Taxi Teheran

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Titolo originale: Taxi
Anno: 2015
Genere: drammatico (colore)
Cast: Jafar Panahi (n.c.)
Numero commenti presenti: 8

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I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 4/09/15 DAL BENEMERITO COTOLA
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Cotola 4/09/15 23:56 - 7451 commenti

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E' un film che scalda il cuore questo di Panahi, che fa della semplicità "coatta" (girato quasi esclusivamente in un unico ambiente: il taxi del titolo) il suo punto di forza. Si parla ancora una volta di Iran ma non solo: le tematiche affrontate sono tante e sono tutte importanti ed interessanti. Vengono così alla luce le contraddizioni di un paese che deve fare ancora molta strada sul piano della libertà. Molto interessante anche la mescolanza, voluta, tra realtà e finzione che sono segnate da un labile confine che non permette sempre di capire dove finisca l'una ed inizi l'altra.
MEMORABILE: Il venditore di film taroccati. "I film andrebbero visti tutti. Poi ciascuno ha i suoi gusti". La nipotina. Il Sordido realismo. Il film distribuibile

Rebis 10/09/15 13:36 - 2088 commenti

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Interamente girato a bordo di un taxi, con lo stesso Panahi a fare da conducente, è una sfida al governo iraniano che ha posto un veto di vent'anni all'attività del regista. Ne esce il ritratto di una società soverchiata dalle istituzioni, in cui il potere è determinato dal ruolo che vi si riveste e non dai diritti che si possono esercitare, dove i dvd si spacciano come marijuana e i bambini ripetono cose che non comprendono. Cinema militante, in cui l'approccio didattico è funzionale alla chiarezza di quanto urge affermare; in cui l'atto del filmare conta più del film in sé (invero modesto).

Xamini 20/09/15 22:41 - 1000 commenti

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Opera solo apparentemente semplice e lineare, Taxi Teheran si rivela invece un metafilm, un gioco in cui i punti di vista si spostano così come le inquadrature confondendo e lasciandoci interrogare sui confini tra finzione narrativa e realtà. Non si tratta di un'opera di alto profilo tecnico, tutt'altro, ma i limiti del mezzo utilizzato diventano gli strumenti primi della sua denuncia, conferendogli una forza comunicativa non indifferente.

Kinodrop 9/07/16 19:04 - 1456 commenti

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Costretto a limitazioni durissime in patria, Panahi si finge tassista per le vie di Teheran per raccontare con stile leggero ma graffiante la sua condizione attraverso le figure dei clienti che si alternano sulla sua vettura. La presenza reale del regista conferisce alle piccole storie il valore di testimonianza e di denuncia, tra un passato drammatico e un presente ancora molto incerto. Opera "clandestina" artigianale e minimale che si affida quasi esclusivamente alle conversazioni di attori coraggiosi quanto il regista stesso. Semplice e forte.
MEMORABILE: Il ferito a bordo; Il decalogo della censura cinematografica letto dalla bambina; Lo "spacciatore" di dvd; Il finale inquietante nonostante la rosa.

Galbo 9/07/16 06:31 - 11343 commenti

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Percorrendo le strade di Teheran a bordo del suo taxi, il regista Panahi compie un viaggio nella coscienza critica del suo paese, tormentato dalla mancanza delle libertà civili che minano la sua libertà espressiva. Una struttura minimale, fatta di frammenti di conversazione e personaggi presi dalla strada, e un riuscito insieme di verità e finzione che produce un opera compatta che parla di un paese più di tante opere di fantasia.

Paulaster 8/04/16 10:19 - 2725 commenti

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Panahi corre i suoi rischi nel descrivere la situazione censoria iraniana e le contraddizioni di un paese che pian piano si evolve anche tecnologicamente ma che resta attaccato alla tradizione. Il taxi diventa una bolla d'aria per esprimere situazioni e pensieri e unico mezzo per sfuggire ai controlli. Pur in un clima moderato si percepisce la preoccupazione del regista mentre si guarda in giro. Qualche situazione e i dialoghi con la nipote centrano il bersaglio. Ottima la conclusione, come a innalzare una rosa di speranza in nome della libertà.

Lou 9/05/16 23:58 - 940 commenti

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Il valore del film di Panahi sta tutto nella pesante denuncia del regista nei confronti dell'oppressivo regime iraniano. Il suo atto d'accusa si esprime utilizzando il cinema, che il governo gli ha vietato per vent'anni, nella sua forma più diretta ed essenziale: girando per le vie di Teheran con un taxi con telecamera a bordo. Finzione e realtà si mescolano, i passeggeri-attori non sempre sono credibili, il ritmo è lento, ma tutto è funzionale a trasmettere al mondo un messaggio di amore per il cinema e per la libertà.
MEMORABILE: Il discorso della donna con le rose, summa della denuncia del regista.

Giùan 31/07/20 09:31 - 2926 commenti

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Un bel Panahi, che dell'impresa di far cinema per un reprobo (come è di fatto considerato dalle autorità iraniane) riesce a fare anima e sostanza d'un film di cui, nonostante le evidenti difficoltà (e tensioni) produttive e narrative, colpiscono proprio la fluidità e la leggerezza con le quali vengono raccontate (o meglio accennate, se non alluse) le misere condizioni di vita e verità imposte nel Paese. Anche il discorso metafilmico, libero dall'oltranzismo ad esempio de Lo specchio, è di coerente impatto empatico, come il sorriso disilluso ma "resistente" del regista.
MEMORABILE: Lo straordinario "spacciatore" di DVD; La nipotina e il film "distribuibile"; Il finale.
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