Ogni cosa è segreta

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Titolo originale: Every Secret Thing
Anno: 2014
Genere: drammatico (colore)
Regia: Amy Berg
Note: Soggetto da un romanzo di Laura Lippman.
Numero commenti presenti: 9
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I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 1/07/15 DAL BENEMERITO DANIELA
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Daniela 1/07/15 09:08 - 10356 commenti

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Due undicenni rapiscono ed uccidono una neonata. Anni dopo, quando scompare un'altra bimba, inevitabilmente le indagini si indirizzano verso di loro, che nel frattempo hanno scontato la pena detentiva a cui erano state condannate... In varie occasioni negli ultimi anni il cinema americano ha affrontato soggetti simili a questo: qui il risultato è modesto, poco coinvolgente. Il punto di vista adottato, quello del personaggio meno interessante (la detective incaricata delle indagini), lascia al margine gli altri e ne deriva una sensazione di incompiutezza, non di feconda ambiguità.

Ryo 11/05/16 23:52 - 2169 commenti

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Pazzesco e a tratti disturbante, questo film, dai toni alquanto realistici e dal cinismo impressionante con cui vengono affrontate difficili tematiche, regala un coinvolgimento molto alto, grazie specialmente alle ottime interpretazioni delle due ragazze protagoniste. Lodevole come la sceneggiatura riesca a stordire lo spettatore rimbalzando fra un'ipotesi e l'altra, ingannando e illudendo.

Capannelle 19/03/18 00:09 - 3878 commenti

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E' un intreccio potenzialmente interessante, giocato su flashback rivelatori e le vite parallele di due ragazzine segnate nella vita. I tasselli del puzzle non sono sempre quelli giusti e la regia poteva essere più incisiva; gli va tuttavia riconosciuto che sa delineare un'atmosfera abbastanza ambigua e delle turbe caratteriali niente male. Vanta come produttrice la McDormand.

Pinhead80 5/08/18 19:42 - 4091 commenti

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Due ragazze che da piccole avevano rapito una bambina, da adolescenti vengono nuovamente accusate di questo reato. Tra vari colpi di scena e dopo tante bugie emergeranno verità in grado di cambiare per sempre le vita delle protagoniste. La drammaticità dell'opera è garantita dall'argomento trattato e da un'interpretazione genuina che renda il tutto credibile. Godibile.

Ira72 13/09/18 18:05 - 1049 commenti

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“Acqua cheta rompe i ponti”. Ed è così che la goffa e complessata Alice, disturbata anzichenò, diviene regista e interprete di una storia inquietante e sordida. Dove non tutto è come potrebbe sembrare. Nel complesso il thriller non offre grandi novità cinematografiche (l’incipit è piuttosto sfruttato a Hollywood), né chissà quali colpi di scena. Non ci sono interpretazioni memorabili o colonne sonore toccanti. Però scorre, talvolta avvince, ma non scuote a sufficienza. Un lavoro discreto, insomma, tuttavia non memorabile.

Piero68 17/09/18 09:02 - 2832 commenti

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Più che un thriller un intenso e soprattutto disturbante dramma familiare, incentrato sul problematico e conflittuale rapporto tra una mamma con evidenti incapacità genitoriali e una figlia con grossi problemi di personalità. Nel mezzo un terzo incomodo e due crimini che, soprattutto se commisurati all'età delle protagoniste, disturba ancora più del normale. Non eccezionale la regia. Ma dove manca Berg arrivano a supporto un buon montaggio e una bella fotografia dalle tinte sempre fosche. Bene la Lane, super la Fanning, sotto la media la Banks.

Anthonyvm 7/07/19 16:20 - 2749 commenti

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Considerati il buon cast e l'interessante, fosco soggetto alla base, si ha un'idea di ciò che il film poteva essere in altre mani e con qualche ristesura dello script in più. Purtroppo i momenti validi (e ce ne sono) non fanno parte di un insieme organico. Il senso di disagio e l'indignazione che emergono dai flashback e dagli interrogatori (sequenze efficaci) si perdono fra un personaggio piatto di troppo (la Banks) e una parte finale sbrigativa e poco convincente. La regia sembra estrapolata da un programma di true crime. Occasione mancata.
MEMORABILE: L'agonia della bambina distribuita in contraddittori e frammentari flashback; L'immagine della scheletrica Diane Lane di fronte all'enorme figlia.

Zoltan 7/07/20 10:51 - 201 commenti

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Si intuisce una narrazione da romanzo di genere e di conseguenza una scrittura non così banale. Quello che penalizza il film, però, è la messa in scena, che è troppo fredda e finisce per non creare particolare emotività allo spettatore. Il film scorre un po' troppo liscio per quasi tutta la sua durata, l'interesse è puramente per la costruzione psicologica ma la tensione non monta. Insomma, un lavoro discreto a livello emozionale ma con poco impatto. Senza infamia e senza lode.

Buiomega71 22/05/21 01:12 - 2401 commenti

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L'incipit d'infanzia colpisce nel segno (la festa in piscina tra bambine, i regali da scartare, la Barbie di colore, "puttanella" in risposta) per poi lasciare spazio a un dramma psicologico sulla maternità mancata che scocca frecce dolorose (la confessione, il suicidio in vasca da bagno). Sgradevole il personaggio della Macdonald (non di meno mamma Lane), cupe le atmosfere di Orangecounty, martellante e ossessiva la OST di Robin Coudert. Penalizza un po' la regia della Berg, impersonale e così simile a un tv movie della serie "Donne al bivio". Agghiacciante l'inquadratura finale.
MEMORABILE: Il pudding fatto trangugiare alla bambina; La scomparsa di Beverly al negozio di divani; La sottile crudeltà dell'obesa Alice; Davanti alla casa.

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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Homevideo Digital • 31/01/18 08:22
    Portaborse - 3206 interventi
    Dvd e Blu-ray Koch Media disponibile dal 08/03/2018.
  • Discussione Digital • 31/01/18 08:23
    Portaborse - 3206 interventi
    Il titolo italiano del dvd/blu-ray è Ogni cosa è segreta.
  • Discussione Buiomega71 • 22/05/21 10:37
    Pianificazione e progetti - 22768 interventi
    Viene in mente la distorta confessione finale di Regression, nell'arringa fasulla davanti alle telecamere che si avvia verso la fine di questo turgido dramma femminile sulla maternità mancata, sull'impossibilità di essere normali, sulle derive delle pieghe della mente che portano a atti inconsulti e irreparabili (anche se commessi da minorenni), mettendo di mezzo innocenti, madri disamorevoli e calcolatrici, poliziotte prese dai sensi di colpa, ragazze emarginate autolesioniste, sgradevoli e disturbanti slanci materni di ragazze ancor più ripugnanti (non che le madri siano da meno), in una Orangecounty (nella Baltimora di John Waters) cupa, ansiogena, squallida e disadorna.

    L'incipit è straordinario (le due amichette alla festa in piscina tra bambine, i regali da scartare, la Barbie di colore poco apprezzata, "puttanella" come secca risposta, lo schiaffo alla madre di una delle ragazzine viziate, davanti alla grande casa, sulla veranda-con qualcosa di kinghiano nell'aria malsana di quel pomeriggio assolato di mezza estate- il ratto della neonata), un fulminante avvio che, però, non manterrà le promesse sperate, perchè la Berg (documentarista al suo primo film di finzione) si adagia su stilemi paratelivisivi un pò anonimi, quasi che sembra di vedere quei film tv per la serie "dossier" Donne al bivio, affidandosi ad una Diane Lane che, invecchiando, diventa sempre più brava e intensa e alle altre due comprimarie (la Fanning e la rivelazione Macdonald, tanto sgradevole quanto intrisa di realismo), con tocchi alla CSI (l'investigazione dei due poliziotti, gli interrogatori, il puzzle che , piano piano, si ricompone) di collaudata convenzionalità.

    Quello che resta, poi, è un drammone uterino che si lascia ben seguire, senza chissà quali voli pindarici, che si adagia su rette prestabilite, facilmente dimenticabile, che non affonda i denti veramente mai, ma che regala alcuni momenti dolorosi  e lancinanti (la confessione, il giocattolo portato nel tugurio, la bimba che continua a piangere messa in un cesto, il suicidio nella vasca da bagno, il pudding fatto trangugiare a forza alla povera bambina, Beverly che scompare al negozio di divani, il racconto della Lane su come tutto "ebbe inizio", le bugie dette a fin di "bene", il ritrovamento del corpicino senza vita della prima bimba scomparsa da parte della poliziotta), fino all'ultima inquadratura (quella in chiusura del film) che ghiaccia il sangue, che rimette in discussione quello visto fino a pochi istanti prima, che ribalta la prospettiva e spiattella in faccia una terribile verità (dopo i racconti incrociati alla Rashomon fatti dalle due ragazze "incriminate") forse già intuibile, ma che la regista sa ben giostrare in un continuo gioco al rimpiattino tra sospetti, allusioni, mezze verità e accuse per discolparsi.

    La crudeltà delle piccole silfidi sottolinea ancora una volta i cosidetti "giochi del mostro", dove l'innocenza si macchia di riverberi oscuri e morbosi, tra gelosie, emarginazione e istinto materno andato in necrosi.

    Se si fosse puntato di più sulle due ragazzine disturbate forse, magari, il film avrebbe preso una piega diversa, ma anche così (pur con i suoi limiti) resta un solido thriller dall'anima nera dal cuore di tenebra, non memorabile, ma che, a volte, sa toccare corde emotive in una storia che pesca dai meandri della cronaca nera di tutti i giorni.

    Penetrante lo score di Robin Coudert e la Lane avrebbe meritato la candidatura all'Oscar come miglior attrice non protagonista.

    Tra stantia aria da Sundance e spizzichi da film televisivo, ma con stoccate strazianti ben assestate.

    La Berg guarda a certo desolante realismo, lasciando fuori prerogative autoriali (e interessante , nonchè coraggiosa, la scelta della ben poco attraente Danielle Macdonald come protagonista, che si ingozza di schifezze, fa indigestione di reality show davanti alla tv,  fa la sciantosa con i vestiti e le scarpe della madre, e non c'ha voglia di trovarsi un lavoro, bighellonando tutto il giorno per la cittadina, pianificando la sua follia) facendo posto alla tristezza di una vita (o più vite) in solitudine (e di come essa possa creare dei "mostri").

    Sicuramente finirà nel dimenticatoio, ma almeno l'ultima immagine prima dei titoli di coda resterà dentro per un bel pò.


    Ultima modifica: 22/05/21 13:35 da Buiomega71