Vice - L'uomo nell'ombra

Media utenti
MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Vice
Anno: 2018
Genere: biografico (colore)
Regia: Adam McKay
Note: Parte della vita di Dick Cheney, vicepresidente degli Stati Uniti durante gi anni di Bush jr.
Numero commenti presenti: 11
Papiro: elettronico

LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Ennesima incursione cinematografica nelle stanze del potere, il film di McKay prova a raccontare parte della storia di Dick Cheney, chiamato a ricoprire con ampi poteri - dopo i primi passi all'interno dell'entourage governativo - il ruolo di vicepresidente negli anni di Bush jr. Dopo qualche scena ambientata nei Sessanta in cui lo seguiamo condurre una vita semplice e bagnata dall'alcol, Cheney (Bale) comincia a seguire i consigli della moglie (Adams) acquistando lentamente importanza nella scala gerarchica dello scacchiere politico repubblicano. Il gradino più alto viene raggiunto con l'accettazione dell'apparentemente poco lusinghiera carica di vicepresidente durante l'amministrazione di Bush jr. (quindi dal 2001 in poi), pretendendo tuttavia...Leggi tutto di comandare ben più di quanto fosse stato concesso ai suoi predecessori. McKay, dopo i buoni risultati ottenuti con LA GRANDE SCOMMESSA, continua la strada che l'ha allontanato dalle commedie demenziali con Ferrell (qui co-produttore, assieme a Brad Pitt e molti altri) proseguendo nel progetto di piegare storie in apparenza non troppo interessanti a film in cui la forma e la ricercatezza diventano l'autentica cifra stilistica. Tutta la prima parte, in cui le implicazioni conseguenti all'attacco dell'11 settembre sono ancora solo suggerite da flash anticipatori, ci fa capire come le cose da raccontare siano meno di quanto ci si aspetterebbe. All'apparire dei falsi titoli di coda, verso metà film (uno dei tanti espedienti grafici inseriti senza un vero perché), si ha il tempo di riflettere sulla relativa inconsistenza di ciò a cui si ha assistito. Fortunatamente le cose cambieranno quando, conseguentemente all'attacco alle Torri Gemelle, si avrà la necessità di rispondere efficacemente all'attacco elaborando una strategia difficile, inevitabile bersaglio di critiche. Finalmente il film subisce l'attesa accelerazione, perché fin lì la figura di Cheney (ottimamente reso da un Bale a tratti irriconoscibile) non era emersa quanto sperato, confusa sullo sfondo e sovente chiusa in un mutismo la cui significanza è spesso difficile cogliere. Perché esattamente come in LA GRANDE SCOMMESSA McKay sembra appassionarsi molto di più al come si racconta più che al cosa; e se nell'opera precedente il turbinio frenetico degli accadimenti distoglieva l'attenzione dalla modestia della sceneggiatura, qui i difetti salgono a galla lasciandoci un forte senso di scetticismo per come si è scelto di raccontare le vicende di un personaggio la cui centralità nella politica americana si fatica inizialmente a comprendere. Con l'entrata in scena di Bush jr., egregiamente reso da un Sam Rockwell perfetto nel rendere le espressioni scherzose e il carattere di subalternità dell'uomo, si entra nel vivo, ma alcune forzature nei dialoghi (specialmente nel rapporto con la moglie) continuano a confermare l'artificiosità del progetto, la volontà di stupire più col montaggio, gli stacchi, le inquadrature insolite (notevole quella del piede irrequieto di Bush sotto la scrivania) e gli interventi sull'immagine (i nuovi incarichi degli uomini di Bush visualizzati con pedine appoggiate sui pavimenti delle stanze o i plastici del Pentagono) che con la ficcante incisività solitamente patrimonio delle migliori biografie storiche. Debole ad esempio la caratterizzazione dell'amico Donald Rumsfeld assegnata a uno Steve Carell piuttosto spento, senza grandi picchi quella – ben più importante – di Amy Adams. Per un uomo che ha cambiato la storia politica del suo tempo con ripercussioni ancor oggi tangibili, per un atto d'accusa che ne condanna tanto apertamente le scelte era lecito attendersi maggiore chiarezza, tensione, efficacia. E magari anche un'ironia superiore, considerati i trascorsi del regista.
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi
TITOLO INSERITO IL GIORNO 5/01/19 DAL DAVINOTTI
Clicca sul nome dei commentatori per leggere la loro dissertazione
ORDINA COMMENTI PER: BENIAMINI GERARCHIA DATA

Bubobubo 19/01/19 18:25 - 1223 commenti

I gusti di Bubobubo

Se si cerca la sostanza narrativa di un biopic tradizionale si è destinati a rimanere delusi: d'altro canto - per autoironica ammissione degli stessi autori - Cheney è imperscrutabile, sta dietro le quinte e non si lascia scappare una parola di troppo. Quando scorrono i (geniali) finti titoli di coda comincia di fatto un altro film: il carrierista lascia posto al manovratore, il self made man al repubblicano guerrafondaio e difensore del Patriot Act. La cesura è però troppo severa, lo svolgimento appena abbozzato. Ci si aspettava di più.
MEMORABILE: I finti titoli di coda; Il complesso di leggi del Patriot Act come sfizioso menù di gala; La morte del donatore.

Noncha17 10/01/19 19:20 - 87 commenti

I gusti di Noncha17

S'intuisce già da quel "cazzo" posto alla fine della didascalia iniziale il tono con cui verrà narrata la storia del fu vice del Bush piccolo (interpretato sagacemente da Sam Rockwell). Sorvoliamo anche sul ruolo "fantasma" di Cheney e sulla sua località di provenienza? Casper! Anche se non complicato come La grande scommessa, lo stile (come parte del team) rimane quello: Bale riesce a creare un altro dei suoi personaggi e il sarcasmo contagioso di Steve Carell fa il resto. Le ricostruzioni più che veritiere non fugano comunque del tutto una certa ilarità tipica del liberalismo americano.
MEMORABILE: I titoli di testa ritardati; "Di che schieramento è lui?"; I "finti" titoli di coda; Shakespeare a letto; L'assegnamento dei ruoli; La rissa nel post.

Vice 12/01/19 18:54 - 23 commenti

I gusti di Vice

Grande delusione. La prima parte è un pastrocchio in cui difficilmente si capisce dove Mckay volesse andare a parare, l'assenza di carne al fuoco viene "bilanciata" dalla reiterante voce-off, da trovate discutibili e un'ironia perlopiù banale. Resta una buona seconda parte, molto più lineare e coinvolgente, un grande lavoro su montaggio e casting, come le interpretazioni di Bale e Adams. Un film che analizza una personalità così sfuggevole non può essere approcciato in modo così superficiale e incomprensibile. Era lecito aspettarsi molto di più.
MEMORABILE: La metafora dell'amo.

Tarabas 24/01/19 15:07 - 1706 commenti

I gusti di Tarabas

Alzi la mano chi (fuori dagli USA) si ricorda Dick Cheney, anima nera della presidenza Bush Jr. Pochi, probabilmente. Infatti era un uomo d'apparato, vecchio arnese repubblicano recuperato alla politica mentre dirigeva una grande azienda. Il film ne racconta la storia con molti, forse troppi vezzi metacinematografici. Alcuni molto riusciti (il finto finale), altri meno (il dialogo shakespeariano). Nel complesso, la potenza del racconto ne risulta intaccata e il film è spesso squilibrato tra farsa e tragedia. Comunque, più che interessante.

Rambo90 24/01/19 23:50 - 6392 commenti

I gusti di Rambo90

Uno sguardo ironico ma anche penetrante sulla figura (nell'ombra come dice il titolo italiano) di Cheney, quasi del tutto sconosciuta per uno spettatore medio europeo. Il film è ben girato, ritmato ottimamente dal montaggio e da una narrazione veloce e coinvolgente. Forse McKay va un po' troppo in là con alcune provocazioni narrative (i titoli di coda a metà) e non riesce a smarcarsi del tutto dalle sue origini "demenziali", ma è un buon passo avanti rispetto alla denuncia de La grande scommessa. Immenso Bale.

Giùan 4/04/19 09:57 - 3015 commenti

I gusti di Giùan

Altrettanto ambizioso nelle premesse ma più fragile nello sviluppo rispetto a La grande scommessa. McKay prosegue il suo tentativo d'indagine di "vizi" vecchi (il potere per il potere) con "virtù" nuove (l'utilizzo ellittico del montaggio, i "giochi" del linguaggio cinematografico) aggiornando la strada praticata da Michael Moore. Il risultato, pur perfettamente chiaro nell'esposizione e onesto eticamente, appare tuttavia filmicamente debole forse proprio a causa dell'opacità del personaggio Cheeney, lontano dall'oscurità ossianica del, per capirci, Divo Giulio.
MEMORABILE: La scena del menù.

Alf62 23/04/19 21:41 - 64 commenti

I gusti di Alf62

Individui cinici, calcolatori, senza scrupoli e nel peggiore dei casi incapaci hanno sempre abitato la politica in generale. Comitati di affari incuranti delle sofferenze che le loro scelte procurano non esitano a mentire, manipolare, distorcere la realtà a loro profitto. Le tragedie diventano opportunità, il calcolo scavalca ogni etica e Dick Cheney è stato uno dei massimi esponenti di questa logica riuscendo a manovrare un presidente poco capace. Gli americani almeno fanno outing nella fiction.

Piero68 5/07/19 11:50 - 2768 commenti

I gusti di Piero68

A metà tra un docu-fiction di Michael Moore e un biopic di Oliver Stone, deve la sua riuscita esclusivamente alla bravura di Bale, che si riconferma attore di gran talento soprattutto quando si tratta di cambiarsi i connotati a beneficio del personaggio da interpretare. Ma anche le altre somiglianze sono impressionanti, per cui un plauso al trucco. Per il resto trattasi di un'opera ambiziosa, resa ancora più difficile dalla natura riservata di Cheney. Qualche pecca in fase di montaggio e qualche passaggio volutamente "oscurato". Grande cast.
MEMORABILE: Le impressionanti somiglianze dell'attrice che impersona Condoleeza Rice e dell'attore che impersona Colin Powell.

Capannelle 12/01/20 01:24 - 3731 commenti

I gusti di Capannelle

Tra poco non sapremo più chi fare oggetto di biopic, almeno ai gradini più alti. C'è brio e una mano, quella di McKay, che sa tramutare il film in quadretti sfiziosi (si veda il menù di provvedimenti legislativi). Talvolta però la cosa gli sfugge di mano e rischia di rendere meno forte il messaggio: non sai come regolarti, insomma. In special modo nel secondo tempo si procede per accumulo e si attraversano momenti meno incisivi. Bale stoico nel muoversi sempre composto, non male gli altri.

Daniela 25/01/20 10:16 - 9518 commenti

I gusti di Daniela

Biografia di un uomo di natura indolente che, spinto dall'ambiziosa moglie, diventa politico tanto abile da giungere al vertice del potere della più potente nazione del mondo, pur restando apparentemente in secondo piano. Nell'impressionante interpretazione di Bale, ben sostenuto dal cast di contorno, questa di Cheney è più di una biografia: è un ritratto al vetriolo dei meccanismi del potere, girato con lo stile caustico e brillante di cui il regista aveva già dato prova radiografando la metastasi del sistema finanziario. Più divertente di un documentario ben curato, altrettanto istruttivo.
MEMORABILE: Bush abbocca all'amo

Galbo 21/09/20 06:02 - 11421 commenti

I gusti di Galbo

Non una biografia ma una pungente e articolata disamina della forza e della spregiudicatezza del potere politico, che attraverso uno dei personaggi di punta in un momento storico cruciale, mostra cinismo e capacità estrema di compromessi. La solida regia di Mckay al servizio di una  sceneggiatura complessa ma molto ben scritta, e una monumentale interpretazione di Christian Bale, mai così “camaleontico”, affiancato da grandi attori, frutto di un meticoloso e riuscito lavoro di casting. Da vedere. 
Per inserire un commento devi loggarti. Se non hai accesso al sito è necessario prima effettuare la registrazione.

In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Raremirko • 8/01/19 21:23
    Addetto riparazione hardware - 3479 interventi
    Comunque anche Dreyfuss (davvero fenomenale, pare di trovarsi sotto gli occhi il vero politico) e Brolin rendevan bene Cheney e Bush in W. di Stone.
  • Curiosità Zender • 25/02/19 16:52
    Consigliere - 43611 interventi
    Premio Oscar 2019 per:

    Miglior trucco e acconciatura (Greg Cannom, Kate Biscoe e Patricia DeHaney)
  • Curiosità Daniela • 25/01/20 13:43
    Consigliere massimo - 5221 interventi
    Nel discorso pronunciato al momento del ritiro del Golden Globe come miglior attore in un film commedia o musicale, Christian Bale ha ironizzato sulle ragioni per cui è stato scelto dal regista per il ruolo ("Serviva un idiota senza carisma, insultato da tutti") e ha inoltre ringraziato chi lo ispirato per calarsi nei panni di Dick Cheney: "Satana".

    Fonte:
    https://www.youtube.com/watch?v=6ZUdR9TTxsQ