Rifkin's festival

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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Nella splendida cornice di San Sebastian (Spagna), nuova tappa di un percorso alleniano che trova sempre più spesso nella location un protagonista della scena, il film si svolge durante i giorni d’un festival cinematografico, al quale Sue (Gershon), in qualità di addetta stampa, è chiamata a partecipare per seguire un nuovo promettente regista (Louis Garrel). Giunta lì insieme a suo marito Rifkin (Shawn), ex critico cinematografico di un certo nome, Sue fin da subito dimostra una particolare intesa col regista, della quale è impossibile non accorgersi. Rifkin tuttavia, il vero protagonista, molto più anziano della moglie, sembra non prendersela troppo, ossessionato semmai da incubi in bianco e...Leggi tutto nero durante i quali si ritrova - spesso anche con lei - al centro di celeberrime scene di classici immortali. Di QUARTO POTERE ad esempio, anche se poi ci si sposta da Fellini alla Nouvelle Vague fino a Bergman e Buñuel omaggiando con reverenza i grandi maestri del cinema europeo. Inevitabile nel frattempo prendere atto per Rifkin della crescente attrazione della donna per un autore che lui al contrario giudica solo mediocre. Preda ormai di una certa malinconia, incontra tuttavia in uno studio medico l’affascinante dottoressa Jo Rojas (Anaja), che condivide con lui la stessa passione per il cinema e rivela seri problemi con il marito pittore, artista decisamente naif. Rifkin insommma, nostro unico punto di vista (d’altra parte la storia è raccontata in flashback da lui al suo analista) subisce l’umiliante disinteresse della moglie ma si rifà con l’amicizia della bella dottoressa. Svolgendo il tema lungo questo doppio binario, e ponendo Shawn come suo ennesimo alter ego, Allen carica il buffo personaggio (che certo non può dirsi attraente) della caratteristica ironia senza tuttavia riuscire quasi mai ad azzeccare la battuta fulminante, rivisitando filosofeggiamenti tipici che raramente colpiscono nel segno. E’ come se mancasse al film l'energia necessaria a sostenere la storia, adagiato su schemi frusti cui nemmeno la regia pare più in grado di porre rimedio, affidati peraltro a un attore meno brillante di quanto ci si aspetterebbe (per quanto corretto nell'interpretazione). Se poi gli incubi-tributo sono messi in scena impeccabilmente, fotografati in modo eccellente dal nostro Vittorio Storaro, non oltrepassano quasi mai l’operazione fine a se stessa, modesto contentino per cacciatori di facili citazioni, il più delle volte sterile pure dal punto di vista dei dialoghi. Perché a funzionare male purtroppo è in questa occasione soprattutto la sceneggiatura, incapace di individuare spunti sufficientemente spiritosi negli intrecci amorosi ma banale anche nelle aperture filosofiche, nelle citazioni dotte (la tragedia di Sisifo chiusa da un finale spiazzante sarebbe l’esempio di come invece ancora potrebbe pungere Allen se non avesse alle spalle troppi film che non possono non aver inaridito una vena comica per forze di cose non inesauribile). Antipatico come da copione Garrell, facile obiettivo del sarcasmo di Rifkin, ben dirette le due attrici. Si apprezza la misura del protagonista, che non si lascia troppo abbattere da una situazione inizialmente miserevole, ma procedendo lo schema diventa ripetitivo (colpa anche degli stucchevoli cine-sogni in bianco e nero), scolorisce e si avvia a un finale debole almeno quanto ciò che lo precede. Delicato, raffinato, contenuto ma anche decisamente inconsistente e fiacco.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 27/04/21 DAL BENEMERITO PAULASTER POI DAVINOTTATO IL GIORNO 10/05/21
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Paulaster 27/04/21 10:00 - 3368 commenti

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Marito di una pubblicitaria sospetta che la moglie lo tradisca con un regista. Ambienti spagnoli già proposti da Allen, che li usa come pretesto per dare il suo tributo al grande cinema europeo. Shawn è il suo alter ego per rappresentare discrete battute e per replicare le scene che han fatto la storia del cinema: Fellini, Bergman e Buñuel sono imitati bene; Truffaut e Lelouch rendono meno. La trama in sé dice poco, anche se la Anaya cerca di ravvivarla e la differenza d’età tra Garrel e la Gershon sembra eccessiva. Fotografia scarsa quando è a colori.
MEMORABILE: “Money talks, shit walks”; La resurrezione il giorno dei lavoratori; Le scuse per farsi visitare; “Io sbavo”; La recitazione in svedese.

Rambo90 2/05/21 02:33 - 6920 commenti

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Un Allen simpaticamente citazionista. Ed è questa la cosa che più distingue il prodotto dagli altri suoi lavori degli ultimi dieci anni. Bergman, Fellini, Buñuel, Godard... tutti citati nei simpatici siparietti onirici dei protagonisti, fotografati e girati come i film di riferimento. Per il resto classica sciarada amorosa, fatta di coppie che finiscono e altre che potrebbero nascere. Bravo Shawn, di una simpatia naturale (anche se incredibile come interesse romantico della Anaya). Belle le location. Non male.

Reeves 9/05/21 19:27 - 752 commenti

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Il festival di San Sebastian, ridente località sull'Atlantico, è lo sfondo scelto da Woody Allen per una "ronde" amorosa dentro i contorni del grande cinema europeo e dei suoi autori che Allen ama profondamente. Sempre piu lontano dall'America, Woody propone una storia senza paricolari punte di originalità ma comunque sempre raccontata con talento e classe. Divertimento assicurato, tante citazioni per i cinefili.

Il ferrini 10/05/21 00:46 - 1918 commenti

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Allen, qui rappresentato da Shawn, mette in scena molto di se stesso e la sua recente autobiografia è lì a confermarlo. Nel farlo, col fido Storaro, compie anche un viaggio cinefilo parodiando scene da Quarto potere, Persona, 8 e ½, L'angelo sterminatore, Il settimo sigillo e altri capolavori europei. Si ride spesso, gli attori sono ben assortiti e anche i personaggi minori restano impressi. Insomma, un Allen in  forma, caustico, cinico, tagliente come da tradizione verso le pomposerie hollywoodiane. Il suo miglior lavoro da Midnight in Paris.
MEMORABILE: "Ho sempre paura che i medici mi diano un mese di vita, con la fortuna che ho sarebbe febbraio".

Lou 15/05/21 00:17 - 1051 commenti

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Gli anni passano, il ritmo ne risente, le battute sono meno fulminanti e cadono del vuoto, ma Allen riesce ancora a confermare la sua proverbiale ironia e il suo grande amore per il cinema. Al centro di questa sua ultima prova, oltre alla consueta crisi di coppia con desiderio di nuove avventure, vi è la nostalgia per il grande cinema europeo del passato, espressa attraverso la curiosa idea di proporre sogni in bianco e nero che riproducono scene cult di grandi film di registi come Fellini, Buñuel, Bergman, Truffault, Godard, con effetti molto godibili.
MEMORABILE: Il dialogo in svedese con sottotitoli tratto da Persona; Il gioco a scacchi con la morte tratto da Il settimo sigillo.

Daniela 24/05/21 18:34 - 10910 commenti

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il regista ci propone l'ennesimo excursus turistico: questa volta la cornice è San Sebastian, l'occasione l'omonimo festival, il soggetto una quadriglia sentimentale che vede un anziano critico cinematografico geloso della moglie sedotta da un regista francese spocchioso ma nello stesso tempo attratto da una seducente dottoressa del luogo. Niente che non sia stato narrato meglio in altre occasioni, comprese le numerose citazioni di grandi film europei, pregevoli dal punto di vista visuale ma meno brillanti del previsto. Film minore, Allen stanco e querulo come il suo protagonista. 

Kinodrop 25/05/21 19:57 - 2039 commenti

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Nonostante la sontuosa fotografia di Storaro e la magnifica location della città balneare, si percepisce subito l'inconsistenza di una storiella stancamente riproposta con le note situazioni che a suo tempo hanno reso celebre e amata la filmografia del regista, ma qui priva di ogni credibilità (a cominciare dalla scelta del protagonista/alter ego assolutamente distonica) e una serie di scenette che si sforzano di dire qualcosa appoggiandosi ad un citazionismo ammiccante che non solleva e non incide sulla mediocrità della sceneggiatura. Più che far sorridere, immalinconisce.

Xamini 23/06/21 20:17 - 1080 commenti

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San Sebastián, gradevole cittadina basca non lontana dalla Francia, è sede di un importante festival cinematografico e sfondo dell'ennesima commedia alleniana. Il canovaccio è ormai noto: assistiamo alla vicenda attraverso gli occhi di un suo alter ego, invero simpatico ma non particolarmente brillante (colpa dello script), che digerisce passivamente l'evidenza di una nuova relazione della moglie, distraendosi a sua volta con un'avvenente dottoressa locale (ipocondria, altro grande topoi alleniano). Già visto, incluso il gusto per le citazioni, il che non impedisce qualche sorriso.
MEMORABILE: Il ruolo di Christoph Waltz; San Sebastián e il suo litorale; Le citazioni a Bergman.

Galbo 23/08/21 07:21 - 11725 commenti

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I film di Allen sono (quasi) sempre meritevoli di visione ma questa volta il maestro sembra meno ispirato che in altre occasioni tanto da ricorrere all'escamotage di realizzare sequenze "ispirate" a celebri film europei forse per "corroborare" una sceneggiatura che pare esile e troppo ripetitiva, basata com'è su un personaggio che appare essere un alter ego del regista. Rimangono l'ottima interpretazione di un'ottimo attore come Wallace Shawn e la splendida fotografia del grande Storaro. 

Thedude94 29/08/21 18:16 - 747 commenti

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Il solito Allen ci regala il classico film simpatico, divertente e ricco di amore per il cinema, in particolare si tratta di un omaggio chiaro ed evidente agli artisti europei che il regista stesso ama da sempre. La regia è esemplare, supportata da una fotografia stupenda che esalta i paesaggi caratteristici della città di San Sebastian dove si tiene l'annuale festival frequentato dal protagonista della pellicola. Il cast è ottimo e Shawn riesce ad infondere nel suo personaggio il meglio di sé, nonostante i tratti caratteristici siano quelli di Allen stesso. Notevole come sempre.

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Bubobubo 8/09/21 14:51 - 1545 commenti

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Rifkin (Shawn) è il postremo Allen che, all'indomani delle tempeste mediatiche, riflette a 360° su sé stesso (lo scorrere del tempo, il senso della fine, gli amori persi e conquistati...), sulla propria arte (le gustose citazioni cinematografiche negli incubi scultorei in b/n: eccellenti le riprese di Fellini e Godard) e sulla ciclica, insensata vacuità delle cose. Sulla carta uno spaccato di intensa leggerezza: nella realtà, una fiacca commediola penalizzata da un ritmo quasi televisivo e costruita su uno script di rara frivolezza, che si esaurisce già nella prima mezz'ora.
MEMORABILE: La citazione di 8 1/2.

Silvestro 14/09/21 00:18 - 196 commenti

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Woody Allen ripropone immagini, personaggi e tematiche a lui ben note in una pellicola che quindi non brilla per originalità ma che senza dubbio risulta un lavoro cinematografico più che onesto, soprattutto grazie alla brillantezza dei dialoghi e al brio con cui la storia viene portata avanti. Moltissime  citazioni cinematografiche, alcune riuscite altre un po' meno.

Enzus79 27/10/21 22:18 - 2140 commenti

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Rapporto di coppia si rompe durante un viaggio di lavoro in Spagna. Woody Allen ritorna in Europa e come la maggior parte delle volte non convince del tutto. Commedia poco effervescente e con pochi spunti degni di nota. Da apprezzare i numerosi omaggi ai grandi registi del cinema europeo (Fellini, Bergman e Godard su tutti). Wallace Shawn simpatico e molto apprezzabile in versione originale.

Minitina80 23/11/21 00:52 - 2644 commenti

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La sensazione che ci sia qualcosa di personale è molto forte, assomigliando a un celebrazione del cinema che ha influenzato la vena artistica di Allen. Lo testimoniano le tante citazioni in bianco e nero che spaziano da Fellini a Buñuel, da Bergman e Truffaut a Welles. Impossibile, inoltre, non riconoscere in Mort i tratti distintivi del regista in cui cala sé stesso con fervida convinzione. Non è un’altra fuitina in una capitale europea e conserva al suo interno molteplici chiavi di lettura, magari già trattate in passato, ma sempre meritevoli e girate con mestiere non comune.
MEMORABILE: Waltz nella celebre scena del Settimo sigillo.
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