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L'IMPRESSIONE DI MMJ

E' tratto da una storia vera (con gli autentici protagonisti che sfilano immancabilmente sui titoli di coda, uno dei quali pure in una sorta di intervista-confessione), ma non si allontana poi molto da quello che si può vedere normalmente al cinema quando si trattano argomenti simili. Un giovane agente federale (Huston) viene spedito con la sua famiglia a Pikeville, nel Kentucky, con il compito di sventare l'alto numero di rapine locali. Non ci mette molto a entrare nel vivo dell'azione e anzi, grazie all'aiuto in veste d'informatrice di Susan (Clarke), una fascinosa tossicodipendente, trova il modo di risolvere molti dei suoi problemi. Che però cominciano quando l'affezione di lei si concretizza in avance...Leggi tutto alle quali l'apparentemente fedele Mark fatica a negarsi. Ha una bella moglie (Lowe), un figlio piccolo, eppure rinunciare alle manifeste profferte di Susan si fa ogni giorno più difficile. Ed è lei, in fin dei conti, al centro della storia, narratrice che con stratagemmi da VIALE DEL TRAMONTO si presenta in scena da defunta, con il suo corpo ritrovato nei boschi e ridotto a poche ossa spolpate dai cani. Eppure racconta. Di quando ha notato Mark la prima volta in città: “Sembrava uscito dalla copertina di una rivista, come se fosse uscito da un sogno in cui non era mai successo niente di brutto”. Susan vive in una realtà ben diversa, in casa con l'ex marito (Knoxville), i due figli e qualcun altro cui affitta le stanze perché con la chiusura delle miniere in città nessuno ha più un dollaro. Tira avanti coi sussidi, tra feroci discussioni con l'ex marito che spaccia, risse al bar e il conforto di una sorella parrucchiera (Birch) che però poco per lei può fare. Una vita ai margini, da piena disperazione che Mark arriva a rischiarare offrendole di collaborare con la giustizia. Perché no? Un film che il quotato Phillip Noyce confeziona da par suo, con grande attenzione alla fotografia e sfruttando una sceneggiatura che Chris Gerolmo scrive con perizia partendo dal romanzo di John Sharkey. La figura cui Emilia Clarke dà anima con sguardi obliqui da innocente stranita che si mescolano a maliziosa ambiguità è la chiave di volta, il focus attorno al quale ruota la nuova esistenza dell'agente FBI dall'aria ingenua e invece molto sicuro di sé, irretito tuttavia da una malia che anche lo spettatore immediatamente percepisce negli splendidi occhi della Clarke. Strascichi evidenti di un pulp duro a morire ma anche una bella consapevolezza nei dialoghi che, se è vero che non lascia nulla a fine proiezione, permette però di lasciarsi coinvolgere appieno, di entrare bene nella storia al di là di una prima parte in cui al solito le relazioni tra i personaggi non sono chiarite al meglio, così come - a causa delle immancabili ellissi indesiderate - qualcosa sfugge in quel che ci si vuol raccontare. Si respirano il degrado, la forte invidia di Susan per la vita felice di Mark, la sua fatica nel socializzare... La Clarke è esemplare nel concentrare tutto questo in uno sguardo, un'espressione, mentre Huston riesce a sottrarre il suo Mark dalle banalità tipiche nelle quali si incorre in ruoli simili. E così il film procede intenso, intriso di sentimenti forti che si sposano con la narrazione di indagini tradizionali discretamente condotte e condite da doppi giochi che rimescolano più volte le carte in tavola.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 16/11/20 DAL DAVINOTTI
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Kinodrop 14/04/21 19:50 - 2222 commenti

I gusti di Kinodrop

Susan "racconta" di come, per uscire dalla "prigionia" di una famiglia allargata a dir poco disastrata, sia caduta dalla padella nella brace; presa dalla passione per un agente FBI, non esita a tradire la sua cerchia, infiltrandosi nelle indagini. Da un fatto di cronaca, una storia di stalkeraggio al femminile, che scopre subito le carte costringendo a un tira e molla in cui l'unica variante è la sempre più accesa fissazione della protagonista e delle sue derive e, nonostante l'appeal degli intrecci, risente di una regia pedestre (la voce fuori campo) e di un cast piuttosto mediocre.
MEMORABILE: Susan si infiltra in casa di Mark e della moglie; Il pestaggio al pub dopo la testimonianza; L'ultimo atto in macchina.

Daniela 26/06/21 21:10 - 11416 commenti

I gusti di Daniela

Trasferito in un paese tra le montagne degli Appalachi, un agente dell'FBI stringe un accordo con una donna nel giro dello spaccio perché diventi informatrice, trovandosi poi impelagato in una relazione sessuale che mette in pericolo il suo matrimonio e la sua carriera.... Ispirato ad un fatto di cronaca, un film dignitoso ma con il difetto di non distinguersi da altri ambientati in zone povere dove il "sogno americano" è destinato a rimanere solo un sogno. Inoltre, a parte il prologo in stile "morto che parla", la narrazione è convenzionale ed anche gli attori non brillano.
MEMORABILE: Lei chiede a lui con aria seria: "Hai mai avuto un orgasmo?" (una battuta degna di figurare in uno dei capitoli della Pallottola spuntata).

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