La coscienza di Zeno (2 puntate)

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 3/07/08 DAL BENEMERITO HOMESICK
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Homesick 3/07/08 18:29 - 5737 commenti

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Nicotinico e psicanalitico. Fedele trasposizione del romanzo di Svevo su sceneggiatura di Kezich e Guardamagna. Vengono toccati tutti i temi relativi alla “malattia” del protagonista Zeno Cosini, affidato ad un convincente Dorelli, che ne mette in luce sia l’inettitudine sia le intuizioni. La Piccolo ritrae Augusta, personificazione della salute borghese e Giordana l’apparentemente infallibile e perfetto Guido Speier. Girato a fine anni Ottanta, ma con approccio e feeling da sceneggiato anni Settanta: non a caso il regista è il buon Bolchi.
MEMORABILE: Le gaffes di Zeno Cosini in casa Malfenti.

Ale nkf 30/04/12 13:01 - 803 commenti

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Notevole sceneggiato Rai fine anni '80 che porta sul piccolo schermo il capolavoro di Svevo. Un Dorelli in buona forma veste i panni di Zeno Cosini malato della vita, claudicante e col vizio del fumo. La fiction, divisa in due puntate, ripercorre passo dopo passo la vita del protagonista mentre quest'ultimo la racconta al dottor S. I momenti morti sono pochissimi, la scenografia è più che discreta e il cast molto convincente.
MEMORABILE: La seduta spiritica in casa Malfenti; La sigla u.s. annotata sull'agenda.

Vitgar 11/06/14 09:59 - 586 commenti

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"La Coscienza di Zeno" è uno dei capolavori assoluti della letteratura mondiale, ma l'ottimo Sandro Bolchi non si lascia intimorire e confeziona un gioiellino televisivo non da poco, di quelli che la RAI non fa più. Il registra percepisce l'ironia malinconica che pervade l'opera di Svevo e la rende, egregiamente sostenuto da un ottimo Johnny Dorelli. Buone la ambientazioni in una Trieste fascinosa. Da vedere.
MEMORABILE: Il monologo finale di Dorelli sulla banchina del porto, con il sottofondo sinistro che prelude sinistri sviluppi storici.

Daniela 7/05/18 11:49 - 11083 commenti

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Dal più bel romanzo del Novecento italiano, il regista RAI più esperto nel trasporre capolavori per il piccolo schermo confeziona una partitura musicale in due atti, un "allegro ma non troppo" che, pur condensando forzatamente non tanto i fatti quanto le stratificazioni psicoanalitiche, ne restituisce la fine vena ironica, ottimamente veicolata da Dorelli che ebbe allora modo di mostrare tutta la sua versatilità. Adeguato il resto del cast, anche se Piccolo, pur truccata per mortificarne l'aspetto, risulta troppo graziosa per il ruolo di Augusta, moglie scelta per ripiego.

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