Silent night - Il silenzio della vendetta - Film (2023)

Silent night - Il silenzio della vendetta
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MMJ Davinotti jr

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Commenti L'IMPRESSIONE DI MMJImpressione Davinotti

Già i vendicatori al cinema son gente che parla poco, se poi gli spari pure alla gola il rischio è che non parlino proprio più... E' quello che succede a Godlock (Kinnaman), padre di un bimbo ucciso nel proprio giardino da un proiettile vagante partito durante uno scontro tra le auto di due narcotrafficanti di passaggio. Testimone della scena, l'uomo si lancia all'inseguimento delle auto, le raggiunge poco dopo ma per tutta risposta uno dei criminali gli spara direttamente sulla gola da un metro di distanza. Soccorso, in sala operatoria il poveretto viene salvato - non si sa bene come - dopo che il chirurgo è rimasto ad armeggiargli tra il sangue che fuoriusciva...Leggi tutto a fiotti dal collo. Tutto sistemato, incredibilmente, tranne per un particolare: la voce se n'è andata (come minimo...), e dal momento che l'apparecchio da appoggiare sul collo per parlare Godlock non lo vuole usare, capiamo presto che la sua cieca vendetta sarà pure muta.

Così, con un bel gioco di parole nel titolo che al perenne silenzio del protagonista aggancia la più celebre canzone di Natale (ed è sotto le feste di Natale di due anni diversi che nel film tutto si compie), l'inatteso ritorno di John Woo all'action made in America dopo anni di oblio e di ritiro in patria è sancito. Purtroppo, del grande autore di alcuni tra i più splendenti horror di Hong Kong e di ottimi successi hollywoodiani nella seconda parte della carriera, poco è rimasto: la tecnica è ancora di classe superiore, ma la grande inventiva nella messa in scena impreziosita da ralenti mai a sproposito e tocchi inconfondibili di uno stile che ha fatto scuola si ritrova - e a sprazzi - solo nel lungo finale o quasi. Il resto è un dozzinale action al quale la sostituzione delle voci con la colonna sonora di Marco Beltrami non è sufficiente a lasciare la forte impronta che vorrebbe.

Woo evita in ogni modo che il suo eroe (ma anche chi gli sta intorno) abbia bisogno di parlare ed escogita diversi sistemi per portare comunque avanti la storia. Tutto però sa ugualmente di già visto: l'abbandono della moglie, gli allenamenti per irrobustire il fisico, le giornate al poligono (la prima volta sbagliando ogni colpo, la seconda centrandoli tutti!), le facce brutte e cattive dei criminali, gli attacchi nella notte a colpi di pugnale o sparando. E' l'escalation di mille altri action che ormai oggi variano sul tema in modo diverso, magari ironizzando quando non parodiando, esagerando platealmente, sconfinando nel videogame... Un film così, dal punto di vista dell'azione pura, finisce inevitabilmente col perdere contro i titoli più premiati del momento e per lunghi tratti - in assenza di concitato movimento - il ritmo langue, insiste sul dramma interiore della perdita del figlio con troppi flashback ridondanti, stucchevoli e non trova in Kinnaman un volto sufficientemente carismatico per il ruolo.

Ci si trascina a fatica in attesa dell'ultima parte, in cui si immagina che finalmente Woo possa scatenarsi. Lo fa? Sì e no: indubbiamente alcuni movimenti di macchina, la devastante ferocia delle sparatorie in penombra tra location fatiscenti e scale di ferro di locali semiabbandonati sono ancora la testimonianza di chi il genere lo domina da padrone e la riuscita comunione tra musica pulsante e immagini stordenti aiuta, ma se ci si ricorda chi era John Woo è difficile potersi ritenere soddisfatti. La povertà del budget è evidente, lo si nota anche da una brutta fotografia che spegne la luce del film, e dal momento che l'ispirazione del regista, a prescindere, non è con tutta evidenza paragonabile a quella dei giorni migliori...

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 3/12/23 DAL BENEMERITO MAX DEMBO POI DAVINOTTATO IL GIORNO 4/12/23
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Max dembo 3/12/23 16:32 - 427 commenti

I gusti di Max dembo

Bel ritorno di John Woo, volutamente controcorrente e anacronistico dati i tempi. Il protagonista è un maschio bianco a cui hanno ucciso il figlio in uno scontro tra gang chicane, che vive sulla propria carne e sangue la perdita di una paternità fortemente sentita e vissuta. Suggestivo e in alcuni momenti pure toccante: non poco per un film d'azione violenta, ben sottolineato dalle musiche di Beltrami. Senza in pratica dialoghi, Woo sa ancora come curare la forma.
MEMORABILE: La concisione della sequenza in cui la moglie lascia la casa; La lunga lotta con il primo chicano nella cantina; Il flashback nel giardino di casa.

Rambo90 13/12/23 15:34 - 7635 commenti

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Il ritorno di John Woo in America si basa su una trovata semplice ma efficace: pochi dialoghi e nessuna frase pronunciata dal protagonista. Attorno a quest'idea una classica storia di vendetta, con lunga prima parte preparatoria (un po' lenta) ed esplosione di violenza nella seconda, in cui il regista dimostra di saperci ancora fare e di non aver perso il gusto per le coreografie delle sparatorie. Kinnaman è molto espressivo e si rivela scelta adeguata, riuscendo persino a far commuovere, un po' più anonimi i comprimari (compreso un villain incolore). Scommessa tutto sommato vinta.

Herrkinski 24/12/23 01:56 - 8025 commenti

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Woo torna in America con un revenge-movie che riprende pedissequamente la lezione bronsoniana e quella degli epigoni più brutali alla Death sentence. Tra gang di brutti ceffi e un protagonista muto (trovata superflua), si punta tutto sull'azione del secondo tempo, violento e con qualche scena ben girata, come ci si aspetterebbe dal regista; per arrivarci però c'è da patire un primo tempo con il tipico training per passare da uomo medio a macchina da guerra e lungaggini varie per dare un minimo di profondità ai personaggi. Un film pigro, che non inventa nulla e non eccelle nemmeno.

Daniela 28/12/23 10:08 - 12579 commenti

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Mentre gioca con il figlioletto in giardino, passano due macchine di gang rivali che si sparacchiano tra loro; un proiettile vagante ammazza il bimbo, lui li insegue e viene colpito alla gola. Sopravvissuto senza voce, trova una ragione di vita nella vendetta... Grossa delusione il ritorno alla regia di Woo: difficile per chiunque riconoscerne lo stile, un tempo tanto peculiare, in questo action-revenge che, a parte la parziale novità del mutismo, sa tanto di déjà vu. Con un film tutto sulle sue spalle, ci sarebbe voluto almeno un protagonista carismatico, ma non è questo il caso.

Digital 2/01/24 00:02 - 1256 commenti

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Dopo aver visto morire il proprio figlio per mano di una banda di criminali ed essere rimasto ferito alla gola, Brian medita vendetta. Pellicola che si inserisce nella lunga schiera dei revenge movie. Non avrebbe niente di originale, se non ci fosse la particolarità che il nostro, per la menomazione avuta, non proferisce parola alcuna. La prima parte è quella più debole, il ritmo non è dei più svelti e l’azione latita. Meglio decisamente la seconda, quando finalmente si assiste alla tanto agognata esplosione di violenza. Bravissimo Kinnaman. Possiamo dirlo: Woo is back!

Nicola81 22/01/24 11:24 - 2815 commenti

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Non ha certo richiesto un grosso sforzo di sceneggiatura il ritorno alla regia di John Woo. La storia è quella dell'ennesimo giustiziere privato, con la variante che stavolta il protagonista è rimasto muto e neppure gli altri personaggi proferiscono verbo per l'intera pellicola. Sarà pure un'idea originale, ma come unico risultato sortisce quello di appesantire ulteriormente la prima parte dedicata all'elaborazione del lutto e all'addestramento. Poi, quando si entra nel vivo dell'azione, la mano registica è sempre apprezzabile, ma stavolta è difficile accontentarsi.

Flazich 26/02/24 07:22 - 667 commenti

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Uno dei peggiori film di Woo, nel quale il silenzio, elemento dominante del film, è anche quello dello spettatore ammutolito dalla quantità di cliché e riciclaggi vari che si deve sorbire. Più ci si ripensa e più ci si rende conto che non c'è proprio nulla da salvare se non i primi cinque minuti. La fase di elaborazione e troppo prolissa e la seconda non coinvolge e non offre nulla di originale, a livello registico.

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  • Curiosità Max dembo • 3/12/23 22:32
    Servizio caffè - 421 interventi
    * "Silent Night" segna il ritorno alla regia americana di Woo, rendendolo il primo film diretto negli Stati Uniti dai tempi di Paycheck (2003).

    * Ad eccezione dei dialoghi di sottofondo (musica e notiziari radiofonici), il film è quasi interamente senza una sola riga di dialogo.

    * Durante le riprese, nel marzo 2022, un assistente agli effetti speciali è rimasto ferito durante una prova acrobatica a Città del Messico. Il membro della troupe è stato investito da un'auto, rompendosi il femore e lussandosi la spalla.

    Fonte: Imdb
  • Discussione Max dembo • 4/12/23 16:55
    Servizio caffè - 421 interventi
    Kinnaman, ma già lo avevo notato altre volte, secondo come è ripreso ha un che e non poco- attenzione non sto dicendo che è un sosia, se non nelle dimensioni di altezza e spalle- il giovane Fabio Testi.
  • Discussione Zender • 5/12/23 08:19
    Capo scrivano - 47635 interventi
    Mah, non saprei, io non ce l'ho visto proprio, mi sembrava più simile (molto simile) semmai a Aaron Eckart.