermo, di tanto in tanto, compaiono parole tutte da interpretare (ma anche no, consideratane l'inutilità). Alla dimensione misteriosa si accede oltrepassando una sorta di parete a peli rigidi che flettono insieme creando un effetto spazzola di ferro ricreato digitalmente persino con una certa cura. Cosa esista al di là non è però ancora dato sapere (giusto a sottolineare l'insignificanza di questo primo segmento). Si passa poi a "Knockers", ovvero il nome assegnato a coloro che si addentrano coraggiosamente all'interno delle porte. Vestiti da astronauti della domenica, alcuni ardimentosi varcano la soglia e si ritrovano in un appartamento come tanti, dove però i biberon sono impilati in modo assurdo e su di un letto è seduta una ragazza. Chi è? Niente: non ci si riesce a sentire coinvolti, da scoperte tanto insipide. Col terzo e ultimo segmento, "Lamaj", si va di male in peggio: siamo di fronte a un vero invito all'assopimento cui è difficile resistere, anche perché è difficile imbattersi al cinema in scene altrettanto insulse. Ci aiutasse la musica... macché, effetti sonori e poco altro, in attesa di chiudere sulla più sciocca intervista via web mai ascoltata, con colpo di scena finale da far ridere i polli. L'unico effetto speciale rimarchevole è dato da un tizio con un casco da astronauta al cui interno si moltiplicano petali di fiore fino a soffocarlo: non dice nulla come tutto il resto, ma almeno è simpatico. L'idea dei portali è gettata alle ortiche e alcuni splendidi paesaggi naturalistici o urbani fanno da contorno a un preoccupante vuoto pneumatico nel quale i personaggi recitano con tempi catatonici scambiandosi banalità agghiaccianti (e attenzione ai doppelgänger...). Sembra un film da circuito underground pretenzioso cui assistere imbambolati, magari rapiti da suggestive immagini del mare che si frange sulla spiaggia deserta, tra scogli e alberi.... Tre episodi diversi (in onguno cambiano regista e attori) riuniti a comporre una storia priva delle basi minime per catturare l'attenzione. Chi volesse arrivare alla fine si procuri in anticipo un paio di tazze di caffè...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 17/05/22 DAL DAVINOTTI

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