Non ti voltare - Film (2009)

Non ti voltare
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Commenti L'IMPRESSIONE DI MMJImpressione Davinotti

Marina de Van comincia in modo molto intrigante, quindi sonda Cronenberg per finire poco dopo con tutte le scarpe in viaggio sulle strade perdute di Lynch, che per l'occasione sono quelle di Lecce. Lì la “bi-protagonista” si recherà da Parigi per cercare di risolvere i tanti enigmi che la perseguitano. Enigmi che portano con sé drammi non da poco, cominciati quando Jeanne (Marceau) si vede rifiutare il romanzo a cui tanto tiene e che potrebbe affrancarla dal lavoro di semplice giornalista e biografa altrui. Nel libro avrebbe voluto parlare della sua infanzia perché sentiva che era necessario farlo,...Leggi tutto ne uscisse o meno un bel lavoro. A casa, sposata e con due figli, si accorge nel frattempo che qualcosa non va per il verso giusto: i mobili sembrano cambiare disposizione, i familiari si producono in gesti inconsulti che negano di aver fatto... Giorno dopo giorno la situazione peggiora e persino guardandosi in faccia Jeanne vede che sta mutando: gli altri non se ne accorgono ma lei sì. E chi è la donna che compare in foto, che dovrebbe essere sua madre e che sua madre stessa dice di non conoscere?

Indizi, sensazioni e sentimenti si mescolano in un groviglio inestricabile che portano la donna a lasciare Parigi per raggiungere Lecce, dove ha vissuto la propria infanzia e dove fin dall'arrivo si ritrova tra luoghi e persone che nei ricordi si sovrappongono confondendola ulteriormente. Siamo già in pieno delirio lynchiano, che la regista (cui si deve anche il soggetto, poi sviluppato insieme a Jacques Akchoti) predispone mantenendo una certa raffinatezza nella messinscena che le permette, se non di avvicinare gli irraggiungibili modelli, se non altro di non sfigurare, citando dichiaratamente per non rischiare l'accusa di plagio. Sophie Marceau riesce a rendere sufficientemente bene lo straniamento da una realtà che sempre più la rifiuta: l'idea di un mondo che a piccoli passi si fa alieno permette di vivere un'esperienza insolita, che il progressivo aggancio palese alle mutazioni della carne tanto care a Cronenberg aiuta fornendo interessanti effetti speciali, a tratti quasi repulsivi.

a Marceau si trasforma nella Bellucci passando attraverso stadi impressionanti, producendo bolle degne di un horror Anni Ottanta (ma con discrezione). Il rapporto col marito e i figli si fa difficoltoso, l'ansia supera la preoccupazione; il terrore di una malattia, il bisogno di ripercorrere le proprie tappe fino a un misterioso incidente d'auto. Non che tutto torni alla perfezione ma una logica esiste e, seguendo la storia con attenzione, si arriva persino a comprenderla. La trasferta pugliese mostra begli scorci meridionali che una fotografia di qualità illumina con gusto, tuttavia la sensazione è che la carne al fuoco sia troppa e cucinata non a dovere: la regia zoppica, il compiacimento di certi primi piani si fa maniera, l'insistenza con cui si sottolinea lo straniamento della protagonista apre a lunghi silenzi svuotati presto di significato e ripetitivi... L'approfondimento psicologico, fondamentale in film così, è relativo e chiaramente secondario rispetto all'impatto visivo, anche se poi una grazia tutta femminile riesce a evitare le trappole della volgarità e dell'eccesso di banalità rivelando i punti di forza di un film che tuttavia, nella prima mezz'ora da incubo, prometteva decisamente di più; il prosieguo è quasi come fosse una semplice conseguenza mal organizzata e riempita prelevando elementi facili dai maestri.

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 28/02/10 DAL BENEMERITO UNDYING POI DAVINOTTATO IL GIORNO 30/08/22
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Undying 28/02/10 13:54 - 3807 commenti

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Jeanne (Sophie Marceau/Monica Bellucci) felicemente coniugata, inizia ad avere strane visioni: a partire dalla disposizione dei mobili, passando per la composizione dell'appartamento sino a finire con non riconoscere i volti dei suoi cari. Inenarrabile pastrocchio, sorretto da infiniti momenti di involontaria comicità. Lo scambio di identità, il sottotesto "spiritico" e - più in generale - l'idea stessa del film è mal risolta e mal svolta. La Bellucci è sempre graziosa è pure Sophie Marceau non scherza, ma la trama fa acqua da tutte le parti e il finale assurge ad apoteosi del demenziale.
MEMORABILE: L'incredibile trasformazione di Jeanne, con cambio di volto da Sophie Marceau a Monica Bellucci.

Buiomega71 2/12/14 00:48 - 2927 commenti

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La De Van continua cronenberghianamente con il tema della mutazione carnale (questa volta l'aspetto fisico che muta e si stravolge), non lesinando ancora escrescenze tumorali, cicatrici e ferite sulla pelle. Piuttosto confuso nello script ma pervaso dalla sensibilità della sua regista, che ricerca echi polanskiani e spezia il racconto coi sapori della fiaba nera (la Bellucci che ritorna ragazzina, la mela, la stanza degli oggetti e una Bellucci sempre più lillipuziana). Ottima tutta la prima parte, che ricorda certo cinema di Richard Kelly. Strampalato ma a suo modo originale.
MEMORABILE: L'eterocromia del figlio e del marito; La pizzica preludio al momento rivelatore; La Bellucci si inerpica sulle scale stile Elephant man; L'incidente.

Cotola 14/03/17 23:14 - 9088 commenti

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Simile per certi versi, diverso per altri rispetto al precedente lavoro della de Van, conferma l'interesse della regista per la psiche umana e per le mutazioni, vere o presunte, della carne e della mente. Non mancano il coinvolgimento, un certo fascino e qualche bel momento, ma la trama (sospesa tra sogno e realtà) è un po' pasticciata ed alla fine si accartoccia un po' su se stessa. Il confronto tra la Marceau e la Bellucci è impietoso: e sì che già la prima non è proprio quel che si dice un fulmine di guerra.

Il ferrini 16/05/20 00:20 - 2375 commenti

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Per certi versi può rammentare Inseparabili di Cronenberg, ma ci sono anche elefantiache deformità lynchiane in questo bel film della De Van, che racconta una vera e propria metamorfosi avvalendosi peraltro di ottimi effetti visivi che risultano genuinamente disturbanti. Meglio la Marceau della Bellucci ma entrambe sono dirette in modo efficace e la vicenda appassiona fin da subito. Azzeccato anche il commento musicale, che accresce la tensione e piacevole la fotografia. Meritevole.

Ilpiccio75 16/10/21 21:26 - 11 commenti

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Per chi non conosce la regista sarà un’enorme sorpresa vedere certe mutazioni soprannaturali, quasi da X-files, all’interno di un film drammatico. La caparbietà con cui la protagonista indaga su quanto le sta accadendo, scontrandosi con l’incredulità dei familiari, ricorda vagamente The forgotten: qui non ci sono aliene cospirazioni né violenza, ma si avverte comunque l’angoscia per un Male sconosciuto e incombente, tanto più subdolo perché alimentato dalla stessa mente della protagonista, che la Marceau interpreta con naturale intensità.

Occhiandre 21/04/24 16:29 - 160 commenti

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Raccontare il momento in cui il buio diventa luce e la luce sconfina nell'ombra: una soddisfazione per gli occhi che non si accontentano di spiare la bellezza racchiusa nel dischiudersi di nuove vite. La madre che le ha date al mondo, è relegata da quello stesso mondo a un ruolo contenuto all'interno di consumati chiché dall'occhio elettronico di una telecamera casalinga. Privata della voce che le spetta e che le servirebbe a raccogliere i cocci di un'infanzia misteriosa, decide di seguire una bussola che stranamente punta a sud, discesa fra riti catartici popolari e mele avvelenate
MEMORABILE: "La memoria non è informazione. E' fatta di sentimenti, emozioni"; Gesti e geometrie senza senso nella cucina di casa; La comparsa degli sconosciuti.

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  • Discussione Buiomega71 • 25/06/14 21:08
    Consigliere - 26086 interventi
    Zendy, è uscito in dvd per la BIM con il titolo italiano Non ti voltare
  • Discussione Buiomega71 • 2/12/14 10:43
    Consigliere - 26086 interventi
    C'è Sophie Marceau (intensissima) che vive con marito e figli in un confortevole appartamento parigino

    D'improvviso vede che tutto attorno a lei stà cambiando (prima il tavolo della cucina, poi il marito, infine i figli-geniali le videoriprese casalinghe rivelatrici-), nuove facce che mutano, e alla fine la Marceau si trasforma nella Bellucci (la mutazione del volto, prima metà viso, poi la faccia intera, ha qualcosa di croneneberghianamente disturbante, la Bellucci prende metà volto della Marceau, poi lo fagogita nelle sue fattezze)

    Un viaggio nel salento per arrivare alle radici delle sue origini, tra escrescenze tumorali al braccio, ferite e cicatrici sulla pelle, pizziche che anticipano lo svelarsi della matassa, tocchi fiabeschi (la mela sul treno, la bambina che corre per le stradine di Lecce inseguita da una zoppicante Bellucci, una Bellucci sempre più lillipuziana, fino a tornare bambina, così piccola nella grande stanza degli oggetti, la Bellucci che si deforma nel fisico e sale le scale con l'andatura di Elephant man), terribili incidenti stradali, una chiusa che confonde le acque già di per sè torbide

    C'è Marina De Van e il suo cinema del corpo, dell'ossessione femminea, del martirio dell'anima e della carne

    Rispetto allo scioccante Nella Mia Pelle (dove Marina si metteva in gioco in prima persona), quì diventa più "glamour", ma non perde un grammo della sua anima autoriale, dell'incomunicabilità, del perdersi nel baratro della follia schizofrenica e dell'assurdo

    Con un occhio a Polanski, l'altro a Crony, e reminiscenze al Richard Kelly di The Box (che me lo ha ricordato per tutta la prima parte-la più intensa-, tra paranoia e dimensione allucinatoria-l'eterocromia prima del figlio, poi del marito, gli occhi azzurri accessi della madre coi suoi tick inquietanti e che parla da sola, le inquietanti gestualità della sua famiglia nel filmino casalingo-) la De Van porta avanti il suo cinema personale e poco accomodante, anche se qui piuttosto confusa e non poco ambiziosa

    Lo script non e dei più limpidi (ci si perde parecchio durante la narrazione) e la seconda parte nel salento e più banale rispetto alla prima (che gettava ombre e luci non poco inquietanti), anche se la De Van-curiosamente-filma una pizzica da far invidia a Edoardo Winspeare

    La parte finale risulta ancor più ermetica, lasciando lo spettatore a sua libera interpretazione (postumi dell'adozione? Lutto mai elaborato?)

    Ipnotico, strambo, curioso e bizzarro, non del tutto riuscito, ma pervaso da un originalità e da una passione registica degne di nota

    Un pò ovunque massacrato (la De Van ci soffrì ben 4 anni per le critiche negative che questa sua seconda opera ha ricevuto-leggere la sua intervista sul numero 132 di Nocturno , settembre 2013, pg. 40/46, in proposito) merita una riscoperta

    Consiglio di vederlo solo dopo aver visto Nella mia Pelle per apprezzare di più il fil rouge che lega i due film e le tematiche profonde e ossessive della sua regista.
    Ultima modifica: 2/12/14 14:09 da Buiomega71