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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

I primi tre sfibranti minuti sono già sufficienti a sintetizzare l'ottusità militaresca che Bellocchio vuol denunciare nel film: il soldato semplice Passeri (Placido) viene costretto a ripetere il suo nome e rango infinite volte alle incessanti richieste del suo superiore. Il regista mira per l'appunto a dimostrare le tante assurdità di un mondo subordinato a una disciplina caricaturale, figlia di convinzioni che si trascinano da sempre uguali a se stesse. Passeri è laureato, capisce presto di essere diverso da chi gli sta intorno ma proprio per questo reagisce male, gridando e attaccando le persone sbagliate. Chi lo fa parzialmente rinsavire sarà colui che di quella vita è il simbolo, il capitano Asciutto (Nero), un concentrato di presunzione...Leggi tutto militaresca elevata all'ennesima potenza da una situazione di disagio familiare che sfocia in acuta depressione, combattuta attraverso sfoghi di rabbia feroce che si riversano su una moglie (Miou Miou) rassegnata e per conseguenza fedifraga. E' a questa coppia così sopra le righe che Passeri si avvicina: dapprima con deferenza e ammirazione nei confronti del capitano, che lo prende di mira per educarlo alla caserma gridandogli in faccia e costringendolo talvolta allo scontro fisico, poi con tenerezza alla moglie, rifiutandosi di comprendere i motivi dei suoi tradimenti ma rispettandola ugualmente. Uno strano percorso, quello di Passeri, cui un giovane ma già volitivo Michele Placido (premiato non senza ragione col David di Donatello 1976) dona una verve e uno spirito assolutamente necessari alla comprensione del film. La sua sfida costante con Nero, l'alzare la voce per poi abbassarla in un confronto che sembra non poter aver mai vinti né vincitori, azzera di fatto quasi tutto ciò che sta loro intorno: la quotidianità coi compagni di plotone, gli atti di nonnismo con i quali gli viene fatta scontare la vicinanza eccessiva col capitano diventano un contorno assolutamente secondario (differentemente da quanto accade in tanti altri film ambientati in caserma). Se però è giusto rimarcare la diversità nell'approccio di Bellocchio (anche co-sceneggiatore) non si può non notare come il film appaia quasi come una farsa inacidita in cui lo spessore si esaurisce nel facile attacco all'istituzione, un festival dell'overacting che trova in Nero l'esponente principe, reso credibile solo dalla bella espressività del volto e dalla profondità dello sguardo realmente ai confini della follia. Rosanna/Miou-Miou, lontana dalle ossessioni del marito e di Passeri, è l'unico vero lampo di quotidiana normalità che percorre la storia.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 11/06/07 DAL BENEMERITO G.GODARDI POI DAVINOTTATO IL GIORNO 4/05/17
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G.Godardi 11/06/07 17:15 - 950 commenti

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Bellocchio,"terrorista delle istituzioni", si appresta a demolire dopo la famiglia, la scuola e la chiesa, anche quella militare. Un film secco e crudo in cui spiccano le descrizioni della vita da caserma negli anni 70, un tripudio di realismo e grottesco che non ha nulla da invidiare a Full Metal Jacket. Purtroppo nella seconda parte si perde in un banale triangolo amoroso per riscattarsi nel finale. Superbo Franco Nero e bravo il giovane e quasi irriconoscibile Placido (recitazione un po' troppo enfatica). M. Risi attingerà a piene mani per Soldati.
MEMORABILE: L'agghiacciante monologo di Franco Nero su come educare un figlio.

Skinner 1/05/09 20:38 - 592 commenti

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Grande cinema d'impegno, fuori dai vacui intellettualismi in cui Bellocchio si sarebbe perso pochi film dopo. Film secco, teso, realista, dal grande ritmo. Ottimo cast: al di là del protagonista Placido spicca un Franco Nero perfetto e sorprendente e si nota un giovane Haber con baffi e capelli.
MEMORABILE: La sequenza di apertura.

Enricottta 14/08/09 17:00 - 507 commenti

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Bellocchio in questo film riesce a descrivere la vita militare, meglio la gerarchia militare, in maniera impeccabile e oserei dire sorprendente. Girando tutto il film su questo tema, la storia amorosa, riscatto per tutte le reclute che godono a vedere un superiore cornificato può essere solo un siparietto buttato lì. Nonostante qualche sbavatura e l'impietoso scorrere del tempo la pellicola si può vedere.

Rebis 14/09/09 21:04 - 2092 commenti

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Opera che mira a smantellare l'autorità dell'istituzione militare, la cui disciplina - un coacervo di frustrazioni, machismo e nonnismo - induce a paradossi morali piuttosto che a imprimere svolte esistenziali e tanto meno può configurare una politica assennata. Ma Bellocchio, piuttosto che affrontare il mare magnum delle ambiguità, costeggia e scruta blandi stereotipi: l'esito è stolido e superficiale, oltreché irrimediabilmente datato. Rudimentale l'approccio del giovane Placido al personaggio, ma Franco Nero riesce a fare anche di peggio. Inaffrontabile Miou-Miou.

Kanon 18/09/10 12:37 - 596 commenti

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Film riuscito a metà. La prima parte è un vigoroso affronto al regime militare ed ai soprusi che i giovani sono costretti a subire a livello fisico e psicologico. Poi c'è una lenta ma inesorabile virata in un quasi dramma della gelosia che viene tenuto in vita dalle prestazioni enfatiche degli attori si, ma porta ad una disomogeneità che nuoce al risultato finale. Eccessivamente lungo, ma anche questo film merita la visione.

Lucius 25/06/10 01:47 - 2825 commenti

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Naja ora zero. Il protagonista della pellicola, suo malgrado, è costretto a fare i conti con la leva in una caserma diretta da un capitano rude e scorretto. Il malessere interiore aumenta, cosi come la voglia di non stare li. Bellocchio realizza un dramma nel dramma riversando sul cadetto tutta l'ira di cui è capace e qui la trama si ingarbuglia e la pellicola tentenna. L'omosessualità latente, i rapporti morbosi, lo strano triangolo tra lui, sua moglie e il cadetto... tutto riporta al sistema di accusa e repressione non solo militare. Realistico.

Fauno 18/07/10 19:09 - 1956 commenti

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A me ha divertito soprattutto perché molto presto il drammatico lascia molto spazio al grottesco. Quando ho fatto il milite si era terrorizzati da certe leggende... Finalmente ho trovato il film che le descrive alla perfezione, ma a parte la prima scena, che mi faceva veramente male a vederla, tutte le altre mi han fatto parecchio sbigattare. Fantastica poi quella di non godimento da parte della moglie del capitano, nonchè la telefonata e le paranoie annesse. Che dire poi dello svaccamento dei superiori, più che mai attuale...
MEMORABILE: "Non sento niente... ma che grand'uomo che sei!"; Il secchio di escrementi liquidi.

Myvincent 26/09/10 15:23 - 2665 commenti

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Preso spunto dalle tematiche del tempo, il regista descrive cosa succede dentro e fuori le mura di una caserma nell'Italia di metà degli anni 70. C'è un capitano infelice e sadico a causa della sua miserabile vita coniugale ed una giovane recluta che, da timida, acquisisce furbizia per sopravvivere a sè stesso e all'ambiente militare. Qualche volgarità esplicita di troppo per un'opera conclusa e riuscita. Innegabile capacità narrativa di grande qualità.

Bruce 21/02/11 17:00 - 1006 commenti

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Il contesto è quello misero della naia, subita e sofferta, fatta da tanti soprusi e assurdità e che di trionfale non ha nulla. L'interesse vero è dato però dal rapporto che si viene a creare tra il giovane Placido e il Capitano Nero, entrambi bravissimi a rendere le rispettive debolezze. Film coerente, originale, non scontato. Più che buono.

Giùan 7/09/12 22:32 - 3135 commenti

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Film che segna lo scarto tra il Bellocchio "collettivista" indagatore dei fenomeni di istituzionalizzazione (famiglia, manicomi e ora "il militare") e la seconda fase del suo cinema, in cui preponderante si farà l'approccio psicanalitico ed individuale. Marcia trionfale vive questa tensione in corpore viri, nel suo stesso tessuto visivo, di qui la sua schematica rozzezza, ma anche una forza narrativa che per anni poi il cinema di Marco abbandonerà. Il trio protagonista (Nero, Placido, Miou Miou) possiede in tal senso virulenza e fisicità fassbinderiane.
MEMORABILE: La recluta che bacia la stecca con all'apice il preservativ; Le provocazioni di Asciutto che cerca il contatto fisico con Passeri; Miou Miou ammanettata.

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Maxx g 4/09/13 15:46 - 509 commenti

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Quattro anni dopo Sbatti il mostro in prima pagina, in cui criticava il sistema giornale, Bellocchio arriva a porre sotto la lente il sistema militare, dove le reclute sono considerate meno che niente e i nonni spadroneggiano. Come nel film precedente (il contrasto Bizanti/Roveda) qui il capitano Asciutto (un efficace Franco Nero) sovrasta la povera recluta Paolo Passeri, salvo poi chiedergli di controllare l'infedele moglie. Un film che colpisce allo stomaco ed è forse il più efficace del regista.

Alex1988 20/03/16 19:57 - 681 commenti

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Forse, il film meno "intellettualistico" di Bellocchio. Il tema è la vita militare e le conseguenze che può provocare su chi la conduce; la prima parte si concentra proprio su ciò, scivolando spesso nel grottesco. La seconda sul rapporto conflittuale tra il capitano della caserma e la sua amante, che porterà a un tragico finale. Il risultato non è eccelso, ma resta un buon film.

Daniela 17/04/20 14:00 - 9844 commenti

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Dopo essere stato in balia delle prepotenze dei superiori protervi e delle umiliazioni impartite dai "nonni", un soldato viene preso a ben volere dal suo capitano... Al tempo fece scalpore per il presunto attacco all'istituzione militare, ma è uno dei film meno riusciti del regista: quel poco di buono che si vede nella prima parte è rovinato dalle svolte forzate della trama, i dialoghi spesso risultano assurdi, i personaggi, già tagliati con l'accetta, sono affidati ad attori altrove validi ma che qui offrono prestazioni opache, mediocri o involontariamente macchiettistiche. Invecchiato male.
MEMORABILE: La reazione alla telefonata sulla cornificazione: "Ma lei chi è? Si qualifichi!"; La moglie si riferisce più volte al marito col cognome: "Asciutto".

Zampanò 25/11/20 21:20 - 258 commenti

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La vecchia naja senza reticenze, grottesca ma non surreale: Bellocchio sa accendere i suoi attori, fermandosi molti metri prima della nevrosi. La seconda parte però cala nella palude psichica del capitano (un elettrico Nero) e il film sterza, ma non crolla, semplicemente diventa altro. In entrambi i segmenti Placido accomoda un talento già duttile. Miou Miou inizia fuori fuoco salvo crescere in avvenenza e potenza. Tra i più attendibili militareschi italiani, anche se la morale, se c'è, è duale: fare il militare rafforza il carattere ma fare soldati dei civili è un nonsense.
MEMORABILE: La ribellione in mensa; L'amplesso nel boudoir posticcio con voyeur al seguito.
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