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TITOLO INSERITO IL GIORNO 29/07/08 DAL BENEMERITO COTOLA
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Cotola 29/07/08 22:20 - 7556 commenti

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Partendo da un'inchiesta sulla prostituzione, Godard costruisce un film alla sua maniera, dividendolo in dodici capitoli e rinunciando, come sempre, ad una narrazione di tipo lineare e tradizionale. Ciònonostante ne viene fuori una pellicola ben più compatta di altri suoi lavori, in cui il filo logico è abbastanza chiaro, ci regala molti bei momenti ed alcune interessanti rarefazioni filosofiche-intellettuali. Piuttosto coinvolgente e molto interessante il personaggio di Nanà che sembra essere sorella maggiore della Mouchette di Bresson.

Stefania 23/02/10 00:58 - 1600 commenti

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L'aforisma di Montaigne "prestarsi agli altri e donarsi a se stessi", sintetizza la filosofia di Nanà, prostituta parigina, e la cifra della sua vicenda: fedele solo a se stessa, Nanà rivendica la libertà della sua scelta: quella di vivere una vita che non le assomiglia. La verità di Nanà è altro dai suoi atti, lei stessa, confusamente, lo intuisce. La sua vera essenza la coglie l'uomo che si innamora di lei: ma proprio questa scoperta ha conseguenze tragiche. Come il pittore del racconto di Poe, nel catturare l'essenza della donna amata, ne cancella l'esistenza. Filosofico e documentaristico.
MEMORABILE: Bellissimo il parallelismo visivo con la "Passione di Giovanna D'Arco" di Dreyer, nella scena al cinematografo.

Enzus79 7/11/11 15:39 - 1826 commenti

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Dividendo il film in dodici capitoli Jean-Luc Godard "racconta" le vicende di Nanà, divenuta prostituta per necessità. Scene come quella dove Raoul specifica alla donna quali siano le "regole" di una prostituta fanno in un certo senso effetto. Storia molto drammatica, ma che comunque non annoia mai.

Luchi78 14/12/11 18:28 - 1521 commenti

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Uno dei film più riusciti di Godard. Immortala la storia di una prostituta, interpretata dalla splendida Anna Karina, tramite un taglio documentaristico, a volte freddo e distaccato, che rende stridente il contrasto con l'emotività scatenata da alcune delle scene più significative del film. Tutto da vedere.

Giùan 28/03/12 15:36 - 3013 commenti

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Film che testimonia senza possibilità di repliche come Godard sia stato un Vate precursore del cinema contemporaneo. Pellicola che mantiene una freschezza estetica (l'emozionante fotografia di Coutard), un gusto della sperimentazione (la mescolanza dei registri), una padronanza stilistica del mezzo (come dei suoi limiti di rapresentazione) davvero stupefacenti. Ma quel che più traspare, fin quasi a farlo percepire fisicamente allo spettatore è un urgenza, un desiderio estremo di Cinema e vita. Anna Karina di epica (in senso brechtiano) potenza espressiva.
MEMORABILE: La presentazione di spalle di Nana; Il tableaux al Cinema con la Karina che piange guardando la Jeanne D'Arc di Dreyer.

Disorder 24/03/13 15:34 - 1408 commenti

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Nei dodici brevi capitoli che costituiscono il film, Godard ci racconta la progressiva caduta di Nanà (giovane attrice di belle speranze) nel gorgo della prostituzione e del degrado morale. La struttura narrativa è particolarmente innovativa e per certi versi anticipa il fenomeno delle rock-opera (anche se qui il ruolo delle musiche è marginale). La regia è particolarmente moderna e ispirata; la critica sociale non ha quella pedanteria ideologica che purtroppo si riscontrerà negli anni a venire in certi film di Godard. Molto buono.

Saintgifts 18/03/13 17:00 - 4098 commenti

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I dodici quadri in cui è diviso il film assomigliano al dipinto di un cantastorie che narra con enfasi la vita della bella Nanà e il quadro che più ricorda il tabellone con le dodici scene è l'ultimo. Un epilogo che stona con i precedenti undici quadri pieni di bellezza, tristezza, aquallore, ma anche amore e conoscenza, un quadro (l'ultimo) che trova un senso solo se visto come interpretazione esclusivamente negativa o meglio pessimistica della vita e dell'essere umano. Arrivare alla verità attraverso l'errore... e se l'errore è fatale?
MEMORABILE: Le espressioni della Karina catturati da una splendida fotografia.

Nancy 30/03/13 12:53 - 774 commenti

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Grandissimo film. Godard declina una storia infelice, quella di una ragazza costretta dalla vita a prostituirsi, nelle sue sfumature più normali, la coglie nei momenti più intimi, ma quelli più comuni: piangere al cinema, ballare da soli (sono quelli che si vedono da vicino). I momenti in cui si vede la sua vera vita son sempre visti da lontano, distanti (il finale ad esempio), come se lei stessa ne prendesse continuamente le distanze. Un modo di girare divino che incolla allo schermo, con soluzioni ancora oggi audaci.
MEMORABILE: Il colloquio con il filosofo e il racconto di Poe.

Fabbiu 4/06/13 11:19 - 1950 commenti

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Film di Godard manifesto della Novelle Vague; colpiscono fin da subito le prime inquadrature di schiena e profilo della bellissima attrice protagonista, poi alcuni dialoghi (la descrizione del lavoro della prostituta è perfetto). La narrazione è scomposta e suddivisa in capitoli, con tanto di didascalie che sembrano indicazioni della sceneggiatura, ma in realtà poi è visualizzabile in modo piuttosto fluido, nonostante alcuni bellissimi momenti del tutto imprevedibili, ed è esteticamente raffinato e coinvolgente.

Homesick 21/10/13 15:52 - 5737 commenti

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Tragica discesa negli inferi del meretricio attraverso dodici quadri di Nouvelle Vague: intensi primi piani, piani sequenza (talora semidocumentaristici), introduzioni di stralci cinematografici (Dreyer) o letterari (Poe), una colonna sonora emozionale (Michel Legrand), didascalie, sottotitoli su dialoghi senz’audio. Un resoconto di eventi senza linearità che tuttavia si ricompone nel dimostrare appieno la tesi di un mondo alienante e annientatore. Il balletto di Anna Karina nel bar – gran bel ritratto femminile godardiano - fa il paio con quello nel bistrot del successivo Bande à part.
MEMORABILE: Le lacrime della Karina mentre assiste a La passione di Giovanna d’Arco; la lettera di presentazione; la disquisizione filosofica; il balletto.

Didda23 22/07/14 11:44 - 2288 commenti

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La sceneggiatura passa letteralmente in secondo piano, poichè il vero motivo d'interesse è la straordinaria regia di Godard, che alterna geometrie rigorose a movimenti di macchina inaspettati che generano un'invidiabile tensione narrativa. Il francese sovverte le regole, piazza la mdp dove non t'aspetti (l'inizio con la protagonista ripresa unicamente di spalle è oltremodo geniale) e firma un'opera imperfetta ma esaltante. Purtroppo la narrazione si appesantisce negli ultimi due capitoli. Meraviglioso l'omaggio a Dreyer.
MEMORABILE: La scena al cinematografo e il folgorante inizio con la macchina da presa che riprende la Karina di spalle.

Fauno 12/06/16 20:34 - 1927 commenti

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Nonostante le ottime inquadrature, il ritmo del film è troppo lento all'inizio e non incanta; cresce però d'intensità quando si comincia a capire come una 22enne sia ancora ben lungi da qualsiasi delineamento definitivo della propria personalità, non avendo idee ma solo sogni confusi (nessuna colpa, s'intende, anche perché l'inesperienza sarà pagata a caro prezzo), per poi sfondare qualsiasi diga col gioiello del colloquio filosofico sulla connessione fra parola e pensiero, con riferimenti a Platone e all'omonimo di un personaggio di Dumas.
MEMORABILE: La sentenza su Giovanna D'Arco; L'imitazione del bimbo col palloncino.

Rebis 23/08/16 15:27 - 2088 commenti

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Ogni cosa ha un interno e un esterno: se togli l'esterno rimane l'interno; se togli l'interno rimane l'anima. Vivre sa vie è l'anima di Nana, un film senza interiorità, senza enfasi, che genera un'emozione contemplativa inanellando la fenomenologia del quotidiano. Un'opera sul linguaggio - e quindi sul pensiero - che fa della vita di una prostituta un saggio filosofico. Checché se ne dica, è uno dei testi più lineari di Godard: pur boicottando i nessi causali della narrazione si affida ad una logica discorsiva inoppugnabile, restituita da soluzioni puramente filmiche. Anna Karina ipnotizzante.

Jdelarge 22/09/16 16:37 - 881 commenti

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Le ambizioni, i sogni, le idee e le paure di una ragazza di ventidue anni che finisce inesorabilmente a prostituirsi, nel contesto di una società priva di valori e di senso. La vita della giovane protagonista (una magnetica e sfuggente Anna Karina) è un'unica cosa con il linguaggio utilizzato da Godard, che presenta i fatti in maniera cruda e irregolare, frammentando la vicenda in brevi quadri che non si legano per forza tra di loro. Sperimentale, come è proprio di Godard, ma a tratti incapace di creare un feeling sincero con lo spettatore.

Magi94 18/11/18 01:07 - 687 commenti

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Godardiano fino al midollo e come tale bisogna guardarlo, con un approccio diverso dai film a cui siamo abituati. Accettato questo ci rimane un mezzo capolavoro: bianco e nero meraviglioso, giochi di regia da gustare fino in fondo e un personaggio femminile che, pur essendo del tutto artefatto, fuoriesce dallo schermo in tutta la sua realtà e rimane scolpito nella storia del cinema. Le divagazioni filosofiche e i dialoghi strambi non sono funzionali in tutte le scene, ma nella maggior parte si lasciano seguire con interesse e divertimento.
MEMORABILE: La spiegazione sulle regole della prostituzione; La "mitragliata registica" per narrarci la mitragliata reale.

Reeves 30/09/20 12:42 - 151 commenti

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Che bel film. Godard racconta a modo suo la discesa agli inferi di una ragazza angelica che non sa come pagare l'affitto. Il film parte da un'inchiesta sulla prostituzione ma è davvero molto di più. Ci si commuove quando la ragazza va al cinema, si scivola verso un finale drammatico sapendo che non può essere altrimenti ma si spera fino all'ultimo che la vita possa salvare chi merita di vivere. Lo si può vedere mille volte scoprendo sempre qualcosa di nuovo.
MEMORABILE: Il discorso filosofico al caffè e, ovviamente, Dreyer che sa commuovere lei e noi.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Cotola • 10/11/09 15:49
    Consigliere avanzato - 3632 interventi
    In occasione del Torino Film Festival la pellicola verrà proiettata nei seguenti giorni:

    14 novembre ore 11,30 Cinema Nazionale
    17 novembre ore 22,45 Cinema Massimo
    19 novembre ore 17,15 Cinema Nazionale


    Una buona occasione per vedere un interessante film godardiano.
  • Discussione Cotola • 22/02/10 00:02
    Consigliere avanzato - 3632 interventi
    Per chi vive a Torino e dintorni bella occasione
    per vedere il film in lingua originale.

    Torino Cinema Massimo

    Martedì 23 febbraio ore 20,30
    Mercoledì 24 febbraio ore 16,30
  • Curiosità Pennylane • 17/10/11 13:22
    Galoppino - 1 interventi
    Mentre Nanà e il suo protettore sono in macchina si intravede un cinema con la fila di persone fuori dove viene proiettato Jules et Jim di François Truffaut.
  • Homevideo Fauno • 12/06/16 20:48
    Compilatore d’emergenza - 2536 interventi
    Nel Dvd della Ermitage ci sono sia la versione originale che quella italiana. Io le ho viste entrambe ma quella italiana dura 20 minuti in meno ed è troncata nel punto della discussione filosofica col vecchio, nientemeno nella parte che fa fare il salto di qualità al film. Se mi fossi dovuto basare sulla versione italiana non sarei andato oltre i due pallini e mezzo.
  • Discussione Rebis • 19/08/16 09:29
    Gestione sicurezza - 4283 interventi
    Fauno ebbe a dire:
    Nel Dvd della Ermitage ci sono sia la versione originale che quella italiana. Io le ho viste entrambe ma quella italiana dura 20 minuti in meno ed è troncata nel punto della discussione filosofica col vecchio, nientemeno nella parte che fa fare il salto di qualità al film. Se mi fossi dovuto basare sulla versione italiana non sarei andato oltre i due pallini e mezzo.

    Ciao Fauno, ho visto il film ieri notte per la prima volta e me ne sono innamorato... mi piacerebbe sapere in che modo il dialogo filosofico è stato per te determinante per la valutazione del film. Anch'io credo sia un momento chiave, ma mi interessa molto la tua opinione...
    Ultima modifica: 19/08/16 09:30 da Rebis
  • Discussione Fauno • 20/08/16 19:55
    Compilatore d’emergenza - 2536 interventi
    Già all'inizio col discorso dell'attentatore che si chiede il motivo per cui quando scappa mette un piede davanti all'altro ti fa capire che l'abuso della logica e il chiedersi troppo spesso il perché di ogni fenomeno è una scelta deleteria, ma ancora di più quando analizza la differenza fra il parlare a vanvera, di getto(come si fa oggi!!!)proprio dei materialisti, (di chi vive coi paraocchi e finisce in ogni cosa anche interessante e per certi versi originale per metterci lo stampino del banale e dello scontato), e di chi invece parla dopo essersi preso dei lunghi periodi di pausa, o di silenzio, nel quale parla con se stesso tramite il linguaggio della mente(o ancora meglio, aggiungo io, non pensando più a niente e aspettando che la risposta venga da se).

    Indubbiamente non si può fare a meno della parola, a patto anche di essere consapevole che la verità viene dalla maturità,passa obbligatoriamente attraverso gli errori; spesso si crede di avere le idee chiare, ma le parole non vengono, perché manca ancora l'esperienza(e quindi anche la malizia necessaria a proferirle coi termini giusti), e soprattutto, ed è questo il caposaldo fondamentale: ci vuole tempo e metodo per maturare, piaccia o no...Non sono titoli, master, stage, attestati e compagnia bella a creare qualcuno...Se anche esiste l'enfant prodige è quasi matematico che prima o poi si dissolva, perché ne hanno già creato un altro, visto che creare qualcosa di effimero è molto facile... E comunque tener sempre presente che l'errore è un passaggio obbligato(anche perché prima della farfalla c'è sempre il bruco); da giovani si possono avere tutti gli impulsi e tutta l'energia che si vuole, ma c'è ancora troppa confusione(ed è una confusione necessaria, anche se difficile da accettare!!!). Non si è ancora ben definiti, non si può sapere cosa veramente piace, e sarà solo quello a definire un amore vero, a 360°.

    Mezz'ora prima Giovanna D'Arco era stata accusata di blasfemità per aver detto che Dio sa dove ci conduce, mentre noi lo impariamo solo alla fine. Indipendentemente dalla mia fede, mi permetto di dire che è esagerato, ma è anche vero che la vita può essere molto lunga e ci possono essere un'infinità di influenze e di variazioni prima di arrivare al fatidico approdo...

    In pratica è un colloquio che tira un fortissimo cazzotto in faccia al modo di vivere e di pensare attuale, che io ormai da 15 anni considero penoso, quindi è altrocchè un salto di qualità del film, sembra quasi un viaggio verso l'Olimpo, solo che nella versione italiana è tagliatissimo. Chissà perché??? XD XD XD
    Ultima modifica: 20/08/16 21:47 da Fauno
  • Discussione Rebis • 20/08/16 21:32
    Gestione sicurezza - 4283 interventi
    Grazie Fauno. Ora ho bisogno di rileggerti e meditarti con calma. Ti risponderò presto.
  • Discussione Rebis • 21/08/16 16:23
    Gestione sicurezza - 4283 interventi
    All'inizio del film, mentre nel bar giocano a flipper, il compagno di Nana le racconta di aver letto i temi di alcuni bambini sul loro animale preferito. Una bambina, parlando della gallina, dice che è un animale con un interno e un esterno: se le togli l'esterno, rimane l'interno; se le togli l'interno, rimane l'anima. Siamo dalle parti di Aristotele, della teoria del sinolo costituito di materia e forma, potenza e atto, che porta alla definizione dell'essenza delle cose, che per Aristotele è appunto la forma; e il suo compimento - la messa in atto della forma che era in potenza - è il fine cui la Natura mira. Questo solo per dire che spetta a una bimba delle elementari l'incarico di spiegare l'operazione che Godard sta cercando di realizzazare con il suo film: una sospensione del giudizio, l'annullamento dei criteri di valutazione ed elaborazione individuali, il congelamento e la rimozione dell'ideale soggettivo e collettivo del reale - che in filosofia si chiama epoché - l'interno che "inquina" la nostra percezione, per restituire la fenomenologia del vivere, il suo manifestarsi; cogliere l'esterno inteso come forma, l'anima o l'essenza dell'esistere.

    All'inizio del film i personaggi parlano dandoci le spalle: non sono lì per noi, nella posizione utile per farsi ascoltare dal pubblico, disattendono le nostre aspettative, sono lì per se stessi. Questo per dire che la restituzione - cinematografica in questo caso - dell'essenza dell'esistere, una volta colta, deve comunque avvenire sul piano del linguaggio - fonetico, filmico, letterario: è un limite per noi invalicabile. E allora quale forma di linguaggio usare per mantenere integra la realtà fuori dalla nostra soggettività, della nostra idealità? Delle volte, come Nana, vorremmo dire qualcosa, ma ci blocchiamo, nella nostra testa tutto ci sembra chiaro, ma non troviamo le parole, perché quelle conosciute non bastano, perché il linguaggio è limitato, insufficiente. E tuttavia dobbiamo esprimerci.

    E' di questo, credo, che stanno parlando Nana e il filosofo al bar. Stanno dicendo che non esiste una verità, che non esiste un approdo ultimo riservato all'uomo saggio - bambino, adulto, giovane, vecchio, uomo o donna che sia. L'unica verità è la constatazione che non si può prescindere dall'errore e dalla menzogna, perché sono costitutivi della verità stessa, poiché deve essere data attraverso il linguaggio. La menzogna non è l'inganno subdolo e malevolo che riserviamo al prossimo, ma il fare "come se", sostenere una verità, una rappresentazione di essa, il concedersi un appoggio, un approdo transitorio (dogmatico anche), un credo "conquistato" con la riflessione, che ci convince; non è il traguardo ultimo della saggezza o della maturità, ma quello che ci consente di continuare a vivere, di dare un senso al mondo che costituiamo, di conferire un significato al nostro agire. La maturità regala tutt'al più la consapevolezza che la certezza che sostiene il nostro vivere è basata sull'errore, sul compromesso; la consapevolezza insomma che la logica non può boicottare se stessa, i principi che la costituiscono, e quindi deve "crederli" se vuole continuare a sussistere. E così Nana non è una prostituta, ma fa la prostituta. Una menzogna, insomma, ciò di cui ha bisogno per continuare a vivere. Così Godard riforma il linguaggio cinema, lo sovverte, lo trasgredisce, mente non per spirito contestativo, ma per approssimarsi il più possibile a ciò che non riesce altrimenti a esprimere. In fondo anche il cinema è una menzogna.

    Scusa Fauno se mi sono dilungato tanto, ma ci tenevo a chiarire quanto ho maturato in questi giorni ripensando al film. Le tue considerazioni, che condivido solo in parte (come avrai avuto modo di intuire leggendo quanto ho scritto) mi sono state tuttavia immensamente utili. Grazie ancora!
    Ultima modifica: 21/08/16 20:13 da Rebis
  • Discussione Fauno • 21/08/16 20:15
    Compilatore d’emergenza - 2536 interventi
    Le prime tue considerazioni sui personaggi di spalla e sul tema della bambina le avevo viste ascoltate bene, ma non avevo preso in considerazione Aristotele.

    Per approdo ultimo intendevo la morte, la fine di questa vita, non la maturità.

    E per la logica a me sa proprio che non gli vada giù, vista la storia sull'omonimo dei Tre Moschettieri.

    Invece per la questione della differenza fra la menzogna chiara ed evidente e la menzogna sottile, che si sovrappone quasi all'errore e costituisce la verità direi che l'abbiamo capita alla stessa maniera.

    Quanto all'importanza della verità acquisita con la maturità, mi sembra che l'interlocutore lo affermi in maniera chiara ed evidente che a 20 anni non si sa assolutamente quello che piace e che si ha solo tanta confusione, e non è certo una colpa.

    Ora per le mie caratteristiche è difficile che mi vada a rispolverare Aristotele o che mi metta a spulciare il linguaggio cinematografico di Godard, ma non credo di fare una grossa cilecca a considerare questo dialogo un cazzotto alla Tyson agli infiniti luoghi comuni che si sentono tutti i giorni.

    Anche One plus one per chi è studioso di Godard può presentare una miriade di richiami filosofici...se non mi fossi scritto parola per parola la storia del libro stracciato con la favola di delirio politico che fa da sfondo alle interviste assieme alla creazione del magnifico pezzo degli Stones, non gli avrei mai dato 5 pallini con tutte le lodi. Purtroppo per me prende in esame molti difetti dei neri, né più né meno di Von Trier in Manderlay (che per me è un'altra perla straordinaria!), ma in tutti e due i commenti son stato moderato perché potevano risuonare come razzisti.

    Io razzista non lo sono e non lo sono mai stato, ma esasperato dalle fandonie recitate tutti i giorni a regola d'arte lo sono eccome...Grazie. A presto Rebis :-)
  • Discussione Rebis • 23/08/16 15:23
    Gestione sicurezza - 4283 interventi
    Fauno ebbe a dire:

    Per approdo ultimo intendevo la morte, la fine di questa vita, non la maturità.


    Non avevo capito... questo rende molto più vicine le nostre interpretazioni :)


    E per la logica a me sa proprio che non gli vada giù, vista la storia sull'omonimo dei Tre Moschettieri.


    Più che la logica - che sostiene tutta la durata del film - direi il pensiero che osserva, la sterile autoriflessione.


    Quanto all'importanza della verità acquisita con la maturità, mi sembra che l'interlocutore lo affermi in maniera chiara ed evidente che a 20 anni non si sa assolutamente quello che piace e che si ha solo tanta confusione, e non è certo una colpa.


    Si riferisce all'amore non tanto alla verità... poi certo noi pretendiamo spesso che le due cose siano una sola :D


    Ora per le mie caratteristiche è difficile che mi vada a rispolverare Aristotele o che mi metta a spulciare il linguaggio cinematografico di Godard, ma non credo di fare una grossa cilecca a considerare questo dialogo un cazzotto alla Tyson agli infiniti luoghi comuni che si sentono tutti i giorni.


    E ci mancherebbe che ti vai a ripassare Aristotele! L'ho citato solo per chiarezza. Sul pugno sono completamente d'accordo.


    Anche One plus one per chi è studioso di Godard può presentare una miriade di richiami filosofici...


    Non l'ho visto e sono a digiuno si Stones quindi non saprei...


    Io razzista non lo sono e non lo sono mai stato, ma esasperato dalle fandonie recitate tutti i giorni a regola d'arte lo sono eccome... Grazie. A presto Rebis :-)


    Mai pensato che tu lo sia... Grazie ancora e buone visioni :)