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TITOLO INSERITO IL GIORNO 6/10/11 DAL BENEMERITO GIùAN
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Giùan 6/10/11 10:21 - 3432 commenti

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Alla morte della moglie, operaio emigrato rientra a casa per occuparsi del figlio, che nel frattempo però pare aver trovato un sostituto paterno. Uno dei primi film personali di Comencini, distintivo del suo tentativo di trovare una "terza via" tra commedia all'italiana e neorealismo rosa. Colpisce (ma per il regista non è certo una novità) la definizione precisa del rapporto padre-figlio, piena di affetto eppure analitica. Originale anche la descrizione dell'ambiente proletario di borgata. Il pubblico di Pane, amore e non gradì la pacatezza dell'assunto.

Rufus68 27/07/17 23:57 - 3393 commenti

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I delicati toni di Comencini verso il mondo dell'infanzia son solo la parte visibile di tale bel film; in profondo si può, invece, avvertire la dicotomia fra il mondo severo, adulto, delle responsabilità (Aldo, il vero padre) e quello tenero e lunare del gioco (Righetto, il padre desiderato): solo il cedimento del primo a parte della sensibilità del secondo porterà alla crescita e alla felicità del bambino. Bravi tutti i protagonisti compreso il piccolo Giancarlo Damiani.

Zampanò 11/01/21 18:18 - 348 commenti

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La bravura di Comencini con gli attori bambini nasce in Proibito rubare e s'incammina con questo film, non certo una vetta ma dalle tinte decisamente più neorealiste che melò. Trabeau è un credibile borgataro, minuto e pacifico, agli antipodi del forzuto Renzelli, che interpreta non malaccio il padre acciaccato dai sensi di colpa. Ma è il piccolo Giancarlo Damiani a tenere insieme i pezzi, disinvolto e innocente. La seconda contrapposizione riguarda le donne: la mamma (una candida Rubini) e la prostituta (la Classy, roteante). Da recuperare.

B. Legnani 3/08/21 23:46 - 4983 commenti

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Imperfetto, ma interessante film di Comencini, che esalta la bontà d’animo disinteressata, in una storia triste, condotta con piglio sicuro e con molte interpretazioni di gran naturalezza (benché di attori poco noti), purtroppo ad esclusione proprio della figura del “benefattore” (Trabaud), troppo perfetto per sembrare vero, e del protagonista (Renzulli), troppo rigido per sembrare, a sua volta, vero, visto il contesto. Perfetti invece tutti gli altri, bimbo compreso (Damiani). Il film, dapprima ben compatto, cala nell’ultima mezzora, a partire dall’inevitabile, ma lungo, flashback.
MEMORABILE: I due litigi familiari.

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