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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

A quanto suggeriscono i titoli di testa, questo dovrebbe essere un “film contro la vanità dell'egoismo”. In realtà, che sia davvero contro non lo si intuisce praticamente mai; sembra anzi che vi sia un certo compiacimento nel mettere in mostra sketch brevi o brevissimi (un po' come era stato fatto due anni prima da Dino Risi con I MOSTRI) con l'unico obiettivo di far sorridere o, al massimo, di far riflettere per un paio di minuti. Detto questo non si può negare che vi sia una certa grazia nella regia di Blasetti (e nel montaggio), una cura non indifferente nello strutturare il film con inserti intelligenti che spezzano con originalità la normale linea temporale. Così Walter Chiari,...Leggi tutto giornalista che ha intenzione di scrivere un meditato saggio sull'egoismo, si trova a pensare (mentre il film si occupa di illustrare i suoi pensieri) a diverse occasioni in cui l'uomo moderno ha modo di far risaltare il proprio egoismo: nel salire sui tram affollatissimi, nel pretendere da Dio, in chiesa, aiuti personali, nel voler essere sempre e comunque di fronte a tutti. Solo l'amico Peppino (Mastroianni) sembra l'ultimo sopravvissuto di un altruismo in via d'estinzione; e quando si permette di rubare del prezioso tempo all'amico giornalista (Chiari) solo per portarlo in pineta a veder passare una coppia di anziani in pace col mondo, riceve da lui insulti e offese. Perché poi certo, il protagonista non avrebbe potuto non essere il più egoista tra tutti. Ma avrà modo di ripensarci naturalmente, in una seconda parte appesantita da noiose parentesi sentimentali dove la storia perde sostanzialmente la struttura a sketch per addormentarsi al cospetto dell'irruzione della (brava, senza dubbio) Silvana Mangano. Il personaggio più simpatico, in un cast straripante di volti noti, è forse il controllore del treno (Manfredi): un porco semplice, senza pretese.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
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Dillinger 28/07/08 13:01 - 22 commenti

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Bella pellicola di Blasetti, feroce rappresentazione del malcostume sociale dell'italiano medio, del suo atteggiamento verso gli altri, della sua morale sessuale. Mi è sembrata attuale, assolutamente non allineata (per quel periodo), cinica e realista, anche nei suoi risvolti psicologici. Utilizzando uno scrittore come osservatore della realtà, Blasetti richiama tutte le contraddizioni e le prevaricazioni borghesi, in contrasto con la figura dell'amico scomparso, unico esempio di sincerità e virtù. Azzeccato Chiari nel ruolo del protagonista.
MEMORABILE: La chiusura della bara dell'amico Peppino, quando il protagonista si sforza di piangere ma non ci riesce ed allora ricorre ad un gesto teatrale.

Matalo! 30/07/08 10:27 - 1368 commenti

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Chiari non fu quasi mai utilizzato appieno nel mondo del cinema, forse per una sua naturale propensione ad altri mezzi, forse per il suo essere scomodo e inavvicinabile come modello (un vincente con le donne e uno che ebbe problemi con la giustizia) al contrario di Sordi etc. Forse perché era l'eloquio il suo tramite principale. Forse per assenza di registi capaci di saperlo valorizzare. Fatto sta che anche questo film di Blasetti non funziona; Chiari dovrebbe essere il Virgilio nel mondo dell'egoismo ma il film è solo una girandola di sketch deboli.

Il Gobbo 27/12/08 22:58 - 3011 commenti

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Concepito come un commiato dal cinema, che poi tale non fu, questo tour de force di un fregoliano Chiari con baffi... alla Blasetti, affiancato da un cast monumentale, parte con fatica, gravato dal didascalismo eccessivo, del resto dichiarato. Verso la metà però, forse nelle parti che beneficiano degli apporti amichevoli dei più bei nomi del nostro cinema, in primis Flaiano, più di un colpo va a segno: impagabili il numero di Caprioli (un trattato in tre minuti di praxis democristiana) e la sequenza in redazione con la Valeri.

Mdmaster 15/03/11 12:25 - 802 commenti

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Concept intrigante ma fin troppo complesso per Blasetti, questa apologia/accusa all'egoismo dell'uomo moderno, sospesa tra afflati Felliniani e pre-Morettiani. La prima parte è quasi interessante con il suo susseguirsi di scenette e sketch efficaci, poi il ritmo si perde in un continuo di ripensamenti, donnine discinte e inutili divagazioni. Chiari è interprete principale poco convincente, oltretutto circondato da un cast di volti notissimi. E sì, il migliore è Manfredi nella parte di un sessuomane davvero convinto. Interessante solo a tratti.
MEMORABILE: Hitler e Mussolini doppiati con la cantilena dei bambini.

Rambo90 8/05/13 17:03 - 6318 commenti

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Blasetti si interroga sull'egoismo dell'italiano medio attraverso un'inchiesta (e i ricordi) di un giornalista: il risultato è simpatico, a volte un po' lento ma piacevole. Walter Chiari, unico vero protagonista, è molto bravo; attorno a lui girano tanti volti noti fra i quali ho particolarmente apprezzato Manfredi, Caprioli e la Lollobrigida. Buono.

B. Legnani 15/08/14 01:40 - 4691 commenti

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La sua caratteristica principale (un cast ricco di volti celebri) è di sovente anche il suo limite, perché scatta la gara al riconoscimento, il che distrae dalla trama. Non è un caso, forse, che quando il film si compone di duetti (Chiari-Lollo o Chiari-Mangano) esso prenda quota, fino al pensoso (e probabilmente autobiografico) finale, uno dei momenti migliori del film, insieme alla gestione del necrologio. Funziona meglio la seconda parte rispetto alla prima, troppo spezzettata in quadri spesso molto brevi e non sempre riuscitissimi.

Gabrius79 27/07/15 15:41 - 1186 commenti

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Un Walter Chiari abbastanza convincente è il protagonista di questo film in realtà non molto coinvolgente. La prima parte spezzettata da vari sketch è pressoché da sbadiglio, mentre va meglio con la seconda, più omogenea e forse più divertente. Tanti volti noti si prestano a piccoli e grandi camei (la migliore è senza dubbio Franca Valeri), ma andavano sfruttati meglio.

Il Dandi 29/09/16 12:43 - 1747 commenti

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Blasetti sfrutta l'alibi dell'autoironia (già dai titoli di testa) per una dichiarazione di intenti ambiziosa che suona anche come un annuncio (non veritiero) di addio al cinema. Nonostante alcune ingenuità in cui era difficile non cadere (e che si perdonano facilmente dato il ritmo spigliato) il film finisce per convincere piano piano, diventando via via meno moralista e più amaro, meno grottesco e più sincero. Spettacolare l'uso dei piani narrativi, che a tratti riecheggia la dimensione onirica di Fellini e Petri.
MEMORABILE: Walter Chiari si sforza di piangere sulla tomba di Mastroianni e immagina sé stesso.
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