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L'IMPRESSIONE DI MMJ

L'ennesima cronaca del malaffare in una delle tante città corrotte del Sud Italia (siamo a Reggio Calabria, anche se volendo generalizzare il regista si guarda bene dal specificarlo), con i potenti a distribuire mazzette e i politici a tenere le redini di un sistema marcio. Negli Anni Ottanta, gli anni del boom economico, funzionava davvero così (in parte anche oggi, naturalmente), e “La città dolente”, Il libro di Licandro e Varano da cui il film è tratto, non manca di sottolinearlo acutamente. Nel ritratto di una città devastata dalle tangenti e dai ricatti non sono tanto i personaggi ad emergere quanto il clima generale, secondo una logica che Germi aveva eletto ad arte e che il regista Alessandro Di Robilant prova maldestramente...Leggi tutto a riprendere. Purtroppo per lui gli attori sfuggono a una direzione energica e si crogiolano nell'autocompiacimento: l’ottimo Aldo Maccione (felicemente riemerso dall’oblio) sarebbe l'uomo giusto, nei panni del ricco signorotto Saro Lodato, ma lo troviamo spaesato, raramente efficace come potrebbe essere. Così come Oreste Lionello (è Cocò Raffati, l’onorevole che manovra i fili nell’ombra), che solo in due o tre occasioni ha modo di entrare con decisione in un ruolo cucitogli su misura. In pratica dei tre personaggi principali è solo Beppe Fiorello (l'uomo nuovo, la faccia pulita che serve a Lodato per riagganciare la fiducia di Roma) a convincere e per un film che vorrebbe fare della credibilità un punto di forza è difetto non da poco. Mescolare cinema di denuncia e commedia non è facile e De Robilant non sembra mostrare qui le capacità per farlo: esagera con accelerazioni fuori luogo, banali espedienti di montaggio... Non un lavoro insopportabile e anzi con più di un momento felice, ma la confezione di livello appare sprecata.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
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Galbo 15/04/08 15:51 - 11903 commenti

I gusti di Galbo

Film dagli obiettivi ambiziosi: ritrarre il (verosimilmente assai veritiero) quadro di corruzione e degrato morale di una cittadina della provincia italia (Reggio Calabria in particolare); risultato purtroppo deludente; il film vive di singole gag e personaggi "macchietta" senza dimostrare quasi mai un respiro organico anche per la prova di alcuni attori (Fiorello in primis) al di sotto del livello di sufficienza. Spicca su tutti per la buona prova Oreste Lionello.

Panza 27/06/22 16:20 - 1654 commenti

I gusti di Panza

Ogni tanto il sapore è quello di un Germi o un Petri decaffeinato, però bisogna dare atto al regista di aver tentato di rappresentare il clima di corruzione e di malaffare che governa la politica, tra paludati traffichini e intrecci con le sfere romane, con un tono grottesco affascinante che suscita in alcuni momenti una risata amara. Non mancano i difetti comunque, come qualche virtuosismo eccessivo della regia o un uso troppo invadente delle musiche. Fiorello è ancora acerbo, tanto che Lionello, serafico avvocato che agisce dietro le quinte, quando è in scena con lui primeggia.

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