Santiago, Italia

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MMJ Davinotti jr
Anno: 2018
Genere: documentario (colore)
Numero commenti presenti: 8
Papiro: elettronico

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Già nel titolo Nanni Moretti ristabilisce l'ideale contatto tra il nostro paese e un mondo che per molti, al tempo, nel 1970, aveva rappresentato il sogno impossibile di un socialismo umano, lontano dalla discussa applicazione russa e infinitamente distante dall'imperialismo americano. Perimetri politici che oggi sembrano appartenere a epoche scomparse ma che invece sono ancora utili per portarci a riflettere, a capire come quelli consumati nel Sudamerica dei Settanta furono solo alcuni dei tanti crimini impuniti decisi da chi siede in alto per ristabilire uno status quo più conciliante per chi deve mantenere il potere non solo sul proprio Paese ma sul mondo intero. Nanni Moretti, nell'unica scena in cui appare di persona, lo dice chiaro a...Leggi tutto uno dei militari intervistati che parteciparono al rovesciamento del governo Allende quell'11 settembre 1973 (già, proprio un altro 11 settembre, come se Al Qaeda nel 2001 ne avesse rappresentato idealmente una sorta di nemesi): “Io non sono imparziale”. E sappiamo bene da quale parte non può che stare chi aveva inevitabilmente guardato ad Allende come a un esempio: dalle parole dei tanti che ricordano quei tre anni come un'esplosione collettiva di gioia alle immagini di repertorio che celebravano il desiderio di cambiare, di sperimentare insieme un nuovo modus vivendi. Come se intorno gli occhi dei potenti non stessero guardando ad Allende non solo con sospetto ma con evidente avversione. E allora ecco i boicottaggi, le difficoltà, le prime avvisaglie di ostacoli insormontabili, l'orizzonte corto di un sogno, il cibo che scarseggia, la vendita sottobanco di generi alimentari fino al drammatico 11 settembre, scene che a rivedere oggi ancora gelano il sangue: i militari che bombardano il palazzo presidenziale della Moneda, Allende che ne esce con l'elmetto, la morte, l'improvvisa fine di un'epoca. Sono le parti più evocative del documentario, perché la forza dei filmati reali, degli aerei che sorvolano Santiago con la gente che urla nelle strade lascia col fiato sospeso, rende meglio di mille parole la drammaticità di quei giorni. Da lì in poi Pinochet: quasi mai citato, annacquato nell'anonimato di un regime dittatoriale, nei racconti del lager allestito nello stadio o di Villa Grimaldi. I militari come entità indivisibile, soldati che intervistati negano ogni responsabilità personale dicendo che eseguivano ordini, che il popolo li odiava molto più di quanto loro odiassero il popolo, cercando di allontanare ogni rimorso. Dall'altra parte chi racconta di torture, chi le descrive spiegando quanto chi le organizzava si divertisse. Un documentario che è un omaggio a un momento della storia che non va dimenticato, fitto di interviste interessanti e con una seconda metà in cui si narra anche della fondamentale funzione dell'ambasciata italiana, che offrì rifugio a tanti potenziali desaparecidos trasferendoli nel nostro paese, che unico in Europa non aveva riconosciuto come legittimo il golpe di Pinochet. Poi l'inquadratura del cadavere di Lumi Videla, la ragazza gettata oltre il muro dell'ambasciata dagli agenti per far credere fosse una vittima di chissà quali orge lì organizzate. Moretti guarda Santiago di spalle nella prima scena, compare per un minuto dopo l'intervista a uno dei due militari che replicano alle accuse, fa sentire la sua voce che interroga imprenditori e semplici persone scampate agli orrori di Pinochet. Niente di rivoluzionario, qui; solo un documentario ben strutturato, che nella seconda parte perde un po' d'incisività scegliendo legittimamente di non straziare.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 16/12/18 DAL BENEMERITO LOU POI DAVINOTTATO IL GIORNO 28/11/19
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Lou 16/12/18 15:36 - 1001 commenti

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Moretti ricorda il golpe del ‘73 in Cile attraverso interviste di stampo giornalistico ai diretti testimoni dell’epoca, molti dei quali trovarono rifugio e salvezza nella nostra ambasciata. Un documento interessante, che richiama un’epoca ormai lontana in cui la sinistra solidale e inclusiva in Italia aveva un peso rilevante. Moretti appare fugacemente per affermare la sua “non imparzialità”.

Bubobubo 22/12/18 21:58 - 1327 commenti

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Piuttosto sobrio nel suo complesso, se si eccettua la romantica carrellata idealista del primo quarto d'ora sul Cile di Allende in cui "ogni giorno era festa". Il torto - orchestrato con l'acclarata complicità degli Stati Uniti e del Vaticano - fu enorme, i colpevoli non mostrano segno di pentimento alcuno; e nessuno può sapere come sarebbe stato il mondo senza quell'11 settembre 1973. Ci si può chiedere, tuttavia, come si vuole il mondo oggi, se l'individualismo di oggi debba prevalere sulla solidarietà (pur ruspante) di ieri: vexata quaestio.
MEMORABILE: "Io non sono imparziale": beato Nanni che conserva una calma di ferro anche di fronte a certe affermazioni.

Cotola 31/12/18 12:04 - 7703 commenti

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Buon documentario firmato da Moretti che illustra non tanto il golpe cileno del '73, quanto piuttosto le sue conseguenze per il popolo cileno. Così ampio spazio viene dato alle vittime, di cui si spiega anche il rapporto con l'Italia (come da titolo) ed alle loro storie, ponendo dinanzi allo spettatore punti di vista diversi e che fanno riflettere: si pensi a quello sulla tortura, ad esempio. Un po' di spazio viene dato anche ai carnefici che, al solito, non mostrano pentimento alcuno. Sobrio, interessante ed a tratti emozionante. Buono: forse anche un po' di più.

Giùan 17/11/19 15:45 - 3135 commenti

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Bel ritorno al documentario di Nanni dopo il tumultuoso La cosa, che ragionava in corpore viri sulla crisi del PCI e il frammentario (e per forza di cose settario) Aprile. Qui invece la (rivendicata) parzialità non pregiudica la riuscita e(ste)tica, sia perché la materia meno incandescente consente di decantare le emozioni, sia perché l'esercizio di sottrazione cui Moretti lavora da più di un decennio ha ormai raggiunto livelli di notevole esemplarità consentendogli di riflettere sul presente e di dosare tenerezza e ironia sul passato cileno e italiano.
MEMORABILE: Il pianto del testimone "ateo" che ricorda l'opera, poi dimenticata, del Cardinale Silva Henriquez; I salti del muro dell'ambasciata italiana.

Paulaster 8/10/19 09:59 - 2923 commenti

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Attraverso testimonianze si racconta dell’aiuto italiano ai rifugiati politici cileni. Cinema militante e “non imparziale”, come dice lo stesso Moretti, che fa giornalismo (con le immagini di repertorio) e insieme analizza i fatti dando il contraddittorio (che lascia sbigottiti), sa emozionare e ci lascia un messaggio attuale di integrazione. Tasselli ben amalgamati con quel tocco di rétro per i nostalgici delle feste dell’Unità anni Settanta. Nella sua pacatezza viene apertamente condannato il regime di Pinochet.
MEMORABILE: Allende che predice che verrà crivellato di colpi; La commozione di Rossi; I libri bruciati; L'Emilia rossa; Il cardinale apprezzato dagli atei.

Galbo 17/12/19 05:55 - 11522 commenti

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Senza nascondere il suo essere di parte, Nanni Moretti parla del golpe cileno del 1973 che rovescià il governo democraticamente eletto di Allende e del supporto dato dagli italiani ai perseguitati politici. Realizzato con equilibrio e dando spazio ad entrambe le parti dello schieramento politico, l'autore fa emergere i fatti dalle interviste e il quadro che ne esce è sufficientemente chiaro per lo spettatore, grazie anche al buon lavoro fatto sul montaggio e all'efficace inserimento di sequenze d'epoca.

Urraghe 16/01/20 13:45 - 67 commenti

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Interessante documentario sui rifugiati cileni in Italia e sulla loro fuga nel 1973. Molto più imparziale di quanto ci si aspetti, lascia ampi spazi alle interviste e ai ricordi di coloro i quali vissero quei terribili momenti. Un eccellente racconto che, seppur narrando momenti traumatici vissuti dai protagonisti, non scade mai nel didascalico. Ne esce un'Italia diversa da quella attuale e la descrizione di uomini e donne di coraggio. Da vedere assolutamente. Consigliato a chiunque si interessi di storia e documentari.
MEMORABILE: Il racconto delle vittime, l’intervista agli aguzzini senza rimorso, l’intervista ai profughi integratisi in Italia.

Caesars 16/06/20 11:54 - 2825 commenti

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"Io non sono imparziale"; con questa frase, pronunciata nell'unica scena in cui appare di persona, Nanni Moretti inquadra la sua posizione davanti agli eventi storici che ci vengono ricordati da vari persone che li vissero. Del resto come si può rimanere imparziali davanti a una tragedia di questa portata,  nella quale i più elementari diritti civili di migliaia di persone vennero infranti? Davvero un buon lavoro quello del regista romano, che non solo racconta i fatti di inizio anni '70 in Cile ma ci mostra anche come nel frattempo sia cambiata pure la società italiana. Da vedere.

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