Il grande cocomero

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Anno: 1993
Genere: drammatico (colore)
Note: Vincitore di 3 David di Donatello quale miglior film, miglior sceneggiatura, migliore attore protagonista (Sergio Castellitto).
Numero commenti presenti: 9

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I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 11/12/07 DAL BENEMERITO CAPANNELLE
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Capannelle 11/12/07 12:00 - 3700 commenti

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Arturo (Castellitto) è uno psichiatra infantile che si occupa delle crisi epilettiche della dodicenne Pippi e si accorge che il vero problema è la totale assenza dei genitori. Ci si dedica con forte umanità, le fa condividere i problemi degli altri pazienti e, vinte le sue resistenze, le consente di trovare un poco di affetto. Lo stesso dottore, reduce da una crisi coniugale, ritrova fiducia in sè stesso. Grande prova di Castellitto, sguardi e silenzi intensi; il tema del disagio mentale e dell'abbandono è svolto dalla Archibugi con sensibilità.

Gugly 29/01/08 20:49 - 1013 commenti

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Film commovente ma non strappalacrime, che descrive un pezzo di percorso che percorrono un medico in crisi personale ed una ragazzina riottosa che rischia di costruire il suo mondo attorno alla malattia; ognuno darà qualcosa all'altro poi, giustamente, la vita li dividerà. Grande l'interpretazione anche di Laura Betti. In generale encomiabile la vera descrizione del reparto di un ospedale italiano, sommessa ma tesa a farti riflettere.

Galbo 10/02/08 11:05 - 11343 commenti

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Bel film di Francesca Archibugi che riesce a trovare il giusto linguaggio per parlare senza retorica della malattia psichica e a descrivere un quadro tutto sommato realistico dei rapporti medico-paziente in un contesto delicato come quello delle malattie mentali. Lo fa attraverso una bella sceneggiatura centrata intorno al protagonista interpretato con molta sensibilità da Sergio Castellitto. E' proprio nella ricerca della causa della malattia della bambina a cui non è estraneo il contesto familiare che va ricercato il cuore del film.

Pigro 17/01/09 11:59 - 7728 commenti

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Giovane psichiatra usa un approccio nuovo per affrontare i problemi di una ragazzina epilettica. La regista affronta con mano salda e sguardo diretto un nodo delicato del sistema sociale, e cioè la gestione delle malattie della psiche, con inevitabile contorno di riflessione sui metodi terapeutici, sulle condizioni materiali, sulle responsabilità (negative o positive) dovute alle dinamiche relazionali o parentali. Un film dignitoso e sensibile, in cui si segnala l'impegno di Castellitto.

Cotola 25/10/09 00:04 - 7451 commenti

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Una delle migliori prove registiche della Archibugi è una bella pellicola in cui si descrivono con pudore, sobrietà e delicatezza il tema della malattia psichica. Non ci sono colpi bassi (è questo è un gran merito) ma forse non colpisce mai davvero al cuore. Buona la prova di Castellitto e degli altri attori. Meritevole.

Mdmaster 16/09/10 19:37 - 802 commenti

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Una, stranamente, buona prova della Archibugi che con poche vie di Roma (San Lorenzo e poco altro) dipinge proprio la Roma che mi ricordo io da piccolo, a contorno della storia di una bimba dall'epilessia anomala e di uno neuropsichiatra dai metodi non proprio ortodossi. Stranamente (e due) bravo anche Castellitto, e così pure il cast di contorno. Pure le musiche fanno il proprio dovere. Raramente si solleva oltre un livello da film tv, ma è comunque toccante e, soprattutto, mai banale.
MEMORABILE: Roma, quando piove, diventa proprio incasinata così.

Nando 4/03/16 08:35 - 3458 commenti

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Il rapporto tra medico e pazienti affetti da disturbi psichici in un film della Archibugi che mostra tatto e delicatezza. L'analisi introspettiva dei personaggi è ben congegnata e gli interpreti si comportano egregiamente. Bravo Castellitto e sorprendente la Fugardi, all'epoca promessa emergente. Una buona pellicola su un argomento non facile.

Paulaster 19/03/18 09:33 - 2725 commenti

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Psichiatra riuscirà a guarire una ragazzina epilettica. Il tema dei disagi e delle malattie infantili è trattato con estrema delicatezza dalla Archibugi che non la mette sulla pietà e, volutamente, a tratti, sa essere realistica. Castellitto non strafà ed è moderato nell'essere insieme medico e compagno di terapia; nota per la giovane protagonista, è credibile nelle sue emozioni. Piccole parentesi più leggere danno respiro alla vicenda.
MEMORABILE: Il cane buttato fuori dalla finestra; Il finale col nuovo paziente; Il ragazzo che vede le righe in aria.

Zio bacco 20/11/17 13:17 - 240 commenti

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A distanza di parecchi anni lo considero ancora uno dei migliori film italiani del decennio. Ottima la prova di Castellitto e della sorprendente Fugardi, all'epoca promessa del cinema. L'Archibugi, che a mio avviso tocca qui l'apice della sua carriera, riesce a imbastire un prodotto molto valido, che dà un affresco veritiero della realtà ospedaliera italica. Il disagio mentale e la ricerca della cura sono affrontati in modo molto profondo e delicato, senza melensaggini inutili tipiche del cinema nostrano d'oggigiorno. Da riscoprire.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Curiosità Gugly • 1/02/08 23:23
    Segretario - 4678 interventi
    Il film e il personaggio di Arturo sono ispirati alla figura di Marco Lombardo Radice, neuropsichiatra ed attivista politico di estrema sinistra negli anni 70, tra l'altro autore con Lidia Ravera del famoso libro "Porci con le ali", cult per una generazione.
  • Curiosità Fauno • 31/10/17 10:55
    Compilatore d’emergenza - 2528 interventi
    Dalla collezione cartacea Fauno, il flano del film: