Hagazussa - La strega

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Titolo originale: Hagazussa - Der Hexenfluch
Anno: 2017
Genere: horror (colore)
Note: Aka "Hagazussa: A Heathen's curse".
Numero commenti presenti: 7

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I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 9/08/18 DAL BENEMERITO BUBOBUBO
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Bubobubo 9/08/18 13:24 - 1327 commenti

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Se c'è un film contemporaneo che ha esercitato tutta la sua influenza tematica sulla produzione coeva, quello è The witch. Con l'opera di Robert Eggers questo primo lungometraggio (e tesi di laurea) dell'austriaco Lukas Feigelfeld ha più di un punto in comune: la grande suggestione di atmosfere e paesaggi, l'isolamento dell'uomo, l'insignificanza delle figure maschili. Qui, tuttavia, la trama fa da contorno alla messa in scena di un incubo pittorico visionario e non lineare, anche se non sempre centrato. Ottima la prova di Aleksandra Cwen.
MEMORABILE: Sotto l'acqua delle paludi austriache si compongono dei quadri in movimento. O forse è l'effetto di qualche fungo?

Cotola 2/01/20 11:20 - 7692 commenti

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Notevolissima opera prima di un giovane austriaco che gira un film pittorico, fatto di quadri in movimento. E così lo schermo viene irrorato di tutti i colori della tavolozza, di tutti quelli funzionali (lugubri, scuri) al tipo di racconto che viene "dipinto". La storia è in secondo piano rispetto alla forma, ma c'è anche un chiaro sottotesto: la cattiveria e la miseria umana cercano un capro espiatorio (spesso il "diverso"), spingendolo a diventare ciò che gli altri si aspettano da lui. Così si appagano sia l'occhio (di più) che la mente (un po' meno). Strepitosa prova della Cwen.

Lupus73 8/06/20 12:56 - 753 commenti

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Produzione austro-germanica sulla stregoneria ambientata nelle Alpi del secolo XV e divisa in tre capitoli (corno, sangue. fuoco). Sceneggiatura scarna, dinamiche lentissime, dialoghi ridotti ai minimi termini per una pellicola in cui le suggestive ambientazioni (prima innevate, poi boschive e montane con vernacolari case in legno), la sublime fotografia, l'atmosfera mistica e la lettura allegorico-simbolica sono tutto. Ricorda The witch e Antichrist per temi e crudezza, ma quest'opera è persino più evanescente e minimale (come "Gwen"). Da vedere, ma non per tutti i palati.
MEMORABILE: L'interno della chiesa con muri di teschi e ossa; le ambientazioni e l'atmosfera.

Daniela 10/10/20 02:48 - 9824 commenti

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Figlia di strega, destinata a diventare strega essa stessa...  Con molti punti di contatto con The Witch di cui condivide i toni cupi e l'ambientazione in una società contadina decontestualizzata, questa produzione franco-tedesca riesce ad essere ancora più scarna e criptica. Per spingere verso il male è sufficiente la crudeltà degli uomini verso i deboli ed i diversi, sorretta dall'ottusità della Chiesa, tanto che il Diavolo può defilarsi fino a diventare un fruscio nella foresta o la conseguenza di un'intossicazione alimentare. Film ostico ma rigoroso, affascinante.
MEMORABILE: L'interno della Chiesa; La mungitura auto-erotica; La sequenza nel bosco con l'immersione nello stagno putrido.

Buiomega71 21/11/20 01:09 - 2328 commenti

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Cupo, ostico, opprimente e oscuro (come le musiche alla Popol Vuh di Mmmd) viaggio incubotico che sta tra Dreyer e Herzog, in cui Feigelfeld tocca le corde più disturbanti (in zona zoofilia con la mungitura della capra, la madre che annusa viscidamente la figlia, una minzione su un ratto morto, infanticidi, il vomito, la peste e una sequenza di cannibalismo tra le più insostenibili mai girate) fino a una chiusa suggestiva che sfocia nel soprannaturale. The witch, al confronto, sembra un blockbuster. Vivamente sconsigliato a chi soffre di depressione. Pesantissima l'atmosfera.
MEMORABILE: La mela donata da Swinda (chi è la vera strega?); I vermi che brulicano nel terreno; La minzione e il sangue dal naso; L'autoerotismo di Albrun.

Kinodrop 22/11/20 20:16 - 1669 commenti

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Il messaggio del film di Feigelfeld è sepolto nella cupezza delle atmosfere, nella solitudine inimmaginabile, nel sottobosco della superstizione ufficiosa e ufficiale (il prete), criptico e inaccessibile. E' evidente invece lo sforzo estetico, quasi pittorico di ogni singola scena che stempera, suo malgrado, i pochi riferimenti antropologici di un periodo che ha potuto fare del sangue e della persecuzione la sua cifra. Su questo argomento è ben più forte e decisa la posizione ideologica di The witch, che pur conservando simbolismi e archetipi ci parla più direttamente.

Fedeerra 24/11/20 00:57 - 524 commenti

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Un film estremamente lento e avvolgente, ma mai noioso. Un racconto criptico su una (presunta) maledizione matriarcale, con chiari riferimenti al mondo della stregoneria: gatti, serpenti, teschi, calderoni e roghi. Ciò che realmente colpisce di questo film è come il regista ha saputo inscenare il rapporto (malato) tra la protagonista e la natura che la circonda, con un modus operandi gelido, atipico e graffiante. Sound design, fotografia e cast semplicemente perfetti.

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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Buiomega71 • 11/10/20 20:33
    Pianificazione e progetti - 22282 interventi
    Zendy, uscito da noi in dvd come Hagazussa-La strega
  • Discussione Buiomega71 • 21/11/20 10:23
    Pianificazione e progetti - 22282 interventi
    Tra gli "witch movie" più plumbei, necrofori, ostici, opprimenti, caliginosi e cupi mai girati, che al confronto The vvitch sembra un blockbusterone patrocinato dalla Disney.

    Un pestilenziale e terrifico viaggio nell'incubo nel cuore del medioevo più tenebroso (anche se la vicenda si consuma quasi tutta in una cascina in alta montagna, tra alpeggi e i suoni della natura-i campanacci, il belare delle capre, i sinistri rumori del bosco di notte, lo scoppiettare del fuoco, sottolineato dalle ossessive musiche di Mmmd che si rifanno a quelle dei Popol Vuh-) dove la straordinaria Aleksandra Cwen si sobbarca sulle spalle tutto il film, mostrando un'intensità di dolore quasi fisico, dalle espressioni del volto a derive zulawskiane (emblematica e non poco inquietante la sequenza del lavaggio dei capelli).

    E tra un rigore formale che stà tra Dreyer, Herzog, Dumont e von Trier, il giovane e talentuoso Feigelfeld ci ficca dentro stoccate parecchio disturbanti e sgradevoli che lasciano il segno (la madre morente che annusa con viscidità incestuosa la figlia e i suoi umori, un momento di autoerotismo che sfiora la zoofilia-la mungitura della capretta- una minzione su un enorme ratto morto al ruscello, con fuoriuscita di sangue dal naso, una meschina finta amica che prepara agguati stupratori sui prati, la capretta sventrata nella stalla, e un banchetto cannibalico tra i più insostenibili mai girati-non per quello che mostra, ma per la carne di cui si ciba-Swinda che addenta la mela e sbavacchia goduriosa, trovando il capro espiatorio delle proprie perversioni) e sullo sfondo la peste e i suoi effetti devastanti (i bubboni cronenberghiani che divorano il corpo della madre, i cadaveri bruciati) gli ossari nella chiesa, il teschio della madre donato dal prete che diventa un macabro altarino da venerare, vomito, infanticidio, il terreno che brulica di vermi, il serpentello che si insinua nel letto, i funghetti allucinogeni e un'immersione lisergica nella palude che non sarà dispiaciuta a Gaspar Noè.

    Il soprannaturale, poi, fa capolino nella suggestiva chiusa alpina, tra pupille biancastre fulciane e combustioni spontanee, di quello che sembrava (o forse è) una terrificante discesa nella follia muliebre dettata dall'isolamento e dall'emarginazione.

    Attimi da fiaba nera (la mela rossa donata dalla subdola Swinda a Albrun, dove ci si domanda chi sia la vera strega), le pulsioni sessuali di Albrun placate dall'autoerotismo, la bambina che continua a piangere rifiutando il latte materno, le unghie sporche delle mani,  il latte caprino che funge da sperma nell'estasti del desiderio. E omaggi non poco velati a certo cinema baviano (l'apparizione della madre morta).

    Diviso in quattro capitoli (ombre, corno, sangue e fuoco), di una narrazione antispettacolare e ermetica (ripagata da un fascino mortifero e putrido e da un'atmosfera pesantissima) , con dialoghi ridotti all'osso, impreziosito dai tableaux vivants della fotografia di Mariel Baqueiro e dal tanfo imputridito che avvolge la sgradevole catarsi di pazzia e "stregoneria" di cui è vittima Albrun, Hagazussa è un esperienza filmica che và vissuta non certo a cuor leggero, sconsigliata vivamente a chi soffre di crisi depressive .

    Pago pegno un' ambizione autoriale non poco ostentata, ma ripagata da attimi di angosciosa disperazione e di rara crudeltà e di un alone di marciume che resta appiccicato anche a post visione.

    Da segnarsi sul taccuino il nome di Feigelfeld e della sua musa.

    E' disgustoso come puzzate voi streghe, emanate un fetore di marcio.


    Ultima modifica: 24/11/20 07:44 da Buiomega71
  • Homevideo Buiomega71 • 21/11/20 10:45
    Pianificazione e progetti - 22282 interventi
    Ottimo il dvd edito dalla Blue Swain (Eagle Pictures)

    Formato: 2.39:1
    Audio: italiano, tedesco.
    Sottotitoli: italiano
    Nessun extra, solo il menù con i capitoli
    Durata effettiva: 1h, 38m e 10s

    Immagine al minuto 1.09.00. Albrun (Aleksandra Cwen) in modalità vontreieriana dopo la degustazione dei funghetti allucinogeni.

    [img size=424]https://www.davinotti.com/images/fbfiles/images54/hagae.jpg[/img]
    Ultima modifica: 21/11/20 12:44 da Zender