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TITOLO INSERITO IL GIORNO 20/01/13 DAL BENEMERITO PIGRO
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Pigro 20/01/13 10:53 - 7789 commenti

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Roma al peggio di sé: chiassosa, caciarona, inconcludente, indisponente, pseudo-intellettuale. La (ri)scopre un’attrice che torna dopo tanto tempo in città, illusa di trovare l’armonia per rimanere invece frastornata da tanta aggressività e vacuità. Garrone lo racconta scegliendo uno stile in presa diretta, come frammenti di microrealtà documentaria rubati alla città: il caos sintattico è forma precisa del caos descritto. Il risultato è una crescente sensazione di disagio, fastidio, estraneità: proprio come quella provata dalla protagonista.

Paulaster 24/07/13 10:21 - 2783 commenti

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Garrone cerca di rappresentare uno spaccato di romanità. Lo spaesamento per le infiltrazioni di comunità straniere o dell’ostruzionismo, dove le competenze, in questo caso teatrali, son finite fuori tempo. Finché l’attenzione resta su Rossella Or la narrazione è interessante e crudele e Roma viene dipinta come un cantiere allegorico delle personalità. Poi l’attenzione si sposta e si guadagna la fine arrancando un poco, sfruttando echi morettiani e salti dal semiserio al tragico. Nell’aria c’è caldo e anche il modo di girare ne risente.

Nando 30/05/16 14:38 - 3475 commenti

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La Roma multietnica dell'Esquilino durante la brutalizzazione dei cantieri pre giubileo, tra spocchioso teatro d'avanguardia e riflessioni sulla realtà. Uno stile semi documentaristico per un giovane Garrone che ci mostra una città non propriamente positiva nonostante una seconda parte più disincantata. Una pellicola di formazione molto legata a certo cinema sperimentale anni 70.

Giùan 28/07/18 07:31 - 2989 commenti

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Opera fisiologicamente (e verrebbe da dir fisicamente) di apprendistato registico, nella quale sorprende già la chiarezza di intenti del cinema di Garrone pur paradossalmente di fronte a una materia drammaturgica tanto fragile, costruita su personaggi geneticamente "confusi", disorientati e dalla "trasandata" personalità, accerchiati e sovrastati. Colpiscono la "vocazione" morettiana, l'adesione distaccata alle peripezie dei protagonisti, la conoscenza dell'avanguardia teatrale romana anni '70 (fenomenologici i duetti tra Rossella Or e Simone Carella).
MEMORABILE: La mole di Salvatore Sansone; Gli occhi della Nappo; La presenza fantasmatica di Rossella Or; I due "modelli" chiusi nella bola.
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