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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Inevitabile che a raccontare la rinvincita americana dopo lo smacco di Pearl Harbor torni in mente il kolossal di Michael Bay. Tanto più che il film di Emmerich proprio da lì prende l'avvio, riproponendo con altrettanta forza (e però un budget più ristretto che porta alla luce qualche artefatto digitale di troppo) l'attacco dell'aviazione giapponese alla base hawaiana. Il talento di Emmerich nel raccontare con enfasi spettacolare le catastrofi avvolte nel fuoco e nelle fiamme c'è ancora, peccato non sia qui supportato da finanziamenti adeguati. Il regista sa comunque fare di necessità virtù senza rinunciare al suo caratteristico gigantismo e intrattenendo con la magia di riprese...Leggi tutto che salgono tra le ali degli aerei per seguirne avvitamenti e picchiate. Subìto il subdolo attacco gli americani si muovono per organizzare una prima reazione d'orgoglio (la spedizione del capitano Doolittle/Eckhart, partita per bombardare nientemeno che Tokyo e che in PEARL HARBOR avevamo visto affidata ad Alec Baldwin) e poco dopo per cercare di anticipare le mosse giapponesi. Promosso l'ammiraglio Nimitz (Harrelson) a capo delle operazioni, importante lavoro viene svolto dalla squadra di decrittatori, che studiando centinaia di messaggi in codice arrivano a stabilire come la mossa successiva del nemico sarà una replica di Pearl Harbor condotta sulle isole di Midway, non distanti dalle Hawaii e ultimo avamposto americano perso il quale si aprirebbe ai giapponesi la via per raggiungere la costa Ovest degli Stati Uniti. Una battaglia di importanza esiziale, scandita da diverse fasi riportate da didascalie precise che dividono il campo e il set lasciando spazio non solo allo studio del contrattacco americano ma anche alle mosse dei giapponesi, raccontate dal loro interno per dare più coralità senza eccedere con la retorica. Che non manca, sia chiaro, con l'individuazione del pilota eroe (Skrein) strafottente quanto abile e coraggioso. Sguardo in tralice, certezza nei propri mezzi, capacità di scendere in picchiata come nessuno, Dick Best è l'uomo simbolo della sua compagnia, moglie e figlia ad attenderlo a casa per strappare qualche bozzetto familiare che spezzi un po' le scene di guerra. Spesso di grande impatto, queste ultime, un po' ripetitive durante gli attacchi alle portaerei con uno schema che in fondo è sempre lo stesso; ma perdersi a osservare il cielo tumefatto dalle esplosioni, dalle raffiche della contraerea, fitto di velivoli che s'incrociano con veloci giochi di controcampi resta ancora un bel divertimento. Con un parco attori che garantisce interpretazioni solide (perfetto nella sua apparente glacialità Wilson, sempre impeccabile Harrelson, commovente l'anziano Dennis Quaid), anche nei momenti in cui l'azione latita non si avverte mai la lunga durata. Azzeccate le apparizioni di Geoffrey Blake nei panni del regista John Ford, che davvero filmò fasi della battaglia per un suo documentario in tema. Spezzettato in più attacchi che non sempre risulteranno comprensibili a chi non ha chiaro lo scacchiere bellico del tempo, il film abbraccia il periodo che va da Pearl Harbor al post-Midway comprendendo tutti i momenti più importanti della Guerra nel Pacifico, spostandosi dall'aria al mare per immergersi anche più giù, nel sommergibile Nautilus. Incendi ed esplosioni lasciano intravedere le limitazioni del budget, ma quel che conta è l'impatto, che non manca di colpire riportando Emmerich ai livelli più alti del genere. Cali di tensione durante gli attacchi e le fasi immediatamente preparatorie, qualche imbarazzo nel montaggio a testimoniare imperfezioni diffuse, tuttavia la sceneggiatura dà la necessaria varietà e l'insieme diventa godibile, non appesantito da troppi break sentimentali e vivacizzato da invenzioni d'effetto come l'aereo travolto dalla sua stessa nave o le efficaci riprese dall'alto con le flotte che appaiono dopo il passaggio tra le nubi.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 30/11/19 DAL BENEMERITO DIGITAL POI DAVINOTTATO IL GIORNO 1/12/19
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Digital 30/11/19 12:06 - 1123 commenti

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Film centrato sulla Battaglia di Midway, combattuta da giapponesi e americani nel giugno del 1942. Ottimo da un punto di vista spettacolare, con un dispiego di effetti speciali maestoso tra esplosioni, aerei distrutti e sparatorie come se non ci fosse un domani. La pellicola mostra le due fazioni intente a elaborare strategie, con tanto di dubbi, sino al catartico epilogo. La durata extralarge non incide affatto sulla fruibilità, sempre al top. Nel variegato cast, bene i veterani Harrelson e Quaid; Skrein oltremodo irritante. Notevole.

Capannelle 21/02/20 00:26 - 3745 commenti

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Non male alla fine, anche perché le due ore si dimostrano scorrevoli e i maggiori interpreti riescono a empatizzare con lo spettatore senza abbondare di retorica o tracimare nel circense. Combattimenti a tutto spiano che offrono un certo coinvolgimento e un ottimo sonoro ma che nelle panoramiche soffrono di eccesso di digitalizzazione e ripetitività degli schemi, sia a Pearl Harbor che nelle battaglie finali. Dialoghi spesso elementari, un certo equilibrio e umanità nella raffigurazione dei giapponesi.

Daniela 21/03/20 10:52 - 9650 commenti

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Il kolossal-maker Emmerich sia cimenta con la battaglia delle Midway, combattuta nel giugno 1942 tra le forze aereo-navali USA e quelle giapponesi, vincendo l'inevitabile confronto con Pearl Harbor di Bay: meno tronfio sotto l'aspetto bellico e meno melenso nella descrizione della vita privata dei personaggi, affidati ad un cast che offre prove discrete, a parte il bullo Skrein. Questo non vuol dire che sia esente da difetti: gli stereotipi abbondano e le numerose sequenze d'azione sono penalizzate da una CGI troppo plasticosa. Non esaltante ma vedibile e a tratti apprezzabile.

Galbo 13/04/20 07:57 - 11452 commenti

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Dopo alcuni film “minori” per esito artistico e risposta del pubblico, Roland Emmerich realizza un discreto film bellico, vincendo ai punti sul collega Bay, autore di un tronfio e troppo retorico Pearl Harbor. Midway ha il merito di non spingere troppo sul tasto del sentimento patriottico (che pure è presente) e di alternare efficacemente l’azione con i momenti più intimistici, benché il suo film sia in parte limitato dall’uso eccessivo della computer grafica, che emerge ogni tanto. Cast ben scelto e autore di una buona prova corale. Non male.

Nando 15/06/20 00:51 - 3496 commenti

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La battaglia che diede consapevolezza agli americani che i giapponesi erano vulnerabili. Emmerich narra la vicenda con il suo solito stile fatto di ottime battaglie aeree, nonostante il massicci ouso del  digitale, ma soprattutto contrappone due scuole di pensiero opposte che mai vengono giudicate, tutt'altro. Bella la scelta di Skrein, che regala una bella interpretazione del pilota spavaldo ma conscio delle sue immense capacità. Appropriato il resto del cast. Sostanzialmente un bel film che offre poca retorica.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Capannelle • 1/12/19 15:43
    Scrivano - 2511 interventi
    Non posso che dare ragione a Digital sulla repellenza di Ed SKrein: vedere nel trailer la scena in cui inverte la direzione e si butta sulla nave (con tanto di occhiatina all'amata) è quanto di meglio si possa architettare per lasciarmi a casa. Ma del resto Emmerich è questo e finchè gli va bene proporrà sempre gli stessi personaggi.
  • Discussione Zender • 1/12/19 17:07
    Consigliere - 43743 interventi
    Trovo che invece sia stato scelto bene proprio per quello Skrein: non ha la faccia dell'eroe e anzi la sua "repellenza" dimostrata anche nei confronti di altri direi che lo allontana mille miglia, che so, dal simpaticomne Will Smith di Independence Day.
  • Discussione Capannelle • 1/12/19 22:10
    Scrivano - 2511 interventi
    Ma non lo trovo antipatico lo trovo insapore e perfettamente inquadrato nei canoni del cowboy dalla mascella grande e dentatura da bovino che da solo sconfigge l'armata nipponica.
    E' anche vero che al momento di scrivere ho fatto confusione tra i lavori di Emmerich, Bay e Verhoeven, tutti con protagonisti simili cresciuti a steroidi e colgate.
    E adesso mi taccio anche perchè non ho visto il film.