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TITOLO INSERITO IL GIORNO 12/11/10 DAL BENEMERITO GIùAN
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Giùan 3/09/11 07:33 - 2989 commenti

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Tratto dall'omonimo romanzo di Moravia, storia dell'indolente Adriana (la Lollo in tutto il suo fulgore) che verrà dissuasa dal prostituirsi da un giovane antifascista che morirà suicida. Il film, sceneggiato nientemeno che dall'autore, Bassani e Flaiano, risente di tutti i difetti della trasposizione letteraria: la materia è inespressiva, sciapa, senza nerbo. Ne vien fuori una Roma decadente più che crepuscolare e dei personaggi inerti, che non ci parlano di alcunchè nonostante le tematiche "brucianti" per l'epoca. Zampa ci mette stranamente solo mestiere...

Stefania 12/09/12 02:07 - 1600 commenti

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Adriana la Romana aveva, sulla carta - o meglio, nelle pagine di Moravia - i numeri per essere per competere con La ragazza di Bube: poteva essere anche sua quella presa di coscienza, risoluta e orgogliosa, di essere soggetto attivo all'interno di un tessuto sociale in fermento, e non solo una vittima delle circostanze avverse. Ma il film di Zampa si ferma in superficie, descrive gli eventi e trascura i caratteri, vira più sul melodramma che sul realismo. Resta una bella prova della Lollobrigida, veramente "intonata" al personaggio.
MEMORABILE: Il portacipria; l'ambigua figura del gerarca fascista.

Maxx g 3/02/19 00:04 - 492 commenti

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Dramma anni '50 ben orchestrato da Luigi Zampa, con una Lollobrigida valida (che cambia voce per la scena della richiesta al gerarca) fulcro di tutta l'intricata vicenda ricca di situazioni e persone. Ottima la fotografia, capace il cast (da ricordare Franco Fabrizi e Riccardo Garrone). Un film che ha il pregio di non cadere troppo nel mieloso e di offrirci anche un quadro di quell'epoca (siamo appena prima il secondo conflitto mondiale, visto che la protagonista dice chiaramente che siamo nel 1936). Valido.
MEMORABILE: La colluttazione tra Astarita e Sonzogno.

Daniela 7/08/20 03:48 - 9393 commenti

I gusti di Daniela

Nella Roma durante il Ventennio, a seguito di una delusione amorosa una giovane modella diffida di tutti gli uomini e inizia a prostituirsi, ma l'incontro con uno studente idealista cambia la sua vita... Dal romanzo di Moravia, una trasposizione piuttosto fedele e formalmente curata, ma anche inerte ed incapace di coinvolgere nella vicenda narrata. Nonostante non offra una prestazione particolarmente memorabile, la protagonista si impegna e per una volta tanto non è soltanto molto bella, mentre nel resto del cast convincono Pellegrin e Fabrizi, meno lo spento Gèlin. 

Buiomega71 10/08/20 01:00 - 2262 commenti

I gusti di Buiomega71

Suggestiva la Roma decadente descritta da Zampa, così come sono ottimi i momenti che coinvolgono lo straordinario Franco Fabrizi (meschino e farabutto), la notevole sequenza all'agriturismo e il ballo sulle note di "Non dimenticar le mie parole". Ma il turgido melodramma zampiano risulta datato, non esente da scivolate nel "matarazziano", con una Lollo troppo perfetta per essere una popolana. In dirittura di arrivo diventa una sottospecie di noir e il sottotesto politico antifascista lascia il tempo che trova. (S)cultissimo l'edwoodiano Sonzogno di Tontini, stoccafisso Gèlin.
MEMORABILE: Le ciabattine col tacco della Lollo; La Lollo che getta nella spazzatura, sotto casa, le prove antifasciste; Sonzogno piglia a sberloni la Lollo.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Buiomega71 • 10/08/20 10:10
    Pianificazione e progetti - 21905 interventi
    Rassegna estiva: Italian Graffiti d'agosto 

    Turgido melodrammone oggi datatissimo e figlio dei suoi tempi, dove Zampa si aggancia al classico melò americano senza particolari guizzi autoriali.

    La Lollo è troppo "innaturale" per farsi passare da popolana, mentre le sottotramine (il gruppo di antifascisti che mettono subbuglio in un cinema facendo volantinaggio e il finale che prende derive noir) lasciano un pò il tempo che trovano (insopportabile e fastidiosa, poi, la Lollo che va in chiesa a pregare la Madonna per chiederle la grazia che nemmeno nei polpettoni strappalacrime matarazziani), per non parlare di Mino (Gèlin), l'unico uomo sulla faccia della terra che c'ha i sani principi e separa il sesso dall'amore, e si rifiuta di passare una notte di passione con la Lollo al primo incontro(sic!), quindi, lei, sentendosi rifiutata, per la prima volta, se ne innamora perdutamente( ah, le donne).

    Del film si salvano le meravigliose location, dove Zampa dà risalto ad una Roma notturna, uggiosa e decadente e alcuni momenti di buon cinema (il pranzo all'agriturismo, ballando sulle note di "Non dimenticar le mie parole" del Trio Lescano, Fabrizi che porta la Lollo a vedere la lussuosa villa dei suoi padroni, la sequenza in auto dove la Valderi canta a squarciagola la canzonetta del Trio Lescano-un pò come farà George Eastman in Cani arrabbiati- e la Lollo che, infastidita,  l'aggredisce, il taurino Sonzogno che la prende a ceffoni, il materiale di propaganda gettato nell'immondizia sotto casa durante la perquisizione della polizia fascista), ma , il resto è piuttosto superficiale e finisce per diventare un romanzone d'appendice tra delusioni amorose e lacrime amare.

    Se la Lollo funziona poco (da sturbo, però, le ciabattine col tacco che indossa nella sua squallida cameretta), lo stesso non si può dire di uno straordinario Franco Fabrizi nel ruolo del meschino e farabutto Gino (il furto del prezioso portagioie, la colpa fatta ricadere sulla povera cameriera, le bugie che racconta alla Lollo) dove salta fuori il cinismo zampiano del Mostro, oppure la madre della Lollo (Pina Piovani) mater sofferta e disillusa con la poca voglia di vivere (di culto quando tira addosso alla figlia un paio di forbici, rabbiosa perchè frequenta un "morto di fame" e ficcante il discorso che fa a tavola, davanti ad un attonito Fabrizi, su cosa effettivamente è morale o immorale a secondo dei punti di vista) che regala al suo personaggio sfaccettaure dolenti non banali.

    Bene anche Pellegrin nei panni del gerarca fascista Astarita, che stà tra la spregevolezza (approfitta della Lollo ubriaca) e l'amor sincero (la Lollo si affida a lui quando i guai bussano alla porta), mentre il pugile Renato Tontini è una specie di "frankensteiano" delinquente poco credibile e , a tratti, ridicolo (pare uscito da un filmaccio di Ed Wood) e Gèlin è uno stoccafisso ebete totalmente fuori parte e di una simpatia pari al mal di denti.

    Tipico cinema popolare ormai sorpassato e invecchiato piuttosto male, non certo memorabile, ma salvato, in parte, dalla professionalità di un ottimo artigiano come Zampa (che il figlio Federico, negli extra del dvd, lo ricorda con un umiltà pari a quella di un Mario Bava).

    Una seconda versione del romanzo di Moravia è stata rifatta nel 1988, per la tv, da Giuseppe Patroni Griffi, con Francesca Dellera nel ruolo di Adriana e la Lollo in quello di sua madre.
    Ultima modifica: 10/08/20 13:26 da Buiomega71
  • Homevideo Buiomega71 • 10/08/20 10:25
    Pianificazione e progetti - 21905 interventi
    Buono il dvd edito dalla Medusa (per la collana  Il grande cinema), che presenta la copia restaurata del film.

    Custodia cartonata slipcase.

    Formato: 1.33:1

    Audio: italiano

    Sottotitoli: italiano per non udenti

    Come extra : intervista (di 14 minuti) al figlio di Luigi Zampa, Federico. Trailer dell'epoca e schede del cast artistico e tecnico.

    Durata effettiva: 1h, 28m e 23s (Il retro cover riporta , erroneamente, la dura di 99').

    Immagine al minuto 00.50.17. Nella casa di campagna, con panorama, nel dialogo tra Gino (Daniel Gèlin) e Adriana (Gina Lollobrigida).

    [img size=424]https://www.davinotti.com/images/fbfiles/images53/PDVD-138.jpg[/img]
    Ultima modifica: 10/08/20 11:59 da Zender