Morto Stalin se ne fa un altro

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: The death of Stalin
Anno: 2017
Genere: commedia (colore)
Note: Presentato in concorso al XXXV Torino film festival. Basato sul fumetto "The Death of Stalin" di Fabien Nury e Thierry Robin.
Numero commenti presenti: 12
Papiro: elettronico

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Si parte da una graphic novel francese e da un regista scozzese per arrivare a una coproduzione anglo-francese con l'ambizione di raccontare il momento che intercorre tra la morte di Stalin e l'avvento di Krusciov con i toni sarcastici di certo umorismo british, talvolta stonato e nel contesto poco credibile. Mosca, 1953: Stalin telefona alla sala in cui si sta tenendo un concerto di Mozart. Vuole la registrazione, che però non è stata fatta. Il direttore, terrorizzato dalla prospettiva di vita in un gulag, richiama il pubblico e i musicisti, fa ripetere l'intero concerto e questa volta lo incide su disco. Esempio utile a capire il clima instaurato dallo statista russo il quale tuttavia, la sera stessa, ha un ictus e viene ritrovato l'indomani...Leggi tutto disteso sul tappeto di casa. I grandi capi del Comitato Centrale non possono nemmeno chiamare i medici migliori, tutti deportati. Poco dopo Stalin muore, lasciando un vuoto di potere sul quale si avventano (ma con discrezione) in tanti. Si tratta di capire come organizzarsi... Il film gioca molto sul rimbalzo di responsabilità, sulle accuse sottotraccia, sulle lotte interne al partito, sullo squallore di figure umanamente deprecabili divertendosi a caricaturizzarle. Dovrebbe essere operazione piuttosto facile, ma Armando Iannucci (sceneggiatore con all'attivo un solo altro lungometraggio da regista, il mirabile gioiello di satira politica IN THE LOOP) non riesce questa volta a trovare la misura con cui gestire una sceneggiatura farraginosa e caotica: per seguirne le tante diramazioni, le aperture a personaggi "esterni" che non è sempre facile ricondurre a un disegno generale limpido, si finisce col ritrovarsi più volte a chiedersi cosa stia davvero succedendo sul set. Le responsabilità maggiori sono da attribuirsi quindi alla regia, che lavora sì bene con gli attori (d'altra parte il cast conta garanzie come Steve Buscemi o il Michael Palin dei Monty Python, dei quali si può intravedere qualche pallido richiamo nella bella scena attorno al tavolo con alzate di mano e poco altro) ma fallisce nel coinvolgimento: distaccato il racconto, debole l'umorismo cinico, dialoghi che spesso paiono mescolarsi al chiacchiericcio sullo sfondo. La ricostruzione storica e la messa in scena sono punti di forza, ma quanto vediamo non stimola a seguire le trame che si intersecano. Né granché ci si diverte ad ascoltare i dispetti, le frecciate e le vendette di Krusciov, Berja e compagni. Va bene satireggiare su chi lo merita, ma ci si poteva anche sporcare un po' le mani utilizzando schemi più consoni alla commedia. Invece è evidente quanto si proceda in direzione di ripetute, ideali lisciate alla critica seguendo di conseguenza canoni estetici di alto livello e dosate concessioni a una volgarità di circostanza, senza abbandonare comunque una certa seriosità da sposare a un'aderenza storica necessaria. Un dispendioso sforzo tecnico che racconta parzialmente le dinamiche di potere dell'Unione Sovietica ma con una faciloneria fuori luogo sottesa a un impianto lussureggiante e – quel che più è grave – una scarsa conoscenza dei ritmi e dei tempi (non solo comici); così la fragile consistenza sulla quale poggiano in precario equilibrio scene singolarmente anche divertenti rende l'azione blanda riproponendo i difetti di fruibilità di certe commedie british che (nel caso dei Monty Python ad esempio) si salvavano grazie alla genialità assoluta delle trovate o a interpretazioni magistrali.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 29/11/17 DAL BENEMERITO COTOLA POI DAVINOTTATO IL GIORNO 6/01/18
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Maxx g 12/03/18 22:00 - 492 commenti

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Credevo fosse una commedia satirica con spunti divertenti (così lasciava intuire il trailer). Invece, dopo un inizio incoraggiante (mi aspettavo che la storia iniziasse con la morte del dittatore), impera la noia. Un film esageratamente verboso, senza scene da ricordare, che si trascina stancamente fino alla fine dando l'impressione di una chiusura frettolosa. Il personaggio stesso di Stalin è ridotto a macchietta, come peraltro gli altri interpreti. Si può perdere.
MEMORABILE: Il momento in cui viene trasportato il dittatore morente nel suo letto.

Cotola 29/11/17 12:30 - 7622 commenti

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Spassosissima commedia in puro stile british (con reminiscenze dei Monty Python) che, oltre ad analizzare un particolare momento storico (la morte di Stalin e la sua successione, ma non solo) è anche più in generale una radiografia del potere, della sua gestione e dei suoi meccanismi. Ci si diverte molto, si ride in più occasioni e si riflette altrettanto. C'è anche tanta storia: molte cose possono sembrare assurde ed inventate ma, purtroppo, non lo sono affatto. Brillante la regia ed in gran forma tutto il cast. Assolutamente da non perdere.

Markus 6/01/18 11:52 - 3331 commenti

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Il periodo storico da Stalin a Krusciov raccontato (romanzando) attraverso una farsa dal tipico humour britannico. L'ottima cura formale che il regista Armando Iannucci è riuscito a dare alla sua opera purtroppo non fa il paio con i contenuti, che ahimè deludono e non poco. Convincono le prestazioni degli attori e i costumi molto ben realizzati e scenografici, ma la pellicola scontenta sul fronte dell'umorismo, ovverosia quel cinico sarcasmo che ti aspetti da un momento all'altro e che invece... tragicamente viene a mancare.

Matalo! 21/01/18 16:43 - 1368 commenti

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Vicenda frenetica, pure troppo, tratta da una graphic novel rinomata. Il divertimento va a corrente alternata e forse anche la troppa bravura del cast suona più come uno sfoggio autocompiaciuto che una consistente aderenza alla trasformazione dei caratteri storici in farsa americana. Ben girato, si ride in certi punti e Berija alla fine è il vero eroe tragico. Ma temo sia più uno scherzo tirato per le lunghe, che a volte fa appisolare per troppa congestione.

Beffardo57 17/04/18 21:39 - 262 commenti

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E' il tentativo di raccontare lo snodo fondamentale di una vicenda storica assolutamente tragica (lo stalinismo e la sua spaventevole conclusione) ricorrendo a una chiave narrativa improntata al grottesco. Esperimento che lascia francamente perplessi e può risultare persino repulsivo: è riuscito a Chaplin con il Grande dittatore, eccezionalmente, ma l'esito non appare replicabile. Comprensibile che i russi l'abbiano presa decisamente male.

Paulaster 8/05/18 11:51 - 2865 commenti

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La morte di Stalin porterà al potere Khrushchev. Parte come una commedia sulle caratterizzazioni (sfruttando il clima di terrore) che diventa poi cinica, drammatica negli sviluppi e addirittura crudissima nel finale. Umorismo in stile Bastardi senza gloria sfruttando i drammi della storia, ma senza produrre empatia. I personaggi dei figli sembra abbiano sbagliato film. Buone le ricostruzioni, con una fotografia asciutta in stile sovietico.
MEMORABILE: Le votazioni all’unanimità; L’arrivo di Zhukov.

Magi94 11/06/18 22:19 - 704 commenti

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Riuscito. Forse la pubblicità internazionale faceva pretendere più di quel che può offrire, ma tutto sommato non sbaglia il colpo. Il timore più grosso era infatti quello di finire in una URSS da stereotipo, con macchiette al posto di personaggi. Ebbene, lo è talmente tanto che con gli strafalcioni storici e gli attori puramente inglesi si perde totalmente il contesto e si finisce per gustare una bella satira sulla successione di un generico dittatore. Il difetto è appunto l'humor inglese, che ridere non fa, ma nulla di grave.
MEMORABILE: La votazione all'unanimità.

Xamini 24/07/18 23:59 - 1026 commenti

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I modi sono quelli della farsa british: si cerca l'iperbole per raccontare il vero. Il tema è quello della dipartita di Stalin e del successivo parapiglia per il passaggio dei poteri. Tra gli interpreti Buscemi in particolare trascina la ciurma (Stalin e i figli rimangono l'uno piatto, gli altri un po' sfalsati) e il canovaccio, pur non strappando grasse risate, fa divertire e funziona.
MEMORABILE: I titoli di coda, a base di foto che scompaiono

Daniela 8/09/18 21:06 - 9643 commenti

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Quando nel 1953 Stalin viene colto da ictus, fra i membri del Comitato centrale si scatena una lotta alla sopravvivenza prima ancora che alla successione... L'ambientazione è russa e russi sono tutti i personaggi in campo ma l'humor è anglosassone come l'affiatatissimo cast in questa farsa che, pur ripercorrendo con una certa fedeltà i fatti, può essere letta come una parabola sul potere dittatoriale e le sue storture valida in ogni latitudine. Fa ridere e fa riflettere, perché è impossibile non pensare ai milioni di morti su cui si è retto per decenni un castello di illusioni e menzogne.

Taxius 25/09/18 11:53 - 1651 commenti

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Il film di Armando Iannuci racconta in chiave tragicomica la lotta per la successione al potere che viene a crearsi alla morte di Stalin. L'ambientazione è ovviamente quella russa ma l'humor è tipicamente british, come del resto quasi tutto il cast. Film riuscito e ben girato: è in grado di far sorridere e divertire (ma anche riflettere) lo spettatore pur parlando di temi molto seri e gravi, risultando leggero e scorrevole.

Bubobubo 23/07/19 20:36 - 1231 commenti

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Era l'occasione giusta per affrontare di petto un poco conosciuto periodo di lotta politica immediatamente successivo alla morte di Stalin, con particolare riferimento all'inquietante figura di Berija, ma la commedia di Iannucci (se si escludono un paio di situazioni grottesche createsi per contrasto fra l'ambizione personale dei personaggi e il clima politico dell'epoca, oltre a un registro linguistico costantemente sopra le righe) fallisce il bersaglio. Confusa, farraginosa e mai divertente, con un epilogo drammatico decisamente fuori luogo.

Kinodrop 19/11/20 20:19 - 1598 commenti

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Come riuscire a rendere leggera e appetibile la drammatica fine dello stalinismo con la conseguente lotta di potere. Una satira che con toni spesso farseschi mette alla berlina la congrega dei gerarchi e l'intero sistema politico, non certo preoccupata dela verosimiglianza ma di confezionare un prodotto dalla larga fruibilità (riadattando un certo humor che può ricordare Mel Brooks) e ciò è provato anche dall'internazionalità della produzione e del cast. Notevole la ricostruzione ambientale (il funerale e le stanze del Cremlino) e qualche azzeccata gag in puro british style.
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