Il giardino di cemento

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: The cement garden
Anno: 1993
Genere: drammatico (colore)
Note: Trasposizione cinematografica dei "Il giardino di cemento" di Ian McEwan.
Numero commenti presenti: 11
Papiro: elettronico

LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Un film molto particolare, questo CEMENT GARDEN, sospeso in un clima quasi da favola, interamente ambientato (salvo rarissime parentesi) in un casolare di periferia perso in una natura fatta di sterpaglie, terra e cemento. Un cemento che è servito al padre di una poco ridente famigliola (lui, lei e quattro figli) a costruire piccoli sentieri nel giardino di casa, in definitiva molto trascurato come l'edificio stesso. La figlia primogenita, Julie (Charlotte Gainsbourg) è la più responsabile anche se probabilmente non ancora maggiorenne, suo fratello Jack (Andrew Robertson), sedicenne innamorato di se stesso e della masturbazione, è l'infingardo del gruppo; i piccoli Sue e Tom restano sullo sfondo. Almeno fino alla scomparsa, a breve distanza,...Leggi tutto di padre (infarto) e madre (cancro). A quel punto Jack e Julie si trovano a dover prendere in mano le redini della famiglia, decidendo di seppellire la madre in cantina e di tacere con tutti per evitare che i piccoli finiscano in un orfanotrofio. Per Julie sostituire la madre è naturale, per Jack no, e il gruppo prosegue l’agosto (non ci sono le scuole, quindi) finendo un po' alla deriva. Finché arriva Derek, 33 anni, il nuovo ragazzo di Julie... Una storia a tratti struggente, vista quasi sempre attraverso gli occhi di Jack; una favola incantata e disincantata al tempo stesso, condotta estaticamente cercando di non spezzare mai l'atmosfera stagnante che la domina e che ci accompagna quasi inconsapevoli verso un finale politicamente scorrettissimo eppure perfettamente conciliante con l'anima buona che risiede in tutti i componenti rimasti della famiglia. Un film sostanzialmente “di regia”, mai urlato e candidamente perturbante.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
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Matalo! 21/10/08 09:58 - 1368 commenti

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Abbandonato nel grande fiume dei film mai riproposti, è un oggetto isolato e a sè stante, inscalfibile. Tratto da un romanzo di Ian McEwan è molto Gainsbourghiano: non solo per le parentele disseminate nel cast ma per la storia, in una terra di nessuno con personaggi abbandonati, tra l'ascesa e lo sprofondamento. Affascinante Charlotte Gainsbourg, una delle ragazze brutte più belle degli ultimi anni. Se lo trovate registratelo e conservatelo.

Pigro 8/02/10 08:51 - 8097 commenti

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Dal bellissimo romanzo di McEwan sulle morbose connivenze tra fratelli rimasti orfani, ecco un buon film, che punta su una narrazione compatta e incalzante e su una sensibilità visiva che colloca la storia in una sorta di waste land: una degradata periferia urbana dove il cemento si confonde disordinatamente con l'erba, una pericolosa terra di nessuno che riecheggia il caos dei sentimenti nell'adolescenza. Un'atmosfera soffocante per raccontare l'annaspo centripeto di fragili vite che cercano una guida in un sodalizio malato. Da vedere.

Lucius 28/08/10 21:26 - 2821 commenti

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Triste e abbandonato al suo destino come quello dei protagonisti, questo film dalla sceneggiatura sgradevole narra di due fratelli rimasti orfani e abbandonati a loro stessi, in una desolata casetta della periferia inglese; per evitare di essere separati i due seppelliscono la madre in cantina, mettendo tutto a tacere. Il risultato: un ritratto di una certa borghesia provinciale condito da solitudine interiore e incestuosità. Terribilmente mesto.

Mickes2 7/03/11 15:44 - 1668 commenti

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Film caratterizzato da un'atmosfera squisitamente malsana; rimane impresso il modo in cui questi quattro fratelli si ritrovano a vivere da soli, dopo la morte dei genitori. Riflessione sul mondo dell'adolescenza, in bilico tra crudeltà, dolcezza e ambiguità (assai strano il rapporto incestuoso fratello-sorella). Una pellicola che sa coniugare molto bene la crudezza della narrazione e la poesia delle immagini (supportate da una splendida fotografia).

Lupoprezzo 22/03/11 22:28 - 635 commenti

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Dramma singolare, ambientato in un limbo fatiscente dalle atmosfere rarefatte in cui Andrew Birkin mette in discussione l'istituzione familiare e i suoi saldi valori, creando una nuova famiglia anormale e amorale, ma con una delicatezza e una naturalezza narrativa da rendere normali gli accadimenti. Notevole la prova dei giovani attori, in particolare l'intrigante Charlotte Gainsbourg.

Cotola 8/10/12 23:26 - 7696 commenti

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I temi trattati dal regista sono di rara delicatezza e scabrosità: la famiglia con le sue complicazioni, l'incesto, il travestitismo. Eppure Birkin ha il grande merito di trattarli con grande delicatezza e sobrietà, senza cercare lo scandalo gratuito, senza insistere in inutili voyerismi, morbosità e pruderie assortite. Tutto viene trattato con grande naturalezza e "candore", pur se immerso in un clima oppressivo ed a tratti malsano. Notevole la glaciale fotografia che è funzionale al narrato. Un film molto coraggioso sull'adolescenza e sull'importanza della famiglia. Merita un veloce recupero

Beffardo57 31/10/13 22:52 - 262 commenti

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I genitori scompaiono e i quattro figli sprofondano in una introversa solitudine di gruppo che si alimenta nella relazione reciproca, connotata da complicità, affetto e intimità assoluta. Il mondo esterno si dissolve e la famiglia implode sino all'incesto e alla regressione a uno stato di beatitudine prenatale (il sonno dei due fratelli abbracciati). Il tema, sulfureo, è svolto con abilità e misura e la disturbante vicenda è narrata con toni rarefatti e immersa in un'atmosfera sospesa. Notevole il fascino malato di Charlotte Gainsbourg.

Giùan 28/12/14 22:25 - 3132 commenti

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Fa sempre uno strano effetto rivederlo. Se da un lato lo si può accomunare a taluni misconosciuti piccoli torbidi capolavori sull'adolescenza (Alambrado di Bechis; L'inizio del cammino di Roeg), coi quali condivide certo fascino malsano e il torrido cotè, dall'altro gli manca quell'inquieta visionarietà che lo renderebbe pienamente memorabile. La diligente latitanza della regia di Birkin mette tuttavia in risalto per contro la chirurgica essenzialità del copione di McEwan e la bravura del giovane cast, con Gainsbourg e Robertson liricamente scabrosi.

Viccrowley 17/05/15 14:09 - 803 commenti

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Basandosi sull'ottimo romanzo omonimo, Birkin sorprende e dirige una vicenda dura e intrisa di sentimento e disperazione. La cornice della vicenda rappresenta da subito l'idea dell'abbandono dipinta com'è da scenari spogli e degradati, cristallizzati in un tempo immoto. La famiglia è epicentro del mondo e come tale va preservata a costo di prendere decisioni estreme. Ed è il rapporto tra i fratelli quello che conta, quell'idea di indivisibiltà anche di fronte a fatti terribili e immutabili. E il cerchio può chiudersi solo mutando pelle al sentimento.
MEMORABILE: La madre conservata in cantina; Il pranzo con il fidanzato.

Homesick 5/03/17 18:08 - 5737 commenti

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Rispetto al libro di McEwan - ruvido, angoscioso romanzo di pulsioni e morte -, l'impatto è più leggero. Birkin ha saputo comunque rispettarne lo spirito, replicarne l'atmosfera torrida in un cromatismo livido e bruciante ed illustrarne in dettaglio i singoli passaggi, in special modo per quanto concerne la descrizione antropologica di quel nucleo familiare simile ad una tribù primitiva, isolato e immoto in una casa superstite in mezzo ad una fatiscente periferia dai grattacieli in costruzione. Buono il quartetto di giovani interpreti, dotato di personalità, vigore e controllo.
MEMORABILE: Il montaggio masturbazione di Jack/morte di suo padre; «Da quanto tempo è che andate avanti?!» - Da anni. Anni e anni!».

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Paulaster 21/01/20 09:56 - 2921 commenti

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Quattro figli baderanno a loro stessi passando per gli anni della pubertà. Affronta delicatamente le pulsioni che sfociano nella morbosità con la scusa che i patti segreti tra consanguinei accettino persino la perversione. A tratti intenso, specie nei rapporti con la madre. Regìa essenziale e asciutta nel non giudicare, intima nelle fasi ambigue. La Gainsbourg fa la lolita di provincia senza essere spregiudicata.
MEMORABILE: La coperta che scopre il cadavere; Il flashback del mare; Il diario scritto dalla figlia più giovane ricordando la madre.
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