Volti del cinema italiano nel cast VOLTI ITALIANI NEL CAST Volti del cinema italiano nel cast

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L'IMPRESSIONE DI MMJ

Raggiunti i novanta Eastwood ha ancora l'energia non solo per dirigere e produrre un film ma anche per girarlo. E così recupera un paio di tematiche a lui care (il rapporto del vecchio col ragazzino da GRAN TORINO e il road movie con qualcuno da prelevare e "scortare" dall'UOMO DALLA CRAVATTA DI CUOIO) e le reimpasta adattandole a un protagonista che gioca ancora a fare il cow-boy smussando - ma nemmeno troppo - la durezza tipica di chi ha da sempre le idee ben chiare. Ha passato la vita cavalcando ai rodei, Mike Milo, poi un incidente, il ritiro... Ora il titolare del ranch per cui ha...Leggi tutto continuato a lavorare gli chiede un favore, e Mike glielo deve: andrà in Messico per sottrarre il figlio tredicenne (Minett) dell'uomo al controllo della madre con con cui è cresciuto, allettandolo con quella vita da cowboy da sempre sogno del ragazzino. Non parrebbe una missione impossibile, ma una volta lì non ci vuole molto a Mike per capire che, prevedibilmente, la donna non pare affatto intenzionata a lasciar partire il figlio. Non perché sia particolarmente affezionata al suo Rafo, ragazzo di strada più interessato ai combattimenti tra galli e ai furti d'auto che a una vita in famiglia, ma per una questione di... proprietà. Il tredicenne, ancora né carne né pesce, conosciuto Mike ne resta in qualche modo affascinato e, dopo qualche titubanza, sale sul suo furgone e intraprende la strada verso il confine, dove lo attende il padre. Tutto facile? Ovviamente no. Lungo il tragitto inconvenienti, il tirapiedi di mamma che li insegue e cerca ovunque di braccarli, la polizia da cui tenersi distanti ma anche incontri piacevoli, tappe in cui Mike avrà modo di farsi valere come veterinario, cuoco, meccanico... Un uomo pratico e di buon senso, di poche parole come sempre ma capace pure di farsi rapire dalla tenerezza. Insomma, il Clint Eastwood che abbiamo imparato a conoscere da anni e che ormai tende progressivamente a “semplificare” il proprio carattere. Anche la regia non ha più lo smalto dei tempi migliori e tende a perdersi in un anonimato che non gli conoscevamo, alla ricerca di quadretti idilliaci ritagliati lungo le polverose strade del Messico. Il rapporto tra lui e Minett raramente riesce tuttavia a farsi interessante. Un po' per la performance non esaltante del giovane, un po' per uno script (di Nick Schenk e N. Richard Nash, dal cui romanzo si è partiti) debolissimo, che disegna personaggi insignificanti alle prese con dialoghi mai capaci di azzeccare come un tempo la frase d'effetto, la considerazione che porti a una riflessione lontana dal prevedibile. Si sorride di tanto in tanto per qualche volgarità che in apparenza stona, ma siamo lontani da quell'ironia che lo stesso Clint aveva saputo dare al suo narcotrafficante anomalo nel CORRIERE, road movie sì ma con brio. Né suscita gran simpatia il gallo che si guadagna il titolo, Macho di nome e di fatto che avrà modo di far capire perché il suo padroncino così l'ha chiamato. Insomma, si naviga nella mediocrità in presenza di un Eastwood prevedibilmente sottotono, poco credibile nel ruolo e tantomeno come (pur blando) seduttore. L'ariosità delle ambientazioni è un valore, ma l'impressione è che almeno come attore il buon vecchio Clint abbia già dato tutto...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 18/09/21 DAL BENEMERITO HERRKINSKI POI DAVINOTTATO IL GIORNO 25/02/22
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Herrkinski 18/09/21 01:45 - 6945 commenti

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Eastwood recupera un ruolo che avrebbe dovuto interpretare trent'anni fa e colma una lacuna hollywoodiana mettendo finalmente su schermo quello script; senza indugi, il film si può annoverare tra i lavori minori di Clint, come del resto Il corriere, tuttavia il mestiere del regista e la sua sempre carismatica presenza scenica - anche alla sua età - rendono la visione piacevole. La storia, un road-movie col rapporto tra il vecchio e il ragazzino, è risaputa ma vive di un'atmosfera polverosa e struggente da western crepuscolare; non mancano momenti agrodolci e slanci sagaci di Clint.

Rambo90 20/09/21 23:40 - 7176 commenti

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Ancora sullo schermo (e dietro la camera) nonostante l'età, Clint dimostra di saperci sempre fare. Anche se la sceneggiatura non è niente di che, il nostro riesce a tratteggiare un altro personaggio interessante, conservando carisma anche a 90 anni e rendendo la visione meritevole. Succede poco e la confezione si rifà al cinema più classico possibile, ma il film scorre via fluido e qua e là affiorano zampate del vecchio leone. Buono l'affiatamento con il ragazzino. Non male.

Paulaster 27/10/21 09:48 - 3765 commenti

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Il soggetto del padre che rivuole il figlio indietro (dopo anni) col ragazzo che viene pure abusato (ma non fa una gran piega) è debole, e l’età da novantenne di Eastwood non aiuta (specie per domare i cavalli). La parte iniziale ha sviluppi troppo repentini e si fa preferire il séguito in Messico, dove il senso della famiglia e di una nuova vita si confanno allo stile del regista. Sul prefinale è meglio stendere un velo pietoso e ricordare qualche sprazzo di buon cinema. Insufficiente la recitazione del giovane protagonista.
MEMORABILE: La notte nel santuario; I consigli paterni per guarire gli animali; Gli insulti ai poliziotti che cercano la droga.

Daniela 9/12/21 11:23 - 11777 commenti

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Domatore di cavalli accetta controvoglia l'incarico di andare a recuperare il figlio tredicenne di un allevatore texano che si trova in Messico dalla madre ricca e proterva... Esile trama on-the-road con il consueto scontro/incontro tra un vecchio saggio e un giovane irrequieto a cui si aggiunge un pollo che risulta il personaggio meglio definito: Clint è davvero troppo anziano per il ruolo mentre il ragazzino è troppo tozzo di pane. Inoltre, se il primo può contare su un carisma ancora innegabile, Minett risulta acerbo e poco espressivo. Film dignitoso ma stanco, prevedibile.

Capannelle 9/12/21 12:23 - 4105 commenti

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La trama è un classico della narrativa di Eastwood, con qualche similitudine con The mule, ma alla resa dei conti si rivela semplice e bonaria, con schematismi e passaggi che in modo disneyano filano troppo liscio e un ragazzo, Minett, che in talune sequenze si vede recitare come uscito da un cartoon. I dialoghi cercano di renderla più stratificata e azzeccano alcune battute ma si avverte una stanchezza che avvolge ahimè anche Clint che, dall'alto dei suoi 91 anni possiede ancora del carisma spendibile con pochi gesti ma che fatica a reggere l'intero film con le sue forze.
MEMORABILE: I ripetuti improperi di Clint all'indirizzo dei poliziotti messicani.

Marimba69 13/12/21 09:53 - 24 commenti

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Un capitolo forse non memorabile nella filmografia di Eastwood il quale - inevitabilmente incriccato dai suoi magnifici 91 anni - conserva un carisma intatto, tanto che potrebbe recitare anche seduto su una poltrona. Tanto di cappello per il vecchio Clint, bravo ad imbastire comunque un buon film attorno a una storia tutto sommato ordinaria. Sarebbe inopportuno oggi pretendere da lui scene d'azione o revolverate alla Callaghan, per cui ben vengano ruoli come questo, cuciti su misura per un attore che fisicamente ha almeno 10 anni di vantaggio rispetto all'anagrafe. Solo applausi!
MEMORABILE: Il gallo come "arma da difesa".

Rigoletto 15/12/21 17:20 - 1737 commenti

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Film dalle due facce: se da una parte Eastwood dimostra ancora tutta la sua bravura, dall'altra il film in sé è poca cosa; fin troppo placido, persino noioso in certi punti, è il classico prodotto che si regge su un protagonista mito vivente ma che difficilmente verrebbe preso in considerazione altrimenti. Né si può dire che il cast che accompagna il protagonista contribuisca a innalzare la qualità del prodotto. Dimenticabile.

Rocchiola 30/12/21 09:29 - 937 commenti

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Ex campione di rodeo, riciclatosi addestratore di cavalli, viene incaricato dal suo ex datore di lavoro di recuperargli il figlio adolescente fuggito in Messico dalla madre. Western moderno nella tradizione di titoli come L’ultimo Buscadero, che però fallisce il bersaglio per mancanza di mordente e scarsa credibilità di un ruolo scritto per un sessantenne ma interpretato da un novantenne che fa fatica a muoversi. Il confronto generazione che era il punto di forza di Gran Torino è qui semplificato e banalizzato da un buonismo di fondo troppo corretto e senile.
MEMORABILE: "Ti ho sempre considerato un uomo mediocre, debole e senza palle. Ma in fondo non c'è ragione di essere scortese"; Il ballo sulle note di Sabor a mì.

Medusa 7/01/22 17:16 - 17 commenti

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L'unica cosa che davvero non funziona è il giovane protagonista, fra l'altro doppiato in italiano con una voce lagnosa davvero improponibile. Clint è grande come sempre, in alcune scene un po' anacronistico, ma gli si perdona tutto per via dello sguardo ancora magnetico e della presenza scenica decisamente sorprendente. Storia simpatica, gallo strepitoso, ambientazioni on the road splendide e qualche sequenza davvero azzeccata che non fa rimpiangere la visione del film.
MEMORABILE: La scena in cui Clint si improvvisa veterinario e riferisce di non avere una cura da consigliare contro la vecchiaia.

Androv 9/08/22 11:44 - 163 commenti

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Clint è una leggenda che riempie lo schermo con un carisma infinito anche in un film come questo, troppo lento e dallo script sonnacchioso. Il nostro, in condizioni fisiche ormai precarie, riesce ancora a catalizzare l'attenzione, ma il cast di supporto è fiacco, soprattutto il suo "buddy" Eduardo Minett. Simpatica la trovata del gallo. La storia scorre stancamente, senza picchi né sorprese fino allo scontato finale. Valido solo per la presenza di Clint.

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Reeves 16/08/22 12:50 - 1119 commenti

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Arrivato ai novanta il vecchio Clint riprende i temi a lui cari (i consigli dei vecchi ai giovani, la voglia di ribellarsi alle imposizioni) e ci consegna un film elegiaco della vecchiaia, raccontato con grande passione e commovente lirismo. E' bello vedere come un uomo di cinema sappia mantenersi coerente in tutta la sua carriera, è incredibile come Clint riesca ancora a essere un gigante.

Giùan 24/09/22 11:39 - 3855 commenti

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La senilità continua a restare la cifra etica e stilistica dell'ultimo Clint, declinata qui tuttavia, rispetto al precedente lavoro, in una "ingenuità" così improvvidamente esibita (Mike che torna a domare cavalli selvaggi nel ranch o i colloqui con Rafo che beccheggiano pericolosamente tra l'immaturo ed il marcio) da rendere doveroso accoglierla con affetto condiscendente. Non diverso il discorso per la favolistica e per questo "maravigliosa" parentesi messicana tout court, con l'amore "infantile" per Marta (dolcissima Traven). Un film/gallo che non piange né urla ma intenerisce sì.
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