L'uomo che uccise se stesso - Film (1970)

L'uomo che uccise se stesso
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Titolo originale: The man who haunted himself
Anno: 1970
Genere: thriller (colore)
Note: Tratto dal romanzo di Anthony Armstrong "The case of Mr Pelham" (1957).

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 8/01/08 DAL BENEMERITO CINEVISION
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Cinevision 8/01/08 17:36 - 72 commenti

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Harold Pelham (Moore) è il tipico lord inglese con bombetta e bastone brillante sul lavoro, legato alla sua famiglia e soddisfatto della vita. Un giorno, mentre torna a casa dal lavoro in auto, inizia inspiegabilmente a correre in modo folle e in lui si manifesta una specie di alter-ego cattivo che lo farà schiantare rischiando di farlo morire. Harold però è salvo ma l'alter-ego 'esce' e inizia a impossessarsi della sua vita. Interessante thriller per un insolito Moore pre-007. Evitabili certe lungaggini.

Dr.schock 24/07/08 16:43 - 83 commenti

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Tratto da un romanzo di Anthony Armstrong, il film vede un affermato uomo d'affari alle prese con un sosia che si intrufola sempre più nella sua vita fino a... Ottimo thriller britannico, girato con professionalità e dominato da un grande Roger Moore in un insolito ruolo drammatico.

Tomastich 14/09/10 11:48 - 1258 commenti

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Thriller inglese con un ottimo Roger Moore contemporaneo ai primi vagiti dell'Italian Giallo. Fra il thriller psicologico e un pizzico di "fantascienza terrena" che può solo giovare ad una pellicola altrimenti troppo standard. Dunque un film sottovalutato, affascinante e godibile.

Rambo90 14/01/11 02:29 - 7743 commenti

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Insolito thriller serio per Roger Moore. La storia diventa dopo pochi minuti tortuosa e piena di tensione. Personalmente ho provato a cercare mille soluzioni tentando di capire chi fosse il sosia del protagonista. Il finale poi è spiazzante, un buon colpo di scena per quanto forse non spiegato sufficientemente. Moore è bravissimo in entrambi i ruoli e anche i (pochi) effetti speciali sono degni di nota così come la regia. Notevole.

Daniela 14/07/12 11:06 - 12790 commenti

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Moore è un uomo d'affari londinese, sposato e padre di famiglia, senza vizi e senza virtù, abitudinario, passionale come un broccolo lesso. Insomma, un tizio pallosissimo, fino a quando, a seguito di un misterioso incidente, si trova a dover affrontare un "sosia" decisamente più birichino... Giallo para-psicologico, molto anni '70, che fornisce a Moore una delle rare occasioni di cimentarsi in un ruolo interamente drammatico, con discreti risultati anche se forse è troppo attraente per la parte. Con qualche passaggio tirato via, ma gradevole come un episodio di "Ai confini della realtà".
MEMORABILE: Moore parlando ai suoi coolleghi del consiglio di amministrazione dello spionaggio industriale: "Non tutte le spie sono come James Bond..."

Matalo! 17/03/15 10:50 - 1378 commenti

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A dire il vero non molto vispo; ispirato a William Wilson di Poe, con aria da telefilm, Dearden lascia il cinema con un film sul doppio (e già qualcosa c'era in Victim) che è lento a sciogliere i fili ma efficace in alcune parti (tipo la tripla corsa in auto o un Moore meno peggio del solito). Confezione british impeccabile, ogni tanto qualche sussulto. Olga Georges-Picot era la bella contessa di Amore e guerra.
MEMORABILE: Le location scelte da Pelham per trattare l'affare segreto, definite hitchcockiane.

Nicola81 1/05/15 15:15 - 2895 commenti

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Un thriller paranormale che non offre una tensione al cardiopalma e che, nonostante la breve durata, non è neppure scorrevolissimo. La storia, però, suscita una certa curiosità, il finale non spiega proprio tutto ma si presta alle più svariate interpretazioni e a metafore sul dualismo tra bene e male che convivono nella natura umana. In procinto di indossare i panni dell'agente 007, Moore è molto bravo a sostenere uno dei suoi rari ruoli interamente drammatici. Tra i comprimari la migliore è la Picot (e non solo per la bellezza).

Claudius 7/02/16 08:10 - 546 commenti

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Sconosciuto ed elegante thriller (ma il finale sconfina nell'horror puro) paranormale in cui, dopo un avvio normale, si cede a una storia intrigante e ben condotta dal regista. Ottima la prova di Moore in un doppio ruolo (soprattutto la parte cattiva), ma anche i comprimari se la cavano egregiamente. Vale la pena recuperarlo.
MEMORABILE: Le allucinazioni nel pre-finale.

Faggi 7/08/17 15:15 - 1551 commenti

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Un adagio di certa psicologia ci ricorda che non si è chi si crede di essere; identificarsi può essere un guaio. Harold Pelham (un calibratissimo Roger Moore) ne è un esempio cinematico; l'evento metapsichico della morte-non-morte (tutto comincia dopo un terribile incidente d'auto) è espediente narrativo e visivo: appare il sosia, misterioso, ambiguo e fatale. La messa in scena (leggi regia) conduce con sobrietà le danze e abbiamo un piccolo (ma suggestivo) classico settantiano sul tema del doppio.
MEMORABILE: Gli ultimi minuti, illuminati da luci versicolori e con un bel montaggio.

Anthonyvm 26/01/20 19:06 - 5893 commenti

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Divertente e inquietante thriller ai confini della realtà sul tema del doppelganger: lo script evita sensazionalismi e si concentra sul ritratto psicologico del protagonista (un ottimo Roger Moore nel suo miglior ruolo, ipse dixit), uomo rigido e perbene che un sosia malvagio e libertino trascina in un vortice di paranoia e imbarazzi sociali. La regia di Dearden si dimostra efficacissima, così come il montaggio e la fotografia, specialmente nel finale (un inseguimento fra auto all'insegna di luci alla Bava). Poco adatta la OST. Da riscoprire.
MEMORABILE: L'incidente iniziale e il doppio battito cardiaco; Moore scopre di avere un'amante; Lo strambo psichiatra; Il confronto fra i due Moore; Il finale.

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Hackett 16/11/20 11:26 - 1868 commenti

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Interessante thriller metafisico sul tema del doppio in cui l'atmosfera anni '70 è preponderante e un compitissimo (e perfettamante british, al solito) Roger Moore si permette pure una battuta su 007. L'intreccio è coinvolgente e la buona prova attoriale riesce a trasmettere un'ansia crescente che passa dal protagonista e arriva al pubblico. Musica insistente e forse poco adatta ad un'atmosfera tetra, ma la pellicola è di quelle che restano.

Buiomega71 7/01/21 00:45 - 2957 commenti

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Versione aggiornata del mito del dottor Jekyll & Mister Hyde, con un Moore angosciato e sempre più in preda al terrore e allo smarrimento. Penombre da thriller italico intinte nel rigore british, una folle corsa sull'autostrada iniziale con il ghigno malefico di Moore e un finale lisergico in stato di allucinazione (le immagini che si moltiplicano, distorte, nello specchietto retrovisore scheggiato) che sfociano nell'horror e lasciano il segno. Il tema del doppio che si insinua subdolamente nella propria vita è ben reso, così come la paranoia kafkiana abilmente giostrata da Dearden.
MEMORABILE: L'incontro tra i due sosia e la moglie che non riconosce il vero Phelham (ma è davvero lui?); A casa della sexy Julie; I fiammiferi spezzati.
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  • Discussione Patrick78 • 14/06/09 10:22
    Magazziniere - 545 interventi
    Fa parte dei 190 film menzionati da Edgar Wright e da Quentin Tarantino che si possono trovare nel commento del film -HOT FUZZ- Questo "duetto" di opinioni e citazioni è incluso nel terzo disco DVD della collector's edition uscita per il mercato UK.
  • Homevideo Buiomega71 • 7/01/21 09:42
    Consigliere - 26282 interventi
    Ottima la qualità video della vetusta vhs Domovideo (che nonostante abbia ormai 35 anni sul groppone si vede ancora perfettamente)

    Titoli di testa in inglese e durata effettiva di 1h, 24m e 27s

    Curiosamente non appare nessun logo della label all'inizio (l'ormai nostalgico "Domovideo ha scelto per voi") ma parte subito il film.

    Al minuto 40' l'audio va fuori sincrono di alcuni secondi (da quando Moore chiude lo sportello della sua Rover e si reca a casa di Julie) per poi ristabilirsi al minuto 48'.
    Ultima modifica: 7/01/21 09:48 da Buiomega71
  • Discussione Buiomega71 • 7/01/21 10:34
    Consigliere - 26282 interventi
    Fuori dalla Hammer quel che rimane è la paura

    Inquietante e angosciosa versione "aggiornata" del mito del dottor Jekyll & Mister Hyde, con un Moore inedito e smarrito, stretto nella morsa del complotto kafkiano sul tema del doppio e della paranoia

    Dopo il William Wilson di Poe/Malle/Delon di Tre passi nel delirio, anche il futuro agente 007 (citato pure in un divertente injoke antelitteram dallo stesso Moore in una delle tante riunioni aziendali) si ritrova minacciato da se stesso, con un sosia che non solo mette in pericolo la sua integrità mentale, ma minaccia pure di portarle via la famiglia (da incubo il pre finale, quando i nodi del mistero vengono al pettine, e Moore si trova a faccia a faccia con Moore, con la moglie, i figli e il domestico spagnolo, e il tutto assume tratti surreali e incubotici, soprattutto quando la moglie non lo riconosce più-geniale la trovata della cravatta e del vestito nuovo, che saranno fatali per il povero "vero" Moore-), per poi risolversi in un finale che sfocia nell'horror, tra inseguimenti d'auto, riverberi lisergici (la fotografia baviana multicolore) e immagini distorte, moltiplicate e grottesche che appaiono nello specchieto retrovisore in frantumi, sino a infrangersi oltre le sponde del Tamigi.

    Inizio da cardiopalma, dove Moore, improvvisamente, sull'autostrada, da di matto e guida come un folle attraverso il traffico, andando ad impattare violentemente con la sua Rover (destino crudele e infausto vuole che James Dearden morirà, un'anno dopo, in un incidente stradale proprio sull'autostrada, in un sinistro non dissimile da quello che ha messo in scena), poi comincia la discesa verso l'angoscia (Moore è stato giudicato clinicamente morto, per pochi secondi, dopo l'incidente) sul lavoro e negli affetti (spionaggio industriale nel primo caso, spupazzandosi la bella e sexy fotografa Julie nel secondo) ma che però lui non ricorda assolutamente nulla e comincia l'ossessione dell'uomo che scivola pian piano nel baratro della follia.

    Gestito ottimamente da Dearden, questo piccolo e bizzarro mistery inglese si ammanta di atmosfere da thriller italico del periodo (vedere la sequenza a casa di Julie con il giradischi che non sfigurerebbe in un giallo alla Ercoli), con un black out mentale (Moore viene accusato di cose che lui non ha mai fatto o meglio, non ricorda assolutamente) non dissimile da quelli del povero Colin Trafford ne Il caso Trafford (in Thomas una dimensione parallela, in Dearden un doppio di se stesso), fino ad una realtà che supera i confini dell'impossibile.

    Rallenta un pò il ritmo nelle sedute aziendali, ma la crisi coniugale del protagonista è ben resa, così come la morsa di disperazione che lo attanaglia per tutto il film (dove bastano piccoli particolari a amplificare il disagio: una sigaretta accesa nel portacenere, un regalo costoso fatto all'amante, il collo della cravatta, delle fotografie compromettenti).

    I fiammiferi spezzati con le dita, la misteriosa Lamborghini parcheggiata fuori casa, la repressione vittoriana del perbenismo tanto cara a Stevenson (il Moore borghese e irreprensibile contro il Moore cinico e libertino) e l'allucinato confronto finale costruiscono un noir che sconfina nella fantascienza, abilmente condotto da un regista dal polso fermo che regala intensi momenti visionari.

    Come sceneggiatore non accreditato il futuro regista de La fabbrica delle mogli


    Ultima modifica: 7/01/21 15:10 da Buiomega71
  • Homevideo Digital • 22/03/24 17:37
    Portaborse - 4039 interventi
    Dvd Sinister disponibile dal 15/05/2024.