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L'IMPRESSIONE DI MMJ

Uno dei tanti film (in buona parte televisivi) che si sono occupati di consegnare mediaticamente alla storia figure fondamentali della lotta che si combatté negli Anni Settanta e Ottanta in Sicilia tra i giudici e la Mafia. E se le figure da sempre ritenute più iconiche e note furono quelle di Falcone e Borsellino, sarebbe profondamente ingiusto dimenticare altre personalità di spicco che a loro volta morirono per la causa. Uno di questi fu Rocco Chinnici, giudice di Palermo che ebbe il merito, tra i tanti, di capire come per riuscire in qualche modo a controbattere la tattica stragista di Cosa Nostra fosse necessario condividere le diverse inchieste in modo che chi moriva non vedesse scomparire con lui il proprio lavoro....Leggi tutto Fu Chinnici a riunire sotto di sé per primo Falcone e Borsellino (insieme ad altri, naturalmente) e ad aprire la strada alla lunga indagine sulle collusioni tra Stato e Mafia. Nel raccontarne la storia Michele Soavi (sulle cui qualità registiche, per quanto qui meno in vista che altrove, sarebbe bene soffermarsi) comincia dalla tragica fine, dall'agguato di fronte a casa che uccise Chinnici (e non solo) mediante una bomba nascosta in un'auto. Una fine che non solo lui aspettava ma anche la sua famiglia, nel film descritta come comprensiva e rassegnata soprattutto nella figura della moglie (Ventura), mai sopra le righe. Così come Rocco, d'altra parte: schivo, poco incline alla ribalta mediatica, padre esemplare di Caterina (Dell'Anna), autrice del libro dal quale è stato tratto il film. Non era facile riuscire a proporre qualcosa di nuovo in un campo che già molto ha saputo dire con produzioni anche di altissimo livello (si pensi alla fiction su Paolo Borsellino). Soavi si inserisce nel filone rispettando le coordinate del genere senza aggiungervi nulla di davvero personale (al di là di una buona tecnica, che supporta al meglio le ambizioni del lavoro) ma orchestrando bene le diverse figure di contorno e lasciando giustamente spazio alla figlia, che rappresenta in fondo il punto di vista attraverso cui viene ripercorsa la vicenda. Caterina ha scelto lo stesso lavoro del padre, ne ha condiviso le scelte, ne ha capito l'importanza intraprendendo un percorso non troppo dissimile... Ricorda Rocco insieme ai fratelli e alla madre spezzando cronologicamente la narrazione per dare varietà all'opera, non così incisiva nella ricostruzione storica (non dimentichiamo che si parte dagli Anni Settanta) ma sommariamente godibile, impreziosita dalla buona performance di Castellitto - ormai abbonato all'interpretazione di personaggi chiave della storia d'Italia - e chiara nell'esposizione dei fatti. Poco vivace forse, meno volitiva di quanto ci si potesse attendere, piuttosto simile a quanto nel campo è già stato fatto dalla Rai e non solo. La personalità di Chinnici emerge comunque bene (anche nel modo di comportarsi con la famiglia), i progressi delle inchieste meno, anche se si rendicontano con puntiglio i tanti caduti (Costa, Dalla Chiesa, ma anche Bontate e Inzerillo) che scandiscono macabramente i diversi momenti tra i quali si saltabecca fornendo un quadro complessivo d'effetto e sufficientemente utile a comprendere a grandi linee come si sviluppò in quegli anni la lotta alla mafia, con la comparsa sulla scena dei cugini Nino e Ignazio Salvo (poi riconosciuti come mandanti dell'eliminazione di Chinnici) e dei corleonesi di Totò Riina.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 26/01/18 DAL BENEMERITO MCO POI DAVINOTTATO IL GIORNO 4/07/22
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Ultimo 27/01/18 10:49 - 1547 commenti

I gusti di Ultimo

Film per la tv incentrato sulla figura del magistrato che ebbe l'idea di fondare il "pool" antimafia nei primi anni '80. La vicenda è ricostruita a flashback (si parte da quel brutto giorno del luglio 1983) e può contare sull'ottima prova di Castellitto, che riesce a rappresentare Chinnici in maniera estremamente credibile. Brava anche Cristiana Dell'Anna nei panni della figlia maggiore e buona la regia dell'esperto Michele Soavi.
MEMORABILE: Chinnici riceve la notizia della morte di Dalla Chiesa; La 126 verde sotto casa...

Mco 26/01/18 12:28 - 2255 commenti

I gusti di Mco

Dal romanzo della figlia del magistrato, un testo per il piccolo schermo che tenta di approcciare in maniera differente il tema dei delitti di mafia. L'Organizzazione esiste, si respira e non manca di farsi ascoltare (il climax delle minacce) ma è il sentimento che regna sovrano. Quello della giovane che narra, quello della famiglia che soffre di una scelta genitoriale troppo audace, quello di rabbia che suscita l'impotenza. La Dell'Anna regala una prova intensa nella veste di Caterina Chinnici, Castellitto in quella del padre. Bello.
MEMORABILE: L'incanto degli scorci naturali; La camicia sudatissima del fidanzato di Caterina dopo il colloquio con il giudice.

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