La fine della notte

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Prendendo le mosse da certe avventure omicide a due che in America passavano, in quegli anni, dai più tradizionali Bonnie e Clyde alle efferatezze di HENRY - PIOGGIA DI SANGUE, Davide Ferrario recupera - così scrive in coda al film - un fatto di sangue accaduto nelle campagne venete la notte del 30 giugno 1986 e lo riambienta nei paesi tra Bergamo e Milano (senza mai un riferimento geografico, però). Claudio (Bigagli) e Vincenzo (Parisini) sono due giovani di non molte speranze: più forte di carattere e deciso il primo, decisamente più arrendevole e succube il secondo (Bigagli), che funge anche da narratore. E' attraverso i suoi occhi che...Leggi tutto viviamo la stralunata vicenda, cominciata con un semplice diverbio e continuata con una prima vendetta (blanda) contro l'uomo che li ha offesi; da qui si apre la strada a una fuga verso il nulla, un tuffarsi in auto nelle tenebre di una notte appena rischiarata da rade luci, candele, segnali stradali, porte che si aprono illuminando con tagli netti l'oscurità. E' chiara la ricerca di uno stile che sappia dare forma a un'opera costruita come la fredda cronaca di azioni apparentemente improvvisate, che non seguono una logica precisa ma l'estro del momento. Vincenzo ruba un fucile e con quello in mano diventa un autentico pericolo pubblico: impossibile leggerne le intenzioni, prevedere ciò che farà, come si comporterà con chi deciderà di prendere di mira. Claudio si limita ad assecondarlo blandamente, soggiogato anch'egli dal fascino della libertà totale, di chi sente di non dover sottostare ad alcuna regola. Per riallacciarsi al nostro cinema on the road ricordano i Gassmann e Trintignant del SORPASSO, con un elemento fortemente dominante e l'altro che ne subisce la personalità senza mai riuscire a imporre una propria decisione. Che qui nemmeno pare esserci, a dire il vero, come se ogni barriera etica anche in Claudio fosse stata abbattuta. Uccidere o non uccidere: la differenza la avverte solo chi ha una coscienza, e Vincenzo non l'ha più. Ogni minuto che passa conferma quanto abbia ormai perso la testa. Mai gridando o salendo sopra le righe però: la sua è la follia di chi forse nemmeno si rende conto di cosa stia facendo, di chi insegue con gli occhi l'orizzonte tornando in sé giusto quando c'è da operare una scelta. L'unico vero amico è un americano in trasferta, Wayne (Sayles), che lavora in un parco dove ha costruito dinosauri per bambini e spacciatore a tempo perso, ma pure lui compare in tre o quattro scene. Perché è evidente come al di fuori dei due protagonisti gli altri siano figure di passaggio, ombre che si fanno bersagli di chi pensa solo a fuggire, da tutto e da tutti. Sanno di essere stati identificati, sanno di dover cambiare auto, sanno che la totale mancanza di accorgimenti per depistare li porterà presto all'arresto. Semplicemente non ci pensano: l'importante è solo godere del minuto successivo. La qualità nella messa in scena, supportata da una buona fotografia, eleva il film, che però soffre di una conduzione lenta che rischia di farsi per molti sfibrante. Immergendosi in quel mondo di tenebra, collocato in una terra di nessuno che Ferrario ha eletto a set itinerante, si potrano cogliere le molte qualità del film, ma non è impresa facile né per tutti. Bigagli (soprattutto) e Parisini centrano comunque bene i loro due personaggi.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 3/03/12 DAL BENEMERITO RYO POI DAVINOTTATO IL GIORNO 25/09/20
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Ryo 3/03/12 11:06 - 2169 commenti

I gusti di Ryo

Molto lento e ritmi bassi. Le belle inquadrature del paese fanno il loro dovere creando una giusta atmosfera. Splendida recitazione di Bigagli perfetto per il suo ruolo, non si può dire lo stesso per il resto degli attori che non risultano credibili. Ed è un peccato, perché Parisini è davvero scarso in una parte che meritava più coinvolgimento emotivo. Ottima la colonna sonora (spazia dal rock al blues psichedelico) che accompagna un film quasi tutto al buio che rende bene l'idea di oblio in cui i due protagonisti si gettano.
MEMORABILE: Il filmino delle vacanze, della famiglia rapinata, proiettato per strada.
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