LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Un Pupi Avati quintessenziale inserisce nel film gran parte degli elementi che ne caratterizzano da sempre lo stile. A partire dall'ambientazione retrodatata che ci riporta agli Anni Venti, quando sull'Appenino umbro un procacciatore fallito (Cavina), dopo aver provato ogni sorta di lavoro si occupa di convincere i contadini del luogo a convergere per il primo sabato d'estate alla balera sul fiume di suo fratello Loris, dove uomini in cerca di moglie incontreranno donne si presume disponibili allo stesso scopo. Il film tende da subito verso il finale, in cui sappiamo come l'evento riunirà i diversi personaggi che la storia ci farà conoscere. A partire da Ines (Cervi), dattilografa innamorata del figlio (De Rienzo)...Leggi tutto del suo datore di lavoro bolognese. Tornata dalla madre per le vacanze, aiuterà la sorella (Muti) di una ricca signora dal passato chiacchierato (Miglio) a trascrivere un romanzo in cui la prima ha intenzione di spiattellare nomi e cognomi dei cento amanti della seconda. Al gruppo di aspiranti ballerini in viaggio (guidati dal "fratello di Loris", di cui nessuno pare conoscere il nome) si unisce intanto anche un medico dal carattere solitario e schivo (Delle Piane), cui è stato detto che alla balera dovrebbe recarsi anche una sua vecchia fiamma della quale ha da tempo perso le tracce. Pretesti per raccontare le vite di personaggi spesso strampalati, figure bizzarre (si pensi al fotografo che commenta ogni suo scatto con un "E' venuta benissimo!" accompagnato da un sorriso smagliante) o semplicemente ben descritte, con quella cura e attenzione che da sempre Avati dedica ai suoi protagonisti. E' ancora una volta un film di luoghi e volti, di attori diretti al meglio che riescono a trasportarci miracolosamente in un mondo lontanissimo dal nostro, fatto di abitudini e costumi scomparsi, di rituali che oggi non possono che far sorridere e dei quali non a caso una sceneggiatura arguta (scritta da Pupi assieme al fratello Antonio) sa cogliere spesso il lato comico, con frasi e dialoghi ricchi di ironia, espressioni che s'accompaganno mirabilmente a scambi imprevedibili. E se Cavina meglio di tutti incarna lo spirito del film, nulla si può eccepire sulla solita eccellente prova di Delle Piane, che anche alle prese con un personaggio meno centrato del consueto non manca di emozionare. Alla Cervi il ruolo più legato a sentimenti universali che facilmente troverebbero spazio - senza originare grandi differenze - in un qualsiasi film rosa. Ampio utilizzo di esterni nel verde, casolari e ville scelti oculatamente, interni rustici ricreati con eccellente gusto e la fotografia del fido Cesare Bastelli che illumina al meglio gli spazi, solare e di gran pregio (meno incisive invece le musiche di Ortolani). Senza dire nulla di nuovo, ricorrendo a una messa in scena e un mestiere che Avati ha saputo trasformare in stile, LA VIA DEGLI ANGELI è un delicato ritratto di un'epoca passata ma colta in una quotidianità solitamente assente al cinema, piacevole e rilassante da riscoprire col sorriso e qualche lacrima, più ficcante e adorabile quando si concentra, scherzandoci sopra, sull'avventura del "fratello di Loris". Riconoscibilissimo il sorriso di una giovane Ramazzotti ai suoi esordi su grande schermo (durante la festa in balera).
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi
TITOLO INSERITO IL GIORNO 7/07/09 DAL BENEMERITO HACKETT POI DAVINOTTATO IL GIORNO 29/09/20
Clicca sul nome dei commentatori per leggere la loro dissertazione
ORDINA COMMENTI PER: BENIAMINI GERARCHIA DATA

Hackett 7/07/09 08:52 - 1728 commenti

I gusti di Hackett

Questo film fa parte della filmografia avatiana dedicata ai ricordi. Ed è proprio nella forza rievocativa di una provincia che non esiste più che possiamo trovare tutto il fascino di una pellicola che non pretende poi molto altro. Storia corale con alcuni personaggi azzeccati (Cavina, Cervi) e altri un po' abbozzati (Delle Piane che rifà se stesso in Festa di laurea). Resta comunque una visione piacevole, soprattutto per i veri fan del regista.

Galbo 13/03/12 20:10 - 11424 commenti

I gusti di Galbo

Piccole storie ambientate nella provincia emiliana tra gli anni Venti e Trenta del Novecento. Il film appartiene al filone intimista e più spiccatamente provinciale del cinema del regista bolognese. Cura dei personaggi e delle ambientazioni che sono talvolta limitate da storie un po' inconsistenti e narrate con ritmo cadenzato, grazie ad un gruppo di attori che offre una prova di discreto livello. Godibile, ma non irresistibile.

Homesick 2/05/13 17:17 - 5737 commenti

I gusti di Homesick

“Danza di una notte di mezza estate” - titolo alternativo della pellicola – con cui l’Avati degli anni Novanta riassume con una costante brezza di nostalgia le principali idee del Cinema da lui proposto fino a quel momento: il racconto delle usanze d’epoca in Emilia, i legami di sangue, una galleria di personaggi sensibili e/o bizzarri, la propensione al magico e al fiabesco, la morte e il ricordo. Attori in punta di regia, chiamati ad esprimere concretamente frustrazione (Cervi), consapevolezza della fine prossima (Cavina), sofferenza repressa (Miglio) o a stento trattenuta (Delle Piane).
MEMORABILE: Maranzana datore di lavoro generoso e stralunato; il bizzarro personaggio di “Siluro” prima del e durante il ballo; il nocino della nonna.
Per inserire un commento devi loggarti. Se non hai accesso al sito è necessario prima effettuare la registrazione.

In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Hackett • 8/07/09 10:54
    Segretario - 531 interventi
    Per riprendere brevemente quanto accennato nel mio commento, penso che questo film come altri del regista emiliano (Dichiarazioni d’amore, Una gita scolastica, Festa di Laurea ecc.) possegga un valore didattico oltre che artistico.
    I film di Avati (ma non solo, alcuni di Tornatore etc.) di natura evocativa, alcuni più riusciti di altri, hanno il valore aggiunto di narrarci realtà ormai così lontane, da rischiare l’oblio della memoria.
    Come immaginare oggi una realtà in cui l’apertura di una balera estiva costituiva l’unica occasione dell’anno offerta ai giovani, per socializzare e magari trovare l’anima gemella, che spingeva migrazioni di contadini dall’Appennino, organizzate da appositi procacciatori?
    Diamo dunque, a questi film, al di là del valore oggettivo, un merito imprescindibile: quello di nuovi racconti del focolare, che aiutano la memoria di realtà sapere più lontane e difficilmente recuperabili.
  • Discussione Zender • 8/07/09 15:38
    Consigliere - 43622 interventi
    Pienamente d'accordo Hackett. Per quanto spesso distorto, il ricordo così come ce lo può far conservare il cinema (se fatto bene) è patrimonio ineguagliabile. Non c'è fotografia che tenga, paragonata all'occhio sapiente di un regista che sappia usare bene i proprio mezzi.
  • Discussione Raremirko • 23/03/15 23:57
    Addetto riparazione hardware - 3484 interventi
    Velocissimo cameo di Fausto Paravidino, accreditato anche su imdb.