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"BLU BAR", IL DOCUMENTARIO SU "PROFONDO ROSSO"
lunedý 26 gennaio 2009
ImageIl documentario BLU BAR, vincitore del primo premio al Torino Horror Festival del 2002, è un documentario realizzato intervistando i protagonisti e la troupe di Profondo Rosso e andando a ritrovare le location in cui il film venne girato.
A questo proposito vi invitiamo a leggere lo...

SPECIALE LOCATION DI PROFONDO ROSSO
completato utilizzando in gran parte il girato del documentario.

Ma lasciamo ora la parola a Davide Della Nina:

Vidi per la prima volta Profondo Rosso in televisione nel 1986 e ne rimasi subito affascinato. Il pensiero vi ricorreva ossessivamente, come la nenia infantile che l’assassino ascolta prima di commettere gli omicidi. Ho conosciuto Alessandro Benna nelle regie della più importante emittente privata torinese, dove lavoravamo ormai da anni come free. Verso la fine del 2001 proposi ad Alessandro di realizzare un documentario che avrebbe dovuto avere come soggetto il film più famoso di Argento. Si dimostrò da subito interessato al progetto nonostante i due problemi principali: i tempi e i costi! Comunque decidemmo che appena terminato l’inverno avremmo potuto tentare. L’impresa sicuramente più impegnativa fu quella di riuscire ad ottenere tutti i permessi per poter riprendere i luoghi utilizzati per alcuni interni.

ImageIl 17/04/02, presso il teatro Carignano di Torino, iniziarono ufficialmente le riprese. L’angolo bar è praticamente identico, tanto che entrando nel foyer mi aspettavo di scontrarmi con l’individuo dalla mano guantata che (nel film) fuma una sigaretta subito prima dei due tendoni rossi celanti la platea.

Dopo aver lavorato a tutte le location principali di Torino partimmo per Roma dove ci aspettavano quattro giorni di lavoro MASSACRANTE (6 interviste – 4 location – Il negozio e museo di Cozzi – Il laboratorio di Natali)! Qui, a causa dei tempi stretti dovuti ai costi (come sempre) dovemmo sacrificare alcune tappe tra cui una delle location più importanti (“casa Righetti”) e l’intervista a Luigi Kuveiller: enormi mancanze che indubbiamente hanno il loro peso ,ma (come sempre) lo sporco denaro ha dettato legge! Infine facemmo visita al Civico Cimitero di Perugia in cui vennero girate le scene riguardanti la sepoltura della sensitiva.

Ecco qui di seguito (in rigoroso ordine cronologico) un estratto dalle interviste contenute in “Blu Bar”:

Nota: tutte le immagini e i testi delle interviste sono proprietà artistica ed intellettuale di Davide Della Nina (soggetto) e Alessandro Benna (regia), autori del documentario BLU BAR (2002). Il Davinotti ha l’esclusiva (non a scopo di lucro) sull’utilizzo delle medesime per fini puramente culturali. L'utilizzo di suddette immagini a scopo di lucro e/o di divulgazione a mezzo di un qualunque tipo di mezzo di informazione/comunicazione non autorizzato preventivamente (per iscritto) da Davide Della Nina o Alessandro Benna prevederà una immediata azione legale.


Image05/05/02 – 11:00 – Casa Vigorelli, Roma
Intervista a VIVALDA VIGORELLI


"David Hemmings, protagonista, inglese, stupendo, da noi principalmente conosciuto per Blow Up: grande attore, bravissimo, una persona deliziosa; era molto piacevole lavorare con lui: un grande professionista come tutti gli attori inglesi. Abbiamo avuto attori di teatro come Lavia, che adesso è famosissimo anche come regista ma che allora a livello di film aveva fatto poco. Poi Glauco Mauri, un altro sogno: lo amavo pazzamente e ci avevo già lavorato; lui al cinema si è dato poco o niente. Daria Nicolodi, la giornalista con la quale ho poi rilavorato sempre con Dario Argento in Phenomena: molto carina, frizzante, simpatica. Giuliana Calandra: una grande attrice di teatro che però ha lavorato molto pure al cinema a alla televisione; con lei ho lavorato molte volte, è una persona davvero piacevole; torturata, poverina, in questo film, perché veramente il trucco richiedeva più di tre ore e potevamo lavorare per pochissimo tempo. Macha Meril, anche lei molto carina; ho rilavorato anche con lei: l’abbiamo “uccisa” così barbaramente... Clara Calamai è stata davvero un grande ritorno: nessuno aveva pensato a riportare sugli schermi un personaggio come lei".


Image06/05/02 – 16:30 – Casa Argento, Roma
Intervista a DARIO ARGENTO


"Le idee sono come sassolini che vanno in un fiume in corsa, quindi questi sassi vengono trasportati per un po’ e a volte si fermano; a volte invece, improvvisamente, dopo un po’ di tempo la marea riparte e il sassolino ricomincia a correre. E così questa idea si fermò, l’idea di una sensitiva che sentiva un assassino passare e captava alcuni pensieri di questo assassino, che aveva appena compiuto un delitto. Questa è l’idea da cui è partito il film. Poi da lì però l’idea si incagliò per un lungo periodo e dopo, improvvisamente, si è allargata come tutte le storie, i romanzi, come tutti i film: nascono per una serie di idee che si accumulano una all’altra, anche separatamente e poi trovano dei lineamenti interni.
Ci fu un certo viaggio che feci a Torino quando ero adolescente insieme a mio padre: non ero mai stato a Torino, lui ci andò per lavoro e mi portò. Era d’inverno, pioveva, ed era una città tutta lucida, un’immagine forse quasi convenzionale: con queste luci gialle, queste piazze importanti ,questi monumenti, le case art decò, le ville... tutta una serie di cose che mi affascinarono moltissimo. Non so perché mi fecero venire dei pensieri strani, morbosi,anche un po’ inquietanti, su questa città".

Nella foto siamo sul terrazzo dell'enorme appartamento di Argento. Qui infatti ebbe luogo l'intervista. Dario ama molto le rose e il perimetro del terrazzo era praticamente composto da roseti. Dovevamo muoverci con cautela poiché il terrazzo era abitato da una tartaruga adulta intenta a tranquille passeggiate.


Image07/05/02 – 09:30 – Negozio Profondo Rosso, Roma
Intervista a LUIGI COZZI


"Quando lo conobbi, Dario stava ultimando Il gatto a nove code e mi invitò a scrivere insieme a lui il suo film successivo di cui aveva già il titolo (era Quattro mosche di velluto grigio) e del quale aveva anche un’idea. L’idea che Dario mi propose e che voleva che io sviluppassi insieme a lui era praticamente questa: c’è una seduta spiritica, durante un convegno di medium organizzato in un grande teatro, nel corso della quale un medium, per dare una dimostrazione, si concentra sul pubblico in sala e si accorge che in uno di questi spettatori c’è una mente omicida; un assassino è presente in sala. Questa era l’idea di Dario che mi invitò a sviluppare insieme a lui per fare Quattro mosche di velluto grigio. Come avrete già capito, in realtà si trattava dell’idea di partenza del film che lui avrebbe realizzato dopo, Profondo Rosso. Dario aveva già in mente quell’idea, infatti, al tempo del suo terzo film nel 1970. Noi lavorammo a lungo su di essa e il problema fu che non riuscimmo a trovare una spiegazione razionale; Dario era in un periodo in cui realizzava film assolutamente gialli, dove cioè tutto doveva essere spiegato e comprensibile e non riuscivamo a spiegare come facesse il medium, non conoscendo l’assassino, a captare i pensieri di questo omicida. Dario voleva che ci fosse una spiegazione razionale e non medianica e noi, che lavorammo tantissimo su questa idea (più di sei o otto mesi), non riuscimmo mai a trovare una spiegazione plausibile. Alla fine scrivemmo tutta la storia, sempre partendo da questa spiegazione. A questo punto Dario all’improvviso decise che non gli piaceva più la partenza. La eliminammo e sarebbe stato l’inizio del suo successivo thriller Profondo Rosso".


Image04/05/02 – 12:00 – Casa Calandra, Roma
Intervista a GIULIANA CALANDRA


"Mah… io… avevo una morte insomma non proprio delle migliori, che non auguro a nessuno: praticamente bollita dentro una vasca da bagno! Per chi non conosce i trucchi del cinema, chiaramente, io non ero veramente nell’acqua calda come si vede nel film; ci sono i vapori ma l’acqua era fredda. Fino ad un certo punto io ho ingurgitato acqua e mi sentivo soffocare, poi non riuscivi veramente più a tirare su la testa perché la mano di Dario Argento… altro che quella dell’assassino!"


Image04/05/02 – 16:00 – Laboratorio effetti speciali, Roma
Intervista a GERMANO NATALI


"Lavorare con Dario Argento è un vero piacere, anche perché è uno dei pochi registi che sa esattamente quello che vuole. Spesso mi confidava che tutto quello che lui riesce a realizzare e portare su pellicola non è altro che tutta una serie di paure, di incubi che lui ha durante la notte: lui precipita in tutta una serie di cose stranissime e mette praticamente su pellicola quello che “sente”. Mi ricordo che c’era un problema... lui voleva una macchia di sangue per terra e il truccatore faceva tutta una serie di prove, e lui ogni volta: ”no… no… non è bello… non è quello che voglio io!” Io avevo portato un barattolo di vernice alla nitro che era avanzato da una verniciatura di uno Spider rosso fuego della Legal Roids e gli ho detto: 'Dario, io ci ho una cosa in macchina, se vuoi te la faccio vedere' e nell’esatto momento che ho dato la vernice per terra lui è diventato euforico: 'Non è possibile! E’ vero! Sì, è questo quello che volevo!': era la pozza di sangue in cui si specchia Marc nei titoli di coda!
Per l’omicidio di Glauco Mauri (Giordani) abbiamo utilizzato un maialino vero, logicamente morto, di quelli piccolini... gli abbiamo messo un colletto di camicia e lo abbiamo infilzato con il coltello… una cosa… abbastanza raccapricciante!
Il tavolo ha il piano tutto di gomma… è trent’anni che sta lì!
Per Gabriele Lavia (Carlo) avevo preparato tutti i punti in cui andava a sbattere. Perché essendo agganciato (il carrellino non si vedeva perché era basso), quando il camion girava lo faceva sbattere contro i marciapiedi. Il materiale con cui avevo rivestito i marciapiedi è lo stesso utilizzato per il tavolo.

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07/05/02 – 11:30 - Museo degli orrori, Roma
Intervista a CLAUDIO SIMONETTI


Image"Eh… la colonna sonora di Profondo Rosso ha una storia un po’ particolare, perché noi eravamo da poco tornati dall’Inghilterra… Siamo stati per circa un anno in Inghilterra a fare provini, suonare, fare concerti… eravamo questo gruppo che non si chiamava ancora Goblin ma Oliver; avevamo anche un cantante americano che viveva a Londra. Facevamo un tipo di musica non molto lontana da quella che poi abbiamo fatto con Profondo Rosso. Poi siamo tornati in Italia e siamo entrati in sala di registrazione per registrare un album degli Oliver… Proprio in quel momento, e fortunatamente, noi facevamo questo disco con la Cinevox Records (Bixio), che era anche l’editore di quasi tutti i film di Dario Argento. Dario disse a Bixio che voleva per il film un gruppo rock che potesse eseguire le musiche, farle in un certo modo e dare uno stile al film molto particolare… allora Carlo Bixio fece ascoltare ad Argento tutto il materiale che stavamo creando con gli Oliver in studio e Dario disse: 'Mi piace molto quello che fanno questi ragazzi e vorrei conoscerli…”

Concludo ringraziando il Maestro Luigi Kuveiller; non solo perché persona squisita e che ha dato enorme contributo al cinema, ma anche per aver dato fiducia (meritata?) a due emeriti sconosciuti!

ARTICOLO INSERITO DAL BENEMERITO PAGNIMAURI
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