Un tirchio quasi perfetto

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Radin!
Anno: 2016
Genere: commedia (colore)
Note: Aka "Radin l'avaro".
Numero commenti presenti: 7
Papiro: elettronico

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

La commedia francese tende sempre di più a concentrarsi sull'idea semplice per poi lavorarci intorno in fase di sceneggiatura. Dany Boon, che continua a rappresentarla meglio di chiunque altro, passa da una caricaturizzazione all'altra affinando le sue capacità; che si confermano buone anche qui, naturalmente, ma dallo sfruttamento di un tema tanto abusato era lecito aspettarsi molto di più. Le novità scarseggiano e il violinista François Gautier è, almeno inizialmente, una semplice macchietta: per risparmiare spegne tutte le luci in casa, costringe le cassiere del supermarket a rifare i conti se non corrispondono per 5 centesimi ai suoi, ricicla i regali, se gli prestano una penna non la restituisce, si fa psicanalizzare dal suo direttore...Leggi tutto di banca e vive da solo per non dover pagare la cena a nessuno... Niente di diverso da ciò che potrebbe fare chiunque senza sforzi di fantasia se decidesse di economizzare ovunque. La vera svolta avviene quando gli piomba in casa la figlia (Schmidt) che non sospettava di avere, nata probabilmente a causa dell'uso, al tempo, di un preservativo scaduto e convinta che lui risparmi per poter fare segretamente generose donazioni a un gruppo di orfani messicani (così le ha fatto credere mamma per nascondere l'evidente tirchieria di papà). Tra lei e la collega di lavoro che nel frattempo di François s'è innamorata (Arné) le spese impreviste raddoppiano, triplicano, centuplicano facendo scendere i sudori freddi al povero violinista, impreparato a tanto scialacquo improvviso. Boon è, come si è detto, bravo a interpretare il ruolo con l'abituale misura e capace di rendere plausibili atteggiamenti che di fatto lo sono solo in ottica parodistica. Alcune singole scene - per quanto già sperimentate in mille altre occasioni - ottengono l'effetto sperato per l'attenta costruzione (si veda quella al ristorante ad esempio), ma sono piccole gemme in un insieme sgradevolmente buonista fino all'eccesso, lontanissimo dalla frizzantezza delle migliori commedie transalpine, poggiato su di una sceneggiatura di maniera che nella seconda parte va letteralmente in pezzi rifilandoci un interminabile finale "con ovvia riappacificazione" nel quale si scoprono risvolti drammatici fuori luogo che tentano artatamente di dare consistenza a una storia che non ne necessitava affatto. La figura della figlia accentra su di sé il peggio che il film potesse offrire, e lasciarle tutto quello spazio ha significato indirizzare il film verso lidi più consoni all'ennesima rilettura di Scrooge in chiave moderna. Se già prima le risate non abbandonavano, da metà film in poi scompaiono quasi del tutto per lasciar spazio alla graduale e interminabile fase di redenzione, condita dalle solite espressioni abbattute di un Boon impossibilitato a sfruttare il proprio talento comico. Si ricorda con piacere l'esecuzione lampo in concerto delle 4 stagioni vivaldiane (tutta l'opera in 12 minuti perché il protagonista ha fretta di tornare a casa). Ritmi blandi, personaggi secondari mai incisivi (il vicino di casa con sei figli).
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 17/03/17 DAL DAVINOTTI
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Markus 17/03/17 10:44 - 3230 commenti

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Eccoci nuovamente alle prese con l'avarizia cronica di alcuni individui che dà spettacolo: da L'avaro di Molière al tirchio di Cavayé il passo alla fine è breve, perché questo "difetto" regala sempre situazioni-limite che la commedia degli equivoci (di cui i francesi sono maestri) parrebbe essere una solida base sulla quale costruire una storiella attorno; ma qui casca l'asino, perché dopo un inizio promettente la vicenda si ripete stancamente e si capisce sin da subito che reggerà solo per la bravura di Boon. Vedibile, ma deludente.

Daniela 26/03/17 14:55 - 9097 commenti

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Fin da quando era ancora nella pancia della mamma, il protagonista si è imposto un imperativo categorico: risparmiare! La conseguenza è stata una vita passata in ristrettezze, senza legami e senza amici (a parte il bancario/psicologo), ma qualcosa sta per cambiare... Boon è simpatico ed espressivo ma, ancora una volta, si trova impossibilitato a reggere sulle sue spalle tutto il peso di un film banale che, se nella prima parte strappa qualche sorriso pur senza andare oltre i clichés sulla figura dell'avaro, sbraca nel più vieto sentimentalismo quando si tratta di tirare le fila del racconto.

Galbo 8/05/17 07:10 - 11313 commenti

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La commedia francese ci ha abituato negli ultimi anni a commedie ricche di spunti; così non è purtroppo per questa pellicola di Fred Cavayè costruita su uno dei vizi capitali e su un personaggio che incarna l'avarizia ai massimi livelli. Film e personaggio purtroppo vivono di stereotipi con gag scontate, e un'unica scena davvero spassosa (l'esecuzione rapidissima delle quattro stagioni di Vivaldi). Alla fine, molto di quello che ci si aspetterebbe in un film su un avaro. Sempre divertente comunque Dany Boon. Prevedibile.

Pessoa 28/07/17 19:27 - 1091 commenti

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Non so se sia il caso di scomodare Plauto e Molière per cercare i padri di questa fiacca commedia francese sull'avarizia. Bisogna però riconoscere che in questo film le battute, quasi tutte telefonatissime, non fanno praticamente mai ridere, anche a causa di una regia sciatta e di una sceneggiatura priva di forza. Booon è bravo ma il suo atteggiamento antipatico non conquista; meglio la Amé e la Schmidt, che si sforzano di andare oltre la macchietta. Disastroso il patetico finale che rallenta ulteriormente una vicenda noiosissima. Evitabile!
MEMORABILE: La colonna sonora, una delle pochissime cose positive del film.

Smoker85 29/11/17 00:14 - 384 commenti

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Tema spesso ricorrente nel cinema umoristico, viene ripreso anche in questa commedia francese costruita addosso al simpatico protagonista. Boon incarna efficacemente il ruolo dell'avaro patologico, combattuto tra la sua taccagneria e l'interesse per l'affascinante Laurence Arné. Purtroppo, nonostante interessanti spunti e premesse, la pellicola sembra non decollare mai pienamente. Il cast si impegna come può, ma a mancare sembra essere la sceneggiatura. Occasione persa.
MEMORABILE: Al ristorante.

Rufus68 3/06/18 19:58 - 3013 commenti

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Robetta francese: pulitina e senza niente da dire. La tradizione teatrale e letteraria dei tipi psicologici viene qui resa anemica, blanda e politicamente corretta. Non si ride né sorride, tutto appare prevedibile sin all'ultimo micolo di sceneggiatura. Boon, con quella faccia impiegatizia, non regge nemmeno un round di tre minuti sul ring della caratterizzazione. Discreti gli altri attori. I francesi ci avevano abituati ad altri grugni e a vicende ben più sanguigne: qui si scorre nell'irrilevanza.

Pinhead80 28/08/18 09:01 - 3833 commenti

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Una delle caratteristiche principali delle commedie interpretate o dirette da Dany Boon è la simpatia dei personaggi. Qui invece siamo lontani anni luce sia dalla simpatia che dalla comicità. Da salvare unicamente la prima parte, che vede il protagonista arrangiarsi in ogni modo pur di non scucire un euro; però alla lunga stufa pure quello. I personaggi femminili sono assolutamente anonimi e la svolta finale non riesce a dare una sterzata alla commedia.
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