The lighthouse

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Titolo originale: The Lighthouse
Anno: 2019
Genere: drammatico (bianco e nero)
Numero commenti presenti: 14

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I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 16/12/19 DAL BENEMERITO DEEPRED89
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Fedeerra 31/12/19 05:38 - 422 commenti

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In Persona di Ingmar Bergman erano due donne ad attraversare il fosco sentiero della follia e della solitudine. Qui, nel plumbeo film di Eggars, sono invece due uomini a illustrarci il cammino verso la perdita di sé. Il regista statunitense si aggrappa a tutto il cinema est europeo degli anni 50 e 60 e inscena una sorta di rivendicazione autoriale. Dafoe e Pattinson sono due formidabili derelitti umani, accovacciati tra i loro incubi e le loro visioni, annegati dall’alcol, affascinati dai propri spettri. Fotografia e sound da brividi.

Deepred89 16/12/19 22:34 - 3282 commenti

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Eggers, tecnicamente dotatissimo, punta in alto a dipinge con tocchi di un autorialismo vicino a certo est Europa una storia di isolamento e follia, sturm und drang antieroico tra tempeste, fiumi di alcol e una progressiva - seppur ridondante - discesa nel delirio e nell'allucinazione. Pellicola di non leggera fruizione ma potente e spesso sgradevole, che getta su un'isola sperduta nel tempo e nello spazio due divi desiderosi di sporcarsi le mani: Dafoe maschera repellente e pietosa, Pattinson in ascendente climax alcolemico e paranoide.

Herrkinski 21/12/19 16:49 - 5123 commenti

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Eggers si dimostra sempre più regista talentuoso e con una visione ben precisa, qui evidente nella direzione degli attori (entrambi straordinari, per inciso) e nella particolare impostazione tecnica di fotografia e aspect-ratio, studiata per richiamare il cinema d'essai e reminescente delle prime pellicole del '900, in particolare certo cinema tedesco. Notevole l'ambientazione naturale, muta testimone di una discesa nella follia umana e nei peggiori istinti, in un crescendo di alienazione raramente rappresentato su schermo con tale efficacia.

Bubobubo 23/12/19 21:35 - 1199 commenti

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Due maschere grottesche deformate dall'alcol, un gabbiano guercio, un faro-fallo custode di un tesoro inaccessibile, una tempesta infinita. Il secondo opus eggersiano, manifesto di un orrore grafico che percola tra le pieghe di una storia folk ugualmente debitrice a Poe, Lovecraft, Coleridge, Henry James e Murnau (b/n espressionista di perfezione tecnica spaventosa), è una logorante e a tratti eccessiva tenzone omoerotica fra Kronos-Dafoe e Zeus-Pattinson che, tra allucinazioni ero-ematiche, collassa sotto il peso di segreti inconfessabili.
MEMORABILE: Autoerotismo allucinatorio nella rimessa; Da (quasi) bacio a scazzottata; "Bullshit!"; L'orrore puro e infinito del finale metafisico.

Cinecologo 27/12/19 14:31 - 40 commenti

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Non basta andare a scuola dai grandi maestri per approssimarsi alla loro grandezza... Non funziona così nemmeno per Eggers, le cui fonti ispirative sono evidenti: da Bergman a Polanski all'ultimo Trier (per le scene visionarie e spesso grossolanamente pacchiane) e chi più ne ha... Ma se il film è potente e ben riuscito sul piano visivo, risulta fortemente insipido sul piano dei contenuti. Eggers è un ottimo venditore di fumo e, difatti, uno dei registi probabilmente più sopravvalutati degli ultimi anni.

Kinodrop 4/01/20 20:23 - 1494 commenti

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A partire dall'ambientazione già si percepisce un'inquietudine che all'apparire dei due protagonisti diventerà vera e propria tensione fino alla fine. Due personalità al limite della paranoia che percorrono un'impossibile convivenza tra vincoli gerarchici, insubordinazioni e tentativi di una conciliazione in chiave amicale-omoerotica, il tutto sotto il peso di un pregresso misterioso e allucinatorio. Una grande regia e un b/n di stampo espressionistico danno forza a un soggetto di realtà alterata che però nel finale si incaglia nel ridondante.
MEMORABILE: L'esemplare performance dei due protagonisti; Le prove fisiche di Pattinson; Il gabbiano; La cura del sound; La "terapia" alcolica; La sepoltura.

Daniela 11/01/20 18:32 - 9376 commenti

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Un racconto apocrifo di Lovecraft diretto da Bergman in un momento di depressione ed interpretato da due tizi che sembrano usciti da una litografia di Goya... Le suggestioni suscitate dalla visione transitano attraverso una forma raffinata in cui ogni scelta tecnica, dal formato alla fotografia alla colonna sonora, accentua una sensazione di disagio che si insinua sottopelle. Horror primordiale che si nutre di miti e leggende, come dimostra nell'epilogo la possente rappresentazione del destino di un Prometeo pazzo che ha osato rubare il fuoco ad un Dio rozzo e geloso del suo potere.
MEMORABILE: Quel che cola dalla stanza proibita; L'amplesso tentacolare

Cotola 12/02/20 22:02 - 7513 commenti

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Tecnicamente sontuoso: con una fotografia di grande suggestione, un sonoro eccellente ed una regia da leccarsi i baffi. Dafoe e Pattison giganteggiano, con il primo che si fa leggermente preferire al secondo. Narrativamente e contenutisticamente parlando le suggestioni sono moltissime: registiche (Bergman e Polanski su tutti); letterarie (Lovecraft e Coleridge); pittoriche (Goya in primis). Ed è bello, ed un po' impegnativo, perdersi in quest'incubo in bianco e nero dai tempi e dai contorni imprecisati, in cui si staglia chiarissimo il mito di Prometeo che sfida un Dio geloso e vendicativo.

Giùan 2/03/20 10:24 - 2987 commenti

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Eggers trasla la rarefazione catatonica dell'esordio nella furia inquieta e iconoclasta di questa opera seconda. Se il risultato è più attraente dal punto di vista cinematografico, il sospetto di una sorta di fuoco sacro neo calligrafico resta piuttosto insistente, come testimonia la distanza tra l'originale forma stilistica e una estenuante succedaneità di contenuti, che la molteplicità dei riferimenti pittorico/letterari/psicologici nobilita senza risolvere. Pattinson conferma un coraggio vampiresco ma il ruminar bestemmie di Trinchetto Dafoe incanta.

Hackett 16/03/20 18:28 - 1725 commenti

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Affascinante e criptico, questo piccolo horror dal budget contenuto sfrutta al meglio la capacità del regista di parlare per immagini, riuscendo a inquietare anche solo con silenzi e sguardi. La fanno da padrone i due bravi protagonisti, con un Dafoe al solito impeccabile. Alcune immagini oniriche sembrano riportare a tematiche lovecraftiane, per questo motivo potrebbe essere ostico per chi non apprezza lo scrittore americano. Resta comunque una pellicola intensa, come il bianco e nero usato per la desolata fotografia. Da vedere più volte.

Taxius 28/05/20 12:46 - 1643 commenti

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Robert Eggers dopo il meraviglioso The witch si ripete e gira un altro film dalla grandissima carica suggestiva che trasuda amore per la mitologia, la letteratura e il cinema; impossibile infatti non pensare a Prometeo, a Lovecraft e al cinema espressionista tedesco. Girato tutto in bianco e nero, "The lighthouse" è un lungo scivolare nella follia di due uomini confinati in un'isola in cui superstizione, alcolismo e diffidenza saranno grandi protagonisti. Monumentali Dafoe e Pattinson e spettacolare la fotografia. Meravigliosamente claustrofobico.

Rebis 30/05/20 11:23 - 2088 commenti

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Horror edotto, letterario che fa appello a una pletora di evidenze autoriali, stilistiche, immaginifiche per sostanziare una messa in scena anticonvenzionale ma misurata, spiazzante ma ieratica, grottesca ma cerebrale. L'emozione latita, l'occhio trova la sua parte rincorrendo una teoria di temi, l'analogia imperversa, mentre il senso ultimo e remoto si inabissa nell'ombelico dell'autore. Dafoe e Pattinson in disorientato overacting.

Jandileida 2/08/20 20:33 - 1253 commenti

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Richiami cinematografici che riportano a lontani gabinetti delle Germania weimariana, richiami letterari che si situano tra gli antri bui di Poe e il furioso mare di Melville, due attori corrosi dai propri personaggi e sentori non troppo vaghi di grande cinema: questi gli ingredienti della claustrofobica, a tratti grandiosa, scarpinata per le spelonche della mente umana che Eggers ci propone con un cipiglio raro di questi tempi. Il ritmo è austero ma non manca una certa vena ironica. La colonna sonora quasi industrial suggella il tutto. Il diavolo ha fatto stavolta anche i coperchi.

Capannelle 16/08/20 23:49 - 3720 commenti

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Sicuramente tirato per le lunghe e pretenzioso in alcuni passaggi, riesce comunque a lasciare traccia grazie alla parte tecnica visiva e sonora e alla bravura dei due attori protagonisti che peraltro rimangono più impressi nella parte iniziale, prima di perdere vicendevolmente la brocca. Più esistenziale che horror, è un racconto molto ricercato (anche troppo?) che vive delle prove attoriali e della situazione claustrofobica che vivono. Con esiti contrastanti e il segnale alquanto brutto di guardare l'orologio per sapere quanto manca alla conclusione.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Bubobubo • 1/01/20 14:20
    Call center Davinotti - 216 interventi
    Schramm ebbe a dire:
    Cinecologo ebbe a dire:
    Cos'è davibook?

    è una quarta dimensione dove vengono deportati tutti gli off topics, ovvero tutto quanto esula dalla strettissima attinenza al film. insomma la facebook side del davinotti (la voce per accedere sta in alto alla tua destra).

    questo è uno di quei casi in cui il sollevato cartellino giallo mi trova, almeno per come ho intavolato io le cose, in buona parte discorde, perché sempre interpolate e interfacciate con eggers e col suo operato. però è anche vero che una sponda come quella lambita può portare a una molto più lontana (ma in fondo è la congenita natura del cinema, i film non sono compartimenti a inviolabile tenuta stagna, sono singoli organi di un immenso leviatano, di un'anatomia di vasi comunicanti), quindi anche ci sta.

    posso solo, di mio, cedere la parola a bubo che il film l'ha visto e ribadire che se non so precisamente di cosa si sta parlando, un'idea precisa sul chi ce l'ho, e per quello che ho visto trattasi di artifex che poco o punto ha a che fare col citazionismo spicciolo e insterilito adottato-adattato per fare il gran ganzo e darsi un tono di superiorità o di quella furbizia che hai (giustamente, anche) attribuito a un refn.

    se a questo giro di boa è davvero scivolato anche su questa buccia di banana, parlerò di spannometrico passo indietro. ma per ora resto nel limbo del condizionale, anche perché le impressioni tue e di bubo sono troppo diametralmente opposte e contrapposte..


    Non saprei bene cosa aggiungere rispetto a quello che avevo scritto un po' più sopra, se non che ora il punto di vista di Cinecologo (con cui comunque non mi trovo granché d'accordo) mi è decisamente più chiaro. Cercando di soppesare pro e contro, dalla mia prospettiva, e di riassumere la mia opinione sul film (anche paragonato al precedente):
    1) vi è un comune retroterra folk horror (leggende e superstizioni popolari, spettri e apparizioni perturbanti) che se è rimasto indigesto in The Witch rimarrà indigesto anche qui;
    2) rispetto a The Witch, molto più sobrio anche sotto il profilo della costruzione narrativa (escluso il finale), qui la ricerca formale fa sicuramente un bel passo in avanti, sia sotto il profilo tecnico (il b/n, che per contrasto può ricordare la stagione storica dell'espressionismo, è perfetto), sia sotto il profilo contenutistico (vi è un citazionismo pervasivo, a mio avviso opportunamente risemantizzato da una prospettiva diversamente coerente, che abbraccia molte cose - l'epica marinaresca di Coleridge, l'(omo)sessualità morbosa di Henry James, l'orrore sordido di Poe e quello metafisico di Lovecraft, le "assenze" bergmaniane e chissà quante altre cose ancora) sia sotto il profilo linguistico (utilizzo di registri arcaici frammisti a slang da basse periferie che, per il tempo, è discronico: vd. anche il Lanthimos di The Favourite che ha ragionato similarmente per i dialoghi dei suoi personaggi);
    3) rispetto a The Witch è minimalista e massimalista assieme - minimalista nelle ambientazioni, massimalista nella loro impostazione;
    4) rispetto a The Witch indovina un finale clamoroso, di puro orrore (non così lontano dai frammenti di cosmico, assoluto orrore che pervadono l'ultimo Twin Peaks lynchiano), ma scivola in più occasioni nella seconda metà, soprattutto per via di alcuni eccessi grafici e linguistici che dopo un po' sforano il parossismo e perdono di vera efficacia.

    Ridotto ai meri voti: per me The Witch vale 3.75/5, questo 3.5/5.
  • Discussione Schramm • 1/01/20 15:12
    Risorse umane - 6710 interventi
    Cinecologo ebbe a dire:
    Rido. S. ma come, non l'hai nemmeno visto il Faro??

    no, e lo vado scrivendo, tutt'altro che incomprensibilmente, dal primo post... :D ho anche assai chiaramente scritto un paio di volte che il paragone da te fatto con wheatley mi stuzzica non poco a imbarcarmi. magari per meglio implementare cosa non mi piace/convince di eggers fai quattro passi dalle parti del topic stregonesco.. ;)

    però lo stroboscopico e onfaloscopico Neon sì, mi ha leso le retine e anche qualcosa d'altro di sottostante. ti rimando ai rispettivi commenti e thread o zender ci fa lo shampoo coi raudi.
  • Discussione Schramm • 1/01/20 15:33
    Risorse umane - 6710 interventi
    Bubobubo ebbe a dire:

    1) vi è un comune retroterra folk horror (leggende e superstizioni popolari, spettri e apparizioni perturbanti) che se è rimasto indigesto in The Witch rimarrà indigesto anche qui;


    non è quello in sé a essermi rimasto sul gozzo, quanto il mancato amalgama tra immanenza e trascendenza, tra fantasmi della psiche e reali.
    l'olio della senescenza e dell'autosuggestione a destra, l'acqua della dark side of the wood a sinistra, accostate anca ad anca senza abbracciarsi mortalmente mai. quando c'è l'una l'altra si fa da parte e viceversa. come due emisferi cerebrali che non ammettono gioco di leve.

    se si è nuovamente mosso in tal senso, diciamo che slitta da visione prioritaria a secondaria.

    mentre mi suggestiona e incuriosisce molto di più il fatto che il citazionismo sia, a quanto dici, non solo organico e dinamizzante, ma anche di matrice più letteraria che cinematografica, cosa che dovrebbe sottrarre l'opera all'epidermicità che cinecologo invece le rimprovera. mi sembra, almeno sulla carta, un colpo di dadi vincente.
    Ultima modifica: 1/01/20 15:36 da Schramm
  • Discussione Bubobubo • 1/01/20 15:58
    Call center Davinotti - 216 interventi
    Per me è così, ma sono curioso di capire cosa ne penserai a visione ultimata :)
  • Discussione Schramm • 1/01/20 16:06
    Risorse umane - 6710 interventi
    Bubobubo ebbe a dire:
    Per me è così, ma sono curioso di capire cosa ne penserai a visione ultimata :)

    le faremo sapere (il problema come sempre in siffatta risposta resta il quando...)
  • Discussione Daniela • 1/01/20 20:19
    Consigliere massimo - 5123 interventi
    Cinecologo ebbe a dire:
    Sono anche curioso di leggere il commento di Daniela su questo di Eggers

    Prima vedo poi ne parlo. E vedrò certamente, avendo molto apprezzato il film precedente del regista mi incuriosisce scoprire se si è trattato di un isolato exploit o meno.
    Ultima modifica: 1/01/20 20:26 da Daniela
  • Discussione Cinecologo • 2/01/20 16:31
    Galoppino - 20 interventi
    Grazie a tutti dello scambio. Concludo concordando comunque con bubo circa il fatto che un leggero passo avanti rispetto alle streghe qui Eggers lo abbia fatto: il precedente è davvero poca, poca cosa sotto ogni aspetto
  • Discussione Daniela • 11/01/20 18:44
    Consigliere massimo - 5123 interventi
    Cinecologo ebbe a dire:
    Grazie a tutti dello scambio. Concludo concordando comunque con bubo circa il fatto che un leggero passo avanti rispetto alle streghe qui Eggers lo abbia fatto: il precedente è davvero poca, poca cosa sotto ogni aspetto

    Visto ed apprezzato questo Lighthouse di cui ho appena inserito il commento.
    E'innegabile che il film attinga a diverse fonti, cinematografiche, letterarie e pittoriche, ma a mio parere questo non ne costituisce un limite, ma un arricchimento in quanto tali suggestioni sostengono una personale rielaborazione.
    Aggiungo che ho visto tutti i film che nel tuo primo post hai consigliato di comparare a Lighthouse, compreso il poco noto "A field in England".

    Quando al primo film del regista, totalmente in disaccordo, reputando The Witch uno degli horror più belli e rigorosi degli ultimi anni.
    Ultima modifica: 11/01/20 18:50 da Daniela
  • Discussione Bubobubo • 12/01/20 15:21
    Call center Davinotti - 216 interventi
    Daniela ebbe a dire:
    Cinecologo ebbe a dire:
    Grazie a tutti dello scambio. Concludo concordando comunque con bubo circa il fatto che un leggero passo avanti rispetto alle streghe qui Eggers lo abbia fatto: il precedente è davvero poca, poca cosa sotto ogni aspetto

    Visto ed apprezzato questo Lighthouse di cui ho appena inserito il commento.
    E'innegabile che il film attinga a diverse fonti, cinematografiche, letterarie e pittoriche, ma a mio parere questo non ne costituisce un limite, ma un arricchimento in quanto tali suggestioni sostengono una personale rielaborazione.
    Aggiungo che ho visto tutti i film che nel tuo primo post hai consigliato di comparare a Lighthouse, compreso il poco noto "A field in England".

    Quando al primo film del regista, totalmente in disaccordo, reputando The Witch uno degli horror più belli e rigorosi degli ultimi anni.


    D'accordissimo, come spesso accade. :)
  • Discussione Ruber • 25/03/20 06:41
    Compilatore d’emergenza - 8961 interventi
    A mio giudizio insieme a “Gli occhi del mistero” i migliori horror degli ultimi anni. Questo ha in più una recitazione vintage, e la scelta di non usare il colore ma il b/n è stata più che azzeccata, vista anche la location isolata che rende tutto molto tetro.