Tre piani

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MMJ Davinotti jr

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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

In uno stabile di Roma si incrociano (ma nemmeno troppo) le storie di tre diverse famiglie con i loro problemi, aperti simbolicamente dall'incidente d'auto iniziale nel quale un ragazzo ubriaco investe di notte, uccidendola, una povera donna che attraversava la strada. I genitori (Moretti e Buy) del giovane sono divisi tra il consolarlo (lei) e il rimproverarlo (lui), mentre senza nemmeno troppo accorgersene scavano sempre di più il baratro che li separa da un figlio che nella vita di cose buone pare averne combinate poche. Più apparentemente serena è la famiglia di Lucio (Scamarcio) e Sara (Lietti), che quando escono lasciano spesso la figlioletta dai vicini di casa, una coppia anziana con lui ormai avviato verso...Leggi tutto la demenza senile. Infine c'è Monica (Rohrwacher), fresca madre di una dolce bambina costretta a crescerla in assenza del marito (Giannini), costantemente via per impegni lavorativi. Tre storie che non hanno alcuna pretesa di apparire straordinarie e anzi puntano a ricostruire un quotidiano all'interno del quale ci si possa in qualche modo riconoscere. Per questo stonano - segnatamente nel segmento con Scamarcio - alcuni eccessi d'ira un po' eccessivi che avrebbero avuto bisogno d'incubare più gradatamente, prima di esplodere in tutta la loro virulenza. L'odio di Lucio nei confronti del vicino è chiaramente il sintomo di un equilibrio interno instabile destinato a trovare immediato contrappasso nella nipote del poveretto, Charlotte (Tantucci), fin da subito smaccatamente (anche qui con sfumature un po' goffe nella malizia di lei) attratta da Lucio. E' forse l'episodio che più ha da dire, a livello emozionale, e più mostra una varietà che sa farsi interessante. E' invece molto più ripetitivo e stanco quello in cui la Rohrwacher interpreta una donna tenera e svagata, rapita dalle attenzioni richieste dalla figlia ma conscia della lontananza del partner che la porta a rinchiudersi ancor più in se stessa, covando turbe destinate a non poter essere contenute oltre un certo limite. La terza storia (inizialmente quasi marginale), quella dei due coniugi costretti a fare i conti con un figlio che sembra voler rimandare le proprie colpe all'educazione sbagliata con cui è stato cresciuto, è quella che più poggia sulle spalle degli attori: sia Moretti nel ruolo difficile del giudice posto di fronte alla chiara colpevolezza del figlio che soprattutto la Buy, una volta di più davvero straordinaria nel trasmettere un'umanità e una naturalezza che in poche saprebbero restituire allo stesso modo, conferiscono all'episodio una credibilità in grado di trasformarsi nel vero valore aggiunto. Se qui non molto si ha da dire in termini di sviluppo (almeno fino a quando il personaggio della Buy non sale in cattedra diventandone l'unica autentica protagonista), le emozioni sono lasciate soprattutto alle interpretazioni. Un Moretti misurato s'impadronisce facilmente della figura del padre glaciale, indulgente solo come prima ovvia reazione ma pronto a desistere subito di fronte all'ostinata opposizione del figlio. Mentre Scamarcio, inizialmente un po' impacciato, acquisisce poi confidenza col personaggio offrendo un'interpretazione matura e solida. Le implicazioni etiche di ogni azione diventano facili spunti di riflessione, danno profondità a un'opera che però, al di là di un'accurata indagine pscologica, fatica a coinvolgere come dovrebbe, talvolta evanescente quanto la fotografia sbiancata che ne svilisce l'impatto visivo quasi a scarnificarla per ridurla all'essenziale. Una semplicità che si riflette nell'utilizzo di tecniche registiche elementari, in un ritorno al cinema costruito per veicolare prima di ogni cosa i sentimenti ma che non sempre riesce a sganciarsi da una banalità che avrebbe trovato giustificazione solo se supportata più efficacemente dalla sceneggiatura. Così invece i tanti momenti poco significativi ristagnano indebolendo l'insieme, assestato sulle coordinate del dramma in cui non c'è più posto per l'ironia del Moretti inimitabile d'un tempo.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 24/09/21 DAL BENEMERITO REEVES POI DAVINOTTATO IL GIORNO 25/09/21
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Reeves 24/09/21 09:40 - 849 commenti

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Il film che Nanni Moretti ha tenuto fermo per più di un anno per poter uscire in sala e non su una piattaforma di streaming (lodi infinite alla scelta). Originale adattamento di un romanzo, racconta di tre vite che si svolgono con scarsa interazione in tre piani diversi di un condominio borghese. Grande recitazione da parte del cast (Scamarcio il migliore, forse il meno bravo è proprio Nanni), affresco disperato di come la famiglia non sia più un punto di riferimento ma spesso una gabbia dalla quale serve affrancarsi. Coinvolgente
MEMORABILE: La seduzione malata della ragazza nei confronti di Scamarcio.

Lou 25/09/21 00:37 - 1059 commenti

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Non facile l’impresa di portare sullo schermo il bel libro di Nevo. Moretti ambienta a Roma i drammi umani delle tre famiglie del condominio di Tel Aviv adottando un approccio asciutto, cupo e disilluso, con una tensione che non cala mai e non lascia alcuno spazio alla sua proverbiale ironia. Sembra proprio che nel timbro della narrazione si rifletta l’attuale condizione dell’ormai stanco e anziano Moretti, che come sempre non rinuncia alla pretesa di imporre allo spettatore il proprio stato d’animo.

Markus 25/09/21 09:28 - 3462 commenti

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L'ultima fatica di Nanni Moretti, tratta dall'omonimo romanzo di Eshkol Nevo, è una serie di episodi sentimentalistici che s'intrecciano con una certa armonia, ma anche con una forse eccessiva virata verso guai e malefatte, tanto che si ha sempre timore che qualche ulteriore tragedia, oltre a quelle già viste, irrompa sulla scena. E' comunque un'opera ben interpretata, scorrevolissima e con una certa cura estetica (la Tantucci coglie l'occasione per un nudo "teen"). Un film che espone tanti avvenimenti ma in definitiva non particolarmente stimolanti.

Blade75 6/10/21 11:03 - 10 commenti

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Il peggior film di Nanni Moretti, che qui perde tutte le sue doti di semplificazione del linguaggio cinematografico. Alcuni personaggi inutili o discutibili, recitazione nel complesso mediocre. Ci sono scene davvero scadenti, ad esempio quella della sommossa anti-immigrati (a cosa serve?) o quella del tango itinerante, quasi un'eco del Nanni Moretti precedente, ma a sproposito.
MEMORABILE: La bambina che guarda la macchina che le è entrata in casa dopo il botto iniziale.

Galbo 9/10/21 21:37 - 11763 commenti

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Un'impresa difficile sulla carta, quella di portare sullo schermo il bellissimo romanzo di Nevo peraltro cambiandone l'ambientazione, che può dirsi compiuta brillantemente da Moretti. Tre episodi variamente intrecciati tra loro con personaggi le cui vicende recano un ampio spettro di sentimenti umani e un comune sfondo di velata malinconia sottolineata da una suggestiva colonna sonora. Tra gli interpreti, bravissima la Buy, più defilato il regista. Evocativa l'ambientazione in una bella e un pò decadente palazzina romana. 

Maxx g 10/10/21 12:07 - 530 commenti

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Sei anni dopo Mia madre, Nanni Moretti torna al cinema con un film che racconta tre storie di forte impatto sentimentale. I personaggi si incontrano, ma solo brevemente, per poi percorrere le loro strade. Abitano in tre piani diversi (da cui il titolo del film). Si inizia in "medias res", senza preamboli o prefazioni. Si parte dall'incidente di Andrea e da qui si dipanano le vicende, da quelle di Lucio e Sara, che affidano spesso la bambina a una coppia di anziani, ai genitori di Andrea fino alla giovane madre Monica. Un film che colpisce al cuore, da vedere.

Leandrino 11/10/21 21:17 - 316 commenti

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L'autore romano sembra puntare al cinema trascendentale di Ozu in questo intenso e doloroso film, in cui cadute personali e drammi del quotidiano intaccano la tranquillità degli abitanti di un rispettabile condominio borghese. Le vicende sono narrate con umano distacco e riescono a scansare il patetismo - ma ci si va vicini nel finale -, grazie anche alla prova equilibrata degli interpreti (che, intendiamoci, non fanno di più di quel che ci si aspetterebbe); Moretti dovrebbe invece limitarsi a dirigere, perché come attore rischia ormai di essere la caricatura di sé stesso.

Cotola 13/10/21 19:34 - 8184 commenti

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Tre piani, tre storie che si intrecciano tra loro, ove più ove meno, ritraendo così una variegata e piuttosto disturbata umanità. Forse il filo comune che le lega è il tema della colpa-responsabilità ma potrebbe esserci di più dietro le intenzioni di Moretti. Chissà. Di sicuro è l'opera più cupa del regista romano, quella assolutamente priva di ironia. Il film scorre via bene e non annoia mai ma manca di guizzi. Cast ricco, con la Buy e la Rohrwacher che interpretano la solita parte, a loro congeniale. "Gratuito" qualche - breve, per fortuna - accenno al presente. 

Myvincent 3/01/22 08:23 - 3040 commenti

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"Non sempre le parti più belle dei film sono ai primi ciak", dice il regista parlando del suo cinema e infatti questa sua ultima fatica inizia un po' in sordina per poi "complicarsi" poco a poco, svelando tutta la vulnerabilità dei personaggi alle prese con le grosse difficoltà che la vita produce. Grande capacità di descrivere le varie sfumature umane, anche quelle dei cosiddetti personaggi cattivi, con una conclusione definitiva che non arriva mai, o solo dopo molti anni di attesa. Tra gli attori primeggia su tutti Margherita Buy.

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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Uomoocchio • 24/09/21 13:10
    Galoppino - 5 interventi
    E cosi' nella penuria di nuovi titoli in sala, aspettando 007, arriva questo nuovo Moretti, Tre piani. Mi pare che la critica, spesso troppo accondiscendente, stavolta sia invece troppo cattiva. E" un drammone su colpa, responsabilita', liberta'. Insomma temini leggeri, ma avvincente anche se troppo lungo. I tre piani oltre che a quelli della palazzina dove e' ambientati, forse alludono proprio alla coscienza personale, alla legge e al desiderio, in contrasto con loro? E se migliore di obbrobrii tipo Palombella rossa, e' inferiore anche agli zenith morettiani. Il suo non e' mai stato un cinema che fa godere l'occhio, a parte certi sprazzi di Sogni d'oro e Habemus papam, ma qui davvero il rigore estetico, il giansenismo cinematografico morettiano rischia la piattezza e sconfina col televisivo. Dov'e' il limite tra bresson e la simil fiction? E irrisolto cone spesso nel regista l'equilibrio tra reale ecdurreale ( i oersonaggi che in 10 anni non invecchiano, il prefinale felliniano). Comunque da vedere. Bravi scamarcio e la buy. Moretti interprete no
  • Discussione Reeves • 25/09/21 23:49
    Call center Davinotti - 423 interventi
    Beh Palombella rossa obbrobrio non direi, ma ogni parere è lecito. Condivido invece il fastidio per il fuoco incrociato della critica contro il film. Mi sembra che a Moretti succeda ciò che accadde a Benigni: prima tutti lo incensano, poi tutti contro