Presenze (The turn of the screw)

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: The turn of the screw
Anno: 1992
Genere: horror (colore)
Note: Remake di "Suspense".
Numero commenti presenti: 3
Papiro: elettronico

LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

È curioso che i due remake anni 90 dei due film di fantasmi più classici di sempre (SUSPENSE e GLI INVASATI) siano stati entrambi intitolati, in Italia, PRESENZE. A differenza tuttavia di quella scadente baracconata di HAUNTING, questo THE TURN OF THE SCREW (che riprende nel titolo originale quello del romanzo breve di Henry James dal quale è tratto) aggiorna SUSPENSE senza cadere nell'ovvio. Nessun effetto speciale e il tentativo di ricreare a colori le stesse magiche ambientazioni del capolavoro di...Leggi tutto Jack Clayton. Certo la scelta di far interpretare il ruolo che fu della straordinaria Deborah Kerr alla popstar Patsy Kensit non è delle più felici (nonostante la scultorea rigidità dei tratti somatici dell'ex cantante degli Eighth Wonder sembri sposarsi alla perfezione con la figura del istitutrice), così come appare superfluo il prologo con Marianne Faithfull narratrice, destinata a intervenire ancora saltuariamente fino al colpo di scena pretestuoso dell'epilogo. Pur tuttavia il set della enorme casa di campagna teatro della vicenda è di nuovo splendido e le apparizioni del fantasma dell'antica istitutrice sono (a differenza di quelle più dozzinali in cui appare il giardiniere Quint) momenti di autentica poesia, scenografate con il dovuto “sense of wonder”. La storia riprende pari pari quella di SUSPENSE (dimenticando il curioso prequel di Michael Winner, che si concentrava sulle vicende precedenti a quelle dell’arrivo dell'istitutrice) aggiornandola con una certa grazia ma rimanendone assai distante (soprattutto per l'assenza di... suspense). Buone le musiche di Simon Boswell.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
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Rebis 30/10/08 13:35 - 2099 commenti

I gusti di Rebis

Il breve, agghiacciante romanzo di H. James ha fruttato all'horror un autentico sottogenere. L'opera di Lemorande rimpolpa l'efficace linearità del racconto con un tripudio di forme e musica: l'assillante carillon di Boswell, l'oscura casa ricolma di bambole, pupazzi e giocattoli d'ogni dove. L'aspetto visivo, molto saturo, spadroneggia ma non trova accordo con il clima rarefatto della fiaba: il film resta freddo, mentale, alienato altrove. Discreta Patsy Kensit, ma il suo personaggio è banalizzato da un corollario simbolico fin troppo insisto di sessualità e repressione. Inutile la Faithfull.

Rufus68 11/11/18 16:32 - 3259 commenti

I gusti di Rufus68

Per citare Groucho: Henry James si rivolterà nella tomba e dovremo rimboccargli la lapide. Tentativo di goticuzzo che inganna, al solito, con una confezione algida e distaccata che regala l'impressione di raffinatezza e che, invece, è sintomo esclusivo di vacuità. L'ambigua ricchezza del racconto è qui ridotta a storiella demoniaca con apparizioni in controluce, sanguinamenti, bambolotti ominosi e musichine da videogioco. Kensit inadeguata, per tacere del resto.

Buiomega71 16/01/21 00:51 - 2350 commenti

I gusti di Buiomega71

Confezione lussuosa, estetica videoclippara, ottime le suggestive location decadenti della villa e qualche guizzo registico (la steadicam nel labirinto shininghiano, l'apparizione dello spettro di Miss Jessel nello stagno). Ma poi tutto si sgonfia nel finale pacchiano con i fantasmi truccati da carnevalata alla finestra e il lato morboso con il bambino che "insidia" la Kensit (farsi spogliare da lei, la guêpière ritrovata, i baci rubati) sono abbandonati quasi subito. Lemorande si muove impacciato tra barocchismi, ninnoli alla Fanny & Alexander e grossolani incubi pararusseliani.
MEMORABILE: La mostruosa bambola di Flora; I bimbi che mettono in piedi il teatrino con giochi poco consoni; Le grida isteriche di Flora: "Uccidila".

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  • Discussione Buiomega71 • 16/01/21 09:55
    Pianificazione e progetti - 22394 interventi
    Fuori dalla Hammer quel che rimane è la paura 

    Confezione lussuosa, estetica da videoclip anni 90, una certa cura registica che valorizza la tetra magione e il suo enorme parco, con almeno un paio di momenti azzeccati (la steadycam nel "labirinto" shininghiano, l'apparizione dello spettro di miss Jessel nello stagno) e un'atmosfera decadente anche ben valorizzata.

    Ma il film frana sotto il peso delle ambizioni del suo regista, che in dirittura d'arrivo deve infilarci per forza le pacchianate (il risibile fantasma di Quint alla finestra, dalle fattezze demoniache che assumono i tratti di una carnevalata, le solite apparizioni ectoplasmatiche, la Kensit "emaciata" novella esorcista e il bimbetto rompicoglioni) e manda in vacca sussulti inquieti e larvate morbosità.

    Il piccolo Mills che "seduce" la Kensit (vuole farsi spogliare da lei e dormire insieme, la guepiere ritrovata nell'armadio segreto che indossava la precedente instruttrice, i baci rubati)  davano un sapore sordido alla Tua presenza nuda, ma vengono abbandonati quasi subito a favore di una narrazione che scivola ben presto nella convenzionalità e nella solita storiella di fantasmi.

    Qualche buona idea (il teatrino messo in piedi dai due ragazzini con giochi poco consoni per la loro età, il fantoccio bruciato) non risollevano il film dalla mediocrità da seconda serata su  Italia 7, dove Lemorande si destreggia goffamente tra bambole mostruose, ninnoli alla Fanny & Alexander e grossolani sprazzi onirici pararusselliani con amplessi che manco le produzioni dozzinali di Playboy.

    Julian Sands fa poco più di un cameo, anonime le musiche del grande, altrove, Simon Boswell, la Kensit (che comunque adoro) se la cava egregiamente in un ruolo comunque non facile e la Audran pare invecchiata malissimo. Lemorande cerca di dare tocchi registici personali goticheggiando e incalzando con barocchismi vari, ma non è nè Jack Calyton nè tantomeno Michael Winner e la patina resta quella di uno straight to video prettamente novantiano.

    Si poteva approfondire sugli abusi d'infanzia della Kensit (i flashback mentre gioca col secchiello sulla spiaggia) e dare al film una luce perversa sul rapporto tra i due bambini e i fantasmi inquieti di Quint (rappresentato come un belloccio da spot televisivo) e miss Jessel, invece di rientrare nei soliti canoni da ghost movie da bancarella.

    Imdb segnala: penis (?), incest (??) e pedophilie (???) dal sottoscritto non pervenuti.

    Non basta una magione decadente, una location suggestiva, un parco fitto di misteri, una civetta appollaiata, una ricercatezza ampollosa nelle immagini e un seno tagliato da una lametta per rinverdire le "malate" e ambigue suggestioni sulfuree di Henry James.


    Ultima modifica: 16/01/21 13:09 da Buiomega71