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A pochi mesi dall'uscita di QUI RIDO IO Sergio Rubini rimette mano alla storia del teatro napoletano per continuare di fatto da dove Martone aveva concluso. Se cioè nel film precedente ci se era occupati di raccontare parte della vita di Eduardo Scarpetta (interpretato da uno straordinario Servillo, qui da un meno istrionico Giannini), in questo si affronta quella dei tre fratelli De Filippo, figli di Scarpetta e della sua amante, che continuò a vivere in famiglia all'ombra della moglie (interpretata da una rediviva Marisa Laurito). Mai riconosciuti come figli da Eduardo (drammatica la scena della lettura del...Leggi tutto testamento dal notaio), che fingeva con loro di esserne lo zio, i tre crebbero senza gli aiuti che aveva invece avuto il figlio legittimo Vincenzo (Izzo) ma forti di un talento assai superiore. Uniti fin da piccoli, Eduardo, Titina e Peppino conoscono i primi successi lavorando nella compagnia di Vincenzo (che l'aveva ovviamente ereditata dal padre), ma si capisce presto come soprattutto Eduardo coltivi l'ambizione di aprirne una propria. Dei tre, non a caso, sarà l'unico che si lascerà tentare dalle sirene milanesi. Peppino, cui Eduardo offre di seguirlo nella grande città, dapprima accetta ma poi declina per restare nella compagnia del fratellastro sostituendo proprio Eduardo nel ruolo di primo partner di Vincenzo. Un'avventura che Sergio Rubini, regista e cosceneggiatore, narra con bel gusto, scegliendo bene i momenti chiave senza indulgere come Martone nella riproposizione delle rappresentazioni teatrali, che appensantivano un po' un film per altri versi anche meglio riuscito: non c'è qui ad esempio la stessa magnificenza scenografica, nonostante valide scelte fotografiche che mantengono un buon livello d'insieme. Detto che dei tre fratelli l'unica cui si può riconoscere una certa somiglianza fisica è la Ferraioli Ravel nei panni di Titina (Pinelli come Peppino e Autore come Eduardo molto meno), il film coglie invece bene la personalità dei tre, con Eduardo che sogna in grande e pende verso la drammaturgia (comunque di forti ambizioni, non dimentichiamo che il suo apporto nei confronti del neorealismo è enorme), Peppino acclamato commediante meno incline alla scrittura e Titina vicina alle posizioni di Eduardo. L'alchimia che lega i fratelli viene evidenziata con attenzione fin dalle prime scene in cui i tre sono ancora bambini, uno dei due periodi considerati dal film: si passa dall'infanzia agli anni che portano alla formazione della compagnia De Filippo e lì ci si ferma. Biagio Izzo è un Vincenzo Scarpetta bravo a mostrare le due facce di una figura piuttosto ambigua, in ultima analisi per forza di cose invidioso di quei successi che a lui arrideranno solo in minima parte. Qualche timido esterno napoletano, ma la ricostruzione si ottiene soprattutto attraverso gli interni e i costumi. Piacevoli partecipazioni che vanno da Salemme e Casagrande (i gestori del cinema dove i De Filippo si esibiranno in un atto unico) a Maurizio Micheli (nelle prime scene) fino a Nicola Di Pinto (Carluccio) o Giovanni Esposito. Meno centrate le parentesi sentimentali con la moglie di Eduardo, Dorothy Pennington (una radiosa, splendida Jennifer Bianchi), in cui ci si concede qualche cartolina napoletana con Vesuvio. Nel complesso un lavoro che rende un buon servizio alla memoria dei tre fratelli, benedetta pure dalla comparsa di un Totò in penombra che dalla poltroncina applaude Titina durante una sua performance sul palco.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Rambo90 4/01/22 01:20 - 7064 commenti

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Un ritratto appassionato, accuratissimo nella ricostruzione degli ambienti storici ma soprattutto della mentalità dei De Filippo e in particolare della rivoluzione adoperata da Eduardo all'interno del teatro napoletano. Se i tempi e la regia sono a volte un po' troppo televisivi, la fotografia e la confezione generale portano in alto il prodotto. Validissime le prove dei tre protagonisti, a cui si aggiunge un ritrovato Giannini e un Biagio Izzo che si dimostra attore allontanandosi per una volta dalle sue macchiette. Buono.

Galbo 3/01/22 08:47 - 11855 commenti

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Eduardo, Peppino e Titina, figli naturali di Eduardo Scarpetta, crescono all'ombra del celebre artista napoletano. Con la biografia della prima parte della vita e della carriera dei tre attori, Rubini realizza un omaggio riuscito a Napoli e al teatro italiano. La storia dei De Filippo è raccontata con affetto e partecipazione, con una ricostruzione ambientale eccellente e una grande cura del casting che annovera un ottimo Giannini e un altrettanto bravo Izzo nei ruoli degli Scarpetta, padre e figlio. Un film che si segue con piacere con una parte finale assai suggestiva. Notevole. 

Gugly 3/01/22 10:00 - 1054 commenti

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Rubini racconta gli inizi dei tre fratelli de Filippo e lo fa senza abbellimenti facendo apparire i chiaroscuri di ciascuno: Eduardo già sicuro, autoritario e proiettato verso un ideale di teatro lontano dal padre (Giannini di inusitata cattiveria), Peppino in rapporto di amore-odio col fratello che vuole coltivare il suo naturale talento comico e Titina, mediatrice tra i due e che cerca di portare avanti la propria carriera; Biagio Izzo in un ruolo "seriocomico" lontanissimo dalle abituali farse per cui lo conosciamo; in definitiva una difficile sfida vinta. Consigliatissimo.
MEMORABILE: L'antagonismo tra i fratelli si manifesta anche nella vita privata: Peppino si fidanza ed Eduardo annuncia il proprio matrimonio 

Smoker85 3/01/22 10:48 - 445 commenti

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La storia dei tre De Filippo, narrata fino alla consacrazione del trio con "Natale in casa Cupiello" (la prima versione come atto unico, non quelle a noi note grazie alle registrazioni della Rai del 1962 e del 1977 ), riesce ad appassionare con pochi eccessi di retorica e senza necessità di romanzare troppo i vari episodi. Il trio di protagonisti funziona bene, un grande applauso va all'ottimo Eduardo Scarpetta di Giannini e al Vincenzo Scarpetta di un Biagio Izzo che incarna inaspettatamente con perfetta misura il proprio ruolo. Ben fatto.

Giufox 4/01/22 09:00 - 290 commenti

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Il racconto - fedelissimo - non supera la comfort zone fatta di bellissime ricostruzioni scenografiche, una fotografia morbida e luminosa, dei conflitti sociali e familiari superati nel totale buonismo. Opera corale che si lascia leggere e ammirare, talmente ricca di spunti e di coraggio che viene raccontata con sincerità e mestiere, senza scadere nel tipico pathos "televisivo". La convergenza col secondo atto di Natale in casa Cupiello è magia.
MEMORABILE: Eduardo e Titina bambini che recitano per il piccolo Peppino; Le scene biografiche che liberamente anticipano Casa Cupiello.

Gottardi 4/01/22 11:03 - 276 commenti

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Storia dei difficili esordi dei tre fratelli De Filippo, a partire dalla loro infanzia come figli naturali di Edoardo Scarpetta, alla loro emancipazione e affermazione. Fedele e accurato, il film ha il suo pregio in particolare nell’approfondire la psicologia e i contrasti tra Peppino ed Edoardo, dovuti al loro diverso carattere e alla diversa visione artistica, che costituiscono l’efficace nervatura drammatica del film. Pur coprendo un arco temporale di circa trent'anni la narrazione rimane lineare. Buone la ricostruzione ambientale e le prestazioni attoriali. In napoletano stretto.

Decimamusa 6/01/22 11:18 - 99 commenti

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Ci si concentra sul segmento meno noto della vita dei De Filippo, quello relativo a momenti dell’infanzia e ai primi significativi approcci con il teatro. Ci si arresta al momento in cui cominciano a prospettarsi i prodromi del successo. Ne viene fuori un affresco interessante, con una buona ricostruzione ambientale, più incentrato su alcune dinamiche familiari che sulle sottili sovrapposizioni fra la scena e la vita. Il film dà, in definitiva, l’impressione di non scavare nel profondo, restando su quella linea di confine che separa i biopic dignitosi da quelli che lasciano il segno.

Daniela 8/01/22 09:37 - 11453 commenti

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Regista altalenante, Rubini fa centro con questo biopic che riesce ad essere celebrativo senza sfrafare, avvincente anche se i fatti sono ben noti. La trama accompagna i protagonisti dall'infanzia infelice nella casa di Scarpetta, padre/zio protervo che li tratta come figli di serie B, fino al successo nei primi anni Trenta. Il taglio è da sceneggiato tv ma la sceneggiatura è solida, la messa in scena accurata, gli attori in parte, per cui la lunga durata non pesa. L'unica perplessità riguarda la resa del contesto storico in quanto risulta scarsamente avvertibile: carenza o scelta?

Pigro 12/01/22 11:01 - 8757 commenti

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È un racconto curato e appassionato quello che ci trascina nella gavetta dei tre fratelli De Filippo, dall’infanzia alle soglie del primo successo, quando l’irrequietezza giovanile unita a un’arte scalpitante si scontra da una parte con l’ingombrante ricatto degli Scarpetta e dall’altra con i continui litigi familiari. Egregio lavoro che evita il santino e ci aiuta a penetrare meglio nei viluppi arte-vita, nel fascino faticoso del teatro dell’epoca e soprattutto nell’universale slancio generazionale verso un proprio posto nel mondo. Ottimo.

Puppigallo 18/01/22 15:54 - 4858 commenti

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Buona panoramica sulla vita dei noti fratelli, dal difficile periodo da adottati sotto l'occhio vigile, severo e non certo paterno dello zio, idolo a Napoli, fino all'altrettanto complicata scalata al successo (gli screzi) e alla personale realizzazione. Una pellicola piuttosto asciutta, che non si perde troppo in fronzoli, senza romanzare ma badando al sodo. Può risultare un po' fredda (cosa singolare, visto l'ambiente), ma proprio per questo riesce a rendere piuttosto bene l'idea di come non sia stata certo una passeggiata, a causa della personalità e dell'origine dei protagonisti.
MEMORABILE: L'ascensore che possono prendere solo gli Scarpetta; Peppino; "Edoà tu si nu fetente, ma posso dirtelo solo io"; Eduardo: "Bisogna uscire da o teatr".

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Giùan 13/02/22 10:03 - 3670 commenti

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Fatta la tara all'inevitabile appiattimento che la serialità televisiva induce (tanto più quella nazional popolare di Mamma Rai), il film restituisce leggenda e storia del trio, concentrandosi l'analisi dell'amato Rubini (qui fisiologicamente troppo "accorto" in regia) sulla volontà di riscatto sociale e familiare dei fratelli. Lontano dunque dall'ambizione teatrale, artistica ed "epocale" di Martone (pur se incuriosiscono le similitudini sulla "selvatichezza" di Peppino), emergono spigolosità caratteriali e dinamiche cortocircuitanti. Bravi i giovani attori e sorprendente Izzo.
MEMORABILE: L'intermezzo in albergo con la compagnia alla "Vita da cani" di Micheli; Il bastone di Giannini/Scarpetta.

Ultimo 15/02/22 18:48 - 1533 commenti

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Una pellicola biografica niente male firmata Sergio Rubini, abile nel complesso a narrare gli anni giovanili dei tre famosi fratelli De Filippo. Buona la prima parte, in cui emerge la personalità e l'egoismo del vero padre Scarpetta (vedere per credere la scena dal notaio...), un po' più lenta la seconda, con qualche lungaggine di troppo. Resta comunque un prodotto guardabilissimo, interpretato più che discretamente e adatto a un pubblico eterogeneo. Nel suo genere riuscito.

Paulaster 23/02/22 10:03 - 3603 commenti

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La storia dei tre fratelli parte dall'infanzia fino all'affermazione tanto agognata. Nonostante il taglio televisivo pregiudichi la messa in scena teatrale, le ricostruzioni sono accurate. Nel descrivere le varie difficoltà vengono lasciate in disparte le connotazioni ambientali, soprattutto politiche. Rubini miscela le scene sul palco e la vita quotidiana ma poteva inserire qualche momento di rappresentazione delle opere in più. Rispetto alla media di film simili spiega bene le dinamiche dei dietro le quinte e dei conflitti che ne sorsero.
MEMORABILE: Il capitone; L'ascensore vietato; Le lettere mancanti al testamento; Il numero di Titina.
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  • Discussione Gugly • 3/01/22 11:46
    Portaborse - 4666 interventi
    Rubini ha vinto una sfida che sulla carta era da far tremare i polsi: rievocare gli inizi di un grande drammaturgo del 900 e i faticosi rapporti col padre e i fratelli, con particolare rilievo all'antagonismo con Peppino gia in nuce (che storicamente esploderà, guarda caso, dopo la morte della madre, da qui il senso di una battuta del film "Non vi dovete dividere mai"); davvero notevoli i tre giovani attori nei panni del trio e  accurata la ricostruzione della Napoli degli anni 30; qualche perplessità mi rimane sull'Eduardo Scarpetta delineato da Giannini: vero, faceva preferenze smaccate tra i propri figli (senza distinguere tra legittimi e non riconosciuti), era manesco anche con i figli ragazzini se qualcosa sul palco andava storto (una volta Titina vinta dalla stanchezza si addormentò prima di andare in scena e fu svegliata a ceffoni senza complimenti) ma la storia dell'ascensore vietato ai figli della nipote non l'avevo mai sentita.
    Ultima modifica: 3/01/22 11:48 da Gugly