Volti del cinema italiano nel cast VOLTI ITALIANI NEL CAST Volti del cinema italiano nel cast

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L'IMPRESSIONE DI MMJ

Più che un film è per gran parte una lunga lezione di educazione sessuale - divisa in più scene - impartitaci dal protagonista Giuseppe Cirillo (non a caso qui anche regista e sceneggiatore unico), più noto in pubblico come “Dr. Seduction”. Psicosessuologo con qualche candidatura politica alle spalle (si nota sullo sfondo qualche manifesto elettorale del “Partito degli impotenti”), Cirillo interpreta fondamentalmente se stesso, alle prese con la vita di tutti i giorni e gli incontri con persone dispostissime ad ascoltarlo ammirandone la fluidità dell'eloquio e la quantità di argomenti sciorinati, quasi sempre relativi alla sessualità. Il primo episodio (introdotto dal...Leggi tutto titolo “Essere o apparire?!”) porta il professore a casa di un'amica a bordo di un'Ape (sul cui retro siede Alvaro Vitali): ha l'auto in riparazione, si scusa del mezzo, ma la donna non accetta di salirvi. Va meglio con Angela (Melillo), che lo accompagnerà sottraendolo però a una conferenza che l'uomo dovrà far presiedere in sua vece all'inetto amico Amilcare (Vitale), istruito via auricolare dall'autobus su cui il professore viaggia. Una gag stravecchia che se non altro dà modo a Vitali di “riVitalizzare” un po' il film, già da qui troppo occupato dalle monotone disquisizioni del protagonista (d'altronde Cirillo non è un attore e non gliene si può fare una colpa). Che continueranno poi senza sosta, perché Cirillo proseguirà nella sua analisi dell'universo sesso portandosi Angela a un incontro di scambisti per studiare da vicino il fenomeno. Lì i due conosceranno Riccardo (Nazzaro) e Francesca (Ponziani) stabilendo subito un bel contatto, al punto che Angela se ne andrà a vivere con Riccardo e Francesca, lasciatolo senza rimpianti, rimarrà a fianco di Giuseppe per il resto del film. Accantonato quindi Vitali dopo un primo “episodio” in cui l'ex Pierino riveste comunque una parte rilevante, il film porterà Cirillo a contatto con la gente comune o, in alternativa, con le altre “guest star”. Detto di un Tinto Brass che converserà a lungo con lui su prevedibili temi (e che ritornerà nell'ultima parte per un'intervista reciproca su preservativi e amore), vanno registrate le curiose partecipazioni di Don Backy nel ruolo di un sacerdote (che si produrrà anche in paio di canzoni), quella di Sandra Milo (rapita come tutti dalle parole del professore) e di altri personaggi meno noti che ingrossano le fila di un cast per il resto composto in buona parte da attori non professionisti. D'altronde il film ha gli ovvi limiti del prodotto amatoriale, girato schierando qualche nome noto che attragga i curiosi ma condotto soprattutto lasciando parlare Cirillo a ruota libera tra teorie bizzarre (ingenuamente politically correct quella che propone di chiamare i neri “cioccolato”, gli asiatici “limoni” e i bianchi “albicocche”) e altre più psicologicamente attendibili, sempre ammiratissimo da chi lo ascolta. E' un modo per propagandare il suo libro “I 14 gradini del corteggiamento” durante un incontro di educazione sessuale a scuola e se stesso come dispensatore di illuminati pareri in materia. Con tutto il rispetto dovuto all'uomo e al professionista, che non devono mai mancare (lui stesso si presentò in politica col “Partito delle buone maniere”), però, non è che allo spettatore medio possano troppo interessare certe considerazioni piuttosto scontate sul mondo e il sesso, soprattutto se non accompagnate da un film che riesca a farsi interessante o accattivante nel suo svolgimento. Van bene la simpatia del ritrovato Vitali o l'ugola del buon Don Backy, ma quando partono le “evangeliche” lezioni del prof (itineranti o meno che siano), quando si ripetono le paturnie di Francesca, spesso semidepressa, o gli interventi di qualche “discepolo”che domanda e ascolta rapito, i botta e risposta con Brass o la Milo, non si ha proprio l'impressione di assistere a un capolavoro. Né a un vero e proprio film, a dire il vero. Sembra più un lungo video autopromozionale articolato senza disporre di una troupe (e di una regia) tecnicamente in grado di garantire una confezione professionalmente valida. Siamo lontani insomma da certe produzioni dei Settanta che si muovevano in territori simili mantenendo se non altro logiche cinematografiche. D'altra parte i tempi son cambiati, la tecnologia e i mezzi per diffondere i propri lavori sono a disposizione di tutti o quasi e i risultati inevitabilmente variano moltissimo da caso a caso.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 25/05/22 DAL DAVINOTTI

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