Perfect days - Film (2023)

Perfect days

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 8/01/24 DAL BENEMERITO COTOLA
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Cotola 8/01/24 12:26 - 9052 commenti

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"Piccolo" - e per certi versi miracoloso nel frastuono del mondo, anche del cinema, contemporaneo - film che racconta una storia semplice: la vita routinaria di Hirayama, scandita anche da alcuni incontri imprevisti, fatta di azioni e momenti che paiono sempre uguali a sé stessi. Ma anche così la vita cambia e può essere bella. Il tutto filtrato attraverso gli occhi limpidi e meravigliosamente espressivi del protagonista, incarnati in un bravissimo Yakusho. Colonna sonora indubbiamente ruffiana e che fa dubitare un po' della totale sincerità dell'opera, ma come fa a non piacere?

Xamini 10/01/24 15:49 - 1253 commenti

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Wim Wenders porta a compimento due ritratti: quello della città di Tokyo, come suo uso ripresa negli angoli meno turistici o noti, per esaltarne vicoli, scorci e momenti più quotidiani. Perfettamente in sintonia il secondo ritratto, di un "piccolo" uomo, che vive di poco ai vertici inferiori di questa megalopoli, ma ha lo sguardo perennemente rivolto all'alto e sorride. Il film non è per tutti, poiché accade sostanzialmente nulla, ma il personaggio di Hirayama rasenta la poesia e, a volerlo leggere, rivolge un messaggio di speranza alla vita di qualsiasi umano civile e alienato.
MEMORABILE: Il tris; La donna nemesi al parco; "un'altra volta è un'altra volta"; Il sole che incornicia la città; Le musicassette; Le piantine; Il caffè; Le foto

Gottardi 12/01/24 16:09 - 396 commenti

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Uomo di mezza età lavora pulendo wc pubblici, vive in una misera casa e conduce una vita solitaria. In una fredda e spersonalizzante Tokyo, tutt’altro che un film triste, racconta per immagini e con pochi dialoghi come un uomo possa dare a tutto un significato, grazie alla piena coscienza di sé e di quello che lo circonda. Tutto scorre e tutto non è mai uguale nella apparente monotonia, fatta invece di tanti frammenti. Che siano piccoli rituali incontri rivelatori. E’ la vita, agrodolce, come la memorabile sequenza finale col volto del protagonista, un giustamente premiato Yakusho.
MEMORABILE: Il volto del protagonista nella sequenza finale.

Myvincent 13/01/24 07:44 - 3744 commenti

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Un uomo vive una vita “analogica” attenendosi scrupolosamente alle varie fasi della sua giornata (lavorativa e non) e di lui si scopriranno piccole grandi cose mano a mano che la storia andrà avanti. Un film in cui si riconosceranno coloro che hanno bisogno di poco per andare avanti, soprattutto di poche parole, senza per questo risultare “trasparenti”; ma senz’altro ricchi di una solitudine piena. Talvolta ripetitivo nelle gestualità, ma fa parte del gioco. Fin troppo caricaturale il personaggio del giovane collega di lavoro.

Lou 16/01/24 14:55 - 1121 commenti

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Wenders ci immerge in un'affascinante storia minimalista, in cui la vita semplice di un addetto alle pulizie dei bagni pubblici di Tokio riesce a proporsi come dignitosa e poetica. Al centro la capacità di valorizzare l' "hic et nunc", l'attenzione (tipica della cultura nipponica) per i dettagli e per gli attimi di bellezza nascosti nelle cose semplici e ripetitive della vita, che se condotta con attenzione e dignità ha sempre valore ed è in grado di creare armonia e serenità. Non un capolavoro, ma un'opera intensa che fa riflettere.

Rebis 24/01/24 19:12 - 2339 commenti

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Un giorno via l'altro, inanellando riti e consuetudini: pulire i residui, rimuovere le tracce, contemplare il senso dell'esistere nelle forme cangianti tratteggiate dalla luce. Dall’alba al tramonto, quando l'ombra si raccoglie, le forme diventano ricordi e il passato affolla il disordine dei sogni. La luce nell'oscurità, come il raggio del proiettore solca le tenebre della sala per definire immagini narranti mentre noi, al buio, irradiati dallo schermo, siamo fasci di emozioni, tra il riso e il pianto, senza alcuna intenzione di alzarci e abbandonare il nostro posto.

Zampanò 26/01/24 20:40 - 381 commenti

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L’omino di Wenders ha scelto la vita contemplativa alla "vita activa" arendtiana. È un addetto alle pulizie che si dà da fare, con scrupolo, ma solo per rifornirsi di un metodo: il suo circuito quotidiano sempre uguale è un’ipnosi; riesce ad ammaliare pure con i suoni tingle da Asmr delle monete e delle chiavi. Poi però anche l’omino, che abita nel suo mondo analogico, un passo indietro all’attualità, ha nostalgia dell’Altro. Non saranno giorni perfetti allora e l’ironia di Lou Reed lo sottolinea, un po’ spietata un po’ misericordiosa, dal nastro di una musicassetta. Film sublime.
MEMORABILE: La musicassetta di Patti Smith rubata e restituita dalla teenager; Il gioco della caccia all’ombra.

Victorvega 31/01/24 15:04 - 502 commenti

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Certo, è Wenders e questo ti devi aspettare, occorre adeguarsi o rivolgersi altrove; certo, lui volutamente può entrare in una cultura che non è quella occidentale e realizzare un film in cui si narra di quotidianità, nel quale si accenna ma in cui nulla succede; tutto giusto, tutto voluto, compresa la deliberata scelta di realizzare un film che è quasi un (bel) documentario, in cui mancano gli archetipi e le teorie drammaturgiche sono consapevolmente ignorate. Tutto giusto, ma chi ama le storie si rivolga da un'altra parte.

Rambo90 3/02/24 21:54 - 7701 commenti

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La perfezione delle piccole cose in un film che trasuda sincerità e spontaneità, anche grazie a un protagonista incredibilmente in parte, di una naturalezza tremenda che spinge più volta alla commozione. Belle regia e fotografia apparentemente minimal eppure curate sia da un punto di vista del ritmo che della scelta cromatica. Leggermente in calando la seconda parte, quando alcuni dialoghi un po' banali rischiano di comprometterne la peculiarità. Notevole.

Erfonsing. 6/02/24 19:37 - 22 commenti

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Un piccolo, immenso film. Uno di quelli che non ti abbandona, ti si aggrappa alle braccia e alle gambe e non ti lascia più. Certo, bisogna che entri nelle tue corde, perché non c'è una "trama", non ci sono colpi di scena, anzi, fa della prevedibilità la sua carta principale e, proprio per questo, quando qualcosa deraglia, ecco che sorprende. Una Tokyo diversa da quella più riconoscibile, una musica che cozza con la cultura giapponese di cui il film è pervaso (la cura per il dettaglio, le piccole cose), una fotografia lucida, ma, soprattutto, l'architettura dei bagni. Gioiello.
MEMORABILE: Come sono costruiti i bagni.

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Paulaster 22/02/24 18:02 - 4425 commenti

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Un addetto dei bagni pubblici di Tokyo vive serenamente la sua quotidianità. Elogio della routine che si sposa con la filosofia orientale zen e che nostalgicamente resiste all’incontrovertibile mutazione dei costumi. Notevole la prima parte, aiutata dai brani scelti appositamente per le atmosfere e i testi; il secondo tempo cala un po’ anche per via di spezzettamenti dovuti a esigenze di sceneggiatura. Il protagonista Yakusho ha espressioni contagiose nell’esprimere la sua piacevolezza di vivere. Il collega di lavoro ha un piccolo ruolo che dà un tocco di umorismo.
MEMORABILE: L’oscuramento del vetro dei bagni; Il tris; Il negozio Spotify; I giochi di ombre.

Flazich 27/02/24 12:40 - 669 commenti

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Wenders, non curandosi minimamenti dei tempi cinematografici, riprende la vita metodica, ordinaria, semplice e soprattutto analogica di un addetto alle pulizie dei bagni pubblici di Tokyo. I gesti, sempre uguali, sono immortalati con una poesia, una sensibilità vista in pochissime altre pellicole. Gli sguardi, i movimenti (che diventano quasi rituali), le poche parole del protagonista sono evidenziate e ampliate da una colonna sono eccelsa. C'è una scena in particolare che colpisce e che rivela allo spettatore il vero pensiero del protagonista, ovvero quella del gioco delle ombre.

Kinodrop 18/03/24 19:18 - 2957 commenti

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Un lavoro che più umile non si può, sentito come dignità e realizzazione e parte di una routine percepita non come fastidio, ma come esercizio di spiritualità "zen" da portare avanti giorno per giorno con mitezza e senza nevrosi. Wenders si concentra su una storia minimale che assume però una valenza riflessiva lontana dalla complessità e le problematiche sociali, per esaltare una dimensione psicologica che non è marginalità ma una reazione che si pone agli antipodi della civiltà del consumo e delle macchine. Si regge in gran parte sulla grande espressività e serenità di Yakusho.
MEMORABILE: Una colonna sonora per ogni mattina; I bagni che si opacizzano; La visita della nipote; Il finale con il brano di Nina Simone.

Caesars 28/03/24 09:59 - 3794 commenti

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Film sostanzialmente fatto di "nulla", così come la vita del protagonista (uno straordinario Kôji Yakusho) con i giorni che passano, uno simile all'alto. Ma la maestria di Wenders porta a "vivere" la quotidianità del pulitore di bagni pubblici in modo assai interessato. Film sicuramente non adatto a tutti, ma che sa regalare grandi emozioni. Bellissima la colonna sonora, anche se un po' "ruffiana". Pellicola molto particolare, che aiuta a capire come anche chi non ha molto può (e deve) apprezzare le bellezze che la vita ci offre.

Daniela 12/04/24 23:46 - 12670 commenti

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Le giornate di un mite e laconico addetto alle pulizie dei gabinetti pubblici di Tokyo che, nelle ore libere, si dedica alla lettura di libri, fotografa con un apparecchio a pellicola e osserva i giochi di luce nel fogliame. Il protagonista fa un lavoro considerato umile ma lo affronta con lo spirito di un monaco zen, attribuendo valore a ciascun gesto, parola, incontro, in pace con il mondo ma in anche in solitidine, quasi fosse un naufrago su una zattera nel mare del mondo moderno dominato dalla fretta e dall'ansia. Film dai ritmi riflessivi, pacificante come una tazza di te caldo.
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