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TITOLO INSERITO IL GIORNO 4/09/12 DAL BENEMERITO XAMINI
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Xamini 4/09/12 23:43 - 1000 commenti

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Delicato come sanno esserlo i nordici, Womb sprofonda da subito in un romanticismo quasi antico, eppure velato da un tono di dramma incombente. Poi, veleggiando su questi paesaggi smorti (eppure affascinanti; diverse le inquadrature che incantano, anche sui volti o alcuni dettagli), vira sui toni di un amore disturbato. Non approfondisce granché, se vogliamo. Anzi scivola su alcuni punti. Ma poco importa: sa suscitare emozioni e un intenso sapore.

Cloack 77 12/09/12 14:04 - 547 commenti

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Io ho trovato tutto in Womb: affascianto dalla regia anestetica di Fliegauf, ho ceduto di fronte alla bravura di Eva Green, impressionante in un ruolo dalle poche battute e da espressioni tanto nette, da occhi tanto meravigliosi da cancellare la fascinazione per cotanta bellezza e apprezzare solo la sorprendente bravura. A ciò bisogna aggiungere una sceneggiatura che pone domande morali, etiche, scientifiche ad ogni scena ed il finale, con un cortocircuito che arriva all'apice.

Mickes2 18/09/12 09:17 - 1668 commenti

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Il grembo materno, una culla tanto isolata quanto sicura. Il dolore della perdita addizionata all'amore e al desiderio infinito di tornare ad essere amati. Bellissimo esempio di sci-fi umanistica che esplora i meandri della psicologia umana più ambigui, perversi e appaganti. Attraverso le splendide immagini del Mare del Nord, simbolo di eternità e solitudine, prende vita un incontro di corpi e di anime: amore e morte; e al centro la vita e il suo scorrere naturale e artificioso, come l'istinto materno: mosso dall'arbitrio ma ghiacciato nei sensi.

Daniela 24/09/12 07:52 - 9200 commenti

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"Ti aspetterò tutto il tempo che sarà necessario", è la promessa segreta del piccolo Thomas all'amica Rebecca in partenza verso l'altro emisfero. Ma anche Rebecca aspetta, oltrepassando la distanza più grande, quella che separa la vita dalla morte... Futuribile sentimentale in bilico fra follia e supremo dono d'amore, Womb affascina per le atmosfere gelide e luminose, la nettezza di visi e corpi, lo sguardo liquido di Eva Green, e nello stesso tempo turba per interrogativi etici senza (possibile) risposta riguardo l'unicità dell'essere umano.

Lupoprezzo 28/09/12 18:35 - 635 commenti

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La fantascienza delle idee, lontana da cambiamenti tecnologici, trova terreno fertile nel limbo sabbioso in cui è sospesa la vicenda, tra egoismi più che amori e domande etiche che vorrebbero però un po' più di considerazione per la maternità. Il mancato trascorrere del tempo sui lineamenti della Green si vorrebbe sposare con una universalità classica che il film mai acquisisce, ma che solo un po' maldestramente sfiora. Molte le possibili riflessioni accantonate in breve tempo, per far spazio a questa languida e incompiuta storia d'amore.

Cotola 1/10/12 00:03 - 7449 commenti

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Notevole e graditissima sorpresa di provenienza magiara. Punta molto in alto ma lo fa “volando basso”, con uno stile sobrio e rigoroso, senza spocchia ed evitando banalità assortite, e con grande efficacia. Inoltre ha il merito di non cercare di fornire risposte a tutti i costi e non “giudica” nonostante il tema è tra i più delicati che ci siano. Interessa ed emoziona a più riprese, con la sua proposta di amor fou, in modo spontaneo e genuino, senza volerlo fare a tutti i costi. Ben confezionato, molto curato. Uno dei migliori outsider della stagione.

Redeyes 17/12/12 08:12 - 2130 commenti

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Algidamente statico. Desolato come una barca rovesciata in riva al mare. Pretenzioso. Nonostante la Green e uno dei molteplici Doctor Who, le belle fotografie e una sfiziosa idea di base, si ha un effetto soporifero considerevole. Intrigante la costruzione circolare con rimandi catulliani, alla "Odi et amo" e belli certi momenti, ma pur nella riflessione esigo una parvenza di ritmo. Atono mi lascia interdetto. Non convincente.

Rebis 19/09/13 17:28 - 2088 commenti

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La narrazione prosciugata per ellissi, il recitato imploso, l'algore fotografico sono inversamente proporzionali alla portata degli assunti, che giganteggiano tra creazionismo, identità umana, clonazione e anamnesi. Ma le implicazioni sci-fi riportate sul piano di realtà - cui ineriscono - si ridimensionano al più modesto dissidio tra pulsioni egoiche e altruismo, alle aberrazioni generate dal senso di colpa, mentre il mare magnum delle suggestioni rimane sulla carta. Al netto delle ambizioni, resta un melodramma inedito, ricamato dal simbolismo; un amour fou ai tempi della biogenetica.

Homesick 1/05/14 16:45 - 5737 commenti

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La felicità iniziale stroncata dalla morte è la sintesi del lacrima-movie, ma quest’opera dell’ungherese Fliegauf, lungi dall’accodarsi ad un genere ormai defunto, sposta il baricentro sul piano etico ed esistenziale, ponendo la domanda se e quanto i controversi sviluppi della genetica possano giustificare il fine della perpetuazione di un amore abortito. I paesaggi spogli dai colori gelidi, la palafitta sperduta e i suoni scarni creano un’atmosfera ovattata di cui sono parti integranti lo sguardo orgogliosamente colpevole e la malinconia trattenuta della compitissima Eva Green. Aurorale.
MEMORABILE: «Chi sei, mamma?... Non lo capisci che a questo punto non so più chi sono?».

Deepred89 19/08/14 13:50 - 3268 commenti

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Non spaventi la veste raffinata e autoriale: Womb è cinema che prende stomaco e anima, carico di un'insinuante tensione morbosa e forte di un impianto narrativo che non ha paura di "sporcarsi" col genere (fantascienza, dramma incestuoso) per parlare di tematiche più elevate (il rapporto amore-scienza e i suoi paradossi). Qualche buco di sceneggiatura (il figlio che non chiede mai di vedere le foto del padre) non intacca il pathos e i due protagonisti (lei eccellente, lui perfettamente in parte) coronano il tutto. Grandissimo film.

Delpiero89 22/10/14 17:38 - 263 commenti

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Intenso film magiaro con una superba Eva Green. Se lo spunto è "fantascientifico", si è in realtà di fronte a un dramma ben confezionato e dai temi importanti. Lo stile è algido e tutto sembra funzionare. Poco pubblicizzato, ma buonissimo prodotto.

Capannelle 27/04/15 21:57 - 3700 commenti

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Un film con tutti i presupposti per rimanere impresso nella memoria ma che non prende più di tanto per via di quel suo lento incedere tra lunghi silenzi e passaggi narrativi eticamente densi, problematici ma anche non del tutto logici o scorrevoli. Paesaggi e fotografia da elogiare, intensa la Green ma ci voleva qualche variante in più.

Schramm 26/05/16 17:06 - 2412 commenti

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Quel che un tempo era fantascienza oggi è scienza avente a tracolla il doppio biologico e il corpo come tautologia del medesimo quali ultimi ritrovati/viatici della morte scongiurata. Invero raddoppiata, e scatenante viscosi corto-circuiti filogenetici e impasse genealogici che buon pro fanno a un excursus narrativo ove seduzione e inquietudine fan corpo unico. Nel suo ipotizzare un mondo-museo prossimo venturo dove tutti sono fotocopia di tutti e l’idea di generazione inforca orbite lugubri e paradossali, il film si espande con quella calma apparente sotto alla quale nidifica la tragedia.

Faggi 19/03/18 22:28 - 1486 commenti

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La stupenda (e brava) Eva Green in un ruolo stranissimo (che domina). Vicenda in bilico tra meló incestuoso e fantascienza audace, straniata, livida, raggelata; sottilmente insinuante dilemmi psichici e squilibrio emotivo. Molto bella l'ambientazione (ha corpo e anima come cosa viva), decisive le scelte sonore (silenzi, suoni ambientali, toni vocali). L'idea formale intriga, qua e là conquista; dimostra azzardo, evoca simboli da amore folle. Si arriva all'epilogo trascinati da sensazioni ambigue e interrogativi etici simili a complicati rebus.

Kinodrop 4/03/17 19:05 - 1456 commenti

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Storia costruita su un presupposto etico quantomeno azzardato, cioè la liceità del riportare un amore troncato immaturamente a una vita di clone facendogli ripercorrere quasi lo stesso "itinerario". E' ciò che fa Rebecca inseguendo un suo disegno egoistico al limite della follia. Per focalizzare i dilemmi interiori, Fliegauf si affida alla rarefazione del linguaggio, all'esasperante lentezza e al grigiore fuori e dentro i personaggi e per questo non riesce a mettere in moto empatia ed emozioni. Bella e criptica Eva Green. Pretenzioso e soporifero.
MEMORABILE: Il monocromatismo degli esterni; La fotografia in stile "Stefanel anni '80".

Buiomega71 9/02/19 00:49 - 2228 commenti

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L'algida bellezza di Eva Green, impreziosita dai suoi sguardi ora teneri ora furiosi ora spaventati, la casa sul mare dai sapori ferreriani, il plumbeo grigiore herzoghiano del mare d'inverno, la stoccata incestuosa (sintomo malato che alleggia per tutto il film), la lumaca, l'incidente, la tristissima festa di compleanno, il dinosauro giocattolo crudelmente seppellito nella sabbia. Tasselli che abbagliano, ma che non incidono a causa di una narrazione quasi narcolettica e che non osa fino in fondo. Un po' troppo cerebrale e glaciale per appassionare davvero.
MEMORABILE: Figlio sopra la madre: "Adesso posso farti quello che voglio", la madre: "Allora fallo"; L'incontro con la piccola/clone Dima e il bianconiglio.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Homevideo Mco • 7/01/13 00:04
    Scrivano - 9647 interventi
    In DVD per Cecchi Gori dall'11 Dicembre 2012.
  • Discussione Buiomega71 • 9/02/19 10:06
    Pianificazione e progetti - 21745 interventi
    Atmosfere plumbee e glaciali quasi tarkovskijane e herzoghiane che , per un certo minutaggio, riescono anche ad avvolgere, tra casette ferreriane isolate sulla spiaggia e il gelido mare d'inverno con relitti di barchette arenate.

    Un incipit fanciullesco tenero e truffautiano (notevole la piccola Ruby O. Fee, che sarebbe Eva Green da ragazzina, che si lascia andare a contemplate dell'ombelico, ha immersioni nella vaschetta da bagno o a ammirare il corpo del suo amato, piccolo Thomas, con riverberi quasi larryclarkiani), che dimostra la delicatezza con cui Fliegauf mette in scena i piccoli tormenti dell'infanzia.

    Poi si muta in un bizzarra e straniante opera di SF, che vive sulla bellezza conturbante di un'algida Eva Green, con sguardi penetranti ora di pieno amore, ora di paura, ora di odio, ora di gelosia , ora di malinconia, sempre adombrati da una vena di palpabile follia.

    Le sue pulsioni incestuose (sintomo malato che alleggia per tutto il film) stoccano nel morboso (notevole la sequenza dell'altalena, dopo che gioca alla lotta con il figlio sulla sabbia-una diversa rappresentazione di quello che succedeva tra Olivia Hussey e Henry Thomas in Psycho 4, dove l'erezione del figlio scatenava le ire della madre-in cui il ragazzino mette a ko la madre tenedola inchiodata al terreno, dicendole Ora posso farti quello che voglio, e lei Allora fallo), oppure la sequenza con la rete da pesca sulla veranda, che avrà l'apice nel finale

    SPOILER

    L'incesto verrà consumato tra la rabbia del figlio e l'arrendevolezza della madre, ormai stanca di reprimere la sua passione offuscata dalla gelosia (la ragazza del figlio che si piazza in casa in pianta stabile) non poi dissimile dal "delitto carnale incestuoso" tra Helmut Berger e Ingrid Thulin nella Caduta degli dei, toccando i vertici del miglior "incest movie"

    FINE SPOILER


    Il talentuoso regista ungherese riesce a suggestionare e a mandare a segno qualche colpo (le blatte, la lumaca, l'incidente sulla strada, la tristissima festa di compleanno, l'incontro con la piccola clone Dima e il bianconiglio sulla stradina del boschetto, il tenerissimo dinosauro giocattolo crudelmente seppellito nella sabbia-per me scena quasi insostenibile-, la spregevole intolleranza della comunità verso i cloni (o i doppi), la Green che si sente messa da parte dal figlio che le preferisce la meno (per quanto mi riguarda) attraente Monica, che raggiunge il clou quando la Green sbircia, da sotto le coperte, il figlio amoreggiare con la fidanzata.

    Tutti momenti che abbagliano, ma che però, ahimè, non affondano, a causa di una narrazione distaccata, astratta (fin troppo) fredda, asettica, cerebrale, che spesso sfiora la narcolessia, anestetizza le vere emozioni e non osa fino in fondo (qualcosa che, alla fine sembra che voglia esplodere in tragedia greca, non avviene mai, lasciando parecchio amaro in bocca), con uso e abuso di campi lunghi e un "ambient" che viene un pò a noia

    La passione incestuosa viene smorzata, la gelosia della Green verso il figlio/amante si riduce ad apatia e rassegnazione (dove la donna passa sempre più tempo a letto, mentre il figlio stà con la giovane Monica a giocare ai fidanzatini) e la visceralità a cui il soggetto (comunque geniale) si prestava, viene parecchio indebolita per una scelta un pò troppo autoriale che soffoca gli intenti.

    Peccato, perchè i numeri c'erano e coniugare la fantascienza adulta con l'amore eterno e i meandri oscuri e peccaminosi dell'incesto, inzuppando il tutto in una cornice intimista umidiccia e raggelante faceva ben sperare (con la Green che dominava in passione e follia femminea)

    Purtroppo, insieme agli ambienti, si congelano anche gli aspetti emotivi e il risultato, alla fine, ha l'acre sapore di un opera fredda che sfocia nell'impassibilità

    Spesso mi tornava alla mente Birth-Io sono Sean (per ovvie similarità che accomunano entrambi i film) , che trovo mille volte superiore a questo (ma là ci si affacciava, nemmeno larvatamente, all'horror e alle sue implicazioni polanskiane), sia per costrutto che per narrazione.

    Mamma, chi sei tu?
    Ultima modifica: 9/02/19 14:42 da Buiomega71
  • Homevideo Buiomega71 • 9/02/19 10:25
    Pianificazione e progetti - 21745 interventi
    Buono il dvd edito da Cecchi Gori

    Formato: 2.35:1

    Audio: italiano (5.1)

    Sottotitoli: italiano e italiano per non udenti

    Come extra galleria di foto e trailer

    Durata effettiva: 1h, 47m e 41s

    Immagine al minuto 1.06.20. La sequenza cult del film, Rebecca (Eva Green) messa giù dal figlio che le dice che può farle quello che vuole. La risposta della madre (dal sentore alquanto morboso e che non lascia dubbi alla passione incestuosa) è semplicemente Fallo!

    Ultima modifica: 9/02/19 17:16 da Zender