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In attesa di comparire nel box Ultimi commenti: Hackett (1/12/22 21:53)
TITOLO INSERITO IL GIORNO 31/10/21 DAL BENEMERITO NICK FRANC
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Capannelle 20/11/21 19:00 - 4131 commenti

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I due protagonisti vivono in una fattoria isolata in una zona afflitta da vari misteri (vedasi il prologo) e di punto in bianco si ritrovano un'ibridazione animale che viene comunque da loro accettata. Nonostante la lentezza di fondo la vicenda si dipana con una certa personalità e, pur traballando qua e là, pare stare in piedi. Gli interpreti principali sono una Rapace che in più di una sequenza diventa a rischio overacting e un "lui" invece compassato e poco caratterizzato. Un racconto particolare, non del tutto riuscito ma dignitoso.

Nick franc 31/10/21 12:52 - 381 commenti

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Horror dell'anima, basato su elaborazione del lutto, mancanza di maternità, relazioni interpersonali in contesto di profondo isolamento e sul rapporto tra uomo e natura (in tal senso molto suggestiva l'ambientazione islandese). Ed è proprio su quest'ultimo versante che il film riserva le cose più interessanti: l'agnello antropomorfo, surrogato del figlio, viene strappato senza scrupoli alla madre legittima, a simboleggiare lo sfruttamento indiscriminato dell'uomo sulla natura. Ricco di lunghi silenzi, rarefatto e sfuggente, comunque non privo di interesse.

Leandrino 22/02/22 23:54 - 460 commenti

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In una vallata islandese vive isolata una giovane coppia di fattori, che un giorno accoglie la nascita di un agnello particolare. Il piano di realtà, esasperato dal rigore registico, si scontra col paesaggio e coi temi della fiaba causando un cortocircuito che vive di ambiguità. Opera capace di delineare trame e psicologie non banali con immagini evocative e carattere austero, se anche fin troppo allineata con quella che sembra ormai essere la politica produttiva della A24, fatta di sentimenti umani ingombranti, animali-totem e atmosfere rarefatte.

Bubobubo 3/05/22 20:44 - 1774 commenti

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Il riemerso dell'elaborazione del lutto che incontra il rimosso delle meccaniche di coppia, castigate in una quotidianità autoimposta di ordine e sacrificio che non tollera eterofonie. Con un soggetto del genere il rischio di sbracare è da subito altissimo ma, riassorbita da subito la variabile del grottesco, la lenta conduzione ascetica possiede un magnetismo interno che conquista. Non potrebbe pertanto essere più stridente il contrasto con l'epilogo che, cercando di trovare una teleologica quadra weird con l'incipit, sconfina ingloriosamente nel camp; Bergman che diventa Raimi?
MEMORABILE: Resa dei conti fra Maria (Rapace) e la pecora; Lo sgomento di Pétur (Haraldsson) al primo incontro con la creatura.

Lupus73 26/09/22 12:06 - 1318 commenti

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In una fattoria, una coppia tra ovini di vario tipo dopo la perdita del figlio si trova ad allevare un agnellino antropomorfo. Ottime la fotografia e l'ambientazione per questa pellicola islandese che purtroppo mette sul piatto la carta dell'horror totalmente allegorico-psicologico, con un canovaccio prettamente surreale, uno scorrere del tempo lentissimo, per avere un risultato finale che punta alla forma dell'arte trascurando fortemente l'intrattenimento e la sostanza della sceneggiatura (che sarebbe stata più adatta per un cortometraggio). In definitiva aria fritta.

Kinodrop 27/09/22 20:01 - 2429 commenti

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In una remota regione islandese marito e moglie conducono una fattoria con annesso allevamento di ovini e cercano col lavoro quotidiano di alleviare un lutto; quando nell'ovile trovano una creatura ibrida non esitano ad adottarla come figlioletta. Un soggetto particolare che si fonda su un presupposto serio e comprensibile ma che durante la narrazione rischia molte volte di sfociare in un grottesco che sconcerta, distraendo dal dramma che invece vorrebbe comunicare. I bei paesaggi non possono ovviare alla lentezza di fondo e alla incongruità del finale. Cast dignitoso.
MEMORABILE: Il lamento della pecora davanti alla casa; L'uccisione della pecora; Lo sconcerto dello zio; La vendetta.

Daniela 30/09/22 14:00 - 11836 commenti

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In una fattoria isolata nella campagna islandese, la nascita della piccola Ada porta un poco di  gioia nella grigia vita di una coppia di ovicoltori su cui pesa il ricordo di una grave perdita... Ci sono tanti film il cui finale lascia lo spettatore in sospeso a fissare lo schermo: in molte occasioni si tratta un punto interrogativo intrigante, in altre di un "bah" perplesso. Qui siamo nel secondo caso: al di là della stranezza dei comportamenti, tutto resta troppo indefinito e le prove del cast non aiutano dato che l'unico personaggio verso cui si prova umana empatia è mamma pecora.

Buiomega71 5/11/22 01:22 - 2694 commenti

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Sospeso, angoscioso, rarefatto, dall'atmosfera pregnante e raggelante, eggersiano fino al midollo (il caprone di The witch, l'isolamento di Lighthouse che crea mostri o creature ancestrali), con un incipit di avvento natalizio che lascia pochi dubbi sul dipanarsi della surreale e oscura vicenda. Il Dio Pan che rivendica la prole, il belare continuo di una madre disperata, una faida familiare che sfocia nel soprannaturale. Caliginoso, profondamente nordico, con tableaux vivants di rara suggestione bucolica. Andamento dilatato, crudeltà e dolcezza e tenerissima l'antropomorfa Ada.
MEMORABILE: L'uccisione crudele e la sepoltura della madre di Ada; L'incubo ovino/infernale di Maria; La curiosità di Ada; L'ansimare del montone tra la nebbia.

Rebis 9/11/22 09:38 - 2219 commenti

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Sulla falsariga di Border, creature del folklore, con il loro corollario di norme e divieti, si fanno mediatori di problematiche sociali: lì l'alienazione, qui il lutto genitoriale. Ma se Abbasi faceva del fantastico coerente cassa di risonanza del reale, in "Lamb" l'accordo tra i due mondi è un mero espediente per generare sconcerto e raggiungere la cima del parossismo con un finale tanto eclatante da far cascare le braccia. Accumuli narrativi cercano di colmare la rarefazione del paesaggio - come l'arrivo del fratello, inutile. Notevoli gli spfx. Perturbazioni a bassa quota.

Hackett Oggi 08:00 - 1842 commenti

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Curiosa favola ambientalista che, tra horror e mistery, nasconde un messaggio di amore (materno) e rispetto per la natura per nulla banale. A cornice di tutto questo gli splendidi e gelidi paesaggi d'Islanda, con i suoi paesaggi belli e implacabili che osserva tenendosi fuori dagli umani affanni, ma ne forgia asprezza e senso di solitudine. Probabilmente poteva essere approfondito qualche aspetto della mitologia di riferimento, ma la pellicola affascina e lascia qualcosa.

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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Buiomega71 • 5/11/22 10:35
    Pianificazione e progetti - 24418 interventi
    Sospeso, rarefatto, profondamente nordico, eggersiano fino al midollo (il caprone di The Witch, l'isolamento di The Lighthouse che crea mostri o creature ancestrali), immerso in un'atmosfera caliginosa e desolante, tra nebbia e natura inospitale circostante.

    Opera prima notevole, che si barcamena tra cinema d'autore e cinema fantastico, dove l'incipit nella stalla lascia pochi dubbi sul dipanarsi misterioso della vicenda (attenzione anche al comunicato radiofonico del ritrovamento di un sito archeologico dedicato al Dio Pan), che il finale vendicativo svelerà senza troppe sorprese.

    Scontro tra madri, faide familiari (una umana, l'altra mitologica), il lancinante belare di mamma pecora , la sua crudele uccisione, trascinata nel fango, la sepoltura, l'incubo ovino/infernale della Rapace, il gigantesco montone che ansima nella nebbia, l'occhio sbarrato, la consapevolezza della piccola (e tenerissima) Ada, creaturina antropomorfa e assai curiosa, di non appartenere al mondo degli esseri umani (Ada che si specchia dubbiosa, il quadro con il gregge, dove Johannsson stringe stendhalianamente fino a invadere lo schermo), che cammina goffa su quegli stivaletti di gomma e imbottita in quei cappottini (di toccante tenerezza quando esce con lo zio a raccogliere fiorellini, mentre l'uomo, puntandole il fucile addosso, non riesce a premere il grilletto su quell'esserino, e verranno ritrovati dalla Rapace addormentati, abbracciati, sulla sedia. O il suo dolore nello straziante finale).

    Elaborazione del lutto, mitologia, paganesimo, maternità interrotta, cristianità (l' inseminazione avviene la notte del 25 dicembre in una stalla, la Rapace si chiama, guarda caso, Maria) il tutto miscelato con sapienza registica e suggestione, dai tempi dilatati del vivere quotidiano in una fattoria sperduta sui monti lontana da Dio e dagli uomini.

    Con l'arrivo dello zio (scaricato in malo modo da un gruppo di amici), il film diventa quasi un grottesco e surreale quadretto familiare, una sit com dell'assurdo, fino a quando la natura (o chi la rappresenta) viene a chiedere il conto per essere stata defraudata della sua prole.

    Durante la narrazione Johannsson tenta strade alternative (follia femminea? Perdita della ragione dovuta all'isolamento? Il rifiuto di accettare la perdita di una figlia?), ma non ci si casca, perchè l'inizio è sin troppo chiaro e inconfutabile, in un raro caso dove lo spoiler viene sbattuto in faccia allo spettatore appena dopo il titolo iniziale del film, penalizzando le varie chiavi di lettura o le possibili interpretazioni

    SPOILER

    Si aspetta che la creatura umanoide, metà uomo e metà montone, che ha ingravidato la pecora nella stalla faccia la sua comparsa prima o poi. E infatti...

    FINE SPOILER

    A suo modo originale, che rifugge da ogni convenzionalità, trattando delicatamente (e con rigoroso stile quasi dreyeriano) un tema che poteva scivolare nella pagliacciata (e non immune da goliardiche e pecorecce battute).  Forse un po ambizioso, ma pregno di fascino misterioso, da vedere assolutamente a mente libera e distante anni luce dalle baracconate yankee stile The Barrens (occhio al finale).

    E la piccola e dolcemente mostruosa Ada rimane nel cuore.
    Ultima modifica: 5/11/22 22:58 da Buiomega71
  • Discussione Poppo • 20/11/22 18:52
    Galoppino - 444 interventi
    Ma che bello! 4 pallini subito. Quando vedi film come questo sai che il cinema esiste ancora... Ha già un posto in bluray nella mia videoteca. Anche perché merita infinite visioni.

    Spoiler: che avete pensato quando nasce la creatura e i due si guardano ma noi non vediamo cosa sia la creatura?

    Ancora ci sto pensando... Nel senso che ho pensato a qualcosa di visivamente terribile... non mostrabile appunto... ma non ne sono certo... o meglio non so come questa emozione del "non visto" condizioni la nostra interpretazione di tutta la vicenda che segue... basta questo per farne un mezzo capolavoro del cinema attuale.

    Rettifica. 5 pallini subito. Le opere prime vanno sempre sostenute dal nostro entusiasmo.




    Ultima modifica: 20/11/22 18:55 da Poppo
  • Homevideo Pumpkh75 • Ieri 15:09
    Addetto riparazione hardware - 421 interventi
    Segnalo che mentre il DVD è acquistabile in tutti i vari negozi specializzati, l'edizione Blu-Ray è una esclusiva del solo sito della Cecchi Gori Home Video:

    https://www.cgtv.it/film-dvd/lamb/
    Ultima modifica: Ieri 15:59 da Zender