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LE LOCATION ESATTE DI "4 MOSCHE DI VELLUTO GRIGIO"
lunedì 16 novembre 2009
ImageSituazione al via delle ricerche: molte location del film (quasi sempre prive di indirizzo o con indicazioni solo sommarie) erano state fotografate. Ci piace qui ricordare le foto dell’amico Oggiano (grandissimo collezionista di “cose” argentiane), Witchstories come molti altri siti (e sono tanti) di location (e aneddoti) relativi ad Argento. Successivamente, tutte le location (e molte altre) sono state inserite nel nostro libro DARIO ARGENTO, SI GIRA!

Invisibile per anni (è stato l’unico film di Argento a non vedere la luce in vhs e l’unico a trovare la via del dvd solo in America e attraverso scorciatoie di diritti non ancora chiarissime), non poteva essere da noi che omaggiato così, dopo l’uscita tanto sperata. La ricerca di location argentiane, qui come per altri film, è sempre stata scatenata. Se c’è un regista le cui location son state a lungo cercate è Argento. Quindi, anche in questo caso, molte delle location erano state già trovate. Molte altre, tuttavia, ancora no, in special modo quelle a Torino (alla ricerca delle quali si è messo il solito Davide Della Nina, conosciuto qui col nick di Pagnimauri, che è arrivato fin dentro l’ufficio di Arrosio, sempre accompagnato dall'indispensabile Salvatore Pilloni), quelle inattese nella metro di Milano e qualcuna a Roma. In definitiva, finalmente, possiamo dare un’ampia panoramica su tutte le location del film, qui raccolte e fotografate attraverso un lavoro che durava ormai da mesi e mesi. A lavorarci è stato un autentico pool di davinottiani. Se Pagnimauri è quello che sicuramente ha fatto il lavoro maggiore individuando tutte le location torinesi, non si possono non citare i soliti esperti romani (Andygx, che ha pure fotografato casa Tobias, Federico ed Ellerre), l'argentiano doc Lucius (anche autore della foto in piazza dei Quiriti), Ernesto che si è ritrovato di nuovo nei campi nomadi per scattare a Ponte Marconi, gli acquisiti che si sono adoperati per fotografare Tivoli (grazie Naik!) e poi, ok, io stesso che mi sono passato 6 o 7 stazioni metropolitane alla disperata ricerca del punto in cui muore Arrosio.
Cominciamo, dunque.

TITOLI DI TESTA: Il film comincia con uno scatenatissimo pezzo di batteria firmato da Morricone: vediamo il protagonista, Roberto Tobias (Michael Brandon), pestare i tamburi (di professione fa appunto il batterista) in un negozio di strumenti musicali. Le scene immediatamente successive sono invece in studio di registrazione, dove il nostro prosegue il pezzo (fondamentalmente percussivo). Ma c’è qualcosa che non va, in lui; fa fatica a concentrarsi perché per la testa ha strani pensieri: è convinto che da un po’ qualcuno lo stia spiando...

Image 01. FLASHBACK (QUALCUNO MI SEGUE...) (Pagnimauri)
Durante la session capiamo il perché: Argento ci mostra alcune immagini in cui Tobias si era ritrovato per strada pedinato da un uomo con baffi e cappello nero. Dapprima il protagonista si rivede in una specie di piccolo giardinetto pubblico dove si ferma per guardarsi attorno (sono i giardini che si trovano incastonati tra le vie Cernaia, Stampatori, San Dalmazzo e Bertola a Torino), quindi riconosce lo stesso uomo nello specchietto retrovisore dell’auto subito dopo aver passato un ponte in ferro. Dice Pagnimauri: “Mi ricordavo di quel ponte interamente in ferro in quel punto di Torino… lo avrò attraversato due o tre volte in automobile. Il ponte oggi non esiste più, ma grazie ai palazzi inquadrati nel 1971 è stato possibile trovare comunque il punto esatto”. Siamo infatti in piazza 18 Dicembre (Stazione Porta Susa), di fronte a corso Inghilterra (collegava la Piazza al Corso).

Image 02. GLI STUDI DI REGISTRAZIONE (Pagnimauri)
La session con gli altri del gruppo termina a sera inoltrata. Roberto esce al buio dagli studi di registrazione (siamo all’Auditorium RAI di Piazza Rossaro angolo Via Rossini a Torino) e fa notare al tastierista della band che non ha suonato affatto bene. Il giovane si scusa, ma i toni della discussione non sono troppo accesi e l’arrabbiatura di Tobias si placa. Anche perché, ormai è evidente, il problema è un altro: di nuovo l’uomo coi baffi pare spiare il protagonista da dietro un muro dello studio. Tobias questa volta decide di seguirlo per avere dei chiarimenti.

Image Image 03. PEDINAMENTO FINO AL TEATRO (Pagnimauri)
Dapprima Tobias segue a piedi l’uomo attraverso vie deserte... Dice Pagnimauri: “Mi sono recato dai responsabili della sicurezza dell’Auditorium RAI e, ottenuto il permesso, mi hanno accompagnato sul tetto terrazzato dell’Auditorium stesso: con grande sorpresa mi sono ritrovato esattamente nel punto in cui la troupe di Argento aveva posizionato la macchina da presa!” (una delle foto che troverete nella prima delle due tavole). Successivamente l’uomo si dirige verso la galleria Umberto I (sempre a Torino) e da lì prosegue: capisce a sua volta di essere seguito, di fatto continua la sua marcia fino a raggiungere la piazza dove sta il teatro.

Image 04. A TEATRO (Pagnimauri, Lucius)
Il teatro è in realtà, dall’esterno, il Conservatorio Giuseppe Verdi a Torino, in piazza Bodoni angolo via Mazzini. L’uomo entra, Tobias lo segue e si ritrova nella platea di un teatro abbandonato, dove sono appese stelle filanti residuo di qualche festa. E’ una delle scene più importanti del film e la location si trova a sorpresa a Spoleto (è il Teatro Sperimentale, per la precisione): da un palco, in alto, compare un grosso pupazzo che comincia a scattare fotografie ai due uomini. Tobias prende per la spalla l’uomo coi baffi e chiede spiegazioni. L’uomo reagisce male, c’è una collutazione. L’uomo cade e sembra morire. Tobias fugge e si ritrova in strada. Nessuno sembrerebbe averlo visto; tranne il pupazzo, dall’alto, col suo sorriso beffardo.

Image 05. LA CASA DI TOBIAS (Federico)
Tobias torna a casa. E’ qui che per la prima volta vediamo dove abita. Una via che successivamente scopriremo chiamarsi via F. Lang (Fritz Lang, chiaro omaggio di Argento al maestro tedesco). Image La villa, i cui muretti di recinzione sono facilmente riconducibili a quelli dell’EUR a Roma, si trova esattamente in via dell’Esperanto al civico 23 (lo stesso civico che correttamente vedremo indicato sulla busta che arriverà a Tobias poco dopo). Il protagonista è a letto con la sua ragazza (Mimsy Farmer). La mattina successiva lo ritroviamo in salotto, posizione utile per mostrarci con chiarezza anche gli interni della casa mentre la domestica (che avrà parte importante nella storia) sistema i cuscini dei divani. Gli interni (con ampio salone) e gli esterni della casa son girati lì. Nessun trucco: corrispondono.

Image 06. L’INCUBO DELLA DECAPITAZIONE ALLA MOSCHEA (Federico)
Una sera, un amico di Tobias racconta di aver assistito a un’esecuzione in Arabia Saudita (“Lì tagliano ancora la testa, per reati gravi. Al condannato vengono legate le mani dietro la schiena, poi viene fatto inginocchiare in pubblico in mezzo a un’enorme piazza. A questo punto arriva il boia, impugna una scimitarra nella mano destra e uno stiletto sottilissimo nella sinistra. Con lo stiletto colpisce dritto alla nuca del condannato che, fulminato, si irrigidisce di scatto. E allora il boia solleva subito la scimitarra e colpisce il collo, che irrigidito dalla stilettata non si piega... e la testa... Zac, vola via al primo colpo”). L’immagine colpisce moltissimo Tobias, che finirà per sognare la scena spostando tuttavia l’azione dall’Arabia alla più vicina Tunisia, visto che la grande piazza  ripresa più volte durante il film (l’incubo è ricorrente) è in realtà la corte della Grande moschea di Kairouan, non troppo distante dal golfo di Hammamet.

Image 07. LA CASUPOLA DI DIOMEDE
Diomede, detto Dio (Bud Spencer) è uno strano tipo che vive sulle rive del fiume. Tobias decide di andarlo a trovare per parlargli della strana situazione in cui si trova (qualcuno gli ha appena spedito le foto in cui lo si vede uccidere l’uomo coi baffi al teatro). Lo trova mentre pesca in riva al fiume (che per la cronaca è il Tevere) e la musica esplode in un clamoroso “Alleluja”. Insieme andranno nella sua baracca e parleranno per un po’. Durante il breve tragitto sulla riva vediamo dietro di loro un ponte. Ebbene, si tratta del Ponte Marconi a Roma, facilmente riconoscibile dai piloni e dagli edifici ancor oggi del tutto simili costruiti sull’unica delle due estremità visibile nel film. Oggi Ernesto, spedito lì a fotografare il posto, ha purtroppo constatato che esistono recinzioni che impediscono di scendere fino al punto in ci stava la baracca di Diomede. Ci si dovrà quindi accontentare di foto che comunque ritraggono con una certa precisione il luogo.

Image 08. LO STRANO PALAZZO D’ANGOLO LEGATO ALL'ASSASSINO (Pagnimauri)
Più volte, nel corso del film, viene inquadrato un palazzo dalle fogge liberty che non appare legato a qualcosa in particolare. Potrebbe essre la casa dell’assassino o un posto nei pressi della stessa, ma la cosa non è affatto chiara. Resta soprattutto un’inquadratura studiata per suggestionare lo spettatore. La realtà dice comunque che il palazzo è in via Duchessa Jolanda, angolo via Collegno, a Torino, ed è effettivamente proprio all’angolo della via in cui Arrosio andrà a parlare con il portinaio omosessuale. Non si può quindi capire, nel film, ma quella è proprio la casa all'angolo della via dove ha una seconda segreta residenza l'assassino.

Image Image 09. LA DOMESTICA ASSASSINATA AI GIARDINI (Andygx, Lucius)
La domestica di casa Tobias sa qualcosa. Anzi, non solo sa qualcosa ma ha deciso di ricattare il colpevole, visto che ha in mano le prove per accertarne l’identità (o almeno così dice). Per questo la vediamo reggere concitatamente la cornetta in una cabina telefonica e parlare con l'uomo. ImageLa cabina da cui la donna telefona era (ora al suo posto un anonimo parcometro, ma probabilmente la cabina era posticcia e inesistente già allora) in Largo Apollinaire all'EUR di Roma. Il futuro killer, che riceve la telefonata, dà appuntamento alla donna in un grande parco pubblico, dove questa siederà ad attendere per lungo tempo. La scena, prolungata, comincia di giorno ma si conclude di notte (appunto per dimostrare la lunghissima attesa della donna): dallo stesso parco la donna, prima che riesca ad andarsene ormai convinta che il suo uomo non verrà, non riuscirà ad uscire e verrà trucidata sotto il muro di cinta del parco stesso. Che parco sia l’ha scritto Lucius in un vecchio post: è il parco della Villa d’Este a Tivoli, e le prove fotografiche (grazie Naik per gli scatti) lo hanno confermato: siamo davvero lì, a est di Roma quindi.

Image Image 10. LO STUDIO DI ARROSIO, L’INVESTIGATORE PRIVATO (Pagnimauri)
Ormai esasperato dalla situazione, Tobias decide di rivolgersi all’investigatore privato segnalatogli da Diomede. Gianni Arrosio (Jean-Pierre Marielle) è un private eye sui generis, caratterizzato con abbondanza di mossette gay che ne fanno un personaggio simpatico ed eccentrico. Ha lo studio in uno dei piccoli ambienti adibiti ad uffici o magazzini che si affacciano sul ballatoio al primo piano della galleria Subalpina a Torino, ed è lì che Tobias andrà a trovarlo per ingaggiarlo. Dice Pagnimauri: “Sono dovuto tornare sul posto ben tre volte! Image Infatti non bastava il permesso, così ci era subito stato detto, richiesto in apposito ufficio ma avremmo dovuto avere pazienza e fortuna, visto che non esisteva un addetto che venisse ad aprirci appositamente quelle 4 o 5 porte che celano piccoli spazi adibiti perlopiù a magazzini. La terza volta la fortuna ci ha davvero baciati: delle porte sempre chiuse (ovviamente del lato che ci interessava) due erano aperte! Sbirciando nel primo ambiente notammo che non poteva essere quello, mentre quando volgemmo lo sguardo al secondo capimmo subito che l’avevamo trovato! Il piccolo vano ricavato tra due colonne portanti davanti a cui era posizionata la scrivania di Arrosio oggi è occupato da uno scaffale! La porta di ingresso, la porta del bagno (alla sinistra di Arrosio) e il termosifone sono rimasti gli ORIGINALI!”

Image 11. CON ARROSIO AL BAR E A PASSEGGIO (Pagnimauri)
Tobias, che ha iniziato a esporre la sua situazione ad Arrosio, scende con l’investigatore al bar sotto lo studio (siamo al Caffè Mulassano, in piazza Castello 15 a Torino), dove quest’ultimo prende (a spese del cliente) “una bistecca, tre sandwich, due uova e una bottiglia di birra”. “Meno male che non aveva fame” obietterà Tobias rivolto alla barista. I due compiranno una passeggiata in galleria (portici di piazza Castello) dove Arrosio confesserà: “in tre anni di onorata professione, non ho risolto neanche un caso”. Per la legge dei grandi numeri quindi, Tobias dovrebbe sentirsi certo che l’investigatore risolverà il caso. “Potrei restare seduto nel mio ufficio”, conclude Arrosio, “e il criminale si presenterebe da solo”.

Image 12. LO STRANO VICINO DI CASA
(Andygx)
Argento si diverte a mescolare le carte. Mentre Tobias è fuori casa, di fronte alla villa in cui vive incontriamo uno strano personaggio, che riceve “robaccia” per posta e che altre volte vedremo comparire nel film, sempre in atteggiamenti sospetti. Una giovane suona alla sua casa e, quando questi si presenta alla porta, lo rimprovera: “Per favore” esplode brandendo tre fogli avvoltolati che non è dato sapere cosa contengano, “dica al postino di non sbagliare più a recapitarmi questa robaccia”. L’uomo, per tutta risposta, si prende i fogli e sbatte la porta in faccia alla donna. Chi è veramente questo bizzarro individuo che anche Nina osserva di notte incuriosita? Come mai compare anche nella lista dei sospetti stilata da Arrosio sotto il nome di “vicino di casa”? Non sarà mica che la lista di Arrosio rappresenti un riassunto dei possibili colpevoli che Argento vuole ricordarci?

Image 13. PRIME INDAGINI A VILLA RAPIDI (Andygx)
Arrosio guarda il suo notes e scorre quel che ha scritto:
“Personalità del colpevole. Psicopatico con probabile sdoppiamento di personalità. Nella vita quotidiana si comporta come una persona normalissima. Sospetti: Mirko (organista): invidia professionale e risentimento. Andrea (scrittore): appurare. Roberto: eredità... oppure?... (vicino di casa): amore, odio, vendetta... chi è?”
Seguendo le prime tracce, Arrosio giunge in una casa chiamata “Villa Rapidi – Casa di cura per malattie mentali”, che scopriamo essere in Via Nomentana. Per la precisione (l’ha beccata con esattezza Andygx) siamo al Villino Crespi, villa già utilizzata per Antropophagus e molti altri film e di cui QUI TROVATE LO SPECIALE DEDICATO. Qui ne intravediamo solo qualche particolare sullo sfondo, visto che le riprese si fermano davanti al cancello, ma il cancello stesso e quei piccoli particolari sono bastati.

Image Image 14. ARROSIO DAL PORTINAIO GAY (Pagnimauri)
Arrosio continua le sue indagini privatamente, mentre Tobias torna a casa. Lo vediamo percorrere via Susa e svoltare a destra in Via Collegno (sempre a Torino), dove scenderà dall’auto per entrare in un grande palazzone, che sta esattamente in via Collegno 45. In portineria trova un gay che lo richiama (“Hello... Sta cercando qualcuno?”) ma la complicità tra i due scatta immediatamente: scherzano, si aiutano, e Arrosio ottiene informazioni insperate: la persona che sta cercando ha affittato l’appartamento ma non ci viene mai. Image Dice Pagnimauri: “Il palazzo in questione è una location nota, ospita diversi uffici di avvocati! Non potevamo sapere che l’androne e portineria che si vedono nel film fossero davvero ubicati all’interno di questo! Abbiamo tentato ma siamo dovuti ritornare per poter accedere, con l’aiuto di quella che è diventata nostra amica e che ringrazio pubblicamente: GRAZIE SONIA! Infatti gli avvocati erano contrari! Mah! Effettivamente avrebbero corso un grave pericolo nel farci entrare nell’androne!Non ho parole! Ed ecco androne e portineria… a parte qualche piccolo dettaglio tutto perfettamente IDENTICO! Decorazioni comprese".

Image 15. ARROSIO UCCISO NELLA STAZIONE DELLA METROPOLITANA (Zender)
La scena successiva ci mostra Arrosio sulle tracce del killer. L’ha intercettato fuori dal palazzo di via Collegno e lo sta seguendo. E’ in metropolitana, dove noi non possiamo certo riconoscere il colpevole, in mezzo a cento facce. La metropolitana scelta (ed è una vera sorpresa!) non è né a Roma né a Torino! E’ la metropolitana milanese! La scena parte all’interno di un vagone della linea rossa, in cui Arrosio non perde di vista per un secondo il suo uomo. La prima fermata parrebbe essere “San Babila” (si intravede il nome riflesso per un nanosecondo sul finestrino), ma quando il treno si ferma siamo invece (si legge “...azione”) a Conciliazione, dove qualcuno scende ma non i protagonisti, che rimangono a bordo. Altro breve tratto e nuova fermata (nonché nuovo “trucco”): quando la metropolitana apre le porte si legge chiaramente “Lotto”, ma non appena Arrosio scende (ha visto scendere il killer, evidentemente) si ritrova sulla banchina di “Duomo”. Non si legge bene il nome, ma l’unica fermata che ha le scale mobili in quel punto ed è fatta in quel modo è proprio “Duomo”. E’ qui, quindi, e non a Lotto come vorrebbe farci credere Argento, che si consuma il delitto del povero investigatore. Il quale sale le scale (Duomo è una delle pochissime fermate che ha il mezzanino, ovvero un piano di mezzo, nel film lo si capisce perché Arrosio sale e davanti a lui ha una seconda scala) per trovarsi, un po’ spaesato, al piano di mezzo. Vede una porta chiudersi e capisce: l’uomo è entrato nella toilette. Purtroppo oggi la zona dove stava la porticina è stata “murata” e la porticina non è più raggiungibile, ma il piano dove stava Arrosio lo troverete sulla tavola. L’investigatore, certo di non essere stato visto, entra a sua volta nei bagni, ma viene spinto dietro una porta degli stessi e lì ucciso tramite siringata letale nel petto.

Image 16. INCONTRO DEGLI AMICI ALLA FONTANA
(Ellerre)
Di nuovo Argento tende a sviare i sospetti e inquadra l’amico che aveva raccontato dell’esecuzione in Arabia Saudita mentre va a un appuntamento notturno con una ragazza. Poi però, all’appuntamento, non vediamo più lui ma un altro (Stefano Satta Flores) degli amici presenti alla festa d’inizio film nonché uno dei sospetti della lista di Arrosio. L’incontro, misteriosissimo e senza che ci venga spiegato il motivo dello stesso, avviene di fronte a una fontana, di notte. Siamo a Piazza dei Quiriti, a Roma, riconoscibile grazie alla grande fontana che si vede dietro a Satta Flores. L’incontro con la donna avviene all’incrocio della piazza con via Duilio.

Image 17. GRAN FINALE: IL FATAL CRASH DI NINA (Andygx)
Nina è scoperta. Dopo essere sfuggita all’inatteso arrivo di Diomede in villa, esce di casa e sale sull’auto parcheggiata di fronte alla villa del misterioso vicino (sempre in via dell’Esperanto a Roma, quindi). E’ l’ultima corsa: ingrana la marcia e percorre via dell’Esperanto dirigendosi verso Largo dell’Artide. E nonostante lo stacco (che potrebbe far pensare alla scelta di un altro posto per il crash finale) scopriamo che non c’è trucco alcuno: l’incidente conclusivo col camion è girato proprio in Largo dell’Artide all’EUR, come vedrete nella tavola.

Testi: Zender - Foto: Pagnimauri (per Torino), Andygx, Ernesto, Naik, Zender, Lucius - Tavole: Zender

ARTICOLO INSERITO DAI BENEMERITI PAGNIMAURI E ZENDER (con l'aiuto di ANDYGX, FEDERICO, LUCIUS)
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