Outrage Beyond

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Titolo originale: Autoreiji: Biyondo
Anno: 2012
Genere: gangster/noir (colore)
Note: Seguito di "Outrage".
Numero commenti presenti: 8

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I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 6/09/12 DAL BENEMERITO FORD
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Ford 6/09/12 12:12 - 582 commenti

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Il seguito di Outrage è un noir d'impianto classico diretto senza strafare ma con grande consapevolezza da un Takeshi Kitano sceneggiatore pessimista ma ironico e solito perfetto imperscrutabile attore. Dopo un inizio un po' troppo verboso (che fatica tutti quei cognomi!) l'uscita dal carcere di Otomo (Kitano) fa partire la girandola di vendetta tra due clan una volta amici istigata da un poliziotto triplogiochista (gran personaggio, faccia da schiaffi e fisico da ratto) che si beccherà quel che si merita. Tanta violenza, lontana dagli occhi.

Daniela 18/10/13 08:50 - 9200 commenti

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Detenuto modello, all'uscita dal carcere Otomo fa sapere di aver chiuso con la yakuza ma, con la faccia da Kitano che si ritrova, nessuno gli crede. E fanno bene... Meno riuscito del primo capitolo a causa di una prima parte "managerial-gangsteristica" difficile da seguire, questo sequel regala comunque alcune sequenze assai suggestive, sia per l'elegante stilizzazione degli scontri fra bande rivali sia per alcuni lampi di bizzarro sadismo. E poi c'è lui, con la sua maschera da clown triste, gli occhi fessure nero pece, la bocca una cicatrice talvolta inclinata in una specie di sorriso.
MEMORABILE: Il personaggio del poliziotto manipolatore; legato ad una sedia, di fronte alla macchina spara-palline

Puppigallo 14/11/13 09:51 - 4495 commenti

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Viene ribadito (era necessario?) il concetto del capostipite, ovvero, da questa vita non se ne esce, ma soprattutto, non se ne vuole uscire, consciamente, o inconsciamente. E se c'era qualche dubbio su chi fossero i veri nemici dei clan, viene spazzato via: sono i clan stessi. Purtroppo, la pellicola ha un'eccessiva pesantezza di fondo, non giustificata dai conosciuti quasi non ritmi Kitanici. Per fortuna, la figura dell'ambiguo poliziotto risolleva il tutto; e alcuni gustosi faccia a faccia tra boss, o con Kitano stesso, che mostra zero rispetto, consentono di non patire oltre il lecito
MEMORABILE: Al verme strisciante, che implora pietà: "Giochiamo a baseball..."; La parolaccia usata più volte davanti al boss; L'ultimo, emblematico fotogramma.

Giùan 28/02/15 22:34 - 2926 commenti

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Beat Takeshi c'è e continua a vivere e combattere con noi; lo fa con un Cinema la cui autorialità, aliena ormai da un'immediata ricercatezza stilistica, prova a rigenerarsi in una serialità all'interno della quale far brillar ancora qualche scintilla di genio. Se in Outrage dilagava un cinismo (anche cinematografico) spietato, che faceva scempio, nella trama come nella sintassi registica, di ogni filo logico, in questo sequel Kitano recupera l'amarezza nostalgica degli anni migliori, piegandola con sarcastica umiltà al servizio del genere yakuza movie.
MEMORABILE: L'arlecchinesca prova del viscidissimo Fumiyo Kohinata (il detective Kataoka); L'utilizzo "punitivo" delle palle da baseball.

Il Gobbo 9/03/15 10:10 - 3011 commenti

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Sequel-rivincita per il gangster anarcoide di Kitano (le sue intemperanze nelle formalissime riunioni di "famiglia" sono la cosa più divertente) anche se il suo ritorno mette a dura prova in qualche momento la credulità dello spettatore. Ma il dietro le quinte della criminalità organizzata ha perso di interesse, qualche personaggio di spessore, e insomma un pizzico di noia affiora.

Rufus68 27/05/16 23:58 - 3049 commenti

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Non è certo il Kitano che prendeva tutti in contropiede. Il vecchio samurai si è indurito, rischia poco e ha trovato scampo nel cinema di genere. La sua storia di intrighi e vendette, satura di sangue, si lascia vedere: Kitano vanta ancora una certa eleganza nel girare e l'iterazione della violenza emana un fascino malsano. Il Kitano old style, però, col suo romanticismo disperato e le accensioni beffarde (i due improbabili guardaspalle), è un pallido ricordo.

Jandileida 27/03/18 09:57 - 1246 commenti

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Beat rialza la testa e, pur non riuscendo a rinverdire del tutto i fasti del suo lucente passato, con il seguito dell'epopea del cane sciolto Otomo si infila nello stretto pertugio tra cinema d'autore e cinema di genere riuscendo qui e lì a coniugare grazia a violenza. Essendo molto più strutturato nella storia rispetto al capostipite e con personaggi descritti più a tutto tondo, il film si segue assai più agevolmente nonostante qualche critico cedimento strutturale verso la fine, confusa e stiracchiata. Cast solidissimo.

Minitina80 23/06/19 08:00 - 2300 commenti

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Stando a quanto ci mostra Kitano la vita all'interno della Yakuza è instabile e schizofrenica, al punto da sembrare quasi paradossale e in alcuni frangenti poco credibile. Si focalizza sulle dinamiche interne, senza estendere l'attenzione altrove, limitando il raggio d'azione a guerre intestine e continui ribaltamenti di fronte. Aspetto che costituisce alla lunga anche un piccolo limite intrinseco della pellicola. Ancora una volta la figura femminile è assente e, per quel poco che appare, ricopre ruoli degradanti e insignificanti.
MEMORABILE: La destituzione di Kato.
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