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"Un regno medievale sulla Salaria": né più né meno è ciò che portano alla luce le forze dell'ordine una volta entrate in quello che è una sorta di villaggio shyamalaniano, un angolo di trapassato storico in pieno ventunesimo secolo. Giacomo (Fresi), chiamato lì dall'avvocato (Tortora) di suo padre, vi è giunto per ereditarne il trono, per guidare un popolo che ha bisogno di essere comandato a bacchetta, come egli stesso avrà modo di sottolineare. Semplice tranviere dell'Atac, scopre un piccolo mondo del tutto anacronistico in cui al posto delle auto ci sono i cavalli, gli abiti sono quelli di un tempo,...Leggi tutto le usanze e le tradizioni pure. Sulle prime la reazione è di chi ha a che fare con dei matti, ma tornato alla vita di sempre, priva di soddisfazioni, piatta, Giacomo decide che forse vale la pena tentare. Lo aspetta un trono, sudditi che pendono dalle sue labbra e pure una sorellastra (D'Amico) con cui la convivenza fin da subito non pare delle più facili. Per fortuna che accanto a lui, a consigliarlo, c'è sempre l'avvocato. Ed è chiaro che i momenti più divertenti sono proprio quelli in cui i due sono insieme in scena, col secondo a spiegare come si comportava l'augusto genitore, inventore del "Regno", amato e rispettato come un Dio e il primo a cercare di comprendere i meccanismi che regolano la quotidianità del villaggio. Dalla sua posizione di assoluto privilegio Giacomo I fatica comunque ad approfittare dei vantaggi datigli dal potere, vorrebbe condividere con i sudditi i momenti festosi senza farli sentire in soggezione. Ma il gioco sta anche nel potersi comportare in assoluta libertà, scegliendo la donna con cui poter condividere il letto; e se lei ci sta solo perché al re non si può dire di no (il padre aveva imposto addirittura lo jus primae noctis perpetuo!) non sarà eticamente corretto ma alla fine... Francesco Fanuele amplia un proprio corto di successo confermando Fresi protagonista, il cui trasparente candore è necessario alla riuscita dell'operazione. Tortora lo assiste bene ma a non stare in piedi è proprio la regia, che non trova un ritmo accettabile aggarappandosi a una sceneggiatura altrettanto sfilacciata. Si capisce che le intuizioni azzeccate non mancano, che la relativa originalità di fondo avrebbe le carte per distinguersi dalle commedie spesso troppo simili che il cinema italiano di oggi propone. Tuttavia se la sensazione è quella di un film che procede arrancando tra una scena e l'altra in attesa di qualche battuta che lo vivifichi è chiaro che qualcosa non va. C'è evidentemente poco da dire nel complesso e lo stesso assunto di base si protrae senza guizzi portandosi dietro molti difetti dei film in costume, insieme a una messa in scena piuttosto povera che non aiuta. Personaggi secondari mai incisivi (della D'Amico colpisce lo sguardo e poco altro), messaggio di fondo elementare e una svolta drammatica nel finale (smentita da una breve scena post titoli di coda) che appesantisce ulteriormente il tutto. Insolito, ma non basta. Bizzarro, ma assai di rado spassoso.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 4/07/20 DAL BENEMERITO RAMBO90 POI DAVINOTTATO IL GIORNO 18/07/20
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Rambo90 4/07/20 16:46 - 7229 commenti

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Guidatore d'autobus eredita uno strampalato regno dove si vive come nel Medioevo: un'idea molto simpatica non sempre sfruttata bene dalla sceneggiatura ma che regala comunque una piacevole visione. Fresi e Tortora sono una bella accoppiata, i loro duetti regalano le risate maggiori e tutta la prima parte con il protagonista che cerca di fare il re è ben fatta. Un po' inconcludente verso la fine, ma regia e fotografia sono buone e nel complesso si ha la sensazione di assistere a un'operazione degna di nota. Buono.

Capannelle 9/07/20 00:27 - 4127 commenti

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Girato con un certo garbo e lasciando briglie abbastanza sciolte a Fresi e Tortora, che trovano buone sponde nella magnetica Fotinì e nel candore della D'Amico. La storia procede bene, toni leggeri scanzonati il giusto e qualche pillola di pensiero sociale che avrebbe potuto trovare un maggior approfondimento, anche se era facile cadere nello scontato. Fanuele tiene bene i tempi e come detto lascia spazio a Fresi per evolvere tra i due estremi del suo personaggio.

Markus 11/07/20 10:01 - 3554 commenti

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Da cortometraggio a lungometraggio. Ogni tanto capita e non è sempre un'idea funzionale, soprattutto perché inevitabilmente il brodo va allungato con dialoghi e scene che, se non scritte più che bene, sfociano nel tedio. Questo è il caso: il film, una volta srotolata l'idea di base della scelta di vivere un'epoca (Medioevo o giù di lì) diversa da quella attuale, si trascina stancamente in dialoghi e messa in scena che non suscitano né ilarità (la coppia Fresi/Tortora non decolla mai) né empatia tra spettatore e personaggi. Lo sforzo produttivo però si vede ed è apprezzabile.  

Daniela 14/07/20 17:04 - 11834 commenti

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Alla morte del padre con cui da tempo non aveva rapporti, un autista d'autobus si ritrova destinatario di una eredità impegnativa: diventare il sovrano di un minuscolo regno di tipo medievale... Una storia bizzarra, già utilizzata per un corto molto simpatico, qui stiracchiata fino a raggiungere la durata un lungometraggio ma senza uno sforzo adeguato per renderla più variegata e soprattutto coesa. Ne risulta una barzelletta trascinata troppo per le lunghe nella prima parte che imbocca una incongrua direzione in chiave seriosa prima di chiudere in burletta. Penalizzati gli attori. 

Galbo 1/09/20 13:13 - 11970 commenti

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Il regista Fanuele dirige una pellicola tratta da un suo precedente cortometraggio mantenendo impianto narrativo e attore protagonista. Se l’ambientazione e lo spunto rimangono validi, la sceneggiatura non viene adeguatamente strutturata, specie sul versante della satira sociale, e il ritmo è sempre piuttosto blando. I momenti migliori sono quelli legati ai duetti tra Fresi e Tortora, quest’ultimo in assoluto il migliore del cast, con una brillante alternanza tra momenti aulici e altri più “terra terra”.

Bubobubo 8/12/20 14:58 - 1766 commenti

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Ah, come si stava bene al tempo di feudi e signorotti! Il padre di Giacomo (Fresi) ne è così convinto che si ritira a vita privata e fonda il proprio personale reame, fiabescamente escluso dalla contemporaneità: una balzana ucronia che, alla sua morte, passa al poco amato figlio... Per quanto Fresi sia al solito affidabile e Tortora una buona spalla tragicomica, l'unica idea messa in campo da Fanuele non può reggere per 100', specialmente in assenza di variazioni al canovaccio di base: si segue la narrazione per inerzia, ma senza troppa convinzione. Finale migliorabile.
MEMORABILE: Le cene a scrocco dai sudditi.

Redeyes 18/01/21 08:08 - 2324 commenti

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Possono bastare Fresi e Tortora a sorreggere un farraginoso Regno? La domanda ce la dà la visione stessa, evidenziando notevoli limiti di sceneggiatura e un cast di comprimari sottotono e mal gestiti. Lo spunto iniziale poteva essere e anzi è interessante, così come le prime scene, ma poi nel trasformare il villaggio di Shyamalan  nella colonia di Victor Mancini si cerca troppa ironia che non arriva allo spettatore o se lo fa non trascina con se ritmo e acume. Il finale, per banale che sia, è forse il momento comunque migliore della pellicola.

Victorvega 1/04/21 19:35 - 470 commenti

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Il medioevo parallelo all'oggi, come non ci fossero tutti quegli anni a dividerli, è fonte di comicità; prova ne siano le spiritose pagine social che tratteggiano la situazione attuale con quello sguardo. Per questo il film apparentemente poteva cogliere la facile occasione. Invece no, parte dando molte cose per presupposte (infatti, ci si chiede se ci si è persi qualche cosa) e, anche quando si sviluppa, è un po' noioso e non diverte. Lo fa un po' il bravo Tortora, anche se imita troppo platealmente Christian De Sica.

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