L'avversario

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: L'Adversaire
Anno: 2002
Genere: drammatico (colore)
Note: Tratto dal romanzo omonimo di Emmanuel Carrère.
Numero commenti presenti: 11
Papiro: cartaceo

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

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Caesars 9/02/07 11:23 - 2758 commenti

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Un buon film probabilmente condizionato da una lunghezza eccessiva. La storia, tratta da un fatto di cronaca, è di quelle da brivido. Un uomo s'inventa una vita che non ha: per tutti è un medico ma la verità è che passa le giornate in giro aspettando il momento di tornare a casa. Ovviamente alla lunga la situazione non regge e quando il cerchio comincerà a stringesi intorno a lui la sua follia esploderà del tutto. L'interpretazione di Auteuil è semplicemente strepitosa.

Magnetti 9/02/07 12:16 - 1103 commenti

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Si potrebbe giudicare male il film facendosi condizionare dalla storia sgradevole. Tratto da una storia vera: il protagonista è un medico per tutti. In realtà medico non è. Non si è mai laureato, ma ha continuato a studiare per poter meglio mentire sulla sua attività. Passa le giornate in albergo o in macchina. Si finge anche esperto in investimenti in Svizzera trattenendosi i soldi dei malcapitati. Quando i nodi vengono al pettine... Bravo Auteil, avversario di se stesso nel film. Agghiacciante.

Gigliato74 28/05/07 11:06 - 12 commenti

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"Il lento scorrere senza uno scopo...." (da una storia vera). Poche volte mi è capitato di trovarmi di fronte ad un film così lancinante, feroce e spietato. Un urlo senza fiato. Un film che d'improvviso fa sparire i colori dal mondo circostante. La 57 enne regista, algerina come il protagonista, dirige con garbo e misura questa continua Dissolvenza verso una tragedia sovrumana. Atmosfera algida in una Ginevra cupa e infreddolita riscaldata solo dalle chiacchiere e dai tradimenti da parte dei signorotti (con mogli & amanti al seguito) in camice bianco.

Galbo 16/03/09 20:57 - 11445 commenti

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Un castello di menzogne costruito gradatamente nel tempo crolla improvvisamente con tragiche conseguenze. E' questo il tema di un film assai disturbante che evita di compiacere lo spettatore ponendolo di fronte ad una realtà sgradevole e brutale. Il film è tratto da una vicenda reale e si segnala per il lucido svolgimento cronachistico amplificato dalla prova dell'ottimo Daniel Auteuil.

Puppigallo 23/03/09 13:51 - 4523 commenti

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Il film è tutto sul groppone del protagonista, che se la cava bene (la faccia è perfetta, segnata dai mille casini che gli procurerà la sua singolare situazione, della quale solo lui è il responsabile). Vive nella menzogna, ma questa, poco per volta, diverrà insostenibile e il poveretto (poveretto fino a un certo punto) dovrà presto fare i conti con se stesso, ma soprattutto con gli altri; e quando un uomo è messo all'angolo...può fare di tutto. La pellicola paga però un ritmo inevitabilmente lento e un copione che non può fare salti mortali. Comunque, nel complesso, non male.
MEMORABILE: C'è qualcosa di peggio di essere scoperti? Non esserlo; Dio disse: "Bisogna dividere in parti uguali. I ricchi avranno il cibo e i poveri l'appetito".

Hackett 28/05/10 07:54 - 1741 commenti

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Ottima interpretazione di Auteuil che riesce a trasmettere perfettamante l'angoscia e la frustazione di chi ha mentito una vita intera e stà per vedere il suo mondo a pezzi. Storia dura e di una sorda disperazione, che si avvale anche di ben misurati silenzi e lunghe inquadrature, per ampliare il senso di incertezza. Film crudele come la storia narrata.
MEMORABILE: L'iniziale descrizione della giornata lavorativa reale del protagonista.

Qed 30/07/10 01:48 - 54 commenti

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Ciò che a questo film riesce meglio è creare nello spettatore l'attesa spasmodica di una incrinatura, tanto necessaria quanto lancinante, nel surreale trascinarsi della vicenda (reale!): è pura asfissia quella che lentamente cresce sino all'epilogo. Il limite è un appiattimento sul piano narrativo-cronachistico, che rinuncia quasi in toto ad un tentativo esplicito e coraggioso di analisi psicologica (nell'accezione dell'etimo); i vezzosi troncamenti delle scene non aiutano. Auteuil è perfetto; alcuni passaggi lenti, che però servono. Gelido.

Lythops 5/04/11 12:39 - 975 commenti

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Un film sulla solitudine assoluta che parte da un banale barare su un esame universitario non superato e arriva all'omicidio plurimo. Pochi film sono stati capaci di lasciarci indagare la mente del protagonista, un magnifico Daniel Auteuil che dà anima al personaggio con sguardi, gesti, espressioni di una normalità assolutamente sconcertante. Una regia nitida, che non concede nulla al voyerismo e utilizza il tempo in formato quasi reale. Bella prova anche di Géraldine Paihas nel ruolo di una splendida Christine Faure.
MEMORABILE: I rumori degli omicidi.

Daniela 26/03/12 09:48 - 9623 commenti

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Ispirato a una vicenda di cronaca dai contorni tanto incredibili quanto agghiaccianti, la storia di un uomo che, per oltre 15 anni, vive una vita fittizia, ingannando tutti coloro che lo circondano. Un film "freddo" come gli ambienti in cui si svolge - naturali o domestici che siano - dominato dal vuoto: vuoto delle giornate passate senza scopo, vuoto dei sentimenti e delle convenzioni sociali. Regia incerta (troppi flashback, eccessiva durata, epilogo frettoloso) ma interpretazione imperdibile di Auteuil, cui basta uno sguardo di sfuggita per trasmettere angoscia.
MEMORABILE: "C'è qualcosa di peggio dell'essere scoperti. E'il non esserlo." - La giornata passata in macchina - Gli omicidi fuori campo

Fauno 25/02/13 16:04 - 1933 commenti

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Il film è ben fatto, ma per forza di eventi sarà stato esagerato nei particolari, in quanto mi pare incredibile che per 15 anni e per di più con quell'espressione devastata, il personaggio in questione abbia potuto farla franca. Per quanto concerne la Francia, coi suoi modi di vita, mi ha dato una tristezza immensa... Basterebbe ascoltare bene le parole del brano di Françoise Hardy, L'età dell'amore, per capire l'orrore di una vita a compartimenti stagni, con pochissima fantasia e tanta ipocrisia, e questo film descrive il tutto davvero alla lettera.

Il Dandi 17/10/20 23:32 - 1841 commenti

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Dramma dagli accenti thriller, ispirato alla vera storia di un assassino che per quindici anni era riuscito a ingannare la famiglia facendosi credere un medico. Raccontare un massacro senza mostrarlo è difficile, sicuramente apprezzabile per certi versi ma per altri - inutile nasconderlo - anche deludente. La struttura a flashback pare pretestuosa e non aiuta il coinvolgimento dello spettatore, troncando troppo spesso sequenze senza sviluppo. La regista pensa evidentemente di sposare il punto di vista del folle protagonista lasciando tutto sulle spalle del - pur bravissimo - Auteuil.
MEMORABILE: La quasi confessione della verità di Jean-Marc al suo migliore amico, fraintesa e troncata prima di compromettersi.
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