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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Ennesima riflessione sulla scarsa attrazione reciproca tra l'uomo del Sud e il lavoro, naturalmente in gran parte dovuta alla mancanza dello stesso ("anche se non è che poi ci sia tutta questa domanda", aggiungerebbe ironicamente Cacioppo). Mauro (Ferreri) ha due lauree (economia e filosofia), ma non riesce a trovare un posto perché ad essere promossi sono sempre i soliti raccomandati. Naturale che prima o poi ti saltino i nervi! E la fidanzata non aiuta: ha deciso che per trovare un buon lavoro sia necessaria la spintarella e si prepara a un colloquio al Nord, osteggiata nei suoi intenti dalla riottosa avversione di Mauro per chi lascia la Sicilia per ragioni lavorative. La separazione tra i due pare inevitabile...Leggi tutto e si concretizza infatti di lì a poco, con Mauro che torna a casa da papà e mamma piazzandoglisi lì senza gran voglia di fare (contrariamente a quanto farebbe pensare il titolo). Ha le sue fissazioni (i piselli in primis, cibo sano per eccellenza), qualche passione (il calcio giocato, le soap in tv) ma soprattutto una condizione mentale che si aggrava ogni giorno che passa e che lo porta a reazioni imprevedibli e inconsulte, lottando di continuo in famiglia con la madre e la domestica (il padre ci fa meno caso, persino quando Mauro rifiuta sistematicamente i lavori che questi faticosamente gli propone ricorrendo alle sue amicizie). Sembra Marco Messeri (per una certa somiglianza espressiva) che recita Moretti, e a Nanni (o a certo Nuti) sembra guardare in qualche modo il regista Alessandro Di Robilant, imbastendo un film episodico e ricco di nonsense, composto di scene brevi e brevissime che spesso lasciano in chi guarda una sensazione di smarrimento; un po' lo stesso in cui versa il protagonista, che a volte sembra quasi improvvisare le risposte lasciandosi andare a crisi isteriche controllate o feroci attacchi diretti a chi non li merita (e anche in questo la somiglianza con Moretti è piuttosto palese). Girato con evidente povertà di mezzi, tra scenografie spoglie e senza soluzioni tecniche di rilievo (anzi, una certa sciatteria di fondo è evidente), il film procede a scatti, inquadrando tuttavia bene la difficile condizione di Mauro che porta regolarmente all'esaperazione chi lo frequenta o lo circonda. Un'operazione meno becera di quanto non possa apparire assistendo basiti, per esempio, alla prolungata battaglia di peti col padre; anzi, impostata con una certa coerenza logica e un approccio nient'affatto stupido, che sa come divertire evitando di ricorrere a gag abusate e affidandosi anzi a una relativa originalità di fondo, in cui scene a prima vista superflue si incastrano invece correttamente in un mosaico degenerativo che incuriosisce senza scadere nella farsa, cercando di restituire un quadro psicologico plausibile, afflitto da una depressione latente che mai si esplicita in lamenti o rassegnazione. Mauro piuttosto aggredisce chi lo critica: senza argomenti ma lo fa, lambendo una schizofrenia che solo di rado emerge (negli incontri al ristorante con le ragazze appena conosciute sì). Anarchico, stimolante, imperfetto ma per buona parte piacevole; un oggetto tra l'amatoriale e l'approssimativo eppure in più occasioni centrato e spassoso.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 30/01/20 DAL BENEMERITO AAL POI DAVINOTTATO IL GIORNO 12/09/20
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Aal 30/01/20 11:51 - 322 commenti

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Commedia piacevole e divertente che molto spesso travalica nel surreale, con consapevolezza. Non c'è molta linearità nello svolgimento, per cui la trama si risolve in pochi elementi e per il resto è una carrellata di exploit sempre più eccessivi del protagonista, un trentenne con due lauree che non riesce a trovare il suo posto nel mondo. Sono molti i momenti in cui si ride davvero, anche se il gioco lo si scopre subito. Si poteva fare di più in termini di coesione e approfondimento, dato il tema, ma rimane comunque un film molto piacevole.
MEMORABILE: La gara di scoregge tra Mauro e il padre, a cui assiste suo malgrado la domestica (i due si credono soli in casa).

Markus 12/09/20 10:46 - 3407 commenti

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Film cucito addosso all'estro del attore comico siciliano Carlo Ferreri, che nell'umorismo con picchi di pazzia controllata ricorda lo stile di Moretti; in ogni caso s'avverte aria da "nuova" commedia Anni '80 ma... con l'ahinoi squallore degli anni 2000. L'atmosfera è stralunata e d'altro canto il film è diretto da Alessandro Di Robilant, che col surreale ha esordito nel suo folle Anche lei fumava il sigaro. La vicenda, quella del trentenne laureato ma disoccupato senza troppa voglia di lavorare, è in definitiva un facile contenitore entro cui piazzare dilettevoli situazioni.
MEMORABILE: L'esilarante gara di peti tra figlio e padre senza accorgersi che in casa c'è la signora delle pulizie.

Bubobubo 21/02/21 19:46 - 1446 commenti

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Più che un film è un contenitore situazionistico di sketch surreali, para-morettiani, incentrati sulla parabola discendente del giovane disoccupato catanese Mauro (Ferreri), deluso dapprima professionalmente (le raccomandazioni gli impediscono di vincere una borsa di dottorato) e poi sentimentalmente (la fidanzata lo molla per un triste avvocato milanese). Una realizzazione a singhiozzo, tecnicamente non impeccabile, e una certa autoreferenziale inconcludenza narrativa nella seconda parte (non bene la trasferta piemontese) ne limitano il potenziale satirico. Finale tirato via.

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